lif. 38— Biblioteca di scienze aouiali e politiche— N 38
EUGENIO RIGHmi
ANTISEMITISMO
E SEMITISMO
NELL' ITALIA POLITICA MODERNA
.sì che
Dante — Paradiso, Cauto V.
11)01
^i^^r j^ SAXDFtOX — Editore.
"" A.NO-PALERMO.
STORAGE-ITEH
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LP9-Q2aA
" ° C. LIBRARY
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BRITISH COLUMBIA
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University of British Columbia Library
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EUGENIO EIGHIXI
ANTISEMITISMO
E SEMITISMO
NELL' ITALIA POLITICA MODERNA
.S) che
Dante — Paradiso. Canto V.
1901
REMO SANDRON - Editore
MILANO-PALERMO
DELLO STESSO AUTORE
Gli Scioperi agrari e 1' Economia rurale nel Ferrarese
— Ferrara, tipografia Taddei. 1S97. . L. 1 —
Carlo Grillenzoni — Coinmemorazione tenuta per in-
carico dei corpi morali di Fen-ara — Ferra-
ra, 1898 » — 50
Proprietà letteraria dell' Autore.
TIP. FBATELU VENA, PALERMO
CINQUE PARAGRAFI DI PREFAZIONE
Poche .«perauze — Ragione del liliro — Rinunzia all' eiuili-
zione — Eventuali lettori — Apologia del titolo.
Questo libro dispiacerà agli ebrei e non
piacerà agii antisemiti. Non conviene che
mi faccia illusioni. I libri che possono pia-
cere a due parti fra loro in conflitto, pur a-
vendo ad argomento l'oggetto della contesa,
non sono inutili che alla condizione di rap-
presentare un valore artistico o letterario; e
questo volume non ha simili pretese.
Potete dire poco male e molto bene di un
uomo, di un partito, di una classe : per quel-
l'uomo, o ijer gli appartenenti a quella classe
od a quel partito, il poco male amareggierà
il molto bene.
3Ia vi è di peggio.
— 4 —
Potete dire poco bene e molto male dei
nemici di un uomo, di una classe, di un i)ar-
tito: si avrà il fenomeno inverso; inverso e
più acuto.
Altri per riguardo del molto ben e avrà forse
anche potuto usarvi indulgenza del^^oco male
che abbiate detto di lui : indulgenza soltanto;
non , in complesso gratitudine , uè benevo-
lenza.
Ma se dite molto male e un poco di bene
dei nemici di un uomo di un partito , o di
una classe, non sperate nessuna giustizia. Il
molto male sarà come non detto; quell'uomo,
quel partito , quella classe 1' avevano detto,
o, almeno , lo pensavano già : le vostre pa-
role passeranno inavvertite. Si terrà conto
solo del i)OGo bene che , sia pure con molta
discrezione , vi sarete permesso di dire del
nemici di quell'uomo, o di quella accolta di
uomini. Vade retro ! alla vostra volta sarete
un nemico.
La vostra equanimità e la vostra modera^
zìone si convertiranno in un pericolo, od in
una ipocrisia : non sarete pertanto un sem-
plice nemico; sarete addirittura uno dei peg-
oiori nemici.
Questo succederai non di rado , o spesso,
o quasi sempre, o sempre, secondo che non
sarete stato abbastanza feroce ed abbastanza
universale nelle accuse — e Dio non vo«>lia
anche nelle calunnie — contro i nemici, o di
un uomo, o di una classe , o di un partito,
o di una setta.
* *
E poi (luesfeo libro non può sperare g'rande
fortuna per un'altra ragione la quale, in fondo,
però si rannoda più che non paia a ciò che
ho esposto nel i)recedente paragrafo.
I lil)ri destinati al maggiore successo sono
quelli che rivelano il lettore a se stesso : si
crede anzi che siano più specialmente quelli
nei quali l'autore dice ciò che il lettore stava
per dire.
Permettetemi un emendamento a questa as-
serzione la cui paternità spetta a Oarlyle,
se pure non risale più addietro.
Con minore rispetto, o, se volete, con mi-
nore adulazione pei signori lettori, io affer-
merei che sono quelli invece che dicono bensì
cose alle quali novantanove su cento lettori.
prima, uou avevano mai pensato; ma le di-
couo iu im modo, o in nn momento tali da
destare in quei novantanove lettori l'illusione
che essi le avessero embrionalmente nel cer-
vello e forse anche stessero per dirle se
l'autore ne avesse lasciato loro il tempo.
Infatti, come sono facili a perdonargli di
non averne lasciato loro il tempo !
Ebbene : io non so se molte o poche delle
cose che esporrò esistessero in germe nella
mente dei lettori : immagino però che la niag-
gioranza dei miei lettori — maggioranza rela-
tiva... per quanto esigua — non potrà appar-
tenere che ad una di (i nelle categorie che ho
già preveduto, formate di persone mal dispo-
ste ad ammettere e, peggio poi, a dichiara-
re^ sia pure per innocente suggestione, che
esse stesse stavano per dirle.
Ma nella ipotesi di questo dissenso tra au-
tore e lettori vuoisi appunto ricercare la ra-
gione del i^resente scritto. Se protestassi che
ritengo di comporre un libro assolutamente
inutile, darei prova di una umiltà cretina, o
bugiarda : perchè dovrei scrivere e pubbli-
care ? Se volessi ottenere un qualsiasi suc-
cesso — dato pure che a raggiungerlo mi
soccorressero arte e fortuna — mi protesterei
rassegnato a scrivere senza spontaneità quello
che mi sembrasse che il i»nbblico i>otesse
aggradire.
I libri più toitunati non sono sempre i più
ntili : è opera migliore — quando non lo si
faccia per posa — dire al lettore quello che
gli può dispiacere che non quello che gli
piacerà. Una confessione strappata, sia pure
contro la sua volontà, ad una coscienza non
corrotta; un raggio di luce gettato in mezzo
alle latebre di pregiudizii perniciosi; il rico-
noscimento di una necessità; una asserzione,
una osservazione , una considerazione , un
dubbio, che abbiano fatto presa in un animo
non ostile alla verità , possono e debbono
valere un risultato morale preferibile a cento
assentimeuti ricercati a prezzo di sincerità.
*
* *
Ed ora una formale rinunzia !
Einunzio all' erudizione , perchè essa non
darebbe alcun valore intrinseco, mentre to-
glierebbe il carattere al presente scritto. De-
sidero soltanto che il lettore mi tenga conto
— »
di questa riuiinzia pensando che non mi sa-
rebbe difficile valermi di quella erudizione
che non sempre e non da molti viene rico-
nosciuta come una parodia della dottrina.
Entro i limiti precisati dal titolo del libro
mi pare di poter dire abbastanza sulP argo-
mento per quello che ho raccolto, osservato
e riflettuto io, senza bisogno di saccheggiare
la bibliografia della questione antisemita e
delle altre affini e senza infarcire lo scritto
di una folla di citazioni di prima, di seconda,
o magari di terza mano.
E poi , dall' Enciclopedia del Larousse al
Chi V lui detto ? di Fumagalli abbondano or-
mai i magazzini d'abiti fatti per gli scrittori
che si contentano d'andare per le strade ve-
stiti con una certa eleffauza dozzinale.
Maggioranza, dei miei lettori , relativa
X)er quanto esigua ! — ho detto poco addietro.
Un pò di modestia , un pò di convenzio-
nalismo, un pò di imbarazzo ed un pò di
schiettezza dovrebbero fbrnh'e gli ingredienti
al quarto paragrafo di introduzione.
Il paragrafo prenderebl)e le mosse dal ìio-
me ignoto dell'autore e correrebbe rischio di
finire scivolando nelle querimonie sullo scarso
interesse del pubblico ecc. ecc.
Il vero è che ciò può stare a cuore all'au-
tore ; ma al pubblico non fa né caldo , uè
freddo. E i)oi, l'esistenza di un pubblico tor-
rebbe la ragione a questa parte della intro-
zione, e la non esistenza la ridurrebbe alla
famosa vox da ma ut is in deserto.
Basta dunque che dal paragrafo resti in
queste poche righe lo scheletro.
Ad ogni modo , una cinquantina od ^lua
sessantina di persone , non per rapporti di
una amicizia alla quale non posso fare il
torto di ritenerla restia ad acquistare il vo-
lume, ma per debito di stima particolare, o
per corrispettivo di informazioni, o per con-
traccambio di pubblicazioni , riceveranno il
volume con la tradizionale epigrafe : omag-
gio dell' autore.
Supi3onendo che di questa élite V ottanta
per cento tagli le carte e nel tagliarle dia
una occhiata qua e là, il cinquanta si fermi
a qualche brano, il venti legga l'intero scritto,
ho già provveduto a quella media di venti-
— 10 -
ciuque lettori che, da Mauzoni in ])oi , for-
mauo nella mente di o«»ni autore il uneleo
del suo pubblico.
*
Non debbo , finalmente , entrare in argo-
mento senza aver prima giustificato il titolo
da una probabile accusa di anomalia.
Potrà infatti sembrare clie esso contrad-
dica a quella forma più elementare della lo-
gica che sgorga dalla successione cronologica
dai fatti. Parrebbe che non si dovesse dire
antisemitismo e semitismo, ma sibbene semiti-
smo e antisemitismo , perchè , quasi per defi-
nizione, l'antisemitismo si potrebbe concepire
solo in quanto preesista il semitismo. Gli
israeliti poi vorrebbero probabilmente che
si parlasse — se mai ! — di solo antisemitismo,
come di morboso fenomeno sociale, come di
riprovevole anacronismo della civiltà moder-
na — il passato è passato ! — senza ammet-
tere che esista un semitismo al quale possa
fare naturale riscontro 1' antisemitismo.
Io non nego che nella reazione al semiti-
smo, anche se eccessiva e perciò ingiusta,
— li-
si debba ricercare l'origine remota dell'anti-
semitismo. Ma osservo che oggi 1' antisemi-
tismo è fenomeno sociale pin grossolano, più
apparente, più generale, mentre il semitismo
vuole di preferenza essere rintracciato in
quello speciale ordine di fatti sociali che
hanno più particolarmente carattere politico.
A questa conseguenza arriverò nella con-
clusione. Ma il lettore che sa come a libro
finito l'autore non possa sottrarsi dal ritoc-
care la prefazione — se pure non siasi riser-
bato di scriverla per 1' ultima — non vorrà
darmi torto se qui faccio alla conseguenza
stessa queir accenno che mi occorre a giu-
stificazione dell'apparente anomalia del titolo.
Ferrara, maggio 1900.
E. ElGHINI.
#» é» <»
PARTE PRIMA
P^r-erxiesse g;en.ei:»a^li
Incoerenze dei sentimenti
e dei ragionamenti
Contraddizioni siniultauee e successive — Eterogeneità dei sen-
timenti — Mutaliilità dei criudizii — Collettività tempora-
nee e collettività perniareuti — Applicazioni delle pre-
messe.
L'uomo è, e deve fatalmeute essere, in fre-
quenti coutraddizioui con sé stesso nei suoi
ragionamenti e nei suoi sentimenti: con que-
sta dilìerenza , che le prime contraddizioni,
quelle dei ragionamenti, si presentano come
successive; le seconde, quelle dei sentimenti,
più spesso come simultanee.
*
I sentimenti di un uomo risultano da un
— 14 —
insieme di cognizioni e di ijnpressioni avver-
tite e indistinte, prossime e remote, dirette
e indirette, fisiche e flsiolooiche , congenite
e acquisite , interne ed esterne , morali ed
intellettuali ecc. che si fondono per modo
da costituire l'essenza stessa psicologica del-
l'individuo e da determinarne il carattere.
Di quegli elementi varia di continuo la
proporzione; la loro moltiplicità attenua però
le consegueu2;e delle singole variazioni. Il
processo di evoluzione e di trasformazione
successiva si compie per gTadi irregolari, ma,
ciascuno, di così poca importanza relativa, da
sfuggire spesso all' attenzione dell' osserva-
tore; e poi i probabili ritorni ofirono, non di
rado, l'illusione della immutabilità. La stessa
instabilità dei sentiiuenti di non poche per-
sone non può addursi come prova contraria
a questo asserto : essa infatti , sia poi pe-
renne o intermittente, forma la nota carat-
teristica di quegli individui.
Ma la continuità dei sentimenti non ha
nessun rapporto con la loro diversa natura :
essa non \)uò valere ad impugnare^ come
soltanto apparente , un fatto del quale non
mi pare diffìcile tro\'are la ragione ; la eoe.
— 15 —
sistenza , cioè in iiiolt»' persone — forse in
tutte — (li sentimenti in assoluta contraddi-
zione tra loro. Sono tante fibre clie, i>ur aj)-
partenendo allo stesso l'ascio, si prolungano,
si ingTossano , s'assottigliano, ciascuna per
conto proprio , o indipendentemente affatto
dalle vicine, o subendone, tutt'al più, soltanto
una azione laterale esterna.
Xon occoiTC che di ciò ricerchi esempi
fuori dal mio tema: gii israeliti ne otfrono
uno dei più tipici e generali. Gelosi del loro
nome, della loro schiatta, sospettosi di ogni
menomazione che possa essere fatta a tutto
ciò che è semitico, quanti non sono fra loro
quelli che darebbero l'anima per non essere
ebrei ? L'essere ebrei per pochissimi sarà sol-
tanto una vergogna; per parecchi , soltanto
un orgoglio; per molti è, ad un tempo, il
più intimo orgoglio e la maggiore vergogna.
Quando si ripensi alle molte cause che ge-
nerano i varii sentimenti e si riesca a risa-
lire alle origini di qualcuno dei i)iù impor-
tanti fra essi, sarà agevole riconoscere l'ete-
rogeneità tra diverse di quelle cause. Cause
omogenee — non imjjorta poi se cospiranti,
o contrarie — producono effetti che si j)ossono
— 16 —
intendere ridotti , o riducibili , ad una sola
risultante : uon è invece concepibile una fu-
sione dei prodotti di cause fra loro etero-
genee. Gli uni occuperanno più, o meno spa-
zio a scapito^ o a vantaggio, degli altri; ma
gli uni non varranno a modificare la natura
degli altri. Una tinta bianca mescolata ad
una nera produrrà il bigio : la sabbia bianca
ti'ammista alla sabbia nera darà il gTigio. Il
grigio uon sarà bigio... nemmeno agii occhi
di un pittore dalla tecnica divisionista.
*
« È inutile ! con voi non si può discutere;
« voi credete di aver sempre ragione ! »
È questa una banalità che avrete udito
ripetere cento volte e che ha solo il van-
taggio di servire talvolta a porre termine a
contese interminabili, magari con apparente
vantaggio di colui che non crede sempre
di aver ragione; vale a dire che sospetta di
aver torto; che, in altri termini, confessa di
non essere troppo scrupolosamente disposto
a sostenere quello che gii pare veramente
conforme a verità.
Credere d'aver sempre ragione, è eosa ben
ditterente dal credere di averla semine avu-
ta. Un ^ialaiituomo deve trovarsi, nel primo
caso, pronto a eamlùare oiùnione (piando si
accor«»a d'essere in errore, ma non prima:
soltanto un cocciuti» presuntuoso ]mò van-
tarsi di non aver mai avuto torto. « Solo chi
« non ha mai ritiettuto, non si è mai ricre-
« (luto : » così, o presso a poco, ha scritto, mi
pare, Renan. Aiigiungete che ]>er me è più
seducente, in tesi astratta, l'autorità di chi
in un dato argomento al)l>ia candidamente
— senza impostura, cioè, e senza secondi tini —
mutato parere; poco importa poi fino a (jual
punto egli sia in gTado di render conto, non
dico agli altri, ma a se stesso, di tale cam-
biamento. Mi giova intatti ritenere che egli
possa aver esaminato la questione da un
maggior numero di punti di vista di chi ha
creduto di aver veduta sempre la medesima
cosa nella sua integrità, perchè ne ha visto
sempre il medesimo lato dal medesimo po-
sto. Le conversioni di S. Agostino e di Ar-
digò ed anche le conversioni e le riconver-
sioni di Ausonio Franchi non sono da con-
E. RiGHixi. — Aìitisemitismo e semitismo. 2
— IS —
fondersi con le evoluzioni politiche di Tayl-
leiand, o con quelle di Vincenzo Monti !
I nostri ragionamenti sono, o vogliono es-
sere, una logica deduzione di (juello che av-
vertiamo e che sa])piamo nel momento nel
quale ragioniamo; non prima, non dopo. Tut-
to quello che non abbiamo ancora sajjuto,
tutto quello che abbiamo dimenticato, tutto
quello che sfugge alla nostra attenzione, non
ha alcuna efficacia sul nostro modo di ra-
gionare in quel dato momento : ma ciò non
toglie che possa averla avuta prima, o che
sia per averla i)oi. Quante cose non so io
oggi, quante non sapete voi, o lettori, che
due, o quattro, o dieci anni fa ignoravamo,
ma che sono parte così sostanziale delle
nostre cognizioni, che ci pare quasi impossi-
bile di non averle sempre sapute ? E quanta
altre , volendo , od anche non volendo , im-
Ijareremo, che modificheranno parzialmente e
forse anche radicalmente le nostre idee, come
avranno — sia pure soltanto parzialmente —
concorso a modificare i nostri sentimenti !
E che cosa è quel pochissimo che sappiamo,
in confronto , non solo alla inconcepibile e-
normità di quanto non possiamo sapere, ma
- 19 —
anche al iiioltissiiiio iiiiioto a noi , noto ad
altri, e che, (inando clic sia, jiotrebbe in juirte
diventare noto anche a noi ? Il distinto nel
tenino e nello spazio — jum* valerci del pen-
siero di ArdijU'ò — i)er ciascuno di noi, che po-
vera cosa non è mai in confronto al totale
che è distinto per tutti i nostri simili! Al
terrore dell'ignoto, a quelle che Gaetano Xe-
gri con 1' abituale vivacità di frase che gli
permette di rendere piane le idee diftìcili,
dilettevoli le astruse , chiama per la mente
umana che tenta di s])ingere lo sguardo nella
essenza e nella finalità delle cose, «le ver-
tigini dell'infinito , fa riscontro un senso di
sgomento , per la mente stessa , derivante
dalla sua insufficienza rispetto all' infinita
continuità del finito.
Xegli organismi vegetali ed animali è
perenne l' eliminazione e 1' assimilazione , la
sostituzione di atomi e di cellule ; ma l'or-
ganismo cambia così lentamente^ che l'osser-
vatore non si accorge del continuo caml)ia-
mento, se non lasciando passare lunghi in-
tervalli tra una osservazione e l'altra. Altret-
tanto avviene nella nostra niente: quello che
impariamo, e quello che dimentichiamo, le
— 2U —
impressioni nuove die vanno cancellando le
vecchie, fanno sì che ciascuno di noi, som-
brando pur sempre lo stesso , oggi non è
quello che era ieri , né domani sarà (luello
che è oggi. Ed anzi la maggiore eteroge-
neità negli elementi intellettuali che si suc-
cedono in noi vanno producendo variazioni
molto maggiori di quelle che sono possibili
nella vita degli organismi animali o vegetali.
*
* *
Io riterrei di non avere male impiegate le
pagine fin qui scritte nel presente capitolo,
se mi fosse riuscito di imprimere nella mente
del lettore l'idea della ineluttabile necessità
della incoerenza dei nostri sentimenti e dei
nostri giudizii.
Trattandosi di fenomeni sociali , altri sa-
rebbe forse tentato di mettere appieno quelle
premesse in correlazione con un ordine di
concetti per il quale si ditìerenziano la psico-
logia individuale della psicologia collettiva,
i ragionamenti ed i sentimenti di un uomo
dai sentimenti e dai ragionamenti di una so-
cietà, di una folla, di una popolazione. Vuoisi
— 21 —
infatti tener conto di (iinmto è conii^esso
nello svol<»i mento e nella manifestazione dei
sentimenti collettivi; ma vnolsene tener conto
senza considerare la collettività come <iual-
€he cosa di assolutamente a sé, senza troi>po
prescindere damili elementi che la compon-
gono. Si è detto che una folla, un poi)olo ecc.
sono un organismo, e fino a un certo punto
non si è detto male. Ma troppo spesso non si è
bene avvertito che si tratta di un organismo
sid generis j di un organismo che non ha di
comune che il nome cou gli altri organismi
vegetali o animali, dei (luali le j)articolari
scienze hanno studiato gli organi e le fun-
zioni : si è non di rado cednto alla sugge-
stione delle parole , se non delle immagini,
applicando agli organismi sociali i carat-
teri di altri organismi conosciuti. Il Tarde
classifica « la famosa metafora dell' orgaui-
« smo sociale fra molte altre concezioni sim-
« boliche di utilità passeggera. Per la man-
canza fondamentale , quando non si voglia
dire assoluta, di correlazione tra gii organi-
smi sociali e quelli che danno oggetto di
studio alla biologia, alla fisiologia ecc., si è
andati fuori di strada. Il ragionare a base
(li aiialoiiia non è, pcv lo più, che una forma
(li si'a.iiiouaniento. Così, presso a poco, deve
aver detto Aristotele.
Ohe se poi si credesse di apjìianare le dif-
ticoltà dicendo che le collettività sono, non
organismi, ma superorganismi^ allora mi pare
che non si farebbe nulla di uìeglio di un
giuoco di parole destinato , tutto al più , a
passeggera fortuna.
Per spiegare i fenomeni collettivi mi pare
che essenzialmente sia d'uopo avere presenti
tre fatti: la simultaneità delle impressioni,
delle circostanze ecc. sulla generalità degli
individui che compongono la collettività : la
tendenza umana all' imitazione ed, insieme,
la maggiore, o minore resistenza alla sugge-
stione ed alla imposizione : la coscienza della
irresponsabilità. Ogni componente sente, se
l)ure non avverte, che la responsabilità per-
sonale delle sue azioni affogherà nella re-
sponsabilità collettiva; che — nella ])eggiore,
o nella migliore ipotesi — la sorte, o la fur-
beria, o la balordaggine farà ricadere a colpa,
() a merito di pochi le colpe e i meriti co-
muni.
Ma sopratutto non bisogna dimenticare
— 23 —
che le collettività sono accidentali, o neces-
sarie; temporanee o permanenti. Nelle neces-
sarie, nelle permanenti si trasmettono per
tradizione, o, mantenendosi per continnità
di circostanze, diventano croniche, (pielle ano-
malie diesi manifestano in torma acuta nelle
collettività temporanee ed accidentali.
L'antisemitismo è, ed jiccenna a diventare
ogni giorno di più, una caratteristica uuoii-
festa — prendete nota, vi prego, dell'agget-
tivo — del partito clericale. L'antisemitismo
ripugna protondamente ad una religione d'a-
more come quella di Cristo. Non tutti i cat-
tolici sono clericali; poco importa: ma tutti
— o quasi ! — i clericali sono cattolici.
Trovate, se vi riesce , la coerenza del ra-
gionamento e del sentimento !
Xella lotta per l'assorbimento del capitale
a iH'ofitto del lavoro — giacche non mi rie-
sce a concepire la lotta, come si dice comu-
nemente, del capitale col lavoro, e debbo ri-
conoscere che gran i)arte degli scrittori so-
cialisti, seii/a rinnegare le teorie sulle quali
— 24 —
da Marx in poi si è imi)eriiiato il concetto
collettivistico, hanno però smussate le atter-
mazioni del maestro riguardo alla imi)rodut-
tività intrinseca del capitale — gli spogliati
di oggi, vincendo, dovranno necessariamente
siKjgliare domani le classi dette sfruttatrici.
Di questa ultima gli israeliti sono la più ge-
nuina espressione, la vera quintessenza. Par
recclii corifei del socialismo sono, anche in
Italia, ebrei; ne ciò rallenta i vincoli di soli-
darietà tra loro e gli altri ebrei : mentre j^oi
— in teoria, od in pratica — la questione eco-
comica è sovrapposta a tutte le altre dagli
ebrei non meno che dai socialisti, ma in sen-
so diametralmente contrario.
Eicercate di nuovo la coerenza del ragio-
namento e del sentimento !
Potrei moltl})licare gli esem])i , potrei ri-
spondere alle obbiezioni che volessero intac-
carli, e potrei, alla fine di ogni esempio, ri-
petere il ritornello : ricercate la coeren-
za ecc. ecc.
Ma ciò sarebbe ozioso , o fuori di posto
qui : per quanto occ(n'rerà , ne parlerò più
avanti.
Mi basta dichiarare che io non ho coluto
— 25 —
rilevare un paio di fatti a eonfernia aecideii-
tale degli argomenti da me svolti ; ma che
ho inteso di mostrare come quegli esempi
rientrino necessariamente, (juali casi parti-
colari, nella regola generale.
Solo riconoscendo la fatalità di (pielle che
ormai non potrei più dire anomalie nei senti-
menti e nei ragionamenti degli nomini e nei
sentimenti delle collettività, la ineluttabilità
di(inelle contraddizioni perpetue, simultanee
e successive, si potrà trattare, senza esporsi
a troppe sorprese, del movimento antisemi-
tico e di quello semitico, poco più di cen-
t'anni dopo la proclamazione dei principii
dell' 89; tra l'accidentale rifioritura di un su-
perticiale misticismo; nella resurrezione di un
poderoso sentimento che ha le radici nella
più pura tradizione cristiana liberata dal pe-
sante fardello di una dominazione terrena;
in mezzo alle traduzioni a conteggi aritme-
tici, alla volgarizzazione in calcoli di torna-
conto, dei maggiori i>roblemi intellettuali e
morali; in una popolazione, come l'italiana,
ricca di buon senso e premunita da uno scet-
ticismo bonario , se pure talvolta scarsa di
dianità e deficeute di ener<iia.
— 2(i —
Cave a conseqnentiarus — ha lasciato scritto
Leibnitz. Seuza rinunziare a quella logica
che è alla nostra portata, le premesse di que-
sto capitolo permetteranno all' autore ed ai
lettori di fare loro prò' dell'ammonimento.
Attrazione e ripulsione, avversione
e ditte renziazione
Siuipatie e ripiigiumze — Simili e dissiuiili.
Una delle incoerenze più intimamente con-
genite nell'uomo è la coesistenza di un sen-
timento di attrazione e di un sentimento di
ripulsione verso i propri simili. Siccome dai
rapi)orti, e specialmente dai rapporti spon-
tanei, degli uomini fra loro è determinata
nella sua stessa essenza l'umana società, io
direi che si tratta, nell'interesse sociale, della
più radicale, se non della più gTave delle a-
nomalie, come di quella che ha le sue ori-
gini là dove le ha la convivenza umana.
Poco conta che si possa dirla una anomalia
d'ordine inferiore; una anomalia governata,
cioè, non dalle parvenze della ragione , ma
dall'imperativo categorico dell'istinto.
L'uomo è, coiiK* tante altre specie auiiualì,
socievole. Non occone essere un i»enalist{i
per sapere come la reclusione cellulare, l'iso-
lamento dell' uomo dai suoi simili, sia uno
dei castighi più liiavi.
Ma l'uomo lia ]>ure ]»er un numero inde-
finito di suoi simili, che non ha conosciuti,
uè veduti mai , una ripu,i»nanza ini])ulsiva.
Quasi tutti gli animali socievoli sono cosi.
Fauno huona lega dopo che sono stati un
po' insieme; ma al primo incontrarsi si guar-
dano COD diffidenza e con ira, e non è raro
che si azzuftìno con un impeto che uon si
può spiegare con nessun vecchio rancore. E
1' uouio ì L' uomo pare che, in astratto, ami
tutti i suoi simili; ma che, in concreto, sia
predisposto ad odiarli tutti, uno per uno, o,
ahneno, a non sentire alcuua preventiva be-
nevolenza i)er nessuno di loro tinche non li
abbia conosciuti. Quando poi li abbia singo-
larmente conosciuti, allora avvengono quelle
selezioni per le (juali si può ritenere che il
senso dell'antipatia, se uou anche (jueUo della
simpatia, sia i)iù acuto uell' uomo che non
nelle altre specie auimali.
Questo ])ei suoi simili in genere, ma più
specialmente pei suoi dissimili.
Tale fatto subalterno, perchè meno gene-
rale, meno determinato, più specitìco, s' ac-
concia meglio a quelle che sarebbero le in-
duzioni che per via di raziocinio noi presu-
mibilmente faremmo, se la constatazione del
fatto stesso non ci dispensasse dalle indagini.
Prendete un gruppo di individui, una po-
polazione, una razza, che abbia caratteri par-
ticolari ditì'erenti dai caratteri degli altri grup-
pi, delle altre popolazioni, delle altre razze?
e vedrete che i sentimenti di repulsione re-
ciproca saranno maggiori. Quelle difterenze
infatti si saranno estrinsecate mercè tante
buone e tante cattive qualità speciali più co-
muni, naturalmente , ai componenti di quel
gruppo che non ai componenti i gruppi cir-
costanti più somiglianti fra loro. Per (pianto
nessuno ravvisi in sé stesso i difetti altrui
e stenti a riconoscere in altri le proprie doti,
per quanto i vetri siano appannati, tuttavia
le nostre persone, le nostre consuetudini, le
nostre qualità buone e cattive — quell'insieme
— 29 —
jH'l (|iial«' i nostri itoìt r/mn»«7i si specchiano
in noi e noi vediamo in loro riflessa la no-
stra iminaiiine — (k'terniinano il consenso, l'a-
dattamento , 1' indiriz7A) delle attrattive , o
delle repulsioni.
Ne il contatto e la mescolanza tra i com-
ponenti i varii gruppi o le diverse razze, ser-
vono a nioditicare (juesta eterogeneità di giu-
dizii spontanei, che possono venire condan-
nati sotto il nome di pregiudizii, senza che
la sentenza valga a sopprimerli. Con scpiisito
buon senso la signora Dandet — a quanto si
legge nelle postume Notes sur la vie del com-
pianto scrittore — non sapeva dai*si pensiero
di ciò che sia così separato dallo spazio da
avere la stessa nessuna ettìcacia delle cose
remote per il lungo tempo trascorso. La mia
persona può essere molesta ad un mio vicino;
non e' è pericolo che ci urtiamo con chi è
lontano. Tutte le storie — per quanto scarsa
fede meritino — narrano le j)ersistenti rivalità
di città, di genti, Funa all' altra Inuitime , o
a\'enti tra lor<^> rapporti mediati o immediati
di i)olitica , o di commerci. È anzi precisa-
mente il contatto; è , anche più , la mesco-
lanza che possono destare la percezione delle
— ;;u —
varietà per le quali una razza è siiiccatameute
diversa dall'altra, possono eccitare, rinnovel-
lare, perpetuare, i .sentimenti elie conseguono
da quella percezione.
Ma se ai caratteri particolari intellettuali
e morali, alle tradizioni, alle credenze comuni
agli appartenenti ad una razza si aggiunge
una certa impronta speciale nella persona,
nella flsonomia, nella favella, che renda far
ciluiente riconoscibile la jazza stessa, allora
è più naturale che, quando le due razze siano
frammiste in un paese, quel sentimento che
spesso è — e ])iù spesso dovrebbe essere —
così superticiale ed innocuo da potersi dire
piuttosto di differenziazione che non di av-
versione, sia ditfiiso in una di quelle razze,
come un sentimento consimile non può non
essere diffuso nell'altra.
Se la repulsione a priori di un uomo pei
suoi simili è una incoerenza rispetto al sen-
timento della socievolezza ; se 1' avversione
fra due razze conviventi può essere una colpa
per l'una o per P altra , o per tutte due, e,
quasi semjjre poi, un fenomeno di patologia
sociale; la semidice differenziazione è un fatto
naturale che tra genti civili dovrebbe essere
— 31 —
assolutaiiieiite innocuo conio la coesistenza
dei matematici e dei poeti, dei medici e de-
gli agricoltoii, di chi ama la musica e di chi
gusta la pittura, dei biondi e dei bruni.
Non bisogna tacere però che la ditt'eren-
ziazione, innocua per sé stessa, otì're la base
al pregiudizio ed alla avversione. A (piesti
è condizione necessaria, ma fortunatamente
non sufficiente, hi preesistenza di (piella.
PARTE SECONDA
Gli BlDre-i
laoll' Italia ix^odor^io^a.
Caratteri esterni
Pieveuzioui — Il tipo uei due sessi. — Xd passato e nel pre-
sente.
; Che bell'uomo ! non sembra all'atto un
ebreo.» — Se vi trovate iu una città nella «luale
siano numerosi g;\i israeliti, può darsi che vi
accada di cogliere questa esclamazione i)ro-
prio sul labbro di qualcuno di loro al pas-
sare di un correligionario i)restante della per-
sona.
Prendete in mano un giornale umoristico
di qualunque paese e, anche se vi è scono-
sciuta la lingua del testo, voi nelle caricature
discernete subito dalle altre le flsonomie se-
E. RiGHiNT. — Antiseiììiiìsmo e seiììitismo. 3
— 34 —
mitiche. La matita del disegnatore lia par-
lato mi linguaggio così noto al pnl>blico da
avere reso in parte sui>eriluo lo scritto. 11
quale poi alla sua volta non lia bisogno di
essere troi>po esplicito : si limita a completare
1' illustrazione con la semplice designazione
del nome, per es. Isacco, Aron, Samuele ecc.
Gli israeliti dunque a^rebbero un tipo spe-
ciale e fisicamente sarebbero, nella loro ge-
neralità, interiori al popolo col quale vivono
frammisti. — È vero ciòFE, sesi, è vero ])ar-
zialmente, o interamente ? E, se parzialmen-
te, fino, presso a poco, a qual punto ?
Per il vecchio aforisma che contro il fatto
non vale nessun ragionamento, si potrebbe
da qualche lettore porre la j) regi udì siale su
questa domanda e chiedere il passaggio al-
l'ordine del giorno puro e semplice. In tal
caso io riprenderei la parola contro la pregiu-
diziale : il fatto esista realmente , come og-
getto di osservazione ? od è , in parte , una
creazione soggettiva, una illusione , dell' os-
servatore ? e, se anche esista, non può darsi
che sia in un periodo di rapida trasforma-
zione ?
Veramente , a qualche altro lettore potrà
— 35 —
parere stiano che in un libro che si occupa
dell'antisemitismo e del semitismo neU'ItaHa
politiva moderna^ si discuta se gli israeliti as-
somiglino fisicamente molto a poco agli altri
cittadini, se siano più belli, o i)iù brutti.
Rispondo subito che il signiticato largo,
classico, che credo di dover dare all'epiteto
politica, giustifica, a mio parere, la non tra-
scuranza dell'argomento, e la giustifica insie-
me l'indirizzo attuale di certi studii. Quando
per es. la grafologia , elevata all' onore di
classificazione scientifica , ha tatto lecito di
ricercare le rivelazióni delle anime nelle va-
rietà delle calligrafie , non potrà a fortiorl
venir gimlicata cosa futile l'essersi fermati
alcun poco sui caratteri fisici grossolanamente
apparenti di una razza , in quanto questi
caratteri producono una prevenzione ed una
impressione del pubblico favorevoli o sfa-
vorevoli verso di essa ; prevenzione ed im-
pressione che si ripercuotouo in modo uou
del tutto superficiale sul i)roblema dei rap-
porti tra quella razza e la vita politica del
paese del quale essa fa parte integrante.
— se-
lli previsione di ciò che avrò forse, (luando
che sia, occasione di dire a proposito di scien-
za e di scienziati, mi guarderò bene dall'av-
ventnrarmi in una escursione sul terreno
dell'antropologia, o di altra scienza aftìne:
ben inteso poi che , se reputassi necessario
di compierla, cercherei una guida sul conto
della quale avessi potuto assumere le infor-
mazioni più rassicuranti, mi benderei gli oc-
chi e mi affiderei interamente ad essa.
Ma per atfermare che gli israeliti debbono
fisicamente avere un tipo loro particolare
— sia poi esso l'antico ebraico, o, come vor-
rebbe Lombroso fU Antisemitismo e le scienze
moderne), derivi dall'armeno — che potrà par-
zialmente essersi modificato nei varii paesi
e secondo i diversi costumi, ma che conser-
verà sempre un quid di speciale, credo che
non occorra davvero d' invocare il sussidio
di una dottrina che esorbiti da quella co-
mune coltura, nel campo della quale si do-
vrebbe essere al sicuro dal pericolo di dire
qualche corbelleria troppo grossa.
Per eredità si trasmettono i caratteri di
una specie , di una razza , di una famiglia;
per le circostanze dell' aml)iente, clima, ali-
— 37 —
uieiitaziouc, costumi ecc. subiscono un adat-
tamento, una modilicazione continua. In re-
lazione ai>i)unto all' ambiente , gli israeliti
poco avrebbero potuto pel passato, molto
possono ora e molto potranno per l'avvenire
confondersi con le i>opolazioni con le (piali
convivono. I matrimonii misti e i contral)-
baudi , contro i (juali parroci, rabV)ini e uf-
ficiali di stato civile sono guardie di con-
tine inefficaci, hanno formato una zona gTi-
gia nella ({uale sfumano 1' una uell' altra le
razze; questa zona laterale ora è ])iù ampia
che non fosse nei tempi scorsi. Ma resta e
resterà sempre il gran corso centrale delle
famiglie puramente ivsraelite a trasmettere
quei caratteri della stirpe che, essendo com-
patibili coll'ambiente, da questo non vengono
eliminati. Gli ebrei, genuinamente ebrei, a-
vranno sempre nella persona qualche cosa
di speciale.
Ma questo quid potrà piacere, o dispiace-
re, senza corrispondere in senso assoluto né
a un contrassegno di distinzione, né ad uno
stigma di inferiorità. Xon importa citare uno
degli ultimi capitoli della Discendenza del-
l'Uomo di Darwin per far sovvenire al let-
— 3.S —
tore gii strani contas'i dei ^iisti : quello che
in un paese è vantato come l'apice della bel-
lezza, nella fronte, o negli occhi, o nel naso,
o nella bocca , o nei lineamenti, o nella fi-
gura, o nelle movenze , ripugna invece alla
concezione del bello di un altro popolo. La
stirpe semitica ha qualche cosa di diverso da
quel prodotto di molte razze — che soglionsi
dire ariane, ma che, volendo mantenere la
precisioue dell' antagonismo , si dovrebbero
chiamare giapeticbe (1) — che t'orma il sotto-
strato delle popolazioni latine , germaniche
ecc. Chi è in grado di dire se quel qualche
cosa si avvicini ad un ideale estetico supe-
riore, o da esso si scosti ì
(1) Ariinw, o Giapetico ? — Le due parole, nel caso
degli ebrei , peccano del pari contro le discijjline et-
nogi-atiche. Per conto mio a semitico contrappongo
ijiapetico più volentieri che ariano: perchè l'inesattez-
za, senza potersi temere maggiore, è nieno pretenzio-
sa. È vero che la parola sembrerà ingenua nel risa-
lire direttamente a Iai>het, o a Giapeto: ma anche i
semitici si possono dir tali, in quanto si riconosce — sia
pure solo simbolicamente, se cosi piace — Sem a loro
capostipite. E la critica dovrà trattare Sem e Iai)het
da buoni fratelli.
— 39 -
« Se ne scosta ; — vi si lispoiideià gciieral-
iiiente. « Sia pure > — potete ripetere — «che
se uè scosti i>ei' j^li ebrei ; ina , e per le e-
bree ? >> — Vedrete il vostre» interlocutore re-
stare peri)lesso ; perchè , nonostante quella
competenza che si attribuisce ad un sesso
nel ;^iudicare le bellezze dell' altro , gli uo-
mini non sono in grado di decidere tra l'av- .
veneuza delle donne cristiane e quella delle
donne ebree. Tale incertezza vale a scuotere
la sicurezza del giudizio che si è pronuu-
ciato riguardo agli uomini.
È vero che le donue Israelite
Ma sarà opi>ortuno che non mi dilunghi
in un argomento di importanza secondaria,
perchè ritlessa , per questo libro ; tanto più
che i puntini coi quali ho troncato il pre-
cedente periodo valgono, se mai, a celare non
la malizia, ma la mia insut'tìcienza in mate-
ria: insufficienza, debì)o aggiungere, ormai
non riparabile.
Se anche (piesto volume capitasse nelle
mani gentili di qualclie buona figlia di Israele,
disposta ad illuminare ettìcacemente l'autore
sulle supposte reticenze, egli — è bene che lo
dichiari — è già in coudizioni di età e di fa-
— 4U —
miglia (la dover chiudere gli occhi alla luce.
Gli tocca pertanto di rinunziare alla lusinga
di poter mettere per epigrafe in una even-
tuale futura edizione :
« Galeotto tu il lilìio t- clii lo !<crisse ! »
Indipendentemente però dai caratteri spe-
ciali della razza, io credo che negli el>rei ita-
liani — degli stranieri non mi occupo — ed
in ispecie in quelli delle città nelle quali più
tardi cessò il regime penoso di inferiorità e
di umiliazione, si possa ora constatare una
vera e propria rigenerazione tìsica. « Ohe bel-
r uomo ! non sembra un ebreo ; — si sarà
detto per l' addietro, si dirà al presente con
minore spontaneità, non si dirà forse che di
rado per l'avvenire.
Chi ricordi gii ebrei rinchiusi nei ghetti
affollati, pei vicoli angusti, umidi, poveri d'a-
ria e di luce; costipati nelle case nelle quali
il Jus lasahà ed altre disposizioni di leggi
medioevali rendevano i ]n"oi)rietarii restii agli
ampliamenti, ai restauri, ai risanamenti; di-
— 41 —
susati (laiili ai>i della vita ; dediti solo atl
occultazioni sedentarie ed insalul)ri ; chi li
iiuniauini nioi\iticati ed avviliti dalle coer
cizioui materiali e inorali, sospettosi di nuove
spoiiliazioni e di nuove angherie; chi ripensi
alla forza delle abitudini che , al cambiarsi
delle leggi , all' aprirsi dei ghetti , al cadere
delle restrizioni, resero imbarazzante alla ge-
nerazione già adulta ed a (j nella sorgente
nella prostrazione il togliersi dalla vita che
pel corso di ])arecchi secoli era stata la vita
degli ebrei; chi rivolgendo tali memorie uella
mente si ponga, per esempio, alla porta delle
uostre scuole secondarie , tecniche, o classi-
che, e veda (jnei ragazzi israeliti uscire fram-
misti ai cristiani ma, proporzionalmente, piìi
numerosi e fiorenti di vita e di salute, deve
riconoscere la mirabile riuuovazione tìsica
compiutasi in poche decine d' anni nella ri-
gorosa razza semitica.
Una città dell'Alta Italia nella (juale sono
pochi, e furono pochissimi, gli ebrei, è Ge-
nova : ebbene, chi s'aggiri [ter le viuzze dei
vecchi quartieri centrali, in ([uei banchi ed
in quelle botteghe incontra trequeutissimi i
tipi che iu altre città si trovano nei ghetti. —
— 42 —
Koii a torto Aliato! io Leroy-Beaulieu {Israel
clirz les Nations) scrive che nei ghetti « on a
forme uìie race humai)w , comme les éleveurs
créent une race animale».
Ma bisogna ricouoscere la verità. Si la-
menta che in Italia l'educazione tìsica degli
adolescenti sia trascurata, e questo lamento
è dei meno infondati. Dico ciò, perchè sono
tante le cose che si atfermano trascurate in
Italia e coltivate mirabilmente all'estero, che
bisognerebbe supporre, perchè le querimonie
non fossero esagerazioni , che al di là delle
Alpi i giorni durassero quarantotto, invece
di ventiquattro ore ! Il lamento però non
può riguardare gli ebrei. Pei loro figliuoli, i
giuochi ginnastici, gli esercizii atti a raffor-
zare la fibra, tutti i modi di educazione fi-
sica sono coltivati , non di rado anche con
quella ostentazione , con quella smania di
Xneminenza, che caratterizza appunto la con-
vivenza degli israeliti col resto della popo-
lazione.
E notate che alle famiglie ebree manca
quel rinsanguamento che, per l'avvicendarsi
delle condizioni economiche , affluisce nelle
vene dei cristiani col salire continuo a mi-
— 43 —
gliore fortuna di un certo miniero di conta-
dini, tìttainoli ecc., a sostituire gli sconi]>arsi,
i caduti, gli esauritisi nell'ozio e nel nervo-
sismo cittadino.
Canittei'i intellettuali
Prt'cocità e preiiiiitiu-ità : spi-culatori <■ couTfiijiiittori — Gcnii
— l'omini illustri — Mciliocritìt o iletìct-nza iutellettuale.
Intellettualniente non mi riesce di scor-
gere tra gli israeliti e le [popolazioni italiane,
delle quali essi tanno parte, altra ditìerenza
notevole che non sia la precocità. ]V[a (pie-
sta precocità — che può anche essere una
prematurità, uno sforzo, meglio che un be-
ne — è forse un fenomeno più psicologico e
morale, e non sempre spontaneo, che non
veramente intellettuale : sono i parenti, gli
adulti, che destano l'intelligenza, eccitano
l'amor proprio, tino dall'alba della vita, nei
fanciulli semiti. O se anzi riscontro una spe-
cialità, ovvero una non-specialità, nella in-
telligenza degli israeliti , la trovo in scusso
opposto a quello che comunemente si ritie-
— 4+ —
ue come coutrasseguo dell' ingeguo ebrai-
co. <<. Gli israeliti souo calcolatori > — si
(lice — <: vedete la facilità, la prontezza con
la (jiiale maneggiano le cifre ». — Che siano
conteggiatori, non nego : lo sono per abitu-
dine, per necessità, forse più che per dispo-
sizione naturale d' ingegno; ma che abbiano
una attitudine speciale alle analisi, alle astra-
zioni dèi calcolo , che siano calcolatori nel
senso non secondano e meno proprio della
parola, mi sembra contraddetto del tatto che
è precisamente nelle scienze matematiche
che si rinviene un numero relativamente
minore di israeliti che abbiano toccato i più
alti fastigii. Ed invece nelle arti , nelle let-
tere, nelle scienze naturali ;, nelle discipline
giuridiche, sociali, politiche, presso ogni po-
polo, tra i i)arecchi che superano la medio-
crità e tra i pochi che arrivano ai gradi più
eccelsi trovate una adeguata rappresentanza
israelitica.
Adeguata , ho detto ; cioè non deiìcente ,
come da qualcuno si vorrebbe, e nemmeno
— come potrebbe , per ragioni che esporrò
in altro capitolo , parere soltanto — esube-
rante.
— 45 —
« Gli ebrei — si dici' da (iiialeniu) — « han-
no un in,<;e<in<> di second'ordinc, un ingegno
sfruttatore e non cieatorc; invano ceirlieie-
ste fra loro, per non uscire d'Italia, un Dante,
un Leonardo, un Galileo ». Siccome chi ob-
bietta ciò , non ammette certamente quello
che sarebbe in assoluta antitesi col suo as-
serto, che al contrario l'ingegno semitico si
innalzi e vigoreggi più dell' ingegno giape-
tico, o ariano, che dir si voglia , così gii si
potrà o]>porre la stessa singolarità dei casi
che ho citati e le illazioni del più semplice
calcolo delle probabilità. Senza smarrirci in
in statistiche, dovremmo accordare agii ebrei
italiani qualche centinaio di secoli perchè ne
potessimo proclamare l'inferiorità se non fos-
sero riusciti a produrre uno o due di quei
genii dei quali, nel corso di tre quarti di
millennio, una popolazione settecento o ot-
tocento volte più numerosa può a ragione
vantare, quasi come un primato in faccia al
mondo, quattro, o cinque, o sei campioni al
più. O cinque, ho detto, o sei, per lasciar
posto alla liberalità dei lettori ; ma io non
— 41) —
saprei mettere vicino ai tre ricordati nessun
altro, eccetto S. Tommaso d'Aquino, senza
temere di rendergli col confronto un lu'utto
servizio.
Lasciando dunque in disparte i genii nel
senso sublime della parola , ed astenendoci
anche da una si>ecie di classifica degli uo-
mini eminenti nelle scienze , nelle lettere,
nelle arti, per la quale sarebbe malagevole
il giustificare le induzioni e le esclusioni,
giova addurre qualche esempio che smenti-
sca la asserita inferiorità intellettuale dei
semiti.
Potrei invitarvi a dare una occhiata in-
torno a noi, qui in Italia; ma me ne guardo
perchè male mi sentirei in grado d'astenermi
da dichiarazioni e da riserve che sarebbero
audaci, o penose; dichiarazioni e riserve che,
per casi e per uomini più noti, sarà più fa-
cile , per chi vorrà e saprà, rintracciare fra
le righe di un altro capitolo. Basterà che
volgiamo lo sguardo ad un' altra nazione
nella quale la fibra della razza israelitica è
più vigorosa, in concomitanza appunto al
— 47 —
mji^gior vi<j;(»R' dell.» lilna del resto della
popolazione, ad uua nazione la cui prepon-
deranza intellettuale ha preceduto, accouii)a-
gnato e susseguito la preponderanza politica
e militare — me ne duole pei filosotì della
storia , dall' indegno scintillante e accomo-
dante , pei quali militarismo è sinonimo di
decadenza ! — perchè si presentino i nomi di
Heine, di Marx, di Mevrbeer , di Liebig ad
attestare come la ment^e degli ebrei si presti,
non meno delle menti, là dei germani, (jui
degli italiani e dei francesi , altrove degli
anglo-sassoni, alle sintesi artistiche — facen-
do, finora, eccezione per le arti plastiche —
e letterarie, alle sottigliezze della critica, alle
concezioni ricostruttrici, alle induzioni scien-
tifiche.
*
* *
Xou meno , ho detto ; e , soggiungo, upu
più. Per il non meno gli esempi — l'abbiamo
provato pur ora — soccorrono facilmente :
i nomi luminosi sono in vista , non gli
oscuri. Se nelle scuole i ragazzi ebrei sem-
brano più svegli dei cristiani forse , sia
pur anche, perchè più precoci e certamente,
— 4-N —
come ho acceuuato, perchè più stimolati per
eccitameuti iutriuseci ed estrinseci, io, non
potendo citare le statistiche degli oscuri, non
potendo direttamente dimostrare il non più,
non ho che da rivolgermi ai ricordi ed alla
esperienza quotidiana dei lettori : essi saranno
in grado di tarmi fede che la mediocrità, ed
anche la deficienza intellettuale abbonda fra
gii israeliti come fra i cristiani. Chi infatti,
avendo avuto rapporti cou parecchi ebrei,
non ha trovato anche fra loro un buon nu-
mero di persone , il ragionare cou le quali
era lo stesso, per usare una immagine vol-
gare, che pestare l'acqua in un mortaio ?
È questo uno dei molti argomenti nei
quali mancano i dati positivi per persuadere
gii altri, o per essere dissuasi dalla propria
opinione. Io non potrei che pregare quei
lettori che mi volessero dar torto a sdop-
piare mentalmente i soggetti presi in esame
ed a formarsi, se riescono, un concetto della
lo'ro intelligenza indipendentemente dalle al-
tre qualità psicologiche e morali per le quali
è probabile che, in un israelita, dieci di in-
telligenza valga per quindici e sia stimato,
che so io ? dodici od anche venti; mentre in
— w —
mi cristiano dieci con-e riscliio di essere sti-
mato iM'i' otto e (li \al<'ie, in pid(l<>tt(> utile,
soltanto cinque.
(Queste i[)otesi mi giova credere clie sod-
disfino il lettore come la precisazione di un
concetto esistente in contuso nella sua mente.
Io non ho la pretesa di darne la dimostra-
zione ; ma mi pare che (juanto andrò espo-
nendo più avanti possa servire di conferma,
di riprova indiretta; e ciò, dopo tutto , può
essere una torma sufficiente <li dimostrazio-
ne quando riesca a salvarsi dal i>ericolo
di non rappresentare che un circolo \ izioso.
Coraggio personale e coraggio civile
Viltà f vÌ!iliacclifi-i:i — Lt- «liif specie di e(>rajj.!ii»i — l'aura «li
aver paura — N'aiiirà.
Dopo un duello, un «iiornalista ehreo che
si era battuto l>ene, diceva da uom<> di spi-
rito : «sì, io aveva [>aura e non mi vei'iiOii'no
« a dirlo; me ne taccio anzi un vanto. Bella
« forza stare al i)osto (piando si ha < orag-
« gio ! il merito è di l>attersi hene quando
« si ha paura ».
E. RiGHiNi. — Aìitiseuiitisìtio e semitismo. 4
— 50 —
Riporto quest'aneddoto, perchè mi sembra
caratteristico a pro^josito dell' addebito, che
si fa comuuemeutc agli israeliti, d' essere
vili.
Vili, o vigliacchi? — La parola vigliacco è
troppo odiosa perchè io mi permetta d'ado-
perarla alla leggiera; e poi il termine di con-
fronto per definire una azione, od una ina-
zione , come una viltà o come una vigliac-
cheria, può essere variabile secondo i senti-
menti, i criterii ed i pregiudizii particolari,
e, ijiù, secondo i generali. Novanta su cento
francesi metto pegno che direbbero vigliacco
un atto che novanta su cento tedeschi si pe-
riterebbero a chiamare soltanto vile, mentre
dieci soli tedeschi su cento definirebbero per
vile una azione che dieci soli francesi su cento
griderebbero vigliacca. -^ E se i ({uesiti fos-
sero proposti ad italiani, cioè a me ed a voi,
lettori.... ?
I quesiti? quali?
Quelli sui quali, i^arlando di francesi e di
tedeschi, ci siamo capiti per aria, senza aver
detto nulla di concreto.
Per risolvere intanto la questione inciden-
tale , io confesso che temo che i cento ita-
— 51 —
liuiii iiìtcìTogjiti sarebbero più iuipaeciati Ji
rispondere dei cento francesi e dei cento te-
desclii. — La risposta mia i)otrà parere eva-
siva; ma, siccome non la riteu«fO dei tntto
insufficiente, tiro dritto.
«
* *
La viltà e, peggio, la vigliaccheria, sono
mancanze di coraggio. Ma due sono le qua-
lità di coraggio alle quali si può venir me-
no, alfatto diverse l'una dall'altra. Vi è il co-
raggio personale, e vi è il coraggio civile, o
morale. L'una e 1' altra però bisogna consi-
derarle entro e al di là di certi limiti.
Al di sotto di uno di questi limiti si ha
una mancanza o una tale scarsità di corag-
gio, sia poi personale, o civile, che sarebbe
poco il parlare di viltà. Chi di consueto * o
anche solo negli atti più importanti della
vita, non si facesse un dovere di superare
quel limite, dovrebbe essere giudicato, tino a
riparazione, un uomo finito : ridicolo, o spre-
gevole. In un modo, o nell'altro, io lo direi
nn uomo squalificato; dolente solo che siano
troi)po frequenti i casi nei quali, senza ade-
— 52 —
guata riparazioue, quell'oblio che non ahbella
la ^'ita eluda la squalifica.
Al (li là del limite superiore si ha l'eroi-
smo; l'eroismo del coraggio personale, e l'e-
roismo del coraggio civile o morale. Ciascu-
no è in grado di richiamare alla memoria
esempi di eroismo, specialmente rispetto al
coraggio personale. — Come nel coraggio per-
sonale, così nel civile, vi è l'eroismo che io
direi di primo , e quello di secondo grado ;
questo giuoca uno contro cento , od anche
uno contro mille; l'altro contro tutto accetta
zero per i)osta. Gli atti , pur sempre nobi-
lissimi, ma più comuni, di coraggio civile, o
morale, sono quelli pei ([uali altri si espone
al pericolo di sacrificare la popolarità, le sim-
])atie, le lusinghe dell'amor ]>roprio, i lucri ed.
i vantaggi; gli atti più sublimi sono quelli pei
quali l'uomo ha il coraggio del proprio suici-
dio morale: (piesta è proprio l'apoteosi del
coraggio morale. La calma di Napoleone il
quale, nell' affermare, tra il fischio delle palle,
che (piella che dovea ucciderlo non era an
Cora stata fusa, non può non intuire l'efficacia
delle sue j»arole sui compagni d'arme, è un
esem[)io di eroismo personale; ma e un e-
— 53 —
roisiiio «li second'ordiiie rispetto a (jiiello di
Pietro Micca che è assolutamente certo di
sacrificare la vita alla salvezza della citta-
della di Torino. — Emilio Z(>la,la cui fama let-
teraiia è già al sicuro , e che facendosi pa-
ladino della revisione del processo Dreyfus
non può si)erare alcun vanta, ugio e corre in-
vece tutti i rischi , non quelli soltanto per
la incolumità personale, ma anche dell'odio
della nazione alla quale appartiene e la cui
illustrazione è il vanto dei suoi scritti; e che
rinunzia agli agi, alla sicurezza, alla popò
larità , per la convinzione che occorra ripa-
rare ad un <lelitt;) la cui infamia gli sembra
dover essere macchia indelebile per la Fran-
cia, presenta un esempio di eroismo reso più
aft'ascinante dall' onestà , dalla vigoria , dal-
l'ingegno, dalla gloria dello scrittore. L'esem-
pio è jnirabile; ma si può andare ancora più
in alto. Benedek non giuoca moltissimo, o,
se volete, anc'ìe tutto, come Zola, su una
carta : ha il coraggio del suicidio morale. Il
vinto di Sadowa avrebbe potuto giustilìcarsi
e far ricadere su altri l'onta della sconfitta.
Per un vecchio generale al quale la sorte
dell'armi non avea arriso sette anni prima
— r)4 —
sui campi di ^iOinbardia; per un iijare>iCÌallo
dell' impero , ciò sarebbe stato ben i)in im-
Ijortante che salvare la pelle. Avrebbe po-
tuto lasciare memorie per le quali fosse stata
sicura la rivendicazione della sua fama dopo
la sua morte, facendo, al tìnire della vita, o
venti, o cinquanta anni dopo, si)irare quello
spirito di disciplina al (piale oltre tomba nes-
suno può essere tenuto : per un uomo d' o-
nore meno eroico ciò sarebbe stato il supre-
mo conforto della esistenza. F., invece, non la
sua volontà, ma solo il caso ha voluto che
il nome di Benedek abbia potuto essere re-
dento dalla vergogna, o dal torto di Sadowa.
Egli pensava che, da vivo e da morto , nel
tempo e nella eternità, fosse suo dovere sa-
criticare tutto, assolutamente tutto, alle sorti
del Governo austriaco e della dinastia degli
Absburgo. Il governo e la dinastia non sa-
pevano di quale sacrifizio gli fossero debi-
tori ! — L' eroismo personale di Buonaparte
non può reggere al paragone di quello di
3Iicca; l'eroismo civile e morale di Zola im-
pallidisce al confronto di quello di Benedek:
l'eroismo del silenzio vince ancora una volta
quello della parola.
Ma in mezzo ai due limili, al di sojn'a,
cioè, del disprezzo e del ridieolo e al di sotto
dell'eroismo, io penso che il coraggio perso-
nale debba ritenersi una virtù facoltativa, il
coragiHio civile, o morale, una virtù obbligar
toria; obbligatoria ris])etto, specialmente, alla
società, se trattisi di coraggio civile; rispetto
più particolarmente , alla propria coscienza;
se si tratti di coraggio morale.
Eppure (piante colpe contro (piesta virtù !
Il prof. Roncati della Università di Bologna,
in una prolusione che potè essere citata ap-
punto come raro esempio di coraggio civile,
ricordava l' impressione penosa provata un
giorno a riguardo di un nomo il cui coraggio
personale avea toccato l'eroismo, e P onestà
era esemplare: eppure ! — Benedetto Cairoli
era alla stazione di Pavia e vi era anche Ron-
cati. Roncati vede un Tizio, conosciuto per
pessimo soggetto, ma che esercitava un certo
ascendente sui bassi strati sociali , e avea
perciò una certa importanza nella vita poli-
tica ed elettorale della città , avvicinarsi a
Cairoli, salutarlo e stendergli la mano; e Cai-
roli, l'eroe senza macchia, l'ex-ministro del
Re non solo rispondere al saluto — poco ma-
— 56 —
le! — ma contraccambiare la stretta di mano
con amichevole espansione. Siccome Oairoli
non potea non sapere che ))el mobile fosse
quel tale, così tiratene voi le conseguenze
che ne ha tirate il prof. Eoncati. E poi rijjen-
sate ai molti casi simili dei ([uali vi sarà ac-
caduto di essere testimcmii; o, meglio, fate
un esame di coscienza. Fortuna che nelle
virtù concrete non si può pretendere che una
frazione delle virtù teoriche, o fortuna, se
preferite, che le virtù vanno applicate, con
un certo discernimento, cum (frano sall.s ! —
diversamente, in questi tempi di pretesa so-
vranità popolare — sovranità politica, e, per
le teste vuote , anche morale — dovremmo
confessare d' essere tutti un branco di vi-
gliacchi.
Non è però il caso di dire che solo chi è
senza colpa può scagliare la prima pietra.
Vi sono mancanze così enormi, e che pure
riuscirebbero a passare inavvertite , per le
quali è diritto e dovere di segnalarle anche
a coloro che uon abbiano F anima netta da
ogni peccato veniale.
* *
J-i' orno^lio può esserle una coliia: è però
sempre mi juvsidio del coraginio civile' e mo-
rale ; la vanità invece è un dissolvente di
quel corag^"io che è una delle tbndjinientali
virtù sociali : sociali e politiche.
Poco importa di indagare se per lo più gii
ebrei manchino, o no, di coraggio personale,
quando si trovi in essi un surrogato — una
Degazione della negazione — che abbia una
efficacia equivalente e più sicura.
Si dice che il suicidio sia una viltà; spesso
è una vigliaccheria più che una viltà ; più
spesso ancora, una cattiva azione a base di
egoismo : ma ad ogni modo pel suicidio oc-
corre una dose , e uon piccola , di coraggio
personale. Sarà un coraggio patologico, ma
sarà sempre un coraggio. Nelle statistiche
dei suicidii, gii israeliti hanno in Italia , se
non in altre nazioni , una i)ercentuale più
alta di quella delle poi)olazioni con le quali
convivono. Adduco (piesta suprema contin-
genza, questa terribile crisi della vita, per
porre in dubbio la mancanza di coraggio
personale della (piale si fa carico agii ebrei;
e vengo al surrogato , alla negazione della
negazione.
— 58 —
« Bella forza stare al posto qiiaudo si ha
« coraggio ! il merito è di battersi beue quando
«si ha paura!» — diceva quel giornalista
israelita. Io non so, ripeto, se gli ebrei, ab-
biano, nel maggior loro numero, ])<)Co o molto
coraggio personale: se non hanno coraggio,
hanno certamente una gran paura d' aver
paura. È questo il surrogato , la negazione
della negazione , che rende inutile il soffer-
marsi ad indagare se sia vero, o no, quello
che il popolino afferma, vale a dire che gli
israeliti manchino di coraggio personale.
*
* *
Ma questo surrogato ha le sue radici in
un sentimento più generale e che costituisce
uno dei lati deboli del carattere, e, nelle sue
conseguenze, della rispettibilità degli ebrei;
in uno di quei sentimenti che rappresentano,
rapporto alle altre loro qualità fondamentali,
un esempio di quelle incoerenze delle quali
ho fatto cenno in uno dei primi capitoli: nella
vanità. Questa vanità , accoppiata ad una
mirabile forza di volontà — una all'incontro,
delle doti tijìiche degli israeliti — generando
— yj —
la paura d'aver i)anra . snj)|»lisce alla defi-
cienza, vera o su})iM)Sta, di eoiaf^iiio perso-
nale : ma questa vanità, individuale e collet-
tiva| — collettiva, per solito di riverlKMo — è,
riaifernio, uno dei vermi roditori del carat-
tere degli israeliti. (j)uesta vanità , insieme
con le i)reoccui)a/,ioni di una solidarietà — per
le (|uali bisogna riconoscere agli ebrei, non
dirò una assoluta giustificazione, ma molte
e serie attenuanti — si frappone spesso tra le
loro azioni e la loro coscienza , cementa i
vincoli del semitismo sociale e politico — of-
fi-endo così un buon pretesto all'antisemiti-
smo — ed ottunde il seutimeuto del coraggio
civile e morale. Ricordiamo che gli israeliti
rappresentano una collettività non tempora-
nea ed accidentale , ma permanente e ne-
cessaria.
Caratteri p.sicologici
Oscillazioni del pendiiln — Calcolo del toruaconto — Calcolo ed
esaltazione — Dalla ditfereuziazione all' a^•versione — Fa-
sto e grettezza — Coltura nei due sessi — Energia e sue
applicazioni e conseguenze.
Vanità e serietà; fasto e grettezza; gene-
rosità ed esosità; esaltazione e calcolo — ecco
— (io -
alcune coppie di concetti op])Osti i)er le (luali
gli israeliti maggiormente si differenziano
dalle i)opolazioni con essi coviventi : ecco al-
cune coppie alle quali altri osservatori altre
potranno aggiungerne. Si tratta di contrad-
dizioni che — dirò ancora una volta — difficil-
mente si riesce a spiegare , ma più diffìcil-
mente si potranno negare , in maggiore o
minor grado, negli uomini e nelle collettività
di uomini. Il pendolo dei sentimenti e delle
azioni oscilla tra quei termini : negli ebrei
le oscillazioni sono più potenti , P arco sale
di più dall'una, o dall'altra parte, oda tutte
due. Perchè? — Diciamolo fino da ora; per-
chè la macchina è più vigorosa e le molle
sono più tese.
Guardate infatti una popolazione compo-
sta di individui nei quali le oscillazioni del
pendolo fra sentimenti opposti e simultanei
è notevolissima, senza però che il carattere
complessivamente risultante abbia troppe ras-
somiglianze con quello degli ebrei, la popola-
zione degli Stati Uniti dell'America del nord:
anche là, vanità e serietà, fasto e grettezza,
esaltazione e calcolo, nella loro intensità, sono
rivelazione di una fibra nervosa e robusta.
— tìl -
Ma — Itadate bene — le singole macelline
iinininiono seinpre un movimento dissime-
trico, e spesso poi affatto ii'i*e<>o]ai'e : esistono
le forze interne ed esterne, moderatrici e per-
turbatrici, i)er le (piali l'arco «lescritto dal
l»endolo da una parte non è mai uguale a
(]uello tracciato dalla parte opposta, ne co-
stanti, o regolari, sono le divergenze dalla
verticale : diversamente, detto clic le oscilla-
zioni sono maggiori, sarebbe detto tutto.
Intendiamoci, i)erò, sul valore dei termini.
Parlando di calcolo, do alla parola il sigui-
licato dell'uso comune, quello più volgare di
calcolo del tornaconto e di valutazione ra-
pida e c^>iitinua delle circostanze che su
(piella influiscono direttamente od indiretta-
mente : un calcolo che soveuti nella vita è
l'antitesi, la negazione, del calcolo uel signi-
ficato nuitematico della parola. — Il profes-
sore d' aualisi infinitesimale vi ragiona con
la maggiore lucidità per un paio d'ore sulle
formule piìi astruse: la sua governante non si
raccapezza in una divisione tra numeri di ]>iù
— 62 —
di due cifre. All'incontro, il primo sarebbe
capace di spendere cento, avendo voluto ana-
lizzare tutti i coefficienti, i rapporti ed i va-
lori unitarii di una gestione domestica, nella
quale la seconda, spendendo cinquanta, sa-
rebbe riuscita , tutto calcolato , a mettersi
venticin(]ue da parte iter itroprio conto. Sono
due calcolatori che stanno alla specie filolo-
gicamente comune presso a poco come la
balena e, che so io ì il cavallo stanno alla
stessa classe dei mammiferi.
*
* *
Un mio amico, fornito di uno speciale spi-
rito critico ed osservatore,mi diceva che nelle
ragazze Israelite del mezzo ceto si Im gene-
ralmente una esaltazione nervosa intellettuale
e sessuale, alla quale fa da sottofondo una
predisposizione ed una preoccupazione cal-
colatrice: sono simultaneamente esaltatate e
calcolatrici.
È giusta l'osservazione ?
Mi pare davvero di sì; ma a prova non potrei
citare che la semplice opinione altrui e la mia,
la mia: dopo quanto ho confessato più addie-
— «3 —
ti'o, può iiu'i'itare scarso ciedito. Statistiche ed
istrnmeiiti percoiitrollailaiouon saprei trovar-
ne, sempre che non mi acconciassi a ricorrere
ad una di ([uelle così dette collezioni di docu-
menti umani che formano, non t'osse che per
insuttìcienza, una delle più belle mistitìcazioni
ad uso e consumo di certe scienze di conven-
zione. Quelli però tra' miei conoscenti che
hanno avuto più tacile occassione di adden-
trarsi nelle famiglie Israelite — alcuni me-
dici per esempio — me ne confermano 1' e-
sattezza.
11 sesso ;, P età;, la condizione sociale per-
mettono di credere che in quelle ragazze si
possa ricercare più genuino e n<m meno raf-
finato il carattere etnico degli ebrei; quel ca-
rattere che verrà trasmesso nelle famiglie e
che, portato in ambienti diversi, si rivelerà
nelle varie sue forme e si diramerà nelle ine-
vitabili contraddizioni.
Vanità e serietà , fasto e grettezza, gene-
rosità ed esosità, e tutte le altre coppie , e
tutti gli altri fasci di sentimenti opposti che
troverete certamente anche nei cristiani, ma
che negli israeliti si riscontrano più potenti
e più appariscenti, sono conseguenza dell'ac-
— 04 —
coppiamento di quella esaltazione e di (piello
spirito di calcolo che però, pur trasfoniiaiìdosi
parzialiiieute in derivazioni collaterali , mai
o (piasi mai cessano di sussistere e di i)re-
sentarsi anche nella loro natura essenziale,
sotto la loro flsonomia primitiva.
Nei termini e nelle risultanze di (piell'ac-
coi)piamento v'è del bene, v'è del male e del
neutro.
Del tuìitro f
Precisamente, del neutro^ cioè né l'una cosa,
né l'altra, uè bene, né male; e non dell' «>i-
noGuo come, in relazione alle conseguenze ne-
cessarie del bene, o del male, mi sarebbe ve-
nuto spontaneo alla penna.
Quello infatti che non è né bene, né male
— e che perciò ni prossimo non dovrebbe
fare né caldo, né freddo — ma die è specinle
ad una razza, costituisce una ditterenzione e
difficihnente può restare innocuo. Ciò che sto
scrivendo adesso si rii)orta e si colleiia di-
rettamente a ciò che lio accennato i)iù so]>ra
sott'eriiiaiidomi , allora, ai caratteri esterni.
- 65 —
Xelh' abitudini e nelle niultifornii manife-
stazioni dei pensieri e dei sentimenti un <fi(id
comune ad una razza viene avvertito non
meno e viene notato con ma<>gior insist^inza
di un quid di speciale nei lineamenti e nelle
movenze. Dalla dittereuziazione alla avversio-
ne lo sdrucciolo è tacile, specialmente quando
si corra rischio di fre(jueìiti spinte, o si sia
soggetti ad una i>ressione i)ermaneute.
Io non so, egregio lettore, ([uali sieno le
vostre privata costumauze: ignoro se viviate
in un lusso un po' esagerato i)er la vostra
condizioue, o in umi modestia eccessiva. Deb-
bo anzi supporre, per la naturale [preventiva
benevolenza di scrittore verso un eventuale
lett-ore , che probabilmente vi asterrete dal-
l'uno e dall' altra. Posso poi credere che la
niaggiorauza — sempre, beu inteso, relativa —
dei lettori non provi ne gii imbarazzi della
esuberante ricchezza, uè le strettoie dell' in-
dingenza : i poveri spendono meglio le poche
lii-e che comprando libri, e non hanno torto:
i ricchi, dato anche che adempiano a quella
E. KiGHiNi. — Antiseiititìsmo e semitisnio. 5
- 66 —
che nel concetto degli autori dovrebbe es-
sere una loro funzione sociale, di comprarli,
dilficilniente li leggono: la scritta uso esterno
sul frontespizio di essi, si troverebbe a posto
come sulle bottiglie dei farmacisti.
Ebbene, se entrate nella abitazione di un
israelita la cui posizione economica e sociale
sia presso a poco Uguale alla vostra, voi tro-
vate una casa atfatto diversa dalla vostra:
« che lusso ! » — direte ; oppure : « come fa
della gente che ha un po' di ben di Dio a
vivere in questo tugurio ? »
Quella agiatezza borghese che i)er la so-
stanza trascura magari 1' apparenza , che è
aliena da una parvenza di lusso che stoni
con l'abituale regime di vita, ma alla quale
insieme ripugna ogni specie di sordidezza,
difficilmente si rinviene nelle case degli ebrei.
Si direbbe che nei semiti si ridesti una con-
fusa aspirazione al fasto di quell'oriente che
fu culla della loro schiatta , o permanga la
tradizione del ghetto. Altri vorrà soggiun-
gere che l'interesse lotta con la vanità, senza
che nel conflitto la parte momentaneamente
viucitrice riesca ad occultare la i)ertinace vi-
goria della vinta : il conflitto facilmente tra-
— (i7 —
spare <lal l)is(>;i^ii<) prepotente <li non disgiun-
gere (la»U oggetti il loro costo; la lingua
batte (love il dente duole.
*
Le donne Israelite sono, proporzionalmente,
più colte degli uomini; la loro istruzione poi,
a parità di coudizione sociale, si lascia addie-
tro dì gran lunga quella delle donne cristia-
ne: difficilmente trovate in una signora ebrea
quella si)aventosa fatuità, quella miserevole
futilità di pensiero, per le quali le anime di
non poche signore cristiane male rispondono
alle lusinghiere iirevenzioni che l'avvenenza
e le grazie della persona poteano aver de-
stato a loro riguardo.
Tra gli uomini invece si hanno i dotti in
piccolo numero , come del resto i)roporzio-
nalnieute tra' cristiani; e non molti, e sem-
pre ritengo circa in uguale propozione, co-
loro la cui istruzione in uuo o più rami dello
scibile eccede un dilettantismo da orecchianti.
La generalità non corre troppo avanti. Par-
late con loro d'arti, di lettere, di storia, di
scienze entro (piei limiti che determinano la
— 68 —
COSÌ detta comune coltura , e vedrete come
questa sia superficiale e deflceute : in com-
plesso, per quanto mi è accaduto di consta-
tare, io la direi piuttosto inferiore che uguale
a quella dei cristiani. È vero però che negli
ultimi t^mpi presso di loro lo sport intellet-
tuale va acquistando un favore simile a quello
del quale largheggiano per lo sport fisico.
Immersi negli accorgimenti sottili ma ,
come si suol dire, prosaici che formano il
tessuto degli affari ai quali dedicano una
incomparabile operosità, e poco forniti di
quella coltura che ingentilisce la vita , ma
non ha rapporti che remoti e discutibili col
tornaconto immediato, parrebbe pertanto che
gli ebrei dovessero essere refi'attarii, se non
a qualche forma di idealità, almeno a quella
che con una sola fi'ase io direi la poesia della
concezione della vita nelle varie sue mani-
festazioni.
La realtà, al contrario, è dalla part^e dia-
metralmente opposta. kSe parlate di uno scon-
to, di una partita di granaglie, di una ope-
razione di riporto, di un contratto in genere,
il contraente israelita vi farà, tutt'al più prò
forma, qualcuna di quelle dichiarazioni con-
— 69 —
venzionali alle quali è sottinteso che negli
attari non si dà inipovtaiiza di sorta; ma, in
sostanza, resterà terra terra nel caniix) della
praticità. ^la se con la stessa persona vi in-
contra di discoiTere di altra cosa che non
sia un aftare, allora l'uomo non è più quello:
siete quasi certi di scoprire un idealista e
spesso uu sentimentale. Può darsi anche,
ma raramente e quasi sempre poi parzial-
mente , che troviate un esaltato. L'esalta-
mento proprio della stirpe c'è, ma si è tra-
sformato : la crisalide è diventata farfalla.
Avrà concetti confusi , avrà una desolante
povertà di cognizioni: che fa ciò f Per <jue-
sta confusione , per (luesta povertà , gigan-
teggerà, nella indeterminatezza, nello smar-
rimento dei contini, l'oggetto al quale è ri-
volta la sua mente ; l'ideale si sarà subli-
mato. Parli di politica, o di storia, o d'arte,
o di religione, o di scienza , alla sua frase
non mancherà mai un ritlesso di poesia, sia
pure bislacca, al suo pensiero un bagliore
di entusiasmo.
E in questi casi la vanità si attenua , se
non si dissipa del tutto. Troverete molti israe-
liti che, all'occasione, ci terranno a far poni-
— 70 —
pa di (luello che sanno ; e ciò non supera
troppo (piel tanto di vanità che si vonà qua.si
dire necessaria : sapere è utile e decoroso;
ma utile e decoroso può anche essere che il
vostro sapere sia noto. Difficilmente ne trove-
rete che ostentino di sapere ciò che ignorano.
Non mancherà chi vorrà attribuire il fatto
ad una spontanea osservanza di quel pre-
cetto che insegna che il miglior modo per
occultare i confini del proprio sapere è di
non oltrepassarli : ma si potrà forse dire in-
A^ece elle temano dioft'uscare con l'impostui'a
quella che è luce di dottrina e di idealità.
Xell'età, nel sesso, nella condizione sociale
che si poteva presumere fornissero gli ele-
menti — stavo per dire gli ingredienti — della
stirpe, se non assolutamente immuni da con-
tatti esterni , certamente al maggior grado
di concentrazione, ho ricercato, fra le incoe-
renze generali e jiarticolari , quelle tipiche
dei nostri israeliti.
Xella vita materiale quotidiana , e nelle
piccole e svariate ma continue manifesta-
— 71 —
zioiii del jxMisiei'o e del sciitinieiito, lio tro-
vato, non (lue fasiche i»otessero sembrare
accidentali, ina due esenipi licnerali clic ri-
couferinnssero, ott'rendo ovvia raiiione delle
trast'orniazioni , il concetto esjìosto intorno
al carattere degli ebrei.
Non so se un' altra qualità fondamentale
derivi d«all' accoppiamento della esaltazione
con lo spirito di calcolo ; non so e non mi
importa di sapere. Dopo avere constata la
fatalità delle incoerenze — incoerenze non,
ripeto , intrinseche ; ma rispetto alle nostre
cognizioni e, sopra tutto, alla insufficienza
della nostra mente a i»enetrare l'essenza delle
cose — darei alla mia volta esempio di una
incoerenza puerile se mi preoccupassi troppo
di costringere in un sistema le osservazioni
che raccolgo, i fatti che espongo.
Questa qualità è 1' energia , con tutte le
sue diverse manifestazioni: operosità, costan-
za, pazienza, x>ertinacia, reazione agii insuc"
cessi ed agli scoraggiamenti.
Xon dirò già che questa energia si espli-
chi di continuo in forma encomiabile e non
molesta al pubblico circostante e concorrente:
una qualità , per quanto bella e buona , ha
— 72 —
sem])re la tendenza a degenerare nei vizii
ad essa correlativi. Certo, la discrezione, la
correttezza, la dignità, qualche volta possono
pigliarci di mezzo : che importa f
Importa, e non poco : ma importa, in sen-
so sfavorevole, assai meno di quanto non
importi, in senso favorevole, l'esistenza e lo
svolgimento di quella energia la cui man-
canza — reale e non apparente — è negli ebrei
una eccezione così rara da dar ragione al
balordo giuoco di parole circolante col pas-
saporto di proverbio , che le eccezioni con-
fermino la regola.
Per le loro doti e pei loro difetti io credo
che, un po' più su in un senso, un po' giù
in un altro, gli ebrei presso a poco si tro-
vino al livello delle popolazioni coabitanti :
ma ])er quella energia che vivifica tutte le
loro doti ed otfre etìicace compenso ai loro
difetti — ed a proposito dalle une e degli
altri intendo riferirmi e a quanto ho detto
e a quanto dirò — non ho nessuna difficoltà
a dichiarare, (juasi come riassunto di ciò che
ho esposto finora e come punto di partenza
per ciò che mi resta da esi>orre, che gli el)rei
in complesso non solo, come si vorrebbe dire,
- 73 —
sanno tarsi valere , ma effetti vaniente val-
gono i>iù delle i)oi)olazioni italiane con le
qnali convivono.
Onde una ragione dell'antisemitismo : non
la sola certamente , ma — forse ! — la prin-
cipale.
Commercio
Economia politica e sociolojiia — Commercio, inonopolii, sin-
dacati — Commercianti ed eìirei.
Che il commercio sia l'anima delle nazioni
sentirete aflfermare mille volte. Ma sentirete
dire pnre sovente che, mentre l'operaio, l'a-
gricoltore, l'industrale, il professionista lavo-
rano e producono, l'ebreo invece non produce;
specula e sfrutta.
In altri termini si fa carico alle persone
degli ebrei, in quanto sono per la maggior
parte i più abili commercianti, intermedia-
rii ecc, di quelle accuse che le più elemen-
tari nozioni di economia politica dovrebbero
avere completamenre sfatate, contro i gua-
dagni veri o supposti dei commercianti in ge-
nere e specialmente di quelli fra loro, i ban-
— li —
eliieii, che col niovinieiito di denaro se<inoiio
e moderano le oscillazioni della produzione,
delle domande, delle offerte, dei mercati.
È vero però che la economia politica è in
ribasso : la sociologia, cresciuta sulle sue gi-
nocchia, la tratta ormai da vecchia rimmin-
chionita e tenta di detronizzarla del tutto.
La sociologia è complessa, duttile, indefinita.
Prende un jk)' dalle dottrine economiche e
finanziarie; ])oi un altro po' dalla storia, un
altro po' dalla biologia, dalla fisiologia, dalla,
antropologia, da ciò insomma che le può far
giuoco : mescola il tutto dosandolo secondo
l'intuito del cuoco.... pardon! dello scienziato;
lo condisce secondo i gusti del pubblico, lo
scodella in porzioni adatte all'appetito degli
avventori. Fino a trenta, o quarant'anni fa,
gii economisti non erano ameni rifriggendo
quelle teorie economiche che, generalmente
vere, aveano il torto di essere sempre le stesse
e di diventare perciò maledettamente mono-
tone e noiose : non riuscivano a stuzzicare
il palato dei lettori. Oggi, al contrario, i so-
ciologi sanno toccare i tasti più sensibili,
accarezzare i pregiudizi più reconditi, accen-
dere un moccolo al diavolo e un altro a
— <;) —
S. Antonio: il ^naio è clie le note ])in co-
muni agli scritti (li sociologia che ]>nllulano
ogni giorno sotto vai'ii titoli nei libri, nelle
riviste e nei giornali , sono la incongruenza,
la stravaganza e un convenzionalismo del
quale la novità non corregge la natura (1).
Se capito in una vecchia biblioteca e at-
traverso le reti metalliche degli scattali volgo
un'occhiata compassionevole alle tìle di vo-
lumi che hanno trattato i)er es. di astrologia,
di alchimia ecc., io penso melanconicamente
che probabilmente i posteri daranno una oc-
chiata egualmente espresvsiva a quei volumi
di così dette scienze sociali, che sembrano for-
mare la great attraction della coltura moderna:
e notate [lerò, mi alti-etto a confessare, che.
(1) Forse però tutti i torti della Sociologia si ridu-
cono ad uno solo, del quale, per di più, essa non ha
colpa: alla faciltà con la quale può essere sofisticata.
Difatti la mia ironia non attacca la sociologia come
concezione scientifica. Ne rispetto i cultori e ne guardo
con animiiazione i maestri: prima di tutti quell'Au-
gusto Comte, dal cui pensiero deriva tanta parte del
pensiero al qiuile si informa , o pare die si informi,
il mondo moderno Più dunque che della sociologia
in sé stessa io parlo di tutto quello che riesce a pas-
sare per sociologia.
— 7(3 — ■
tìglio del mio tempo, accade sovente anche
a me di interessarmi di qnegli scritti sul cui
effettivo valore intrinseco non posso repri-
mere nell'animo i dubbii più crudeli !
Giacche sono uscito di strada — ho pro-
messo di astenermi dall'erudizione; non mi
sono inibito qualche breve divagazione —
permettetemi di ritornarvi per un viottolo
obliquo che può mettere in comunicazione
1' argomento nel quale mi trovo con quello
dal quale ho preso le mosse.
Una certa categoria di sociologi è proclive
ad evitare i malumori coi quali alcune sue
teorie turberebbero le simpatie innate che la
avvincono a qualcuna delle classi che eser-
citano le varie forme di commercio. Il rime-
dio è suggerito dai dettami della vecchia
scuola salernitana: similia similibus ! Si sta-
biliscono distinzioni fra la ricchezza mobile
e la ricchezza immobile , fra il possesso di
titoli e la proprietà fondiaria, e si cerca di
far cadere su questa le maggiori odiosità
per stornarle da quello. Predichiamo la so-
cializzazione della roba altrui e.... prendiamo
fiato; in (luanto alla nostra, ci penseremo con
più comodo: non bisogna aver fretta, diamine!
Se vogliamo diinque difendere commercio
e commercianti e, nel caso nostro, gli ebrei,
dalle insidie e dalle invettive di pregiudizii
che si possono dire vieti per quante appa-
renze di modernità rivestano, e si debbono
chiamare \olgari anche se ripetuti da i)er-
soue che, in altre materie, palesano coltura^
sentimenti e pensieri elevati, non facciamo
troppo calcolo sull'appoggio mal fido e male
afferrabile delle discipline sociologiche: pren-
diamo a braccio (jnella massaia semplice, one-
sta, bonaria, che è l'economia politica e ascol-
tiamo che cosa ci dice.
Essa ci dice — cito, o riassumo, nella pri-
ma parte di qnesto paragrafo Paolo Leroy-
Beaulieu (1) — che i commercianti possono
(1) Da non confondere col fratello Anatolio , Y au-
tore AqW Israel ches les Xations, che ho citato più ad-
dietro e che direi un'opera veramente geniale, se non
cercassi d" evitare 1* uso di un aggettivo diveniitomi
uggioso per il significato al quale ormai troppo spesso
si presta. Che cosa, per es. leggete sotto la frase una
teoria yeniale ? Questo, non di rado: una teoria da ac-
cettare in quanto è speciosa e fa comodo, con un vago
e non confessato sospetto che sia prudente non sot-
toporla ad una disamina troppo rigorosa.
— 78 —
essere considerati come i direttovi e gli orga-
nizzatori della produzione di tutto il mondo.
Fauno un doppio lavoro: uu lavoro di com-
biuazioue delle capacità, delle risorse , dei
bisogni dei dilferenti paesi; ed un lavoro di
ripartizione, tra (luei paesi, dei diversi pro-
dotti in modo che si verifichi con la mag-
giore rapidità in ogni paese l'equilil)rio tra
la domanda e l'offerta delle varie merci. A
questo compito immenso, delicato, indispen-
sabile cooperano anche i commerciaDti al
minuto. I quali poi, se hanno parte minore nei
pericoli della s])ecul azione — speculazione nel
doppio significato della parola: d'osservazione
e d'azione — immedesimano nella merce un
certo lavoro materiale : di conservazione pri-
ma; il conservare in qualche modo equivale
al produrre; poi di riparto, di confezionamen-
to ecc. e via via di risparmio, di l)righe al
consumatore, di prevenzione delle sue abi-
tudini ecc.
Le moltiplicazioni degli scambi hanno fatto
sorgere ab antiquo e resa sempre più necessa-
ria nna categoria di occupazioni, quella che
abbraccia le professioni commerciali. Alcune
persone specializzano le loro attitudini rispet-
— 7U —
to al comniercio e, invece di lìiodiirre ;;li og-
getti elle sono utili all'uomo e da lui deside-
rati, si danno eura dei hiso<>ni del iniUhlico,
si sforzano di ])resentii'li, riuniseono, o ten-
gono sotto mano <|uanto può oeeorrere ai
consumatori. Questi ultimi non li:inno d'uopo
di tempo, di pensieri, di incertezze per met-
tersi d'accordo coi singoli produttori; sanno
dove rivolgersi.
E sanno anche — o (lovrebl)ero sa])ere — che
essi sono i padroni continui della situazione^
perchè l'anima del commercio è la concor-
renza : la concorrenza spinge ciascun com-
merciante a salire un gradino più alto degli
altri suoi colleghi, ad affinarsi, per procu-
rarsi o mantenersi la clientela diretta, o in-
diretta, col miglior buon mercato, o col met-
tere, a pari prezzo, una migliore qualità a
disposizione degli avventori.
Ma i monopolii ? i sindacati ?
L'obbiezione viene troppo spontanea per-
chè non corra l'obbligo di una risposta pron-
ta, per quanto sommaria.
Intanto, guardiamoci dalla confusione che
si fa tra le due cose. Il monopolio dipende,
o da un fatto naturale che cessa d'esser tale,
- 80 —
cioè monopolio, solo quando si riesce ad e-
hideriie l'efficacia; o da un atto buono, o cat-
tivo, d'imperio, d'autorità, di governo, di po-
litica. Il commercio non genera i monopolii;
anzi, se mai, li subisce e ne soffre.
Il commercio invece, o meglio, il gTande
commercio, crea i sindacati ; questa nuova
forma di tirannia della società capitalistica,
contro la quale anche molt^ brave persone
che ci tengono a non essere confuse ne coi
socialisti, ne coi socialistoidi , non riescono
a trovare parole adeguate alla loro indi-
gnazione.
Ebbene : io che in vita mia non avrò mai
occasione di i)render parte ad alcun sindar
cato, o piuttosto ad alcun trust — la parola ita-
liana ha significati secondari! che ingenere-
rebbero confusione e consigliano a metterle
allato la parola straniera — ne grande né pic-
colo, credo invece che i sindacati siano una
conseguenza, se non necessaria, certamente
innocua della grande produzione e delle mol-
tiplicate comunicazioni: gli sbarramenti di
vallate ed i colossali serbatoi alpini com-
piono rispetto alle grandi correnti lo stesso
- .SI -
iiftìcio (li una [tic't'ola diga o di una cisterna
rispetto ad un tìlo d'acqua.
Essi tentano di abbracciare con la juevi-
sione un campo che è diventato così vasto,
da sfuggire all' occhio de' singoli commer-
cianti : se ro[>eia dei sindacati corrisponde
ad un reale bisogno della produzione e, spe-
cialmente, della consumazione uioudiale, essi,
moderando o accelerando un dato corso d'af-
fari, rendono loro un grande servizio ed è
naturale che ne raccolgano un congruo com-
penso. Se poi la previsione è sbagliata, state
certi che non riusciranno mai ad imporre il
loro errore : nella peggiore e nella meno fre-
quente ipotesi, sorgerà un altro sindacato a
trarne profitto acconciandosi alle esigenze
del consumo. Gli esempi sono tutti ormai
in (juesto senso : ma la leggenda paurosa su
quegli orchi del commercio, su quei dissan-
guatori dei popoli che sarebbero i sindacati,
sembra che non venga ancora efficacemente
messa in dubbio... forse per non privare gli
inetti, gl'imprevidenti e gii sfortunati della
magra consolazione di poter bestemmiare
qualche onnipotente dio della terra! — I sin-
E. RiGHtsi. — Antisemitismo e semitismo. 6
— 82 -
dacati schiacciano i grandi bisogni flttizii;
vengono schiacciati dai grandi bisogni reali.
Accennate, pro])rio per sommi capi, le più
fondamentali tra le risposte che si possono
dare alle accuse odiose, vecchie e nuove ,
delle quali sono fatti segno i commercianti,
mi pare inutile il soffermarmi a comprovare
che ciò si collega strettamente con la qui-
stione generale dell' antisemitismo , e con
quella si)eciale dell'antisemitismo moderno,
perchè contempla la forma d'operosità non
soltanto più comune agli ebrei , ma quella
nella quale essi meglio eccellono. In questo
caso particolare , ebreo è sinonimo di com-
merciante: è la imjjerfezìone stessa del pre-
giudizio, la discrepanza tra il suo involucro
e il suo contenuto, che vieta di dire che gli
israeliti sono sfruttatori, perchè sono com-
mercianti, e consiglia ad affermare che sono
sfruttatori e non altro. O, meglio, si inver-
th'anuo i termini e si asserirà che si dedi-
cano al commercio, perchè il commercio me-
glio si adatta alla loro indole di sfruttatori:
— 83 —
ed allora io non avrei che a rifare il cam-
mino a ritroso per ribattere 1' accusa, ini]>li-
cita in qnell' asserzione, che il eomniercio ,
nelle molteplici sue torme , non sia che nn
parassitismo.
Avarizia ed tisni'a
Considerazioui siili nvarizia — Gli eVirei non .«ono avari — In-
tere*8? del danaro ed usura — Circoncisi e battezzati.
Non so quasi se nel mettere in carta quei
punti principali che possono dar ragione delle
condizioni geuerali fatte agli ebrei nell'Italia
moderna e dell'azione da essi esercitata sul
popolo, in rapporto principalmente alla tol-
leranza ed alla intolleranza reciproca, valga
la pena che mi occupi dell'antipatia che si
può raccogliere sul capo degli israeliti in
quanto essi possono essere ritenuti avari ,
accumulatori cioè di ricchezze che verreb-
bero sottratte all' uso generale. Xon lo so,
perchè mi sembra che l)asti 1' osservazione
più superficiale per constatare che quel pre-
giudizio, non solo non corrisponde alla ve-
rità, ma anzi ne è. precisamente il rovescio.
— 84 —
Intanto, dichiaro clie riguardo al secondo
peccato capitale, considerato in sé stesso, la
mia opinione non riesce a mettersi d'accordo
con la opinione comune. Potrà parere un
paradosso; ma non riesco a persuadermi che
sia tale e perciò la espongo.
Ohe cosa ama 1' avaro ? — nulla, o presso
a poco. Ama il valore per il valore; è l'adora-
tore del valore astratto, assoluto. Nel cam-
po economico mi i)are che l'avarizia faccia
riscontro a (luello che nel campo delle virtù
cristiane è l'amore di Dio, l'amore del bene
assoluto. Se l'avaro amasse materialmente
le monete, od i buoni di banca, la sua ava-
rizia non sarebbe più pura, e poi non sa-
rebbe quella che è di fatto negli avari: par-
teciperebbe un po' della passione del colle-
zionista. Notate che l'avaro spesso non ha
famiglia; anzi un avaro con famiglia non è
il tipo dell'avaro perfetto : non si preoccupa
degli eredi, né di sé stesso; si priva di tutti
gli agi, si impone tutte le privazioni : per
solito — e questo é caratteristico — non si cura
della soddisfazione che parrebbe dovesse far
parte integrante dei suoi gusti, quella di una
amministrazione rudimentale che gli per-
— 85 —
metta di constatare i iiH»lioraiiieiiti della
sua posizione eeoiioiiiica e tìnanziaria. Nulla!
S. Bernardo dice clie l'avarizia è una paura
d'esser poveri che fa vi\'ere sempre nella po-
vertà. — L'avarizÌM, la vera avarizia, non è
che una malattia: per chi ne è colpito, io com-
prendo un sentimento di compassione, non
quello così comune e generale di esecrazione.
Ma, ad ogni modo, gli ebrei sono avari ?
Cupidi del guadagno, sì; avari, no. Avarizia,
no; gTettezza, non di rado, si; ma per que-
sta c'è la vanità a contrastarla ed a para-
lizzarla. Xelle città nelle quali sono relati-
vamente numerosi — e notate che quando
sono numerosi relativamente, paiono nume-
rosissimi, mentre poi sono pochi : in una sol-
tanto delle città che hanno una più forte
colonia israelitica superano il ventesimo della
popolazione: in tutto il Eegno non arrivano a
41000 per (1) oltre 31 000000 d'ab.; uno circa,
(1) Queste cifi-e ed altre generiche che, nelhi Parte IV
del libro , metto iu conelazione con dati desunti da
speciali mie ricerche, le rilevo dalle pubblicazioni som-
marie del cav. F. Servi, accettandole come quelle che
mi risultano le più attendibili.
— Stì —
su setteceuto ciiKiuaiita — se entrate in un
teatro, in un ritrovo in un posto qualsiasi, al
quale non s'acceda (/ratis, ne trovate il de-
cuplo, in eouti-outo al resto del pubblico, di
quello che la loro posizione economica a-
vrebbe potuto far supporre. Proporzional-
mente, non alle loro rendite, ma ai loro ca-
pitali, spendono molto più dei cristiani. E
ciò è loro possibile perchè le loro rendite
sono in ragione non soltanto dell'entità dei
loro capitali, ma anche delle prestazioni e
delle operosità personali e, sopratutto , del
movimento di quei capitali : l' associazione
spontanea^ intima, continua del capitale col
lavoro, per la quale si intensifica l'efficacia
e dell'uno e dell'altro, è il merito principale
degli ebrei. Dire che «li israeliti , accumu-
lando, sottraggono al pubblico le ricchezze,
è ripetere una scioccheria. La verità è che
moltiplicano l'uso dei capitali, e ciò con pro-
fitto loro prima di tutto — ci mancherebbe
altro che non fosse così !— e preoccupandosi
magari soltanto di quello — e chi vi può aver
nulla a ridire ? — ma con vantaggio reale in-
discutibile del resto del paese. Se in una
città trovate 10 milioni in mano agli ebrei
— 87 —
e 100 in mano ai ri'i>*tiaiii, potete star certi
elle quei dieci al confronto varranno per
ciniiuauta e figureranno per duecento,
Si tratterebbe di una sottrazione di ricchez-
ze proprio (li nuovo conio !
« Ma SODO usurai ! »
Ed io rispondo ancora una volta : « lo sono
« davvero ? e cioè lo sono pui degli altri ? »
Spero bene che ci intenderemo sul valore
dei termini. Dall' interesse onesto all' usura
il passaggio non avviene per gradi aritmetici
m ragione della percentuale di sconto. Quella
di poter regolare il tasso del frutto, al cin-
que, che so io ? o al sei, o al sette per cento
è stata una delle fisime intorno alle quali
si è non di rado accanita la legislazione eco-
nomica dei tempi passati e intorno alle quali,
nel pensiero di non pochi ingenui, avrebbe,
alle volte, l'obbligo di accanirsi la legislazione
economica moderna : e poi prestate fede al-
l'efficacia degli esempi della storia e dei con-
sigli della esperienza !
L'interesse del denaro dipende dalle con-
— 88 —
(lizioui del mercato generali, o particolari ad
un paese e dipende dalle condizioni speciali
del rischio di non potere ricuperare alla sca-
denza stabilita, senza perdita e senza briglie,
la somma mutuata. Quando la Banca di Fran-
cia, o quella di Inghilterra, per rinforzare le
riserve metalliche hanno creduto di elevare
il tasso di sconto al 9 , o al 10 per cento,
nessuno ha sognato che facessero un'opera-
zione da usurai. Una Cassa di Eisparmio,
una Banca che abbia caratteri tali da non
potersi dire istituto pienamente privato, po-
trà avere pochi saggi d' interesse per varii
modi di investimento del denaro, come pre-
stiti su pegno di titoli, sconto di effetti com-
merciali, sovvenzioni cambiarie ecc., e dovi*à
ripartire il credito ai suoi clienti in maggiore,
o minore misura, ma sempre sotto gli stessi
tassi stabiliti: un privato invece, quando sia
disposto a largheggiare nel fido, sarà perfet-
tamente in regola con la propria coscienza,
se non coi pregiudizii del pubblico , se nel
frutto preteso comprenderà, non solo l'iute-
resse del denaro per quello , come si dice,
che fa la piazza , ma anche una specie di
qiuìta d'assicurazione pei rischi che corre o
— 89 —
pei disagi ai quali è presumibile che vada
incontro nelle singole o])erazioni.
L'usura invece è , o una numovra dolosa
l)er stimolare le passioni altrui, o un agguato
teso all' altrui ignoranza intorno al credito
del quale altri può essere meritevole, o una
accorta e malvagia cooperazione ad una spe-
culazione errata; manovra, agguato, coope-
razione che si proi)ongono di approlittare di
quelle passioni, di quell'ignoranza, o di quel-
l'errore. L'usuraio, in fondo, non è che un
ricattatore, od un truflFatore.
Io non dico che manchi questa specie di
ricattatore o di truffatore tra i tigli di Israe-
le : ma ritengo che non abbondi, in propor-
zione, più che tra i battezzati. Tutto sta ad
intendersi nei modi di tale proporzione.
Per farmi comprendere io pongo alcune
cilre alle quali però non do un valore arit-
metico : le indico per pura e semplice forma
di esemplificazione.
Gli ebrei sono generalmente commercianti,
uomini d'affare, banchieri, commissionari ecc.
— 90 —
Su cento ebrei che posseggono qualche cosa,
sok) 30, o 40, a far molto, saranuo , come
professiouisti, impiegati, proprietarii di sta-
bili o fU titoli , fuori dagli atfari , dal ma-
ueggio del denaro a scopo di speculazione:
e poi anche di questi 30 , o 40 , una parte
sarà fuori solo parzialmente od apparente-
mente. All'incontro per cento cristiani non
sprovvisti di beni di fortuna le proporzioni
saranno invertite : troverete i)iù di 70, o di
80 alieni dalle speculazioni in genere e se-
gnatamente da quelle di rapido giro ed a
breve scadenza. ]Nta siccome — eccetto qual-
che strana anomalia rintracciabile di prefe-
renza nel sesso femminile — invano cerche-
reste gli usurai tra chi non è in mezzo al
movimento degli affari e in ispecie degli af-
fari a base immediata di danaro , così non
sarebbe da farsi caso che 1' usura tentasse
più la generalità degli ebrei che non quella
dei cristiani.
Ma se invece restringete l'osservazione alle
persone d' affari , vedrete forse invertirsi le
parti : nel campo cristiano si presentano tali
esempi di allegro strozzamento del prossimo,
che occorre davvero una buona dose di pre-
— !»1 —
concetto ostile ])or fare se<>no di sjjeciale
indigiuizioue l'usura de^li ebrei. Io non faccio
che richiamare la vostra attenzione su poche
categorie di fatti, alcuni dei quali, se non
avete sempre vissuto nel mondo della luna,
si saranno certamente ripetuti anche sotto
i vostri occhi. Dal piccolo possidente che
piange miseria, ma ha i cento franchi a di-
sposizione del vicino, al (piale mancano le
forze per arrivare al raccolto, e si contenta
di un cinque per cento per due mesi e cosi
di un trenta per cento all'anno, all'arruffone
di piazza, cuor d'oro sempre pronto ad aiu-
tare i fruttivendoli con le cinque lire che
loro occorrono , facendosi pagare per inte-
ressi e restituzione un meschino soldo al
giorno per la bellezza di 305 giorni; dal ne-
goziante, tutto cortesia , ben lieto di farvi
credito perchè, sicuro di non perder nulla, sa
quanto gli frutta Tesigere acconti a comodo
vostro e rimettere il saldo a tempo indefinito,
al gentiluomo che nella prodigalità del proprio
acuisce la cupidigia dell' altrui — presso a
poco come il Catilina }io1)ih genere natiis di
Sallustio — e così è magnificamente predi-
sposto a qualche bel colpo in guanti gialli,
— 92 —
non abbiamo che a volgere iu giro lo sguardo
l^er dovere essere prudenti nel lanciare uua
accusa categorica ad una classe di cittadini,
gli ebrei, la quale nella serietà degli altari
che tratta ha forse un diversivo che la di-
stoglie dall'intendere cou speciale avidità alla
forma di lucro che è la più odiosa per chi
non sappia, come non sanno gli israeliti, ma-
scherarne le parvenze e farne smarrire le
tracce.
Posso poi, non a riprova, ma a testimonian-
za sussidiaria, citare una delle più cospicue
città dell'Alta Italia. In essa gli ebrei non
sono segnati dalla opinione del popolo come
usurai. Essi sono abbastanza numerosi, ma
sono quasi tutti iu una posizione economica
molto elevata ed esercitano perciò il grande
commercio; uè il piccolo, uè il mezzano sono
nelle loro mani. Strozzini pertanto là vengo-
no detti, non gli israeliti, ma altre categorie
di uomini d'aft'ari.
Farmi dunque di poter concludere che, dal
X>uuto di vista dell'argomento che trattiajuo,
non v'è altra scusa che l'aver conosciuto trop-
po poco i cristiani per potere sinceramente
dichiararsi antisemiti.
— \r.ì —
Pregiudizi
PrescTÌzinue. iihltlio ed iicc'Dmodjnneuto — Verdetto sommario
— Le itttcnuaufi pei ei-istiiiui — Lo .itteuuiiuti per gli
ebrei — Auiu-rouismi — Speeialità che è invece uua gene-
ralità — Giilvaiiizzazicmi uelaste.
Xei (lue ca[)itoli seguenti cercherò di eou-
cretare le cousegueiize di quauto sono ve-
uuto fìu ora osservando ed esponendo, sulle
generali, indipendentemente cioè dalle con-
dizioni politiche del nostro paese, in questa
prima parte del mio scritto, a proposito degli
ebrei contemporanei e compatrioti nostri.
Ma prima mi resterebbe da aualizzare quei
residui della questione semitica nelle età pre-
cedenti che, essendo ancora vitali, o potendo
essere quando che sia galvanizzati , se non
risuscitati, sembrerebbe che non si dovessero
trascurare in relazione alle premesse del mio
lavoro, per quanto queste debbano ritenersi
modeste.
Mi pare però che P argomento non am-
metta via di mezzo: o uno svolgimento, molto
ampio, o una soluzione categorica di poche
righe. La scelta per me uou può essere dub-
— 9-1- —
bia, ne occorre che mi dilmighi ad esporne
le ragioui : io debbo preferire la seconda.
Essa si appoggia ad una norma di diritto
che a me paco importa se alcuni giurispe-
riti trovano fondata sul diritto civile, ed altri
sulla necessità di accordare le teorie asso-
lute coi bisogni pratici : la prescrizione. — I
ricordi allietano la \ita ; ma solo 1' oblio la
rende tollerabile : dice una sentenza. — Ed
un'altra più volgare, ma non meno piena di
buon senso , soggiunge che camminando si
aggiusta la soma. — Prescrizione, obblio, ac-
comodamento, ecco il risultato pratico, civile,
e, soggiungo, il solo equamente possibile nel
quale giova sperare che si risolva una con-
tesa di molti secoli.
*
* *
Le accuse di oppressioni materiali e mo-
rali fatte subire agli israeliti, per parecchi
secoli e quasi di continuo, nei paesi abitati
dai cristiani hanno generale fondamento di
verità? — Si!
Bisogna accordare le attenuanti per tali
oppressioni ? — Si !
- 95 —
I delitti ed i sacrilegi iiuinitati agli ebrei
dai loro oppressori si deve ritenere che, al-
meno parzialmente, siano stati perpetrati?
— Si!
Per tali delitti e per tali sacrilegi si deb-
bono accordare le attenuanti ? — Si !
Che cosa si deve dedurre, in relazione alla
sui>posta permanenza dello spirito che ha
informato quelle oppressioni , quei delitti,
quei sacrilegii ? — Xnlla I
Perchè ? — Perchè non è amniissil)ile la
permanenza di quello spirito.
È questa 1' opinione degli antisemiti ì —
No!
È questa l'opinione degli eVirei ì — Xo !
Io non dico che la nostra età non al>bia
le sue superstizioni : tutt' altro ! In questo
sono in massima d'accordo tanto con Garo-
falo, quanto con Scarabelli — accoppiati^, per
la circostanza, dal titolo di due loro opere,
la Supe/sii-ione Socialista e la Sìq)erstizione
Borghese — per quanto pure i due egTCgi va-
lentuomini che portano nelle due schiere pò-
— 9fi —
litieo-sociali coutendeii denti una luce di sin-
cerità e di rispettabilità del cui riflesso qual-
che loro compagno d' arme avrebbe molto
bisogno di giovarsi (veramente e per quanto
so io, dico questo per una soltanto delle
schiere; l'estendo all'altra per istinto di equa-
nimità.... preventiva); per quanto, dico, siano
d'accordo nel non essere d' accordo. Anche
le età avvenire avranno indubbiamente le
loro superstizioni: quelle della età presente
e quelle dell'avvenire sono e saranno meno
durevoli, più mutabili di quelle del passato.
Xegare i fatti che sono conseguenze neces
sarie nelle superstizioni, dei pregiudizii delle
età trascorse, conseguenze non virtuali, ma
efl'ettive, perchè quei pregiudizii non resta-
vano nello spazio delle idee, ma informavano
le leggi, le consuetudini, la vita tutta pubblica
e privata, si potrebbe dire che sarebbe un vo-
ler disconoscere la storia. Ciò mi importerebbe
poco; la storia per me è una astrazione vuota
di contenuto: esistono gli storici, e la loro esi-
stenza rende impossibile l'esistenza della sto-
ria. Ma per negare quei fatti bisogna impu-
gnare di nullità, più che di falso, non solo la
tradizione che si può ritenere un discreto sur-
— i(7 —
rooato a (|iiella che vorrebl».' essere la storia,
ma tutti gli scritti, tutti i docunieuti, tutti
i mouuuieuti, dai quali risulta uiaiiifesto lo
stato , uou (li iuteriorità e di precauzionale
soggezione, ma di abbiezioue e di oppres-
sione nel quale erano — a ragione, o a torto
— tenuti gli ebrei.
A ragione, o a torto ? — Al lettore non an-
tisemita sembrerà di sognare nel leggere
che, a parere dell'autore, il torto possa non
essere addebitato interamente agli oppres-
sori. Ed io, a piena risposta, soggiungo che
a quegli uomini non era dato uscire dal loro
tempo, precisamente come a noi non è dato
uscire del nostro. Prima di tutto, chi poneva
in dubbio che i progenitori degli ebrei aves-
sero invocato il sangue del G-iusto su se
stessi e sui propri figli ì Quegli nomini cre-
devano vii compiere la vendetta a Dio; no-
tate che questo concetto di un Dio ven-
«licatore sgorga dal Vecchio e ripugna al
Xuovo Testamento : le solite incoerenze dei
sentimenti umani! L'inno veramente cristiano
di Manzoni
— Sì, quel j^angue sovi-'essi discenda.
Ma sia pioggia di mite lavacro —
E. RiGHixr. — Antisemitismo e semitismo. 7
— 98 -
non avea ricordato che èva il Dimitte illische
clovea far testo pei discepoli della Vittima e
non quella incosciente esaltazione degli ucci-
sori che anche adesso, con tanto lume di cri-
tica, male sappiamo ridurre al suo vero valo-
re. — Lasciatemi aprire una parentesi: non vi
pare curiosa nel medio evo la posizione di quel-
le colonie di ebrei i cui progenitori erano emi-
grati dalla Palestina prima dell'era volgare
e che perciò protestavano contro l'iniquità
di far ricadere su loro una colpa che 1 loro
padri non aveano commessa ì — In quanto al
tenere i figli responsabili delle azioni buone
o cattive dei padri , nel tempo passato si
era presso a poco d'accordo. Oantù dice che
i nostri vecchi erano più crudeli, ma più lo-
gici di noi che permettiamo il rifiuto del-
l'eredità di ciò che non torna a profitto o
ad onore.
Se con l'accenno sommario non fossi riu-
scito a lumeggiare il punto fondamentale
di quell'insieme di credenze per le quali ho
ritenuto di poter concedere le attenuanti ai
sistematici persecutori e disprezzatori degli
ebrei nei secoli scorsi, sarebbe inutile che
mi dilungassi nell'argomento; diversamente,
— 99
e data la natura dello scritto, e tenuto conto
delle premesse da me poste, spero di poter
credere che sarebbe supertiuo.
Lo stesso ordine di concetti mi ha portato
a uou rifiutare, nell'insieme , fede alle leg-
gende di colpe e di ingiurie alle cose più
sacre pei cristiani, che sarebbero state com-
messe nei tempi passati dagli israeliti.
Posso essere disposto a ritenere che i treu-
lasei delitti di sangue, quasi tutti contro fan-
ciulli, che nella France Juive Edoardo Dru-
mont raccoglie dall'anno 1071 al 1(370 dalle
cronache di tutta Europa — a dir vero,la messe,
in tanto tempo e in tanto spazio, non è molto
copiosa — malgrado il conato di documenta-
zione che l'autore fa seguire a tre di essi,
abbiano da rientrare tutti, o quasi tutti, nella
categoria di quelle storie il credere alle quali
non sarebbe, al dire di Eenan^ che una mo-
struosa follia.
Io non indago, caso per caso, se ciò che
mi si dice sia vero; a me e forse, soggiungo,
a chiunque, il più delle volte mancherebbero
— lUO —
i mezzi. Cerco se il complesso di ciò clic mi
si narra sia probabile e, sopra tutto, se sia
strettamente verosimile. E siccome non mi
riesce di applicare agli ebrei 1' ipotesi che
essi potessero astrarsi, per opinioni, per sen-
timenti e per costumi , dall'età e dal paese
nel quale vivevano, io li debbo ritenere im-
pregnati fino alla midolla delle barbarie e
dello spirito di superstizione di quelle jjopo-
lazioni delle quali, bau gre mal gre, faceano
parte. Xei secoli dei giudizi i di Dio , delle
torture, delle inquisizioni, delle violenze, delle
vendette feroci , delle rappresaglie crudeli,
delle facili soppressioni legali e illegali di
nemici, delle brutali coercizioni di coscienze,
nulla mi permette di immaginare che una
classe, e precisamente la classe opj)ressa e
taglieggiata con immutabile preferenza, non
fosse disposta a reagire, non fosse pronta a
rendere alla cieca pane per focaccia, quando
l'inasprimento fosse maggiore e l'occasione
sembrasse propizia a farla franca.
Ecco in succinto la ragione per la quale
nei delitti e nei sacrilegi — sacrilegi ben in-
teso, secondo le credenze cristiane — addebi-
tati pel passato agli ebrei, non può, a mio
— 101 —
parere, non essere un fondo di verità ; ed
ecco insieme in essa conipenetrate le rela-
tive attenuanti.
*
Ma le condizioni della civiltà moderna sono
radicalmente cambiate in confronto a quelle
dei tempi scorsi : il sentimento che legitti-
mava in faccia alla propria coscienza l'odio
del cristiano per l'ebreo non ha che una ra-
gione fittizia per sussistere : oggi non è più
un sentimento religioso; è anzi un sentimento
essenzialmente uTeligioso.
E così il sentimento di ripulsioue dell'israe-
lita pel credente cattolico —che egli maschera
spesso , chiamando facilmente clericale chi
non è che cattolico — ed anche più per chi,
pur essendo clericale, non è detto che per
ciò solo debba essere sempre necessariamente
antisemita, se pure lo è accidentalmente oggi,
costituisce a parere dell'autore di questo li-
bro, una forma tanto più deplorevole quanto
più generale di anacronismo.
« È inutile ! gli ebrei ed i cattolici un po'
clericaleggianti sono, e diventeranno sempre
— 102 —
più, nemici irreconciliabili gli iiui degli al-
tri » — mi si replicherà con insistenza.
E lo siano, in malora degli uni e degli
altri ! in malora , sopratutto e pur troppo,
di questa nostra Italia , della quale gli uni
e gli altri fauno parte integrante ! — La ri-
sposta è brusca : ma essa corrisponde ad
una delle conclusioni alle quali arriverò col
presente scritto, né mi è discaro che mi si
porga occasione di annunziarla fin da ora.
4f 4f
« Ma in tutte le epoche, in tutti i paesi,
in tutte le fasi della civiltà, gli ebrei deb-
bono essere sospettati per lo spirito che in-
forma la loro religione nazionale. Essi si cre-
dono il popolo eletto : le promesse del loro
Dio assicurano loro il dominio della terra :
i testi sacri, le profezie li corazzano contro
le continue delusioni. Con questa fisima di
supremazia essi sono un pericolo permanente
pei popoli che li ospitano e che debbono
perciò , per prevenzione e legittima difesa,
fiaccarne l'orgoglio latente, ma smisurato ».
Presso a poco in questi termini si com-
— 103 —
peudia mia ru^iioiie clic vuol essere, e uou
dico che uou sia, tilosotica, di un aiitisrjiii-
tisuK) i)ernianeute e per uecessità intrausi-
geute che sarebbe al ripuro dal pericolo di
venir messo a fascio con gli altri pregiu-
dizi.
Si potrebbero è vero , consultare molte
opere esegetiche e allora si ridurrebbero al
giusto valore (pieste atf'ermazioni di domi-
nazione mondiale : sotto le frasi grandiose
non si troverebbero che i luoghi comuni delle
letterature primitive, specialmente orientali.
Ma ciò sarebbe superfluo. Basta osservare
che quella che si crede una specialità della
tradizioue ebraica, è una specialità delle tra-
dizione di tutti i popoli. È una specialità
che, essendo comune a tutti , non può in
nessiui modo essere considerata come tale.
Tu regere imperio populos, Romane, memento,
e i due seguenti noti versi riassumono nel
metro virgiliano il superbo concetto che 1
romani aveano del proprio compito e dei
propri destini. — In questi ultimi auui la co-
noscenza del Giai)pone è stata messa, come
si suol dire, alla portata di tutti; è di nìoda.
Ho sotto mano un libro che mi sembra ve-
— Ìfj4: —
rainente pregevole, VEssai sur l'histoire du
Japon del marchese De la Mazelière. Vi leggo,
sul Seintoisiuo giapponese : e in cielo uè de-
« stino implacabile, uè un Giove geloso : gli
« antichi Mikadi; loro solo scopo è la gloria dei
« Giappone - . E altrove : < come il Giappone,
«sola Urrà rUvina , supera in bellezza tutti
« i paesi, i Giapponesi, soia razza divina, su-
« perauo tutti i popoli per le doti dell'iutel-
« ligenza e del carattere. Per essi la morale
« consisterà nel... conservare la coscienza della
« loro superiorità... In tutti i tempi i loro au-
« tori hanno professato questa morale patriot-
« ti€a y> .
Eipeto ancora una volta che non voglio
fare dell' erudizione : ho citato due casi tipici
senza alcun rapporto Tuuo con l'altro, ^on
mi resta che invitare il lettore a compulsare
le tradizioni degli altri popoli e sfidarlo a
conservare poi nella sua convinzione e nella
sua coscienza la base storico-filosofica al sen-
timento antisemita. — Potrei solo chiedergli,
in agiiiunta , se erede davvero che il senti-
mento religioso ebraico sia così profondo ne-
gli israeliti <Ia trovarsi molti fra loro — fra
gli uomini e, peggio, fra le don uè — ohe ab-
— 105 —
biaiio fede positiva nelle promesse letterali
(lei testi sacri, siano poi essi interpretati in
modo pii'i (> meno lusiugliiero per il i)oi>olo
eletto; ma potrebbe darsi il caso che la do-
manda non venisse jìresa sul serio !
* »
Salute, o geliti iiniaue altaticate I
Tutto trapassa, e nulla può morir.
Noi troppo odiammo e sofferiiimio. Amato.
Il mondo è bello, e santo è l'avvenir.
Io sento quanto vi è di nobile e di sin-
cero nei versi del Poeta d' Italia, grande e
buono. Ma sento che questa, è e deve re-
stare, poesia : conforto, aspirazione , ideale.
Ah, no ! il mondo non è sempre bello; l'av-
venire si presenterà a volte fosco ed a volte
ridente; a volte santo ed a volte malvagio. —
Ma gli uomini di buona volontà avranno
compiuta l'opera loro se alle cause di lotte
e di guai inerenti ad ogni età si sforzeranno
che altre non se ne aggiungano dolosamente
suscitate, o malignamente ridestate. Xel caso
nostro, in mezzo alle prevenzioni antisemite
e semite insite nelle contese politiche e so-
— lU(i —
ciaìi dei iiostii teiiipi e del nostro paese, non
tentiamo di vivificarne altre che non corri-
spondono ne al sentimento religioso dei cat-
tolici, né a quello degli israeliti, e che sono
in assoluta antinomia con le condizioni at-
tuali della civiltà.
Semitisnio
La Serenissima — Sostautivo ed aggettivo — Il seinitismo —
Un carattere moderno del semitismo — Componenti e con-
dimenti — Elemento religioso — Valore morale del semi-
tismo.
Una storiella, che manifestamente non ha
altro colore di verità tranne quello che le
deriva dalla figura che il governo della Ee-
pubblica di Venezia ha assunto nella fan-
tasia del popolino, racconta che ai bei tempi
della Serenissima un pittore francese sarebbe
capitato a V'enezia e si sarebbe trovato in
una osteria con un Tizio. Da una cosa al-
l' altra il discorso cadde sulla politica e si
accalorò. Quel Tizio diceva ira di Dio del
Governo , e il francese invece , per quanto
poteva come forestiero, ne prendeva le parti.
Malgrado il dissenso, si separarono buoni a-
— 107 —
mici. Il giorno dopo il pittore viene eliia-
mato ili Palazzo : là gli chiedono se il giorno
prima egli si sia trovato con un Tizio, e dei
discorsi tenuti ecc. , ecc. , e poi tirano una
tenda e gli fanno vedere Tizio che pendeva
stecchito dal laccio. Il [)ittoi'e inorridito pro-
testa che egli aveva difeso la Serenissima,
e che aveva incontrato il Tizio solo per caso,
e via via. «Lo sappiamo > — gli si risponde —
«ma, ad ogni modo, ricordate per vostra
« norma che della Serenissima non si deve
« parlare né in bene, uè in male. Andate ! »
Io scommetto che se gli israeliti potessero
operare secondo l'impulso spontaneo dell'a-
nimo loro e se i tempi fossero : men leg-
« giadri e più feroci », la soddisfazione di pas-
sare il laccio al collo a Drumout, o a qualche
altro antisemita ugualmente brutale e per-
tinace e di una buona fede peggio che di-
scutibile, se la vorrebbero prendere; e, fran-
camente, non saprei loro dar torto. Ma ag-
giungo altresì che forse morrebbero poi dalla
voglia di mostrarne il corpo penzoloni a chi,
non essendo antisemita, atfermasse l'esistenza
del semitismo. Ma che dilterenze! Ma che
semitismo! Dovete far conto che non esista:
— ìm —
del semitismo, come a Venezia della Sere-
uissinia, non si parla né in bene, ne in male.
Precisamente — si i)otrebl)e sog,iiinn,<>ere —
perchè al semitismo sia dato, come alla Se-
renissima, di provvedere ai proprii interessi
senza che nessuno ficchi il naso nei. tatti
suoi. Certe persone, certe istituzioni hanno
bisogno del chiasso ; la reclame è per loro
condizione di vita : ad altre all'incontro, nes-
suna circostanza è così propizia come la dis-
simulazione della loro stessa esistenza. Senza
1' anello che rendeva invisibile chi 1' avesse
avuto in dito, la fantasia di Lodovico Ario-
sto avrebbe durato fatica a salvare Astolfo
dal fare la figura di un rimminchionito.
*
Il Semitismo esiste : esiste in potenza e
si rivela in fatto. Gli ebrei appartengono a
due nazioni ; alla nazione propria , 1' ebrea,
ed a quella nella quale sono nati e vivono.
Gli italiani , i francesi, i tedeschi ecc. sono
semplicemente italiani, francesi, tedeschi ecc:
gli ebrei sono ebrei italiani , ebrei francesi,
ebrei tedeschi ecc. Prendiamo* ad esempio
— lU'J —
gli ebrei italiani. 11 nodo delle questione
sembra che stia cjui: nel sapere quale tra le
due parole, ebreo ed italiano^ sia il sostantivo
e (luale 1' aggettivo ; quale il necessario e
(piale il coiitingeute ; quale il principale e
(piale il secondario. La ([uestioiie sembra,
ripeto, che stia (jui; uia, soggiungo, non sta
tutta (pii.
Gli israeliti protestano : « noi siamo italiani
come tutti gli altri; qualunque distinzione
è arbitraria , ingiusta ed odiosa. » — « Ma
che ? > — ribattono gli antisemiti — « voi siete
prima di tutto ebrei; dopo, se vi resta tempo
e, sopra tutto, in quanto vi conviene, sarete
anche italiani. » — « In fin dei conti » — sog-
giungono gii israeliti — « se i nostri proge-
nitori sono venuti dalla Palestina , non ab-
biamo uguale diritto di sentirci e di dirci
italiani come voi che probabilmente non
siete che i discendenti di una delle tante
razze barbare che si sono sovrapposte nel
Bel Paese ì » — « Xo ; — » replicano i nemici
degli israeliti — « noi ci siamo fusi in un
popolo; voi vi siete conservati e, quello che
è significante, vi conservate tutt' ora legati
fra voi in modo che siete e resterete stra-
— 110 —
niei'i per ([nauta osteutazioue poniate Del
uoD mostrarvi tali. >
Chi dice la veritii ì — L'interesse degli uni
e l'odio degli altri permettono di credere che
non la possano dire intera ne gli uni, né gli
altri. Che gli ebrei appartengano simultanea-
mente a due nazioni sarel)be diffìcile pot4?r
neo-are. Xon so se in fondo all' animo si seu-
tano pili ebrei, o più italiani: siccome essi
respingono come ingiuriosa la prima ipotesi,
io sono dispostissimo, non ostante le consi-
derazioni che mi accadrà di fare più avanti,
a non ritenerla vera. Ma, se anche fosse vera,
via , non diamo corpo alle ombre : sarel)be
in essa un motivo sufficiente per una con-
danna contro gli ebrei che andasse al di là
della semplice diffidenza? È supponibile sul
serio un conflitto pel quale l'interesse della
nazione giudaica, come tale, sia in partico-
lare contrasto con quello della italiana , o
della francese , o della tedesca ecc. ? Dove ?
Quando ? Come ? — Mi pare che si entri nel
campo di quelle fisime che hanno impron-
tato il patriotismo sospettoso dei francesi,
patriotismo che solo col toccare 1' eroismo
ha potuto trent' anni fa salvarsi dal parere
— HI —
ridicolo a giudizio dei popoli di teuiperaiiieuto
mei^iio equilibrato.
Il vincolo che unisce gli ebrei, — anche,
od anzi, specialmente (pielli che, meno tem-
prati al senso della dignità , si sforzano di
non parere ebrei e cambiano o storpiano
come meglio loro riesce , nomi e cognomi
per dissimulare il vero esser loro — è la co-
munanza indelebile della persuasione, o del
timore, in ciascuno di essi, di essere sempre
ebrei e di potere quando che sia venire ri-
conosciuti per tali. Ciascuno seute d'essere
ebreo ; se ne vanti, o se ne vergogni , non
può sottrarsi alla preoccupazione speciale e
continua suscitata dalla coscienza dell'essere
suo. Questa preoccupazione è grossolana, o
sottile ; avvertita , o latente , secondo la fi-
nezza di ingegno e di sentimento dei sin-
goli individui; ma è il germe che dà vita al
semitismo. « Quando parlo con un cristiano »
— diceva un israelita dalla mente acuta —
« mi è facile capire se in fondo all' animo
« egli abbia il comune pregiudizio contro di
~ 112 —
« uoi; e ciò secondo che egli ci chiama rbrei,
« o israeliti. In qnest'ultimo caso in rigiiar-
« dosa variante di una parola dell' uso, che
« egli crede spiacevole all' interlocutore, mi
« dimostra che il pregiudizio e' è. » Io non
dico se quel signore avesse torto, o ragione :
altri du'à che il seinitismo è così suscettibile
che uou lo si sa })roprio da qual parte pi-
gliare. Per me tale suscettibilità è una delle
caratteristiche della sua natura.
Credete che gli ebrei si amino l'un l'altro ?
A me pare di no : li possiamo vedere tante
volte invidiarsi, combattersi , denigrarsi tra
loro che non mi sembra proi^rio di dover ri-
tenere che il sentimento della carità sia tra
gii israeliti più diffuso che non fra i cristiani.
Mi riporto alle premesse del mio scritto ; pei
frequenti cod tatti il fenomeno delle ripul-
sioni tra uomo e uomo appare continuo an-
che tra gli ebrei. Si potrebbe forse dire che
la facilità con la quale un israelita caduto
in disgrazia trova aiuto dai suoi correligio-
narii non è che una compensazione — che
caso X3er caso non può essere che tardiva,
quando pur sia esuberante — all'accanimento
— 118 —
<lellii lotta contro <|uclli che tciitjivaiio di
innalzarsi.
Siamo sinceri. U uomo in un altro nomo
anni soiu-atutto sé stesso : l'ebreo in un altro
ebreo ama sé stesso. Si preoccupa della ri-
percussione, anche soltanto morale e senti-
mentale, su sé stesso di (juauto si trova negli
altri. È questo un sentimento profomUimente
lunano che si ritrova nei più reconditi pe-
netrali dell'anima, sia pure sotto le parvenze
del maggior disinteresse, delle ]>iù nobili sijn-
patie: l'uomo è egoista non solo direttamente,
ma anche di riflesso. Lo commovete, lo im-
pietosite,' lo esaltate rappreseutandogli casi
nei (juali egli, od i suoi, si sarebbero potuti
trovare : la sua commozione , la sua ])ietà,
il suo esaltamento saranno tanto più ìinui-
namente nobili, (pianto più ascosa e remotii
ne sarà la scaturigine, e nulla più. Umanar
mente, ho detto ; non parliamo di quei pu-
rissimi spiriti che sarebbero gli an-
geli. Ebbene // scmithmo è questo sentimento
nmauo fondamentale , specializzato per la co-
scienza che ogni ebreo ha di essere ehreo.
L'invidia dei poveri verso i ricchi si trova,
E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitisrno. 8
— 114 —
uaturalmeiite, anche fra gli ebrei; ma molto
ÌDdebolita per un riverbero d'orgoglio quasi
personale, di vanità semita. Il piccolo traffi-
cante fa la guerra al piccolo trafficante , il
mediatore al inediatore, il banchiere al ban-
chiere : e se la fanno davvero, non per com-
media, come la malignità grossolana di molti
antisemiti vorrebbe far credere. Finche uno
tenta di superare l'altro, anche senza danno
diretto di questi, è un suo nemico; quando
lo ha superato, lo è molto meno; col tempo
non lo sarà più. Allora 1' ebreo sente il bi-
sogno di fruire del riflesso che lo splendore
della fama e delle ricchezze riversa sui cor-
religionarii e perciò anche su di lui.
Poco dopo il 1860 Napoleone III avea af-
fidato di nuovo il ministero delle Finanze
all'israelita Achille Fould. Una persona che
allora era adolescente e abitava una città
dell' Alta Italia nella quale sono numerosi
gli ebrei , ricorda che un modestissimo me-
diatore ebreo di quella città parlava della
nomina di Fould con tanta soddisfazione, —
come se si trattasse di uno stretto parente
suo, o come a lui ne dovesse venire qualche
vantaggio, — che quel giovinetto non sapeva
— 115 —
capire come dijiniinc ({iK'l nicdijitore dovesse
essere cosi gongolante percliè il signor Fould
era diventato Ministro delie Finanze dell'im-
pero francese.
l)oi)o (inanto siamo andati considerando
insieme, io e il lettore, forse ci sapi»iamo dar
ragione della soddisfazione di quel buon dia-
volo di mediatore.
Per un motivo analogo , ma con inten-
sità di preoccupazione maggiore, l'ebreo sente
la necessità di tutelare di contraccolpo se
stesso tutelando singolarmente gli altri cor-
religionarii. ,
A questo ufficio di tutela generale indefi-
nita, di prevenzione, di gioriflcazione, di dis-
simulazione , nel mondo moderno è organo
efficacissimo la stampa : perciò gli ebrei pro-
vano il bisogno di averla in mano, o almeno
di intrudervisi in qualche modo. Un israe-
lita — e forse il caso è meno raro di quanto
non si creda, — Iacea parte della redazione di
un giornale che posava ad antisemita. Niente
di strano : prima, perchè l'antisemitismo del
— 11(5 —
giornale, non essendo che nna posa, potevBr
darsi che stesse in traccia d'argomenti pemuaf
sivi per smetterla; poi perchè la presenza di
qnel redattore poteva forse, in ({nalche mo-
mento diftìcile, valere a far bordcygiare il gior-
nale durante la sua rotta.
Discutere se i giornali siano un bene , o
un male è cosa oziosa. Volendo fare dell'u-
morismo pessimista, si potrebbe dire che
stanno alla vita intellettuale come i sigari
alla vita fisiologica : sarebbero i sigari della
intelligenza; molto fumo e un poco di tos-
sico. A che giova fumare ! Non so : so che
non possiamo farne senza. C è però questa
differenza che mina alle fondamenta il pa-
ragone, del quale, — confesso ({uesta piccola
immodestia, — mi era compiaciuto, pur ora,
quando mi è venuto alla penna. Pei sigari
il danno non è , forse , neir uso ; ma, quasi
certamente, nell'abuso : pei giornali, il con-
trario. Un giornale è un pericolo; molti, sono
innocui. Un pericolo, ho detto; non un danno
certo. Ohi legge un giornale, sempre quello,
solamente quello, — od anche più d'uno della
medesima tinta; ciò che, in fondo, è lo stesso, —
a poco a poco si adatta ad una servitù in-
— 117 —
tellettiiMlc, iiiottcMido le «ne convinzioni in
mano altrui, alla sorte. Dio gliela mandi buo-
na ! Se eai>ita bene, bene: fortunato lui ! Se
no, ha fatta schiava inconsciamente la \Kivte
mioliore di sé stesso, o di nn ambizioso, o
di un venduto, o di un farabutto , o di un
prosuntuoso ignorante che gli fabbrica , a
cimine centesimi al giorno, idee e sentimenti.
Ma lasciamo (lueste melanconie.
L'intluenza degli ebrei nel giornalismo è
uno dei caratteri del semitismo moderno; nn
carattere accidentalmente , ma non sostan-
zialmente, politico: diversamente ne parlerei
più avanti. Così l' influenza nella stampa è
nno dei caratteri moderni della massoneria.
Tra il semitisnjo e la massoneria alcuni ve-
dono rassomiglianze profonde; il semitismo
sarebbe una specie di massoneria congenita.
Non è qui^ per me, il posto di trattare un
a>rgomento che concerne più specialmente il
lato politico della (piistione. La staniiia con-
corre, se non a creare, certo ad esagerare la
fama e la semplice notorietà : concorre poi
coi silenzi! innocenti, o meditati, con gii elo-
gii misurati, o coi complimenti mortiticanti,
a deprimere l'opera delle energie ribelli ad
— 118 —
asservimenti. In alcnui casi v'è della iiiala-
fede; in altri, assolutamente no. — Vi sono
israeliti scienziati, professori, artisti, scrittori^
uomini politici , amministratori che godono
di una rinomanza superiore ai loro meriti
reali: a formare e a mantenere questa rino-
manza il semiti smo è stato ed è uno dei
principali fattori , servendosi spesso anche
della stampa. Ma siccome il semitismo è pro-
dotto principalmente danna autosuggestione^
non di rado sincera, così quella rinomanza,
e le soddifazioni ed i lucri da essa conse-
guenti, ripetono soventi 1' origine da errori
che ne possono intaccare la legittimità, ma
non offuscare l' onestà. Queste mie parole
spiaceranno agli idolatri ed agii iconoclasti,
perchè dietro ad esse ciascuno crederà di
scorgere (pialche nome e qualche cognome;
è ovvio il supporre che , mentre scrivo , la
mia mente, corra ad esempi concreti. Ma non
è di piacere agli uni , o agii altri che mi
debbo dar pensiero.
*
* *
Il presente schizzo del semitismo nell'I-
- 119 —
talia contemporanea sarebbe tro])i)<) incom-
l)leto, troppo ;nenerico, se non a<ijiinn<iessi
una riga per distinguere le condizioni delle
città nelle quali gli ebrei sono relativamente
numerosi da qnelle nelle ([uali sono pochissimi
e qualche volta, se ]uir ve ne sono, non si sa
dai cittadini che siano tali.
Meritano, per l'argomento, d'essere di pre-
ferenza considerate le città che racchiudono
cospicue colonie semitiche. In esse il semi-
tismo assume una forma più concreta a ca-
gione appunto dei caratteri esterni e psico-
logici facilmente avvertiti, — anche se male
giudicati, — dalla popolazione. E poi la con-
vivenza stabilisce certi speciali rapporti di
parentele, di conoscenze, di rivalità, di pet-
tegolezzi ecc. pei (juali alcuno ha detto che
gli ebrei sono una si^ecie di villaggio carat-
teristico entro le mura cittadine, un po' d'olio
in una scodella d'aceto. Ciò, a mio parere,
Don influisce aft'atto sulla natura intima del
semitismo, ma gli porge piìi facilmente occa-
sione di rivelarsi in azione e di destare, o
di subire, la reazione antisemitica.
Io poi non saprei meglio sjtiegare il mio
concetto sulla difterenza fra gli israeliti sparsi
— 120 —
e quelli agglomerati in alcune città, che ser-
vendomi (li un paragone, al (juale mi sono
aperto modestamente la via nominando testé
l'olio e l'aceto. Una vivanda è per solito com-
l^osta di vari ingredienti : carne, pasta, bur-
ro ecc., che ne formano la parte sostanziale
e nutriente, e di un condimento, o di un piz-
zico di droghe, che, pur essendo in piccolis-
sima dose, danno al piatto il sapore più pic-
cante. Dove sono abbastanza numerosi, gli
israeliti ra})presentano uno dei componenti
necessarii della vita cittadina, ma dove sono
pochissimi; — e dove sono pochissiminon fanno
quasi mai parte del prot-elariato, — per la po-
sizione che occupano nella banca, o nel com-
mercio, o negli nfticii, o nell'insegnamento,
o nella stampa e per la loro incomparabile
energia, valgono il sale, o il formaggio, o le
spezie. Il i)aragone, ne convengo, saprà un po'
troppo di cucina : ma ho ricordato che gli
israeliti, in tutto il Eegno, non sono che poco
più di 40000, uno, cioè, per ogni 750 od 8(X)
abitanti. Perdonatemi il linguaggio eccessi-
vamente volgare, se esso vale a destare una
immagine abbastanza vivace dello stato delle
cose.
121 —
E l'eleineiito religioso , la coimiiiaiiza di
fede e di aspirazioni non costitnivà mi vin-
colo di solidarietà, uno dei caratteri i)in spi-
rituali del seniitismo f
Non lo credo: o, nie.ulio, lo credo; ma con
una efficacia limitata. È vero che gli ebrei, an-
che molti di quelli che passano per spret/iudi-
catt, nella intimità della famiglia sono più os-
servanti di certe pratiche del culto di <iuanto
comunemente non si creda. Ma da (jnesto
alla fede profondamente radicata ci corre
tanto, da non doversi dare grande importanza
ad un legame religioso che non sia princi-
palmente di forma e di convenzione. Xotate
poi che mentre il cattolicismo e più anco-
ra, nelle popolazioni nordiche, il prot-estan-
tesimo hanno una base sicura e un isti'U-
mento di trasmissione e di insinuazione effi-
cacissimo nell'animo delle donne, invece le
donni' Israelite sono non più , e forse anzi
meno, religiose degli uomini. Si avverta in-
fine che il regime di libertà civile e gli allet-
tamenti d'una cultura sconnessa dagli inse-
gfnamenti dei libri sacri non hanno certo ser-
— 122 —
Vito ad aliuientare la fiamma della fede , a
ravvivare lo zelo del culto. Chi scrive ricorda
d'aver melanconicamente sentito rimpiangere
da un ebreo profondamente credente l'epoca
della costrizione, durante la quale ])iìi sacra
era la religione dei padri, meno superficiale
l'osservanza dei riti imposti da quella che
per antonomasia vien chiamata la legge. —
Scrive Anatolio Leroy-Beaulieu : « Israel,
« qui a resiste à vingt siecles de cojnpression,
« est mis en perii par la civilisation qui l'a
« émancipé. De tous les ennemis aux quels il
« a survécu, de Pharaon , ou de Xabucodo-
« uosor, à Titus, et d'Adi-ien à Torquemade,
« aucun n'à été,pour lui,aussi redoutable que
« cette société moderne, la premiere à lui sou-
« rire.Xos idées modernes, notre critique, nos
« Sciences arìjennes sout en train de ruiner les
« traditions et les moeurs juives ». — In via
poi di discorso mi si ta notare come l'assuefa-
zione alla libertà ed alla eguaglianza civile,
coi suoi vantaggi, non manchi anche negli
israeliti dei suoi inconvenienti : più studiosi
pur sempre dei cristiani, adesso, a difterenza
di qualche anno fa, i giovinetti ebrei meglio
forniti d' ingegno danno già qualche prova
— \2:i —
(li una t'erta rilassiitrzza, di un iiiIimu'c iui-
pe<'iio a far buona figura.
Ebreo italiano : (|uale è il sostantivo e
quale 1' aggettivo ? La risposta alla domanda
è già stata data da me : sostantivo sia pure
il secondo, aggettivo il primo. ]Ma lio detto
che la questione non si conteneva tutta qui.
11 semitismo negli ebrei è un sentimento
ineluttabile; ma ciò non toglie che possa es-
sere oggetto di ammirazione, o di biasimo.
Il giudizio intorno ad esso deve essere di-
verso secondo che lo si dà dall' esterno , o
dall'interno : ma dall'interno non lo può dare
chi non è dentro, non lo possiamo dar noi
che non siamo israeliti ; mentre invece si
può considerare vana la pretesa di molti ebrei
di voler giudicare dall'esterno : come nes-
« suno » — scrive Xegri — « può emigrare nella
« pelle di un altro , così nessuno può emi-
« grare nel pensiero di un altro > : nel pen-
siero, e peggio poi nel sentimento, mi per-
metto di aggiungere. Incapaci dunque a dar
giudizio dal punto di vista semitico, diamolo
— 124 -
(liil punto (li vista nostro. Perchè dovremmo
rittni're riprovevole il semitismo ? Xon si
tratta di un vero e jiroprio spirito di corpo ?
E gli spiriti di corpo sono generalmente da
lodare a priori f Generalmente, risi)ondo no.
Ma sono sempre da biasimare ? Sempre, ri-
spondo pure, no.
Lo spirito di corpo difficilmente riesce a
non degenerare nelle ingiustizie, nelle esclu-
sioni odiose, nelle consorterie grandi e pic-
cole. Quello che si dice chaurinisme con pa-
rola francese, — perchè i francesi non sono
riusciti a dissimulare un sentimento pel quale
non hanno forse torti più gravi di quelli di
altri popoli, — non è che una esagerazione di
quel nobilissimo spirito di corpo che è il pa-
triotisnio.
Come molte altre , questa questione non
può essere risolta che coi criterii della re-
latività occasionale , contingente , fortuita ,
transeunte. Entro certi limiti , il semitismo
è un sentimento di solidarietà umana de-
gno, per quanto non ha di eccessivamente
egoistico, di rispetto e forse anche d'ammi-
razione. Volere^, o no, anclie l'aft'etto dome-
stico , l' affetto filiale e paterno , non è che
— 125 —
il Plinio passo che 1' egoismo tii fuori del
soggetto; eppure,— o a nigione, o a torto se ne
parlerà dopo! — il figlio che difende il ])a-
dre, il padre che protegge il tìglio destano
tutte le vostre simpatie. Ma quei limiti sono
variabili, e non debbono rimanere insormon-
tabili : se si cambiano in un diritto d'asilo
per le bricconate, o se invadono il campo
della libera manifestazione della operosità
altrui , allora comprendoni) un sentimento
che deve rinunziare alla benevolenza e ras-
segnarsi alla reciprocanza di ostilità.
Tutti gii umani sentimenti possono avere
nella moderazione e nella sincerità la pro-
pria giustificazione , od almeno una valida
scusa ; nella esagerazione e neUa malatede
trovano tutti la propria condanna.
Antisemitismo
Dittereiiziazioui. attitndiui. pregiudizii — Invidia — Petulanza
— Reazione al seniitismi).
Al fenomeno sociale dell' antisemitismo
italiano moderno, — sociale soltanto, perchè,
come ho detto, riserbo alle jjarti successive
— 126 —
di (jiiesto scritto 1' esame del lato più mii-
tabilmeute politico dell'argomento, — mi pare
di ])otere, dopo quanto sono andato esami-
nando finora , assegnare sei canse , se non,
forse meglio, sei motivi.
Tre hanno , o dovrebbero avere , impor-
tanza secondaria e superficiale , e sono : la
ditterenziazione di tipi, di costumi, di carat-
teri; le attitudini e le occupazioni bancarie
e commerciali; i pregiudizii tramandati da
altre età e non confacentisi alle condizioni
della età nostra. I tre motivi principali sono :
invidia; reazione alla petulanza; reazione al
semitismo.
Lasciamo ai moralisti di professione lo
stabilire le distinzioni nette tra il sentimento
di emulazione e quello di invidia. Nefasta,
finché volete , l' invidia è un sentimento il
quale trova nelle condizioni stesse della vita
umana una jn^edisposizione fatale a mettere
salde e diffuse radici , perchè scaturisce da
quel concetto di relatività, al quale 1' uomo
non può per nessun modo sottrarsi. Un nano
dei nostri paesi passerebbe per un gigante
— 127 —
nella terra dei Liliput. Ci seiitianio iii.snpor-
biti, o iiiortitìcati , ricchi o poveri, dotti, o
ignoranti, i>el paragone con gli altri uomini:
ai termini stessi d' ogni giudizio riguardo
alla vita sociale e i)olitica è necessario il
confronto che, per hi complicazione con (piel-
l'egoismo che non etimologicamente soltanto
deriva dall'eco, si trasforma così facilmente
in invidia. Io non affermo clie questo sen-
timento sia i^er assoluta necessità inerente
alla umana natura : gli ottimisti diranno che
per essa bastano l'emulazione e... la lìlosotia.
La mia ragione infatti mi consiglia a credere
sulla j>arola a Dante, che se ne dichiara quasi
non tocco: Dante non avrebbe potuto essere
invidioso che a patto d' avere avuto una"
umiltà, che non era davvero tra le sue de-
bolezze.
Ma poclii sono quelli che, pur essendo lungi
dalle vette più eccelse del genio e della virtù,
per la coscienza sincera del proi)rio valore
possano essere e siano di fatto resi immuni
dal sentimento dell' invidia : e poi , anche
questa immunità è relativa. Se è vero che
Cesare abbia dichiarato che avrebbe preferito
di essere primo in un povero paesello alpestre
— 128 —
piuttosto che secoudo a Roma, la confessioue
sarebbe veramente preziosa.
Gli ebrei valgono, — abbiamo notato a po-
sto opportuno, — più delle popolazioni con
le quali convivono : con questa aggravante
che non valgono di più per quei i)regi di
ingegno che , imponendo un certo rispetto,
attutiscono l'invidia nelle sue manifestazioni
più comuni, obbligandola, se non altro, alla
dissimulazione anche in faccia alla coscienza
di chi ne è tocco ; ma valgono di più per
la multiforme energia che permette loro di
trarre partito da quelle doti che pei non
semiti restano di frequente tesoro infrutti-
fero, lo non mi perito quindi a dire che
nella invidia è riposta una delle ragioni più
l^rofonde e più generali dell' antisemitismo;
forse, rialìermo, la principale.
Non ho però taciuto che la energia degli
ebrei può essere molesta ai conviventi e,
specialmente poi, ai concorrenti, spesso tanto
l)iù valorosi quanto più dignitosi e discreti.
Per dire intera e aperta la verità, è bene
— 129 —
che spieghi il mio i)eiisiero. — flettiamo di
fronte, alla conquista lenta o rapida di una
clientehi, di una cattedra, di un ufticio , di
un incarico, di un attarc. ])iù avvocati, più
medici , pifi professori , pii'i mediatori , più
specuhitori ecc. Xella propria partita ciascuno
varrà (luello che varrà ; avrà un merito in-
trinseco, grande () piccolo, che potrà servire
a fargli fare l)Uona , o mediocre figura e a
lU'ocurargli adeguati protitti materiali o uìo-
rali, (juando la clientela, la cattedra, l'ufticio,
l'affare siano ottenuti. Per ottenerli però vi
sono altre qualità, che servono non meno,
od, anzi, non di rado giovano molto di più;
e queste j»ossono essere buone , o cattive;
convenienti o sconvenienti. Le cattive , le
scouveinenti , si riassumono per gran parte
in una parola che nel caso nostro è caratr-
teristica , la petulanza. Salvare la dignità
finché si può e, dopo, cacciarla sotto i piedi;
tagliar la strada correttamente o scorretta-
mente al concorrente ; mettere in moto in-
fluenze dirette e indirette ; ricattare e adu-
lare; minacciare e strisciare; ecco un insieme
di arti che tanto più, in generale, ripugnano
E. RiGHiNi — Antisemitismo e semitismo. 9
- 130 —
alle persone, quanto maggiore è il loro me-
rito reale ; ma che invece sembra che ripu-
gnino ben poco a molti finii di Israele. — Io
e voi, lettori, avremo trovato qualche ecce-
zione che ci avrà maggiormente colpito per
la sua rarità, come avremo certamente tro-
vato un certo numero di battezzati capaci
di dare dei punti in materia a moltissimi
ebrei. Ma io e tutti quelli coi quali ho par-
lato dell'argomento per esperienza f)ropria e
per notizie raccolte, ad una voce possiamo
far fede che la operosità degli israeliti nel
farsi largo nel mondo per arte di concorrenza
preventiva indipendente dal merito intrin-
seco, nel farsi valere più di quanto non val-
gano, non può venire ragguagliata , come
caso speciale , a quella energia che essi di-
mostrano in tutte le cose loro, e vuole es-
sere segnalata come veramente eccessiva:
dalla energia , dalla tenacità , si passa alla
petulanza.
Ma notate che questa pertinacia , questa
petulanza viene per solito praticata dagli
ebrei i)er conto proprio, o per conto dei più
stretti congiunti : ciascuno per sé e Dio per
tutti ! l!fon è un peccato collettivo ; è una
— 131 —
serie continua di peccati individuali, quando
non sia conii)licata con rag«4Ìri di sètte, con-
sorterie ecc. Non è un carattere del seniiti-
smo , e ])arrebl)e pertanto che non dovesse
dare alimento all' antisemitismo. Parrebbe;
ma non è. Gli uomini ragionano come e
quando ])ossono, né si può pretendere che
ragionino troppo spesso; gli elementi inaf-
ferrabili dei sentimenti sfuggono alle analisi
del raziocinio. In ottanta, se non anche in
novanta , su cento casi si constata che gli
ebrei agiscono così : i fatti stabiliscono la
prevenzione; la prevenzione si traduce in un
sentimento.
Se l'invidia cetra nell'antisemitismo come
fattore che torna per intero a vanto degli
Cibrei, per l'altro fattore , meno importante,
ma, forse, non meno tipico, al quale ho ac-
cennato in questo paragrafo, gli ebrei digui-
tosi e corretti debbono riconoscere che il
torto procede dai molti loro correligionari
troppo procaccianti e troppo disinvolti.
*
Nell'iiltima parte di questo scritto dovrò
— 182 —
esaminare il semitismo in (|nanto è coeffi-
ciente (Iella vita politica della nazione. In
questo caso specifico e come antitesi a tale
forma di semitismo, o, più veramente , allo
indirizzo pernicioso che il semitismo politico
va prendendo , 1' antisemitismo merita una
prevenzione meno diffidente , per non dire
addirittura una considerazione simpatica. Di
fronte, invece, non ad un caso speciale, ma
al complesso delle civiltà, l' antisemitismo
potrebbe pretendere piena indulgenza solo
se fosse correttivo di tendenze invadenti e
perniciose. Ma quando ciò non è, dato pure
che quelle tendenze esistano , non è lecito
esagerarne P efficacia solo per potere , nel
reagire contro di esse , esercitare vendette
oblique ed obbedire a sentimenti non ge-
nerosi.
L'eccesso di difesa potrà essere degno di
scusa ; ne sarà degno però sempre meno,
quanto più diverrà esagerato. Ad ogni modo
non varrà mai come titolo sufficiente per
una completa giustificazione: altrimenti, bi-
sognerebbe accettare per buona ogni con-
traddizione in termini.
PARTE TERZA
JDOliticllLO
Lotte etniche e socialismo
Fatalità iusiissisteuti — Diritto di critica — Socialismo e for-
porativismo — Socialismo francese e tedesco — Condizioui
dell'Italia.
Noi Italiaui apparteniamo alla nazione che
due volte ha avuto il predominio in Europa
e nelle parti più vicine all'Europa dell'Asia
e dell'Africa, per vigoria intellettuale e per
sviluppo di civiltà ora congiunta ed ora dis-
giunta dalla dominazione o dalla assoluta
preponderanza politica.
Ciò ha valso per un momento a far credere
che alla conquista della indipendenza nazio-
nale dovesse conseguire una terza egemonia
fra le genti civili.
— 134 —
Ora invece attni versiamo un i)erio(lo di
depressione morale^ non tanto percliè i fatti
non abbiano corrisposto, come non poteana
corrispondere, alle troppo liete aspettazioni^
quanto perchè ci par d'essere sotto l'incubo
d'una inesorabile legge etnica, per la quale
la razza latina dovrebbe andar soggiacendo
ad altre razze più giovani e più vigorose, la
germanica, ad esempio, l'anglosassone; que-
ste poi alla loro volta dovranno i>iegare dar
vanti alla razza slava che s'avanza fidente
nei suoi destini ecc. ecc. Non so, del resto,
quale parte sia serbata alla razza gialla, al-
l'indiana ecc , e troppo mi allontanerei dal
mio proposito se ricercassi in materia i con-
cetti (lei tìlosolì della storia.... dell'avvenire.
Orbene : tutta questa preoccupazione così
paurosa per noi e per le nazioni a noi so-
relle in latinità, la Francia, la Spagna ecc.
emerge da una concezione veramente vuota
di contenuto.
L'Asia decreiMta! La vecchia Europa! La
giovane America! La più giovane Oceania!...
Ecco tutto !
Quanto convenzionalismo in queste parole,
e, peggio, in queste idee ! Quasicchè la serie
— 135 —
(lei progenitori degli abitanti di un paese
fosse differente, seeondo che si tratta di una
parte del mondo, o di un'altra.
3Ii pare, invece, molto semplice e molto
vero che clii nasce da una famiglia di con-
tadini europei, — poco importa se latini, od
anglosassoni, o germanici, — purché non trojv
po esausti da una lunga miseria, rappresenti
qualche cosa di più rustico, di i)iù primitivo,
di più (/iovane, che non il rampollo di una fa-
miglia vivente v logorantesi la libra nel ner-
vosismo e nella civiltà troppo artefatta di
un grande centro, anche se questo sia Xiiova
York, o Chicago, o Boston, invece d'essere
Louilra , o Parigi , o Milano ; e mi sembra
anzi, per ragione analoga, che le classi ope-
raie e campaguuole del nuovo mondo del>
bano ritenersi in (jualche modo un po' meno
rustiche, un po' meno f/iof'ani,i\ì quelle del
vecchio continente.
Questo per gli individui , la cui totalità
forma le nazioni.
Eiguardo allo svilupparsi ed al perdurare
della civiltà, della coltura, della supremazia
iutellettuale,morale, commerciale, industriale,
economica ecc., in una data nazione, ciò in-
— 13(i —
(lubbiameute dipende dalle circostanze che
producono, favoriscono, quella civiltà, quella
supremazia ecc. ]Ma siccome è difficile che
quelle condizioni si rinnovino nello stesso
posto e non variino per un popolo risi)etto
ad un altro, così il primeggiare, il decadere,
il risorgere di un popolo si collega con la
legge delle probabilità. Glie la civiltà susse-
gua alla barbarie, la decadenza alla civiltà,
è cosa fre(juente, anzi, per ragione appunto
delle più ])rol)abili combinazioni , a lungo
andare è cosa sicura ; ma uno dei i>eriodi
può essere brevissimo, l'altro lunghissimo, e
le successioni possono seguirsi rapide, lente,
comuntjue irregolari; ii'regolari, ben inteso, in
confronto alle leggi che l'uomo crede a torto
di potere stabilire. Così nelle famiglie: le virtù,
od i vizii, le condizioni dell'ambiente, i feno-
meni intellettuali ed economici possono avere
periodi difierentissimi. Per vari secoli una
famiglia i>uò essere ricca, potente, composta
di individui intelligenti e robusti : invece in
pochissime generazioni non è raro vedere
una famiglia sorta dal nulla degenerare eco-
nomicamente, moralmente e fisiologicamente.
Come italiano, io sono lieto d'aver l'animo
— UT —
interamente Sj:j;onibr<) dall'incubo della fata-
lità etnica che peserei )l>e sulle genti latine
in genere, e perciò sulla mia nazione: scrittore,
sarei felice se le considerazioni ora esposte,
come ])aiono a me di una evidenza intuitiva,
tali dovessero apparire anche a ijualcuno dei
miei lettori: i popoli nei quali sono numerosi
i cittadini tiduciosi nelle sorti della patria,
hanno un gTaude elemento di successo. Chi
poi non ha ragione di stìducia, può dirsi for-
tunato se liesce a dissipare, almeno in qual-
cuno dei suoi compatrioti, quella stiducia che
fatalmente intorpidisce ogni forma di ener-
gia. Possunt quia posse videntur: quanta ve-
rità nell'emistichio virgiliano !
*
* *
Indipendentemente dun(|ue dall'avere più
volte e per non breve volgere di tempo gran-
deggiato fra i popoli, indipendentemente dal-
l'ai>partenere alla razza latina, piuttosto che
alla germanica, o alla slava, potrà la nazione
italiana ascendere più in alto o non essere tra-
scinata più in basso del jiosto che oggi occupa,
se saprà rinvigorire, o non lasciar sminuire il
— 138 —
carattere degli individui che la coni pongono,
se saprà uniformare quegli istituti fondamen-
tali che governano la sua compagine sociale
e alle leggi ineluttabili che presiedono all'u-
mano consorzio e a quelle particolari che
non ripugnano all'indole del suo popolo.
Se oggi, più manifestamente che pel pas-
sato, la questione economica predomina fra
le politico-sociali , non per ciò si potrà fare
astrazione dagli altri sentimenti che agitano
l'animo umano.
Ma, anche fermandoci dì preferenza sulla
questione economica, non potremo accettare,
senza benefìcio di inventario e senza diritto
di critica e di riijulsa, le concezioni che, pre-
supponendo l'uomo diverso da quello che è,
lo rendono meno adatto a contare per quello
che veramente è, a valere per quello che vale.
*
Minimum assicurato di salario; riduzione
delle ore di lavoro; abolizione dei contratti
a cottimo; inibizione delle oi)ere delle donne
e dei fanciulli, e ciò non solo per ragioni di
umanità, ma, forse specialmente, per elimi-
— i:«> —
nazione di concorrenza; limitazione del nu-
mero de^L^li apprendisti o delle loro attribu-
zioni; esclusione da industrie uguali od af-
fini di operai stranieri disposti ad acconten-
tarsi di iHÙ modica mercede, e via via; — ecco
le richieste concrete , positiv^e delle masse
operaie socialiste nel i)aese nel quale pare
più vigorosa e coerente la concezione socia-
lista che si dichiara e parrebbe che non po-
tesse non essere essenzialmente collettivista.
Ma tutto ciò c(U'risponde davvero a (piello
che vorrebbe essere il socialismo !
Il socialismo indice la lotta di classe, ma
s'attretta di soggiungere di non indirla a
profitto di questa o di quella classe, ma nel-
l'interesse unico di tutte le classi, per l'abo-
lizione delle chissi stesse. Ebbene : piaccia,
o no, in i)ratica, in quelle i)retese caratteri-
stiche della classe operaia da me ora enu-
merate, — e che segnatamente in Germania,
sono propugnate con maggiore e quasi esclu-
siva serietà di intenti, — non vi è nessuna vera
preoccupazione dell'interesse delle altre classi.
La classe operaia, quando viene al concreto,
combatte nel suo esclusivo interesse. Dice
di fare del socialismo; ma realmente non fa
— 140 —
che del corporativismo : al corporativismo
coni.s;)ODde necessariamente quella costru-
zione dei privilegi, che parrebbe dover es-
sere proprio la negazione del socialismo. Xei
paesi dove il socialismo operaio si dichiara
organizzato , oggi abbiamo il quarto stato
che marcia alla conquista dei beni della terra;
ma, mentre dichiara di combattere jjer tutte
le classi, in fatto combatte esclusivamente pei
propri ideali.
Ed io non dico qui che ciò. sia un male,
od un bene. Ma perchè possa essere un bene,
bisogna che non solo le condizioni economi-
che generali, ma anche le condizioni morali
offrano un sottostrato di serietà, di coesione,
di rispettabilità a quel corporativismo.
* *
La Francia è ricca ed esuberante di sen-
timento patriottico : essa ha potuto, e forse
può ancora, x>ermettersi di cambiar forma di
governo ad ogni volgere di pochi lustri , e
può aprire gli atéUers nationanx e lasciar sfo-
gare i l)ollori ed i dispetti della capitale in
una Comune più rivoluzionaria, in fondo, pò-
— 141 —
liticaiiiente che non socialmente ed ecoiio-
iiiieamente; e potrà magari in una nuova con-
vulsione cercare di parodiare in pratica (lual-
clie dettanu' i>ifi grossolano della scuola col-
lettivista. 8ono lussi da popolo ricco e il cui
sentimento patriottico non teme scosse.
Nella Germania il quarto stato potrà segui-
tare la sua marcia alla conquista dell'impero:
il corporativismo dei la\ oratori potrà momen-
taneamente farla da i»adrone nei rapporti col
capitale. Xon dubitate; se anche riuscirà par-
zialmente a vincere, sarà esso il primo a non
volere stravincere. Bisogna esser matti, — mi
riporto ad una confessione di.... Liebknei'kt,
uno proprio dei santi padri del socialismo
germanico! — per volersi immaginare che cosa
sarebbe anche in Germania, l'organizzazione
socialista. Ma, data l' indole ed il tempera-
mento del popolo tedesco , si può ritenere
che i lavoratori tedeschi non saranno invece
così matti da voler disseccare le fonti di
quella ricchezza nazionale per le quali va
grandeggiando ogni giorno di più nelle in-
dustrie e nei commerci la patria di Bismarck
e di Carlo Marx! Malgrado tutti i libri,
tutte le riviste e tutti i giornali socialisti,
— 142 —
si potrebbe scommettere che la ^ ittoria del
socialismo tedesco apparirebbe agii occhi per
es. dei socialisti italiani, — di quelli genuini,
non di quelli di convenzione, o di mestiere,
disposti, se loro torni conto, a non meravi-
gliarsi di nulla, — come nna immane misti
ficazione.
E poi non è detto che del successo mo-
mentaneo di parziali conati per un'organiz-
zazione ripugnante all'umana natura, anche
la compagine economica e sociale di paesi
ricchi ed esuberanti, o di sentimenti patriot-
tici, come la Francia, o di sentimenti d' or-
dine, come la Germania, non avesse a risen-
tire qualche nocumento malamente riparabile:
non è detto che di contraccolpo, — in virtù
di quel mors tua, vita mea, del qnale la ci-
viltà arrotonda gli spigoli, ma deve lasciare
intatto il nucleo irriducibile, — altre nazioni
non riuscirebbero a trarre partito dalle follie
delle masse di Francia, o di Germania, che
avessero voluto tradurre in atto le strava-
ganze dei sognatori o che si fossero lasciate
travolgere dalla corrente delle piìi torbide
cupidigie.
US
*
* ¥r
Un ricco potrà porre sul tappeto verde per
parecchie sere varie migliaia di lire: se per-
derà, tal sia di lui I ma avrà probabilineiite
tempo a ritrarsi e a mettere «>iiidizio, prima
d' essersi interamente rovinato. Ma un ga-
lantuomo, clie debba misurare tutte le sue
rendite per potere sbarcare modestamente il
lunario con la siui famiulia, dovrà girare al
largo dal tavolo pericoloso.
Tale è il caso della nostra Italia in con-
fronto a nazioni più ricche nelle quali il sen-
timento patriottico ed il sentimento morale,
sotto la forma più specialmente sociale, ab-
biano più estese e i)iù profonde radici.
Io ijenso che non occorra risalire alle ori-
gini delle più gravi e complesse questioni
politico-sociali per affermare, — sia pure come
constatazione di tatto non transiti>rio, — che
nelle nazioni nelle quali la classe ricca è
poco ricca, la classe dei capitalisti scarseggia
di capitali, la classe degli intraprenditori di
vario genere è povera di iniziative e di aiuti,
ivi a maggior disagio si trova la classe dei
lavoratori, dei salariati, dei proletari!, degli
144 —
stessi assistiti dalla pubblica ben efìceiiza. Xou
è colpa mia se questa constatazione di fatto
sfugge così spesso a molti sociologi che si
dicono positivisti e che non sono che aprio-
risti da gabinetto !
Il Socialismo in Italia.
Fatti caratteristici — Socialismo ed anarchia.
In una strada di una qualunque città di
Italia un cornicione minaccia di cadere sul
marciapiede; i passanti se ne accorgono e gi-
rano al largo. Supponete che , non poten-
dosi subito rimuovere il pericolo, una guar-
dia municipale venga messa di piantone li
vicino per i)revenire i cittadini di tenersi giù
dal marciai)iede. Sapete che cosa avviene ?
— Che si sente il bisogno di slidare il peri-
colo per sfidare il i)riucipio di autorità. « Ohe
« cosa ve ne importa se mi voglio rompere
« la testa ì Lasciate che ci pensi io e badate
« ai casi vostri. » Tra parentesi, questi casi
vostri , per la guardia , sarebbero altri casi
di servizio pubblico pei quali verrebbe da
altri cittadini , invitata ancora a non darsi
— ur» —
pensiero. — Meiitiv la miardia ccica di per-
suadeiv i coiitradittoii a darle retta, un li-
bero cittadino, e p<ti un altro, e p<H un altro
le scappano dietro le spalle, proprio rasente
il muro, e il pnl>blico si uode delle prodezze
e accompagna oiiiii violazione di conseuna
con ni'la di compiacenza e bette alla povera
gnardia. — E lo stesso si>irit() che mette il
moìl(i molla snlla bocca delle turbe minac-
ciose se due angeli cmtodi passano per la via
con un brutto cett'o ammanettato che sappia
un iK)' atteggiarsi a vittima : e notate che
nessuno conosce uè chi sia uè che possa aver
fatto ! — Ricordo, in uno di questi casi, d'aver
visto un salumiere uscire dalla bottega e,
coi buoni polmoni e col temjìeramento focoso
gridare e scalmanarsi a più non posso. Il
banco era rimasto deserto : un furfante, col-
lega forse di (juello che accompagnavano in
questura, atterra il momento buono; sgatta-
iola nella l)ottega , apre il cassetto , caccia
le mani nelle ciotole dei denari, intasca quello
che può, e poi via tra la folla. Ve la imma-
ginate la faccia del salumiere reduce dalla
dimostrazione fatta a quattro passi dalla porta
E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitismo. 10
— U6 —
del suo negozio ì — Io iioii so se (lualclie
volta sia lecito godere del male del prossimo;
ma confesso che il mio sentimento , livolu-
zionario.... al rovescio, non seppe attristarsi
del caso capitato così a buon punto all'amico
padrone di bottega.
Qualche tempo fa io mi trovavo in un car-
rozzone di traìwal in una importante città del-
l'Italia Centrale. Il lungo i)ercorso della linea
era diviso in tratti e per ogni tratto , com-
piuto per intero od in parte, si pagavano
dieci centesimi. Poche decine di metri prima
che fluisse un tratto monta un signore e
resta per il tratto successivo : vuol pagare
due soldi; il fattorino esige invece anche gli
altri due del tratto i)recedente, essendo pre-
cisato il punto di divisione fra tratto e tratto,
quantunque fosse stato piccolissimo il tra-
gitto percorso nel primo tratto dal signore.
La pretesa, equa od eccessiva, del fattorino
dà luogo ad una discussione fra alcune per-
sone che erano vicino a me. Una diceva :
« in tìn dei conti, il fattorino ha una interes-
« sanza nell'incasso del carrozzone al quale è
« addetto » — « ]N^o » — ripete un'altra — « egli
-- 147 —
è pagato a gioriiatji !» — «Oh alloia jioi » — sog-
giniigcì non 8o se il iniiiio, od un nnov<^ in-
terlocutore, — « il fattorino ha coniniesso una
birbonata». — E con questo giudizio sommario
è tinita la discussione. Io mi volto con aria
iuditt'erente, do una occhiata a (|uei signori
e capisco che quella conclusione corrispon-
deva tanto ai loro sentimenti da servire per-
fettamente di suggello all' argomento. Non
•dirò già che, se avessero riflettuto, non sa-
rebbero arrivati ad una conseguenza diame-
tralmente oi)])osta; ma osservo che la corri-
spondenza tra quella conclnsione e il loro
sentimento li dispensava dal riflettere e ag-
giungo che, se invece di quelle quattro, o
€inque persone, ve ne fossero trovate altre
quattro o cinqne, a caso, si potrebbe scom-
mettere dieci contro uno che , dopo quella
■osservazione i)iena di filosofia... latina , che
era una birbonata che il fattorino facesse il
proprio dovere pel proprio dovere, nessuno
avrebbe trovato nnllfi da ridire. Poiché il
€aso morale, tipico, è proprio questo : se il
fattorino nel compiere rigorosamente il pro-
prio dovere, in una circostanza che si potea
riiietere dieci, o venti volte al giorno, avesse
— 148 —
avuto il proprio tornaconto, allora era scu-
sabile quella che si sarebbe potuta giudicare
lina esosità: ma la esosità diventava imperdo-
nabile, una birbonata, se compiuta per sen-
timento disinteressato del dovere !
Supponete un lavoro di scavo e di tra-
sporto di terra disposto in modo che ad esso
si possano adibire molti o pochi operai. Pren-
dete una compagnia di quaranta persone e
mettetela a lavorare a cottimo per un dato
prezzo unitario; alla sera ogni operaio avrà
guadagnato per es. trenta soldi. Il giorno
dopo, fermo lo stesso prezzo unitario , divi-
dete quella compagnia in due, di venti uo-
mini ciascuna : potete essere certi che il gua-
dagno dei singoli lavoratori sarà stato mag-
giore; per es. trentun soldo. Suddividete an-
cora: fate quattro compagnie di dieci; in.
nessuna di queste la giornata media sarà
stata al di sotto di trentun soldo, per qual-
cuna forse sarà arrivata ai trenta cinque, o
ai trentasei. E così di seguito , purché non
vi spingiate ad uno >ininuzzamento incom-
patibile con la natura del lavoro da com-
Ijiere. A questo fatto corrisponde una specie
— U!) —
<li aforisma che ogni caporcia o mporah di
opera' terraiuoli ed ouni assistente di me-
stiere vi ripete come la cosa \m\ naturale:
« Si sa che le compagnie piccole guadagnano
« sempre di più delle grandi. > Molti operai
intatti , anche dei più modesti , acipiistano
nella vita «luelhi istruzione indipendente
dalla istruzione elementare di convenzione
che i)ermette loro di completare il naturale
buon senso. ISIa i)ochissimi , e projnio solo
come rarissima eccezione, sono così zotici da
non sentire questo fatto semplicissimo, senza
bisogno di tradurlo in ragionamenti e, molto
meno, in cifre: che, lavorando in una com-
pagnia di quaranta, ciascuno non trae che
un (luarantesinio di p.otìtto , o di danno,
della propria maggiore, o minore alacrità; che
va bene essere solidali, ma ammazzarsi per
un (luarantesimo di vantaggio, a rischio che
gli altri non facciano altrettanto , sarebbe
troppo da minchione: che, lavorando invece
in venti, cresce il rapporto tra lavoro e pro-
fitto, e più cresce passando da venti a dieci
e da dieci a cinque; e non solo vale la pena
di lav(U'are di più, ma, — notate bene, — si ac-
quista la coscienza del diritto di redarguire
— 150 —
il couipa^no indolente percliè, — «caro mio,
« non è giusto che io affatichi per te e tu gua-
« dagni una buona giornata alle mie spalle.
— E il vicino indolente si sente disarmato e
manda giù quella risposta pepata che, a tu
per tu , avrebbe dato al compagno che gli
avesse fatto il rimi^rovero quando si lavo-
rava in quaranta; ed è costretto a muoversi
con maggior lena.
Ho narrato questi tre fatti, perchè mi pa-
iono veramente tipici come estrinsecazione
in diversi casi speciali, come rappresenta-
zione concreta, di sentimenti diffusi e radi-
cati più o meno nell'umana società, ma che
essendo più diffusi e più radicati nel nostro
che non in altri paesi, corrisi)ondono a fat-
tori principali del carattere politico-sociale
del nostro popolo.
*
Si potrebbe dunque afl'erniare recisamente
che nelle jopolazioni italiane i sentimenti
d'onestà, d'autorità, di solidarietà sono as-
solutamente più deboli che non, ad esempio,
— 151 —
nelle popolazioni nennaniclie, anglo-sassoni,
o scandinave. 3Ia T aftei inazione sarebbe
troppo rigorosa e, in i)arte almeno, andrebbe
al di là delle premesse.
Io direi piuttosto che il sentimento d' o-
nestà, — senza con ciò jmrtroppo ])otersi dire
che sia più vigoroso che in altri i)aesi, — da
noi è più facilmente sofìsticabile , e che lo
spirito di indii)endenza, mentre s'avvantag-
gia troppo a scapito del sentimento di soli-
darietà, traligna facilmente in reazione con-
tro ogni forma di autorità umana. Ma, detto
questo, non soggiungo poi che sarebbe bene
che fosse perfettamente l'opposto. Il nostro
pPi)olo ha altre qualità, — quella per es. di
iugegno,di senso estetico, di parsimonia ecc.,
— che, associate allo si)irito di indipendenza,
ne farebbero uno splendido tii)o di popola-
zione individualista. Si noti di passaggio che
il sentimento di eccessiva solidarietà non è
spesso che una necessità provocata dalla co
scienza della detìcenza del sentimento indi-
vidualista.
Ma individualismo non vuol dire egoismo :
tutt'altro ! — Il guaio è che la scarsa vi
goria , resa più perniciosa dalla facile soli-
— J52 —
sticabilità del seutimento della onestà , in-
tacca l' individualisnio e lo tramuta facil-
mente in egoismo. Ogni vizio non è sempre
soltanto l'antitesi di una virtù ; spesso è
1' esagerazione , la caricatura , la degenera-
zione di un'altra virtù : l'egoismo è apijunto
le esagerazione ed insieme la degenerazione
dell'individualismo.
Comuntiue, dato e n(m concesso, che una
organizzazione sociale, quale è quella ideata
dai socialisti coscienti della portata delle
loro opinioni, e perciò necessariamente col-
lettivista, debba conseguire necessariamente
dalla evoluzione per la quale è trascinata
l'attuale organizzazione capitalistica e dat-a,
e ancor meno concessa, la possibilità di una
tale organizzazione a base di proprietà collet-
tiva dei mezzi di produzione, — e per la di-
mostrazione della non concessione di tale
impossibilità , non ho , ripeto , che a ripor-
tarmi alle opere che trattano a fondo l'argo-
mento, — bisogna supporre almeno che il po-
polo nel quale e pel (puile dovesse attuarsi
una tale oganizzazione fornisca ad essa tre
elementi fondamentali : onestà, e, più parti-
colarmente quella forma di onestà, che più
— 153 —
strettamente si riferisce ai lajjporti sociali;
ossequio al i)riiici])io di quella autorità per
la quale, certi uomini sono incaricati d'adem-
piere certe, funzioni; sentimento di solida-
rietà.
Anche in (juella forma adulterina di cor-
porativismo, sotto la quale il socialismo sa-
rebbe com])res() e sentito dalle masse ope-
raie dei paesi nordici e potrebbe , se mai,
essere compreso e sentito in alcuni centri
industriali d'Italia, — e fermo sempre che tale
adulterazione è la negazione del socialismo,
— parlare di una organizzazione collettivista,
socialista , o forse anche pseudo-socialista,
senza quei tre elementi di onestà sociale, di
rispetto all'autorità e di sentimento di soli-,
darietà, mi pare che possa equivalere al voler
costruire un muro, senza calce, senza sabbia
e senza jnetre o mattoni.
E mi par proprio che nella nostra Italia
non abbondino i materiali da costruzione !
E mi pare , di più, che, da noi, muratori
e nìanovali del grande futuro edilìzio so-
ciale facciano (piello che possono per get-
tare nel tìume parte di quei materiali, dei
quali sembrerebbe invece che dovessero far
— 154 —
tesoro ammesso però clie la loro inten-
zione sia di erigere la fabbrica, e non di gua-
dagnare, alla nìeglio o alla peggio, la gior-
nata !
In altri termini, la i)ropaganda socialista
è praticata in modo da agire come un dis-
solvente di quei sentimenti sociali, mercè dei
quali soltanto si potrebbe ritenere in qual-
che modo possibile l'organizza/ione colletti-
vista.
Messi dunque in relazione i metodi di tale
propaganda con l' indole delle nostre popo-
lazioni e coi sentimenti in esse dominanti,
si può constatare la necessità della trasfor-
mazione che il verbo socialista subisce nel
trasfondersi nel nostro popolo; quando non
si converta, come nei maggiori centri operai,
in un corporativismo arieggiante a quello
germanico, esso traligna rapidamente ed in-
vicibilmente in una specie caratteristica d'a-
narchia.
Collettivismo e Patriottismo.
S(ic-i:i1isiiii) e collctti visiiK» — Sticiiilisino coiu'i-cti» — Contnid-
(lizionc t'r;i soci.-ilisiiio e piitriotisiiio — liiigione ilei pa-
triotisuio.
Spogliate gli uni per {irriecliire gli altri,
e ciò, per di più, senza garanzie contro nuove
spoglia/ioni e rispogliazioni e senza nessun
diritto per opi)orsi a ({ueste vicende di ri-
vendicazioni , sarebbe un perpetuare , senza
sentimento vero e protondo di giustizia , le
lotte che hanno Innestato in ogni età V u-
iiiana famiglia.
11 socialismo non sarebbe che un nome
nuovo applicato a vecchie idee, quando non
avesse per substrato una rinnovazione radi-
cale degli istituti economici; quando cioè del
suo programma non tacessero parte sostan-
ziale e integrante l'al)olizione della proprietà
privata, — o almeno, salve le incongruenze
delle supposte applicazioni, di ogni proprietà
che non sia quella dei prodotti del lavoro, —
e la socializzazione della terra e degli stru
nienti di lavoro e di produzione.
Conseguentemente socialismo e collettivi-
smo possono non essere sinonimi in tanto
— 156
solo in (iiiai)to il primo serve ad esprimere
P in.egrazione e la manifestazione politica
del secondo.
*
Xou è mia colpa se molti, pur dichiaran-
dosi ferventi socialisti, accettano in massima,
quasi in teoria astratta, il concetto colletti-
vista informatore essenziale, necessario, del
socialismo , e poi si ribellano al suo svolgi-
mento , alle sue applicazioni. Senza di esso
si avrà qualclie cosa che nessuna legge né
umana uè divina potrà vietare a Caio , o a
Sempronio di chiamare socialismo, ma qual-
che cosa che, invece, sarà agli antipodi col so-
cialismo. Se consentite che possa sussistere la
proprietà privata, non dei prodotti, intorno ai
quali si intrecciano speciali (piestioni , ma
dei mezzi di produzione, dei capitali, il mondo
dovrà necessariamente camminare economi-
camente come ha camminato finora; manche-
ranno i freni efficaci alla concoiTenza, si rin-
noveranno le lotte e gli intrighi jiersonali ;
si avranno ricchi e poveri, sfruttati e sfrut-
tatori. Tutto ciò è inerente alla proprietà
— 157 —
privata. Se non si svel«Ji<)in) lino le ultime
radici della ]>ianta fatale , nuovi germogli
spunteranno nel terreno fecondo dell'umano
egoismo e per forza naturale assurgeranno
alla vigorosa superbia di nuovi tronchi.
Che cosa vuol dire dunque socialismo ?
Vuol dire sacritìzio continuo e completo
dell' individuo alla società , e vuol dire in-
vsieme rinunzia assoluta ad ogni cupidigia,
sacrifizio d' ogni tendenza d' appropriazione
della terra , di conservazione e d' arricchi-
mento.
Vuol dire , o meglio vorrebbe dire ciò ,
quando si ijotesse concepire P uomo affatto
diverso da quello che è.
*
E socialismo vuol dir anche negazione del
patriottismo. So bene che mentre alcuni so-
cialisti fanno quasi pompa di ciò , conside-
rando il i)atriotismo quasi un vieto pregiu-
dizio tenuto desto pel corso dei secoli dalle
classi dominatrici a scopo di sfruttamento
dei popoli, molti altri invece protestano in-
dignati contro l'affermazione.
— 158 —
Epi)nre è facile dimostrare che tra socia-
lismo e patriotismo vi è vera contraddizione
di concetti.
Una intatti delle osservazioni di maggiore
importanza e di più grave portata, che Paolo
Leroy-Beaiilieu svolge nel Traitè, riassume
neWEssai (V economìe poUtiquc e approfondisce
pili particolarmente nel Colìecti risme, è que-
sta : se non riconoscete legittima 1' origine
della proprietà ])rivata individuale, o fami-
liare , nella prima occupazione , nella tra-
smissione ereditaria, e nella i)rescrizione, noni
potete ammettere un consimile diritto in una
col!e<tività, in una comunità, in una nazione,
rispetto ad un'altra collettività, ad un' altra
comunità, ad un' altra nazione, perchè non
è che per prima occupazione, e per trasmis-
sione ereditaria , o in forza della sanatoria
nascente dalla prescrizione che quelle popo-
lazioni hanno la proprietà, — non importa poi
come internamente suddivisa, — del territorio
€he occupano.
Mi basta accennare a questo argomento,
rimandando i)el suo svolgimento il lettore alle
opere del dotto ed acuto economista da me
ora citate.
- i:>!) —
lu sostanza, una comunità, una nazione,
uon avi'ebl)e , per occupare il teiri torio co-
munale o nazionale, diverso o nia<i7iior di
ritto di <]uello in virtù del (piale un i)roprie-
tario detiene il proprio podere. Gli Ameri-
cani, die impediscono al formicaio dei Cinesi
poveri di invadere la parte occidentale degli
Stati Uniti, commetterebbero un t'urto j)er-
mauente a loro danno. 1 Francesi, gli Ita-
liani, i Tedeschi occupanti regioni ricche o
per fertilità di suolo, o per miniere carbo-
niiìche, o per forza di corsi d'acqua, o per
benedizione di clima , sarebbero debitori di
un annuo tril)uto ai disgraziati abitatori della
sconsolata Lappouia, od alle grame tribù va-
ganti nel cuore dell' Africa. Diversamente,
come la municipalizzazione può non di rado
ripugnare alla nazionalizzazione, così la na-
zionalizzazione è la negazione della socia-
lizzazione.
Dico ciò, perchè municipalizzazione di certi
cespiti di rendita e di certi servizi, naziona-
lizzazione di cai)itali ecc. sono j)arole delle
quali si fa grande uso nei programmi, nei
congressi e negli scritti socialisti.
Se tra il concettò compreso in quelle pa-
— 160 —
role e il concetto che si deve ritenere fon-
damentale del socialismo, — perchè dalla sua
negazione a fianco della proprietà nazionale
o municipale non abbia con parità di duitti
a risorgere la proprietà privata, — appare una
contraddizione non eliminabile , coloro che
sono persuasi che l'essenza della dottrina so-
cialista non risponda che ad una concezione
errata della mente umana, non potranno do-
lersi che le stesse contraddizioni fra (juelli
che vengono proclamati solennemente ed in-
sistentemente i capisaldi del programma so-
cialista servano di riprova degli errori di
quella concezione.
Un patriottismo che cominciasse dal ne-
gare ad un popolo il diritto di occui)are
il proprio territorio e di curarne la gran-
dezza, la ricchezza^, il decoro con prevalenza
su gli altri popoli e dallo si)egnere i senti-
menti che emanano dalla presunzione di quel
diritto, si potrebbe chiamare patriottismo solo
quando si volesse con la confusione delle pa-
role mascherare la confusione delle idee.
Il socialismo che, per la sua natura neces-
sariamente collettivista, deve volere la di-
struzione della proprietà privata, che per gin-
— Itìl —
stificai'e la distruzione di ([iiesta deve iiupu-
giiaie <iuella propiietìì collettiva ristretta ad
un municipio, ad un popolo, ad una nazione,
nella quale ha tbndaniento il nìucoIo ed il
sentimento patriottico , si trova necessaria-
uieute in antitesi sostauzialecol i)atriottismo.
]\ra il patriottismo è qualche cosa, di oc-
casiouale , di transitorio , o ha davvero le
sue radici nella natura umana ?
Per me la risposta non è dubbia.
Ma prima di addurre la considerazione che
elimina il <lubbio, che dà ragione del fatto,
trovo opportuno di dichiarare, — non l'osse
che a prevenire alcune obbiezioni acciden-
tali, — che al patriottismo corrisponde un sen-
timento che si deve adattare , e si adatta,
alle mutevoli condizioni della civiltà; ha la
parte necessaria e la parte contingente , la
principale e l'accessoria.
Il patriottismo del nostro secolo deve as-
sumere — non fosse che per non essere un
anacronismo senza vitalità, perchè la forma
E. Righisi — Antisemitismo e semitismo. 11
— 1H2 —
iu esso non uccida la sostanza, — manifesta-
zioni diverse da <iiielle sotto le quali si rive-
lava, jser esempio, nel Medio Evo, o in Roma
antica; precisamente, del resto, come i vin-
coli famigliari odierni sono diversi da quelli
che congiungevano in altri tempi i compo-
nenti della stessa famiglia, e le varie fami-
glie affini fra loro, senza che perciò la fami-
glia cessi d'essere una istituzione fondamen-
tale dell'umano consorzio.
Ma affermare che il sentimento patriottico
abbia, come suol dirsi, fatto il suo tempo,
si può soltanto da chi non si dia cura di co-
noscere 1' uomo quale di fatto è. E indebo-
lire , sfibrare un sentimento conforme alla
natura umana è, — nella vita psicologica, in-
dividuale o collettiva , non meno che nella
vita fisiologica, — un recare nocumento all'in-
dividuo, od a quella raccolta di individui che
prende nome di popolo, o di nazione.
L' uomo infatti è un animale eminente-
mente socievole ; ed è anche , di necessità,
limitato nell'espansione dei suoi sentimenti.
Ama se stesso; ma, sia pure di riflesso per
quanto hanno di comune con lui, ama i suoi
simili. L'amore per l'umanità in genere perde
— 168 —
<li intensità (pKinto \):u'r elio gnada;>ni in
estt'iisione ; se pni'c non r sjiesso 1' espres-
sione (li un vuoto s.Mitinientalisnio. L'amore
per sé stesso rasenta eosì da vicino 1' egoi-
smo, da restarne non di lado interamente
assorbito. Il patriottismo invece, il senti-
mento patriottico, — sentimento, dico, non
sentimentalismo ; (piesto è la corruzione di
quello, — è abbastanza vasto, riferito all'io,
od anche al noi , per essere nobile e gene-
roso; è abbastanza ristretto, riferito a tutti
gii uomini , per non diluirsi in una utopia
distruggitrice, non dico dei diritti, ma dei
doveri che l'uomo ha verso se stesso, e, di
riverbero, verso la società; perchè, — e qui
sta la morale sociale dell'individualismo, — è
appunto affermando, migliorando, afiìnando
la propria personalità che l'uomo può adem-
piere in modo proficuo alle sue funzioni an-
che sociali. Il patriottismo rappresenta un
sentimento complesso nel quale s'accordano
ragione e sentimento, pel quale l'egoismo
transige con la carità, pel quale lindividua-
lismo s'atferma nella più eletta delle sue ma-
nifestazioni.
E siccome è sentimento profondamente u-
— 164 —
mano, cioè naturale all'uomo in quanto l'uo-
mo è quello che è; così, (quando anche cre-
diate di averlo distrutto , non sarete forse
riusciti, — sia pure contro le vostre migliori
intenzioni, — che a pervertirlo.
Cattolici e Clericali;
Intransigenti e Intolleranti.
Confusione di termini — Necessità della intransigenza — Con-
ciliazione — Liberali gelosi — Questione romana — Coudi-
zioni transeunti — Condizioni permanenti.
Veramente, a titolo del presente capitolo
mi sarebbero state sufficienti le parole iììr
transigenti e intolleranti, accompagnate dal-
l'una o dall'altra delle altre due che le pre-
cedono , cattolici , clericali : e ciò solo per
indicare di quali intransigenti e di quali in-
tolleranti, o, a contrariis, di quali transigenti
e di quali tolleranti, io mi sia proposto di
scrivere.
Per quanto, infatti, occorre allo scopo di
questo libro, la distinzione tra cattolici e
clericali può essere illustrata con poche pa-
role. La denominazione di cattolici fa capo
ad un concetto religioso; quella di clericali
— 165 —
rivela di preferenza una tendenza politica;
il (luesta può i)iù facilmente essere annesso
da^L^li avversari un signiticato \h)CO benevolo
che non sembrerebbe confacente alla i)riina.
Ciò parrebbe che dovesse essere, ma ciò n(m
è che meno di frecpiente di (\i\iìuto a 2>riori
non si possa credere: e, se mai, ])er solito
tro])po incompletamente.
Tutti i clericali dichiareranno di poter in
tanto essere detti clericali in quanto sono
sinceramente cattolici ; nessuno confesserà
d' esser in tanto cattolico in quanto gli è
necessario per poter militare nelle fila cle-
ricali. D'altra parte nel campo liberale sen-
tirete spesso la distinzione astratta tra cat-
tolici e clericali; ma nei casi concreti note-
rete una predisposizione troppo frequente a
chiamar clericale chi sia soltanto franca-
mente cattolico.
Ed io non dico che questa confusione non
sia indizio del poco scrupolo di esattezza e
di sincerità che gii uomini pongono nel giu-
dicare sé stessi, i proprii amici ed i proprii
avversarli; dico solo che per poter cogliere
attraverso la parola, non quella idea che ad
essa dovrebbe corrispondere, ma quella che
— 166 —
l)er molti ad essa di fatto corrisponde, iiou
si può prescindere da tale confusione. Con
questa differenza però, che l'idea vera, ge-
nuina, ijernmne; alla peggio , se il mal uso
avrà troppo guasta la parola die la tradu-
ce va, essa ricorrerà per manifestare sé stessa
ad altra espressione j)iù acconcia: mentre
invece una idea clie ha la necessità di ma-
scherare la propria falsità coll'equivoco della
locuzione, molto facilmeute è condannata
alla dissoluzione. Così io credo debba acca-
dere della sinonimia a base di poco buona
fede tra clericale e cattolico : ma non contìdo
che ciò possa avvenire tanto presto; ne mi
illudo che, tolto di mezzo un equivoco, non
siano per fiorirne altri in sua vece.
1 cattolici , o clericali, — dopo quanto ho
esposto pur ora e dato alla parola cattolici
un significato di preferenza politico, mi con-
viene accoppiare 1 due termini, — possono
essere tolleranti, od intolleranti; ma debbono,
in quanto almeno sono cattolici, essere in-
transigenti. L' intransigenza sarà in essi ri-
— 167 —
l)rovevole , uou alloreliè abbia radice nella
convinzione, ma (jiiando derivi soltanto dalla
intolleranza.
La neiitizioue di tale necessità [>nò aver
orijLiine in ragioni che a me siano igìiote, o
delle (inali io non riesca a valutare tutta la
importanza in confronto a quelle che mi de-
terminano aUa sua atiermazione ; ma \mò
anche dipendere;, almeno parzialmente, dal-
l'errore di uou considerare l'eterogeneità che
esiste tra l'in transigenza e l'intolleranza. La
prima proviene da predomiuio della ragione;
la seconda da imi)ulsi del sentimento, o, più
forse, del temperamento.
vStabilita bene questa distinzione di origine
e di natura , io credo di potermi in questo
scritto dispensare, come da una digTessione
troppo inopportuna, dalla dimostrazione della
necessaria intransigenza del cattolicismo nella
età moderna: mi basta accennare che (]uella
dimostrazioue procederebbe dall'esame con-
testuale delle condizioni intellettuali moderne
e dell'essenza del pensiero cattolico.
Ma , appunto perchè l' intransigenzti ha
quella l)ase logica che fa difetto alla intol-
leranza , appunto perchè essa dii)ende da
— H)S —
(liuilche cosa, che io non mi periterei di dire
relativamente assoluta, — giacche la contrad-
dizione tra l'avverbio e l'aggettivo rispecchia
1' anomalia con la quale si trova spesso nella
intelligenza limitata, relativa , dell' uomo il
concetto di assoluto, — avviene non di rado
che l'intolleranza s'argomenti di avere buon
giuoco camuffandosi da intransigenza.
Ciò posto , guardiamo che cosa si pensi
rispetto al partito cattolico , o clericale , da
quei liberali che non siano imbevuti del
Ijrecoucetto anticlericale o anticattolico; dico
preconcetto per non usare la parola pregiu-
dizio^ che può per avventura riuscire meno
simpatica e di significazione più indefinita.
Per tutti (luei liberali una conciliazione,
o, se non altro, un modus vivendi politico coi
cattolici, o clericali non intolleranti, corri-
sponderebbe, in fondo, alle loro tendenze
ed ai loro desiderii. Corrisponderebbe al
condizionale : in altri termini dunque , non
corrisponde di fatto per tutti. A questo ri-
guardo tre correnti di idee attraversano la
— ìm —
massa liberale: una è decisamente favore-
vole alla conciliazione; due sono contrarie.
Ma (lueste due sono determinate da ra«>i<)ni
d'ordine affatto differente : per le une si te-
mono i clericali; per le altre invece si crede
che sia inutile pensare a nessuna forma di
conciliazione con loro^ giudicandosi che, sic-
come per un accordo occorre un consenso
di ambe le parti , non si possa sperare che
il partito cattolico o clericale si induca ad
una conciliazione che per esso dovrebbe equi-
valere ad un suicidio.
Io mi rendo couto delle ragioni che de-
terminano queste due ultime correnti; me ne
rendo conto, ma non ne resto persuaso. Per-
ciò mi trovo nella prima schiera , pur con-
fessando che destano in me più viva simpa-
tia e più alta stima la maggior parte dei
componenti delle altre due. Né paia strana
la confessione dal momento che parlo della
maggior parte e non di tutti; dal momento
cioè che vengo con ciò a dichiarare, che se
molti fanno numero nella prima schiera forse
perchè non hanno sentito la vivacità dei sen-
timenti, o non si sono dati pensiero della se-
rietà delle riflessioni che indussero le altre
— 170 —
(lue schiere a l)attere un diverso cammino,
una parte invece, — sia pure una minoran-
za,— di (luella prima schiera appartiene ad
essa appunto per avere valutati ((uei senti-
menti e vagliate quelle riflessioni e averne
riconosciuto insnfficiente l'efficacia. — Mode-
stia a parte, io dichiaro di appartenere a tale
parte di (piella prima schiera.
Lasciamo, pel momento, in disi)arte la i)ri-
ma schiera alla quale dovremo naturalmente
ritornare dopo la critica delle altre due e
occupiamoci sommariamente di tale critica.
Liberali che temono i clericali : liberali ge-
losi custodi delle rivendicazioni politiche
della Italia nuova e sopratutto, in concreto,
della libertà di coscienza , della libertà di
stampa, della integrità territoriale, della in-
tangibilità di Eoma. Io ho voluto dirli, quali
sono per generosità di sentimento, gelosi cu-
stodi di tutto ciò , piuttosto che liberali di
poca fede. Bisogna infatti non avvertire come
il mondo moderno sia impregnato di i)en-
sieri e di sentimenti, dei quali sarebbe lungo
— 171 —
e fuor (li posto <|iii liccvcarc le olivini (com-
plesse, niji possono riconoscersi in jmrte come
un ritorno all'jintico, — al molto antico, — in
IJarte come il necessario prodotto di una (evo-
luzione storica, di una applicazione continua
e dilt'usa delle deduzioni della filosofia natu-
rale, per temere davvero che certe nuiu^iori
e i)iii necessarie concpiiste della civiltà pos-
sano essere in balia di un partito che, se per
1' addietro le ha avversate , ha però dovuto
lasciarsene compeuetrare in modo da avere
omai fatto esso pure di quelle infiltrazioni
parte integrante della sua compagine. Li-
bertà di stampa e libertà di coscienza, io ho
la persuasione che pel sopravvento del par-
tito clericale non correrebber(j maggior peri-
colo di quello al quale sarebbero esposte
dalla soperchieria di altri partiti che si van-
tano ultra liberali ; e si vantano ultra libe-
rali anche per poter far getto di ogni sen-
timento veramente liberale. Ma di questo io
non ho soltanto l'intima persuasione; credo
di poter addurre la prova di fatto.
Il paese d'Europa nel quale predomina il
partito clericale è il Belgio: da tre lustri è
nelle sue mani il governo. Io sfido chicches-
— 172 —
sia ad asserire che nel Belgio la libertà di
coscieuza e la libertà di stami)a siano meno
rispettate che in qualunque altro stato. Ei-
guardo , anzi, alla stampa, all' infuori degli
argomenti politici e senza pregiudizio di que-
sti, la libertà è addirittura una licenza nel
meno lusinghiero signitìcato della parola. Le
sconcezze che vi vengono otterte dai riven-
ditori di giornali di Bruxelles non trovereb-
bero grazia dalla polizia nei paesi che si ri-
tengono i più rispettosi della libertà , quali
la Svizzera e l'Inghilterra.
Ma resta la questione della sovranità tem-
porale del Papa, la questione romana, chiusa
detinitivamente pei liberali, sempre aperta,
e i)erciò sempre minacciosa, per parte dei
clericali.
Da trent' anni l'Italia politica ha fatto di
Koma la sua capitale, il potere terreno dei
Pontefici è passato in quello che si suol dire
dominio esclusivo delia storia, e non ci vor-
remo accorgere del radicale mutamento di
idee che a (piesto riguardo si è prodotto, più
— 173 —
che ili altri, in coloro sk'ssi che liauuo l'a-
ìiitudiiie e debbono avere la convinzione di
dirsi ])aladiiii della resurrezione di quel po-
tere? non sentiamo ([njinto di vuoto sia nella
rievocazione di (luella resurrezione ? non ci
rendiamo conto che si tratta di un program-
ma di tradizione, più che di una vitalità di
sentimento ? — Una egregia persona legata,
di rapporti personali e politici coi maggio-
renti del mondo clericale diceva , parlando
allo scrittore di (pieste pagine: « La quistione
« romana in qualche modo deve essere risolta;
« noi cattolici non siamo in grado di preci-
« sare come debba essere risolta, ma seutia-
« mo che lo deve essere. > Il mio pensiero
correva allora a quel Prefetto del Eegno che
iacea lasciare le pratiche sul suo scrittoio, di-
cendo che a quel modo a poco a poco si e-
vadevano da se, e mett^eudo in confronto la
evasione che il tempo e le rinnovate consue-
tudini politiche e i mutati indirizzi del pen-
siero vanno dando alla questione romana,con
la dichiarazione così indefinita del mio in-
terlocutore dalla quale emergeva, per quanto
non voluta , la confessione della impossibi-
lità del ritorno allo stato politico anteriore
— 174 —
al 20 settembre, io riconoscevo l' impossibi-
lità della mia mente di dar corpo alla paura
che l' integrità politica della nazione possa
essere messa in pericolo per opera di un
partito che, riguardo a questo che sarebbe
per noi il punto più minaccioso del suo pro-
gTamma, non solo non sa quello che si vo-
glia, — nel qual caso l' incoscienza potrebbe
essere temiì)ile, — ma sa di non sapere quello
che si voglia : ha , cioè , la coscienza della
propria incoscienza , ostenta come una pre-
tesa quello che è costretto a subh^e come
una fatalità.
Quest' ultimo concetto i)otrà non parer
ehiaro al lettore : io confido di renderlo più
manifesto quando passi a considerarlo da un
altro lato , dal lato cioè di quella corrente
liberale , la terza delle sopraindicate , che
vede in esso l' impossibilità di qualunque
buon accordo parziale ma, imi)ortante, col
partito cattolico.
Volere, o no, — si dice, — il Papato più di
quello che ha perduto con la spogliazione
— 175 —
del (loiiiiuio tenitorialc. lia lai-j^aniriirc ;mia-
dagnato, appunto [xt l'ettetto di (piclla spo-
gliazione, in prestigio, in autorità spirituale.
Questo lu'estigio , (piesta autorità, gli S(Mìo
cresciuti, secondo alcuni, i)el fatto d'essergli
stato tolto di dorso il fardello di un doini-
uio politico elle era diventato un anacroni-
smo; secondo altri invece i)erchè egli ha po-
tuto assumere (piella parte di vittima che,
couciliaudo le più grandi sini])atie, concorre
a- conferire una forza morale potentissima.
Coloro pei quali (piest'ultima considerazione
ha una importanza capitale, non possono non
darsi ragione della necessità che avrebbe il
partito, la cui parola d'ordine parte dal Va-
ticano di non adattarsi a nulla che non sia
in continuo antagonismo con le condizioni
politiche determinate dall'annessione di parte
dello Stato Pontificio prima, e poi, special-
mente di Eoma allo Stato Italiano.
Questo modo di considerare i possibili rap-
porti tra il Papato ed il Governo italiano, tra
il partito clericale ed il partito liberale, io
trovo che è degno della maggiore conside-
razione; trovo anzi che corrisponde ad una
percezione limpida e serena della verità : ep-
— 17H —
pure uoii mi appa,<i;a. Xoii mi appaga , per-
chè ili esso è insito 1' errore di considerare
come permanente uno stato di cose che non
è, che non può essere , che transitorio. La
quistione romana il 21 settembre 1870 non
era più quella che era stata fino al 10 set-
tembre, oggi non è più quella che era quasi
30 anni fa ; ogni giorno essa va modifican-
dosi. E così si modifica il sentimento delle
varie scuole liberali rispetto al papato e le
loro dis[)osizioni d'animo e la loro condotta
rispetto al partito cattolico o, meglio, ai vari
Ijartiti cattolici o clericali; perchè non biso-
gna dimenticare che solo un mirabile spirito
di disciplina coordina in un partito quelli
che di fatto sono diversi partiti. E cosi il
l^restigio che deriva al Papato dall'atteggia-
mento di vittima, dall'antagonismo coli' Ita-
lia politica moderna, dall'ostentata diversità
di condotta del Vaticano di fronte al Go-
verno italiano ed agli altri Governi ;, è per
la logica dei fatti^ destinato a logorarsi. Li-
berali e clericali che non trovano in altri
sentimenti ed in altri concetti la vitalità e
la forza del cattolicismo, anche nel campo
dei partiti politici, giudicano troppo effimere
177 —
e troppo artiticiose (pici la vitalità e (luella
forza.
Ed invece non debhono credersi né [>as-
sejigieie, né innaturali quella vitalità e (juella
forza, perchè, non soltanto sono una dimo-
strazione della vigoria del sentimento reli-
gioso iu genere , 'ma altresì corrispondono
alla estrinsecazione di tale sentimento che
meglio si adatta all'indole dal nostro popolo,
e vengono (liscii)linate mercè (juella orga-
nizzazione, per la ([uale il eattolicismo ha
sulla vita politica dei paesi, dei quali esso è
antica e generale forma religiosa, quella in-
fluenza che solo in grado minore possono
esercitare le altre chiese cristiane negli altri
paesi.
Contrapporre la ragione alla fede, la scienza
al eattolicismo è uno stabilire antitesi che
io direi errate , e che altri invece vorrà di-
chiarare empie od assurde. Io so quello che
penso in argomento e so quello che pensano
molti altri, e mi rendo conto di quello che
pensano essi, pure essendo i loro pensieri
E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitismo. 12
— 178 —
differenti dai miei. I! concetto che mi ai)pa-
ga è quello precisato dal Xegri cou 1' affer-
mazione che, di fronte ai i)roblemi trascen-
denti la mente umana, la negazione è non
meno irrazionale dell'affermazione. Per quan-
to povera cosa sia la scienza dell'uomo, se
il cattolicismo volesse erigersi a suo anta-
gonista, esso dovrebbe rassegnarsi a continue
irreparabili sconfìtte. Ma se invece raccoglie
le anime al di là dei confini non supera-
Ijili dalla scienza e le avvia < pei floridi sen-
tieri della speranza , allora la sua virtù è
vigorosa e i)erenne. Xoii tutti pensano così.
Le constatazione del disquilibrio tra i bi-
soo'ui dell'anima e le limitatissime soddisfa-
zioni che ad essi può dare la scienza, spinge
una folla a cercare rifugio nelle credenze,
nei dettami, nelle pratiche di una forma re-
ligiosa adatta alle molteplici esigenze della
Tifa individuale e collettiva , di una forma
religiosa che, perciò appunto, non può non
assumere , per quanto parzialmente , un ca-
rattere politico. Lo spirito critico, invece, che
con attacchi anche parziali riesce a compro-
mettere la compagine di tale editìzio, guida
un'altra folla a generalizzare le demoliziimi.
— 179 —
a negare quanti» non possa essere dimostrato
all' uomo a lum* di i'a<>:ioue. Io constato
l'esistenza delle due schiere che i»otrauno
ingrossare od assottigliarsi, ma che nulla fa
credere debbano ([uaiido che sia sparire.
Tra le due , nell' interesse della felicità
umana, nell'interesse anche della prosperità
collettiva dei i)opoli, la scelta non mi pare
dubbia. Molti jtossono non ai)partenere ne
all'una, uè all'altra; ma anche questi non i)os-
sono essere inditterenti al sopravvento del-
l'una o dell'altra.
Ebbene : iTua parte soltanto di coloro che
militano nella seconda schiera, — in quella
che combatte og'ui sentimento religioso, — può
trovare quella pace dell'animo che viene in-
vece largita a tutti coloro che formano la
prima schiera, la schiera dei credenti. A con-
trabilanciare la petulanza dei più invadenti
fra i clericali io posso c(mipiacermj che nella
politica militante si trovino anche gli anti-
clericali : ma, seppure si voglia da alcuno
dire superstizione ogni credenza religiosa, e
si debba i)erciò ammettere l'esistenza di una
superstizione antireligiosa, e se a molti uo-
mini non riesce di sottrarsi o all' una o al-
— ISO —
l'altra, parnii che, non i)iire per la felicità
individuale, ma anche per l'interesse e la pro-
sperità sociale, la superstizione relis^iosa sia
da preterirsi alla superstizione antireligiosa.
E il partito cattolico troverà la sua vitalità
perenne, la sua energia più efficace, nel dare
a quella credenza veste e bandiera : il suo
compito sarà ben altrimenti nobile e dura-
turo di quello che si iuimescliinisse nella con-
fusione dell'accessorio con l'essenziale, nella
perpetuazione fittizia di una questione poli-
tica, — la questione romana, — che va di giorna
in giorno dissolvendosi.
Ragione dei precedenti capitoli.
Opportunità del coordiuaiiienti) — Lotta di classe e di razze
e concezione socialista — Risposte necessarie — Partiti
complessi e partito clericale.
I problemi politici che agitano il nostro
come gli altri paesi, la nostra più, forse, che
le i)assate età, sono molti e complessi. Fra
essi ho dovuto soifermarmi a considerare
quelli che avessero relazione diretta, o , se
indiretta, necessaria con l'argomento che dà
materia al presente libro.
Quali siano le relazioni dirette emergerà
— 181 —
dai vari capitoli della successiva <|narta i)ai*-
tc dello scritto stesso. Non mi jiare però
opportuno di passare ad essa seuza aver
]>rinia riassunto e in (pialche modo coordi-
nate le conse;;uenze che risultjino dai ])ochi
capitoli di questa terza i)arte, tanto i)iù che
non mi dissimulo che tali capitoli avranno
forse potuto sembrare al lettore troppo fra
loro slegati (1).
(1) I/esposiziouc di nu fatto renderà più eliiaro il ])re-
seute oapitolo e darà, forse ]ue<;li(). ragione della in-
tera parte del liltio. Il fatto è clie dap[)rinia <|uesta
parte avesi assiuito tali proporzioni da eccedeie quelle
generali d<-ll'opera : era diventata qnasi un libro nel
libro. L'autore lia giudicato che ne fosse stata tur-
bata reconomia del lavoro. Perciò si è accinto ad un
riassunto di quello die prima avea messo in carta.
Ora teme che il riassunto sia riuscito troppo compen-
dioso. Osserva però che scopo principale, se non unico,
di (]uesta parte non è uno studio sui partiti politici
d'Italia, ma una esposizione di alcune considerazioni
fondamentali che, invitando il lettore a collocarsi in un
punto di vista uguale a quello dell'autore, derimano
il pericolo della confusione delle vedute e delle idee.
In altri termini l'autore si rassegna a la.sciarsi dire:
«avete torto»; ma vorrebbe che non gli si potesse
dire : « non potete , o non volete farvi capire ». E
questo, qui, gli basta.
— 182 —
*
* *
StriKjgìe far ìife : ecco uua delle leggi fon-
damentali che governano il mondo vivente.
;Xon l'averla intuita, — dell'intuizione rapida,
spesso accidentale , più spesso necessaria-
mente inefficace, di verità che poi furono
risepolte per lungo corso di secoli, va dato
merito alle splendide fioriture dell'ingegno
umano nell'antica Grecia e, forse anche piti
addietro, presso altri popoli , in precedenti
civiltà asiatiche, — ma l'averla atìeimata, con-
cretata , dimostrata si può ritenere il fatto
scientifico della più alta e della più estesa
importanza che caratterizzi il secolo decimo-
nono; come l'averla sofisticata nelle sue ap-
plicazioni alla umana famiglia è una delle
caratteristiclie di alcune scuole sociologiclie
dell'ultima parte di questo stesso secolo, le
quali mettono tanto maggior impegno nel
proclamarsi positiviste, quanto più sono im-
pregnate di apriorismi e di pregiudizii che
vorrebbero non essere creduti tali unica-
mente perchè di data recente.
La lotta per la vita nelle razze, nelle col-
lettività umane si manifesta in due forme:
— 183 -
esterna ed interna. Per la jn-inia è lotta di
eoncorrenza , di esclusione, di preminenza
tra ])oi)ol<> e itopolo, tra nazione e nazione,
tra razza e razza ; per la seconda è lotta tra
individuo e individuo, e può assumere le par-
venze di lotta di classe. Dire clie la lotta
di classe sia non lotta di una contro un'al-
tra classe, ma lotta nell'interesse dei com-
ponenti di tutte le classi, in ([uanto si di-
chiara di tendere con essa a confondere in
mia le classi tutte, è attermare contempo-
raneamente due cose in contraddizione di
termini e di concetti assoluta e diretta fra
loro : assoluta e diretta, cioè senza i)ossibi-
lità di diversioni e dì giustiflcazioni.
Ho accennato come mi sembri manifesto
che dipenda da un pessimismo iuoiustificato
la preoccupazione di una specie di fatalità,
per la quale la nostra nazione, — insieme alle
altre nelle quali si suddivide la razza detta,
pili o meno propriamente , latina, — sarchile
destinata a cadere in uno stato di avvili-
mento e di inferiorità.
^la di questa decadenza si troverebbe fa-
cilmente la ragione quando in un popolo
dovessero prevalere quei sistemi economici
— 184 —
e sociali che coutraddicessero e al maggiore
spontaneo .sviluppo delle facoltà umane in
genere e all'indole particolare di quel popolo;
o meglio, quando non potendo, appunto per
la loro ripugnanza con l'umana natura, sus-
sistere nel modo genuino nel (piale fossero
stati escogitati e ])redicati , degenerassero
attraverso all'indole speciale di quel popolo
in una dissoluzione irreparabile degli orga-
nismi economici e sociali meglio adatti al
popolo medesimo.
Tale è il caso della concezione socialistica.
Essa viene enunciata e riassunta a grandi
linee nei i)rogrammi del partito : ma i prin-
cipali capisaldi di quei programmi non sono
che una rinnegazione di quello che ne vor-
rebbe essere il concetto informatore fonda-
mentale.
E così nelle tendenze pratiche quei punti
staccati prendono il sopravvento, e il socia-
lismo si snatura e si adatta al carattere del
popolo nel quale esso si diffonde. In Ger-
mania, dove è più potente e meglio orga-
nizzato e dove sembra i)iù genuino, non è
che una grande forma di corporativismo.
Una forma di corporativismo tenderebbe
— 1S5 —
ad essere, tanto più fiaccamente però, (pianto
minore è la morale sociale della popolazione,
anclie in alcune parti d' Italia. Ma i)iù ge-
neralmente, e in gran i)arte anche là dove
sembra dcstinjito a convertirsi in corporati-
vismo, esso non fa die dare nuovi impulsi
{ille tendenze anarchiche e dissolventi dei
vincoU sociali.
Indii)endenteinente adunque dal concetto
che k) informa, il suo sopravvento sarebbe e-
siziale alla nazione italiana più, senza para-
gone, che non ad altre nazioni nelle (piali
la compagine sociale sia d'altra natura: met-
terebbe la prima in condizione di inferiorità
rispetto alle altre.
Per potere esaminare uelle varie loro parti
principali i rapporti che con la quistione po-
litica in-edominaute. — quella della organizza-
zione economico-sociale, — hanno le altre que-
stioni rifereutisi all'azione degli israeliti sulla
vita politica del i)aese, mi è occorso di met-
tere ben in chiaro quello che viene spesso
affermato, e spesso anche dimenticato, dai
— 186 —
corifei del partito socialista, e cioè che, ran-
uodaiidosi tutti i mali che travagliano, per
fatto dell'uomo, la società alla costituzione
economica vigente, ed essendo questa ba-
sata sulla proiirietà privata, concetto infor-
matore del socialismo deve essere P aboli-
zione della proprietà privata d'ogni sorta di
capitali: in una parola, il collettivismo.
Ma il concetto collettivista non è in ne-
cessaria antitesi col concetto e col senti-
meuto patriottico ? E questo concetto e que-
sto sentimento sono per l'uomo qualche cosa
di fittizio, di transitorio , o non rappresen-
tano invece una naturale corrispondenza ai
bisogni complessi dell'animo umano f
N^on solo sarebbe stata troppo monca la
trattazione dell'argomento, ma anche mi sa-
rebbe venuto a mancare qualche punto di
ril'erimento a quanto sarò per esporre nella
parte successiva del libro che a questa terza
deve sovrapporsi e ad essa intrecciarsi , se
non avessi data risposta a quelle domande.
*
Clericali, o cattolici , da una parte ; so-
— 187 —
cialisti e rivoluzioiiarii dciraltra : ecco i due
partiti che ormai si (lovranuo contendere il
campo. 1 partiti iuterniedii, gli ilnidi, quelli
dai colori equivoci, sono destinati ad essere
assorbiti o di (lua, o di là; sono condannati
a sparire ». — Così si sente spesso dire, o nie-
lanconicameute da alcuni che nei partiti in-
termedii non aveauo cercato che un rifugio
alla loro pusillanimità e alla loro mediocrità
morale; o pretenziosamente, se non tenden-
ziosamente, da parecchi che si dichiarano
militanti nei partiti estreur, — o meglio , in
uno di essi, il socialista, il rivoluzionario, —
per [)arere (luello che in fondo all'animo non
sono; o intiue, audacemente da molti che
veramente appartengono a (piei partiti e che
si arrabbattano per ingrossare le loro Illa con
gli emigranti dalle schiere dei conservatori,
dei liberali, dei radicali ecc.
Molte volte (quella dichiarazione non pro-
viene che da stanchezza , da viltà, o da in-
teresse partigiano.
D' altronde essa presuppone possibile uno
stato politico troppo schematico, troppo poco
complesso per poter essere specchio della
verità.
— 188 —
I partiti (letti non estremi possono essere
a base, o di convinzioni e di sentinjenti ge-
nuini, o di opportunismo, di falsità, di astu-
zia di bassa lega. In questo secondo caso
sono certamente destinati ad essere spazzati
via. Ma non ci facciamo illusioni. Non si cre-
da 'che il mal seme del cinismo e della vol-
gare furberia possa essere reso infecondo :
« mentre spunta l'un, l'altro matura »; mentre
uno si andrà dileguando, un altro si anderà co-
stituendo con nome e con x^arvenze nuove....
«e muta nome perchè muta lato!» E i pri-
mi gabbati saranno probabilmente coloro che
avranno creduto d'aver fatto tcibuìa rasa del
partito poco rispettabile della vigilia. Se lo
troveranno di fronte vivo, vegeto, ringiova-
nito da nuove sembianze, per modo che non
resterà loro tutto al più che la magra sod-
disfazione di credere che non sia più quello
di prima e di accingersi a sconfiggerlo di
nuovo, o.... a restarne disfatti.
Ma la gente ora ricordata non rai)iu'esenta
che le scorie dei partiti che potranno anche,
secondo 1' uso , essere detti intermedii , ma
che più propriamente saranno da chiamare
complessi. Se infatti a quei partiti è, o do-
— IS!) —
vrebbe essere, di norma ordinaria nn criterio
di giustizia clic li taccia riiMi^iianti dagli
esclnsivisnii dei ]>artiti estremi, (piel criterio
non basta a determinare la loro caratteri-
stica. Questa vuoisi di })reterenza cercare
nella loro adattabilità; — cosciente forse, ma
ad ogni modo spontanea non studiata, cioè,
né interessata, uè rassegnata, — alle molteplici
tendenze intellettuali e morali delle umane
collettività, all'essere esse il prodotto genui-
no e al poter essere, nelle professioni politiche
di alcuni , l' espressione più nobile e più
schietta della molteplicità e della indistrutti-
bilità di quelle tendenze. Ernesto Eenan ha
scritto che i moderati sono il sale della terra.
I moderati ! che bella e che uggiosa qualifica
per un partito ! Tanto uggiosa da aver ride-
state quelle antipatie, per le quali è tipico il
caso dell'ateniese che votava per l'ostracismo
di Aristide perchè lo chiamavano il giusto.
Eppure, piaccia o no, a quelli che io direi
i sempHcUti della filosotìa della storia e della
filosofìa della i)olitica, — per quanto di que-
ste filosofie io abbia un concetto molto mei
(/eìieris, — bisogna tener tanto maggior conto
Idela forza dei partiti intermedi, (luanto meno
— 190 -
questa dipende da una specie di artifìzioso
parassitismo, a spalle della ingenuità dei par-
titi estremi; quanto più, cioè, è sincera nel
pensiero e nella azione.
Ma alla lor volta i i)artiti intermedi non
possono pretendere d'agire isolatamente, per
sola virtù propria : essi debbono rendersi ra-
gione delle correnti che trascinano l'umana
famiglia. Queste correnti , se anche paiono
interessare argomenti di carattere affatto per-
sonale e privato, assumono, non fosse che pel
fatto d'aver stabiliti vasti rapporti tra uomini,
una importanza politica; importanza che, del
resto, può derivare loro da altre circostanze
che non occorre ora analizzare. Tale impor-
tanza non sarà necessariamente sempre e in
tutto propizia: i)orterà, se non altro, seco le
•conseguenze della eterogeneità, risi)etto alla
vita pubblica politica e sociale, della sua ori-
gine. Ma ciò non toglie che possa essere pro-
pizia spesso ed in molte cose.
È questo il caso delle azioni e delle riper-
cussioni per le quali il sentimento religioso,
non concepito vagamente , non professato
astrattamente, non impregnato di livore per
quanto ad esso sia estraneo, ma compreso
— ];»i —
dell'esigenza del continuo svol «pimento del
pensiero lunanizzato nelle torme meglio com-
patibili con l'indole del jjopolo nel (juale es-
so si manifesta, reso singolarmente efficace
mercè nn organismo mirabile per connessione
di parti e per continuità di condotta, vuol es-
sere considerato e come elemento integrante
della collettività sociale e come ragion d'es-
sere necessaria di un partito politico.
Molti potranno, od anche dovranno, in ob-
bedienza alla sincerità dei loro sentimenti,
essere nemici di ({uel partito : molti altri do-
vranno ad esso essere estranei. Ma sarà ob-
bligo di questi ultimi di esaminarlo con una
serenità che permetta di valutare non solo
quanto sia in esso di male e quanto di bene,
ma anche la maggiore o minore efficacia tanto
del male quanto del bene.
E se riconosceranno, o che il male sia in
realtà meno grave di quanto non paia, o che
la società moderna sia immunizzata contro
i pericoli che, per fatto di quel partito, sem-
brerebbero minacciarla; e se , d'altra parte,
faranno ragione all'opera integratrice di pro-
suutuose deficienze e rijjaratrice di inconsulte
demolizioni che si può attendere dai priu-
— 192 —
cipiie dai sentimeuti iiilormatori di ({uel i>ai'
tito stesso, noji ostante i suoi torti e le sue
esagerazioui, allora giiidicheramio da com-
battersi l'opera opposta, (j nella che, col pre-
concetto di opporsi a quanto i)0S8a sapere
di clericale, contrasti tutte le conseguenze
protìcue, accettabili od anche soltanto tolle-
rabili, che dalla vigoria delle credenze reli-
giose possono derivare ad un organismo po-
litico.
PARTE QUARTA
Oli Bt>rel
raollo^ jiolitioa^ itali
Gli ebrei prima della rivolnzione
La Rivoluzione — Fniiziouo sociale antica degli Ebrei — Im-
possibilità (li lina loro azione politica.
Come moltissime altre, la parola Rivolu-
zione h'à parecchi significati; tutti, o quasi,
presso a poco ugualmente legittimi. Per evi-
tare confusioni, prima di usarla, sarà bene
che la completi con la indicazione di quel
significato speciale che qui più le conviene.
Con essa dunque non intendo solo il grande
scoppio politico avvenuto in Francia alla
fine del secolo decimottavo, ne la parte dei
E. RiGHiNi — AntisemitÌKino e semitismo. 13
— 194 —
prodotti di quello scoi)pio che fn consoli-
data, nella coscienza del mondo, per opera
dell'Impero , né le parziali rivoluzioni che
ad esso conseguirono : C(m essa invece de-
signo cumulativamente tutto quell'insieme
che comincia ed acquista carattere da quello
scoppio, ottiene importanza formale da quella
consolidazione, come avea avuto importanza
essenziale dalla elaborazione del pensiero e
diifusione dal contagio delle idee che lo ave-
vano preceduto e i)reparato; che si propaga
perle serie delle ripercussioni di quello scoppio
presso gli altri popoli e per le crisi e per
gli assetti politici che da esso ripetono in
gran parte le loro origini e di quell'insieme
fanno parte integrante.
Uno dei meriti pili grandi, ed insieme uno
dei maggiori torti della Eivoluzione, è sta-
ta la disorganizzazione di quelle associazioni
umane che formavano come tanti campi
chiusi a tutela degli uomini in essi compresi
contro le invasioni esterne, ed insieme a co-
strizione delle loro energie e degli impulsi
delle singole loro nature. Preoccupata di
tale smantellamento e del pericolo di con-
simili ricostituzioni, la Rivoluzione nei suoi
— 195 —
primordii e nel paese nel (juale è scopi >iatu,
dapprima, pur [)roclaniando la libertà d'as-
sociazione , è stata ostile alle associazioni
tutte, per (pianto esse dichiarassero liberi i
loro adepti di uscirne a piacere. Ma poi il
I)rincipio dell'associazione teoricamente li-
bera ha i)reso il sopravvento. Così in mezzo
a masse disgre4»ate si sono costituite asso-
ciazioni organizzate. Alcune di esse erano
le vecchie risorgenti; altre nuove per indole
e per sistemi : le une e le altre tendenti a
riconcpiistare in qualche modo, o a crearsi,
senza limiti e senza riguardi , privilegi in
assoluto contrasto con quei principii d'ugua-
glianza civile e politica che, — naturali, o lì t-
tizii, logici od assurdi, — sembravano dover
essere l'anima della rivoluzione. Del resto,
quello che avvenne nei costumi , andò suc-
cedendo ogni giorno più anche nelle leggi.
In Italia, ad esempio', i principii della Ei-
voluzione parrebbe che avessero dovuto as-
surgere a norme di governo dal 1859 in
poi. Ebbene, io credo che si contino sulle
dita le leggi promulgate dopo la costituzione
del Regno, che non includano la creazione
di qualche privilegio. ]S^on discuto se ciò sia
196 —
un beue, o un male; uè, quando si ritenga
che sia un male, se evitabile, o no : constato
il fatto.
*
La disaggregazione delle vecchie classi,
delle antiche istituzioni, dei privilegi d'altre
età, determinò uno stato di cose doppia-
mente favorevole — e per sé stesso, e in con-
fronto al precedente — per gli Ebrei. Allo
stringer dei conti — abbiamo visto nella se-
conda parte di questo scritto — per doti in-
tellettuali ed anche per doti morali gli Isra-
eliti non possono , in complesso , ritenersi
gran fatto al di sopra , o al di sotto , delle
popolazioni italiche delle quali fanno parte.
Ma abbiamo constatato pure che in essi ec-
celle una dote che i)uò, in pratica, da sola
superare per effetto utile tutte le altre: la
dote cioè di far valere tutte le altre per tutto
quello che valgono, di trarue tutto il par-
tito che da esse si può ricavare. Se aves-
simo una unità di misura per l'intelligenza,
potremmo dire che dieci di intelligenza in
una testa semita vale come quindici o venti
nella testa giapetica ; presso a poco come
mille lire nel portafoglio di un ebreo equi-
— 197 —
valgono, ili giro d'aftiiri e in ricavo <l'ntili a
forse i)in di duemila nello scrigno di un cri-
stiano.
Io penso che nella coscienza diftusa, in-
deterniinata, ma persistente, di questa (jua-
lità speciale degli Ebrei, si debba ricercare
la causa, non unica, ma principale, dello sta-
to di opi>ressioiie e di artiflzlosa inferiorità
nel quale gli Israeliti erano tenuti , presso
tutti i popoli, nelle età passate. La ragione
del pregiudizio religioso si può considerare
come concomitante, ma inadeguata da sola
alla gravità e alla generalità del fatto. E poi
ne appare sminuita l'importanza a chi con-
sideri che contro la comunità israelitica non
potea campeggiare quel pericolo di jiroseli-
tismo pel quale doveaiio essere più viva-
mente temute, più vigilantemente sorvegliate
e più aspramente osteggiate tutte quelle
chiese, o sette religiose, che sorgevano e si
mantenevano con quel proposito di farsi
largo a scapito della religione gelosamente
dominante, che mancava ai seguaci dell'An-
tico Testamento (1).
(1) Anticamente era caratteristico lo spirito di pro-
selitismo degli ebrei : ciò prima del medio evo. Poi,
— 198 —
Invece, meutre le persecuzioni contro gii
eresiarchi e i dissidenti di varie specie eb-
bero carattere preponderantemente, per non
dire esclusivamente, religioso, quelle contro
gli ebrei — dei quali, in fin dei conti si am-
metteva di dover tollerare il culto — si pre-
sentano con impronta più specialmente so-
ciale, se non vogliamo anche dire politica.
In mezzo agli ordini, alle classi, alle cor-
porazioni, alle università, alle gilde, alle mae-
stranze, le comunità israelitiche , in quanto
erano tali, si sarebbero trovate nelle coudi-
zioni normali delle età che attraversavano.
Ma queste condizioni, quando anche fossero
state per essi davvero normali , non erano
le migliori i)er gli ebrei. Sapendosi far va^
è stata ed è caratteristica la sua assenza. Si potrà
dire che quando il monoteismo ebraico rappresentava
un progresso, ima foria più evoluta, in confronto al
politeismo pagano, allora quello spirito avesse una
ragione d'essere che poi, in confronto al cristianesimo,
gli è venuta a mancare. 11 proselitismo degli ebrei
nel mondo romano ha offerto il terreno di coltura ai
germi del cristianesimo. — Ho scritto in corsivo le pa-
role /or w?« i^iìi evoluta, perchè intendo di usare solo
con precauzione una frase il cui abuso è gravido
troppo spesso di una pretenziosa ed errata sistema-
ticità di concetti.
— 199 —
lere, in ragione di (|nell<) che valgono, più
che non sappiano gli altri cittadini , non è
maiìite.staniente loro propizio il fatto di es-
sere impediti di trasbordarti dalla classe nella
quale sono rinchiusi, di infiltrarsi fra gli altri
cittmlini, di trar partito, mercè ogni forma
di rapporti, della speciale attitudine ad uti-
lizzare le proprie in confronto delle altrui
facoltà. Se mi si conceda l'espressione, direi
che l'assetto economico-sociale nel (luale si
era composta la Società prima della Eivo-
luzione, non offriva agli Ebrei modo di av-
vantaggiarsi del plus-val&re relativo di tali
loro facoltà.
Ma ciò, quando le accennate condizioni
fossero state per loro normali, cioè presso a
poco equipollenti a quelle con le quali erano
disciplinate le attività degli altri cittadini.
Il vero è invece che, pur avendo conte-
nuti gli Ebrei in una classe distinta dalle
altre , si visse nel continuo sospetto che
quella classe potesse essere la sfruttatrice
delle altre, e si pensò insieme di utilizzare
indirettamente, brutalmente, quando più oc-
corresse e quando meglio ne fosse pòrto il
pretesto, le attitudini degli Ebrei congenite
— 200 —
o specializzate dalle necessità della vita e
dalle liiiiitazioni e dalle costrizioni ad esse
imposte.
Si noti a questo proposito che la classe
israelitica, con le tolleranze speciali che le
erano concesse e con le speciali angherie che
formavano ad intervalli il correspettivo di
quelle tolleranze, serviva quasi di sfogo, di
valvola di sicurezza alla compagine sociale
premuta da una parte dalhi inesorabilità
delle leggi economiche e dall'altra dalla po-
tenza dei i)regiudizi e delle disposizioni le-
gali in assoluta contraddizione con quelle
leggi. Mi pare che, chi ben osservi, possa ri-
trovare in questo fatto la funzione sociale,
sotto parvenza esclusivamente economica,
esercitata dagli Ebrei nell'età passata. Se l'as-
surdo dei pregiudizii e delle leggi d'ordine
economico e finanziario dominanti non si ri-
velava nelle sue manifestazioni quale era di
fatto, e perciò poteva mantenersi e perpe-
tuarsi , ciò avveniva ]jerchè esso avea di
fianco, in inavvertita ma necessaria coesi-
stenza , il rimedio di una compensazione,
nella eccezione che, o convenzionalmente od
— 201 —
tinche con san/ione lenale, facevasi lisimtto
agli Ebrei.
(Tra pareutesi : uou sarà d'uopo, spero, che
precisi hi diflereuza di concetto che non av-
vince qui, all'idea di leff^i le disposizioni le-
gali. Le ])rinie sono d'ordine generale, pree-
sistenti alla legge scritta e da essa incoer-
cibili: le seconde si riferiscono alla forma,
alla legalità convenzionale).
Kipensianio all'odiosità che accompagnava
il commercio del denaro; ai dubbii , spesso
elevati a canoni di carattere quasi religioso,
sulla onestà di pretendere un interesse; alla
scarsezza del numerario ; alla non sempre
riconosciuta necessità ed insieme alla poca
sicurezza del fido; a quella tradizionale bnr-
banza dei debitori che ha in ogni tempo
fatto contrasto , per curiosa inversione di
parti, con la sommessione dei creditori. ...al-
meno fino al momento nel quale ai primi
l'acqua non arrivi alla gola; alla facilità di
confusione tra il concetto di interesse e
quello di usura; alla ripugnanza sospettosa
per quanto potesse essere usura od averne
il colore; e poi consideriamo come commercio
di danaro, giro di numerario , meccanismi
— 202 —
di lido, cautele di crediti, dissimulazione od
anche aperta tollerauza di usura, fossero hi-
sciati in facoltà degli Ebrei: allora ci ren-
deremo conto di (juella compensazione di
un abuso con un altro abuso, di quella neu-
tralizzazione di un assurdo con un altro as-
surdo, che i)ossono far capire come la con-
dizione particolare fatta agii ebrei nei tempi
passati dalle leggi, dai costumi, dai pregiu-
dizii fosse una fatalità, cioè una vera e pro-
pria necessità sociale, date le società quali
erano e quali non potevano non essere.
Tra gli Ebrei e i rappresentanti della col-
lettività sociale, i governi, si può dire che
correva la stessa bisogna che intercedeva tra
il Re di Francia e gli appaltatori delle pub-
bliche gabelle: Le roi leur faisait rendre gorge
tous les cinq ou six ans, et les laissait à noii-
veau se gorger d'or, — come osserva Anatole
Trance con la finezza d' osservazione e di
ironia che gli è abituale.
*
^on importa nemmeno ricercare quale, allo-
ra, potesse essere l'azione politica degli Ebrei.
— -im —
Era così generale il pregiudizio a loro
riguardo, che dovrebbe essere ritenuto una
stravaganza il pensare che nelle età passate
essi potessero avere avuta una azione poli-
tica : è infatti una stravaganza il trasportare
le idee ed i sentimenti di una età in altre
età che a quelle idee e a quei sentimenti
si debbano riconoscere assolutamente refrat-
tarie. Non so se sia esatto affermare che,
generalmente, solo il clero e la nobiltà ebbero
pel corso di parecchi secoli una vera e pro-
pria efficacia politica ; ma non è certo iue-
satto l'asserire che di poter avere una im-
portauza politica a molte classi , congrega-
zioni, corporazioni ecc. di cittadini non dovea
passare ueppur per la mente l' idea. Tutte
le più audaci aspirazioni degli ebrei uon do-
veano dunque andare al di là di quella eman-
cipazioue per la quale le loro comunità ed
i singoli cittadini israeliti avessero potuto
godere di quella eguaglianza civile e sociale,
di (juclla tolleranza limitata dalle leggi co-
muni, per le quali le persone degli ebrei e
la classe che esse formavano fosse posta al
livello delle altre classi.
— « Lasciateci mettere al paro degli altri,
- 204 -
« e poi vedrete: peusereiiio noi a mettere gli
«altri al disotto di noi»; — è questo mi
pensiero che può da qualche antisemita con-
temporaneo essere immaginato nella mente
degli ebrei delle età passate, ma che non è
concepibile che come qualche cosa di spora-
dico, di eccezionale, meglio ancora, di invero-
simile, in quelle menti ed in quelle età.
Gli Ebrei dopo la Rivoluzione.
Ipotetico pi-ogramniii ir^raelitieo — Vautaggi della comuuità
israelitica — I vincoli di comunità rispetto alla politica
— Pericolo indiretto.
Ma questo programma di predominio della
loro stirpe sulle popolazioni con le quali essi
convivono esiste almeno realmente per gii
ebrei nella età presente , esisterà nella età
futura ?
A tale domanda ho già data incidental-
mente e parzialmente risposta negativa più
addietro; debbo ora rafforzare con dichiara-
zione più esplicita quella risposta, senza però
estenderla a tutto quanto può comprendersi
nella domanda stessa. Non mi basta di ne-
gare la serietà della supposizione di un vero
e proprio programma che sia professato in
— 205 —
comune e nel quale l'idea iuforniatrice wsia
svolta nella sua ampiezza e contenuta nei
termini che la precisano; debbo anche rele-
gare tra le inverosimiglianze l'ipotesi di una
specie di programma virtuale che, esistendo
in modo indeterminato nella testa di ogni
israelita , o almeno , di moltissimi israeliti,
possa in certa guisa essere considerato di
latto come programma comune alla gente
ebrea.
*
* *
Ma quella risposta che darei rispetto a
quanto formalmente o sostanzialmente, di-
stintamente o confusamente, potesse essere
detto un programma , io non potrei dare
ugualmente negativa riguardo ad una ten-
denza che, pur senza concretarsi o svolgersi
in un vero programma, ne sarebbe il sotto-
strato necessario.
Questa tendenza corrisponde alla solida-
rietà congenita che lega 1' uno all' altro gli
israeliti, non nell'interno, ma, per così dire,
riguardo all'esterno : non , cioè con l'effetto
di impedire all' occasione o di attenuare le
antipatie, le rivalità, gli odii dell'uno contro
— 206 —
l'altro; ma col risultato di far passare in se-
conda linea, di far dissimulare, di far tacere,
quei sentimenti ik)Co l)eneYoli, quando con
la loro esplicazione si avvantaggi contro un
ebreo chi non sia ebreo; e meglio ancora, ove
quei sentimenti non esistano , con 1' effetto
di rendere tanto più efficace quanto \nh spon-
taneo, l'aiuto da correligionario a correligio-
nario.
Giova infatti osservare, in questo ordine
di idee , che la rivoluzione ha creato agli
Israeliti una condizione propizia e che si può
dire naturalmente privilegiata.
La rivoluzione infatti — abbiamo osservato
nel precedente capitolo — ha disaggregate le
antiche organizzazioni, ma non è riuscita ad
impedire che se ne formassero di nuove e
che alcune delle primitive risorgessero, poco
importa poi se col vecchio nome o con name
rinnovato. Tra gli organisnji sociali nati o
risorti, quelli hanno maggior vigoria la cui
ragion d'essere risieda in tali condizioni di
razza, in affinità di sentimenti congeniti, o,
se acquisiti, profondamente radicati, da met-
tere gli organismi stessi al riparo dalle acci-
dentalità delle umane sorti, al di sopra della
— 207 —
volubilità delle unuiiie passioni. Ma organi-
smi di <iuesta fatta si trovano in grado di
far godere agli individui che li coniiwngono
i benetizii di una situazione privilegiata; pri-
vilegiata artitìciahnente o naturalmente, se-
condo che quelle consociazioni di individui
abbiano la loro ragione d'essere nella volontà
dell' uomo, o in fatti precedenti e su])eriori
alle manifestazioni di quella volontà. Le cor-
porazioni religiose, ad esempio, e la masso-
neria appartengono alle i)rime; la comunità
israelitica alle seconde.
Tale condizione privilegiata risulta appunto
dal fatto che simili consociazioni non esi-
stono già, come prima della rivoluzioue, a
contatto di altre la cui compagine possa ad
esse contrastare, o da esse difendersi; ma si
trovano in mezzo a moltitudini di individui
sparsi, o dì minuscole associazioni disaggre-
gate, od anche di istituzioni la cui effettiva
coesione male corrisponde a quelle parvenze
di saldezza e di vigoria che le leggi ed un
convenzionalismo atfatto superficiale sembra
che loro assicurino: appartengono per esem-
pio a quest' ultima categoria le collettività
comunali, provinciali ecc.
- 208 -
Tutto ciò è un bene, o un male ? — Potrei
soggiuut»ere ancora una voltai che non mette
conto (li rispondere. L'aver constatato che è
un male sarà indubbiamente una condizione
necessaria , ma non è per alcun modo una
condizione sufficieut-e per indicare un rimedio
che sia efficace e — quello che forse piìi im.-
porta — che non conduca ad un altro male
uguale, se non anche peggiore. Poiché non
v'è duljbio che possa trattarsi di un male :
un male per alcuni in relazione al concetto
metatìsico che essi collegano all'idea di bene
e di male; un male per altri alla stregua di
quegli stati della coscienza che danno fon-
damento a tale idea. Un male, dunque, ri-
spetto a quella idea; un male in sé stesso,
un male individuale; ma che , per ciò solo,
non é detto che possa sempre ritenersi un
male sociale.
Mi spiego.
Togliere ogni vincolo alle esplicazioni delle
umane facoltà; proporsi pertanto , che ogni
uomo possa godere egli e far insieme godere
la società di tali esplicazioni; spezzare le coji-
lizioni che a profitto dei loro componenti
avrebbero menomata o sfruttata l'opera altrui;
— 209 —
ecco lo spirito iiitorniatore della rivoluzione
demolitrice de^li antichi ordinamenti sociali
e che avrebbe dovuto essere del [»ari nemica,
in coerenza dei suoi principi!, di nuove con-
sociazioni , di nuove consorterie , di nuove
sette intese a favorire gli ascritti a detri-
mento degli estranei. Tale lo spirito e il pro-
l>osito: tale, insieme, l'ut;)pia. Questa veniva
sul)ito svelata daUa proclamazione generica
di un diritto d'associazione che, se tacca ra-
gione agli umani sentimenti, dovea necessa-
riamente condurre, — legalmente, o abusiva-
mente, per /rt.s, o per nefas, — al travisamento
di quello spirito , alla vulnerazione di quei
propositi.
Per il sentimento di solidarietà, che è l'ani-
ma di una consociazione, i singoli componenti
si trovano avvalorati al conttonto degli estra-
nei: ciò può tanto più facilmente recar offesa
all' umana dignità ed alla suscettibilità mo-
rale, quanto più viva è la tendenza di qua-
lunque consociazione che ìwn sia ben espli-
cita, ben definita e, — quello che è più raro,
— ben contenuta nelle sue forme manifeste
e nei suoi programmi confessal)ili , a dege-
nerare in qualche cosa che potrete chiamare
E. RiGHixi — AììtisemiiisiìiO e semitismo. 14
— 210 -
consorteria, setfca, caiiiorra, combriccola ecc.,
e clic, — ancliL' se vi viuscirà di sottrarre alla
odiosità della parola l'odiosità della cosa, —
rapjn'eseuterà sempre un sistema di aiuti
iudiretti, una tentazione ai so])rusi, una gua-
rentigia di inii)unità.
31a per l'insieme del corpo sociale ciò dif-
ficilmente, — e non occorre dar ragione di
tale dilficoltà, — può essere un bene; ma non
è detto che debba sempre essere un male.
Sarà un male allora soltanto quando il gruppo
d'individui che, in virtù di spontanea conso-
ciazione o di efiìcacia di vincoli settarii, riesce
ad acquistare od a conservare una i>repon-
deranza, abbia o interessi propri o preoccu-
pazioni o mire speciali contrarie o disformi
da quelle che meglio consonerebbero con
l'interesse della più vasta collettività politica
e sociale nella quale esso è compreso.
Giò posto, e messa in evidenza la situa-
zione particolarmente favorevole creata, dopo
la rivoluzione, agli ebrei, dal fatto d'appar-
tenere essi ad una comunità la cui affinità
e la cui coesione non temono offesa da sen-
timentalismi poco profondi, né da ragiona-
menti troppo unilaterali, guardiamo se gii
— 211 —
•ebrei al)V)iaiio esercitata negli ultinii tempi, <>
eoniincino ad esercitare ora e siano per eser-
citare ogni giorno di più una azione po-
litica loro particolare, e cio('' non come cit-
tadini appartenenti all'uno o all'altro partito,
ma come tacitamente e si vuol anche, quasi
inconsciamente consociati attraverso o al di
sopra dei partiti; guardiamo il loro contegno
e la loro tendenza riguardo alle questioni
che più profondamente interessano la vita
politica della nazione.
Parlo di vita e di azione politica, e ciò a
qualcuno, malgrado il titolo e le premesse di
questo libro, sembrerà troppo poco. — Dans
« dix ans, je ne sais pas conimeiit un chrétien
«fera pour vivre », avrebbe detto non molti
anni fa un ebreo a Parigi, e i giornali hanno
ripetuto la minacciosa esclamazione. 11 ripen-
sarla non conduce certo la serenità nel giu-
dizio delle popolazioni riguardo al genere
delle operosità israelitiche.
È inutile che io mi ripeta: nei capitoli che
ho dedicati con titoli speciali al Semitismo
ed all'Antisemitismo ho cercato l'essenza e la
ragione dei due fenomeni, l'uno all'altro corre-
lativi, quali si presentano in Italia. Io mi
- 212 —
rendo conto come i contrassegni differenziali
possano mettere in evidenza le caratteristiche
degli appartenenti alla razza ebraica, più che
non le caratteristiche, o meno apparenti, o
più mntabili, di altre consociazioni; e da ciò
vedo scaturire una moltitudine di fatti che,
pur essendo disgiuuti l'uno dall'altro, formano
una corrente che in astratto si potrebbe anche
ammettere che j>otesse essere o di simpatia, o
di antipatia per gli Israeliti, ma che, in realtà,
non sarà che di avversione. Ma ciò esorbita
dalla cerchia dei fenomeni di carattere po-
litico-sociale. Tutti coloro che lottano per
la conquista di un ufficio, di una clientela,
di un altare, di una rinomanza, di una sod-
disfazione, sono seccati ed indignati di ve-
dere i concorrenti contrastare loro il passo
con migliore fortuna, non per merito, o per
valore intrinseco, ma per l'appoggio diretto o
indiretto dei consanguinei, dei correligionari,
dei consociati: la molestia e la indignazione
nascono dalle cose in sé, indipendentemente
della natura dell' ente che le produce ; sia
esso vincolo di partito , di setta , di comu-
nanza di stirpe, di lega d'affari, i)oco importa.
Quella traccia di pensieri omogenei e, più
— 218 -
ancora, quella comunanza di sentimenti, — non
accidentali, ma necessarie; non generiche, ma
speciali, — che danno ad un insieme di av-
venimenti il carattere di fenomeni politici e
sociali, mancano pertanto a tutti i fatti nei
quali un ebreo abbia un aiuto diretto o in-
diretto dagli altri ebrei, quando i fatti stessi
non siano di carattere politico. Mancano del
pari st^ un massone si avvantaggi della coo-
perazione degli altri massoni, o un prete della
solidarietà degli altri sacerdoti, quando quella
cooperazione o quella solidarierà si esi)lichino
in circostanze alle quali siano estranei i sen-
timenti e le tendenze d'indole politica.
Ma, data la facile degeherazione perlaquale
l'istinto socievole traligna nel compromesso
settario , sarà davvero tanto probabile che
quell'aiuto, quella cooperazione, quella soli-
darietà si contengano nell' ambito ad essi
prefisso ? non invadano e non perturbino altri
campi della umana attività ? O non si potrà
piuttosto temere, o sospettare, che parte degli
appartenenti a quelle comunità trovino che
il miglior partito che si possa trarre da esse
sia quello precisamente di farsene un punto
- 214 -
d'appoggio per l'opera di sfruttamento indi-
viduale , od anclie ristrettamente collettivo,
dei più ampii e più indifesi campi circostanti T
« Essere riuniti per vincoli di razza, o es-
serci riuniti per vincoli v olon tarli, sta bene »y
— dirà qualcuno. — «Ciò permette ad og'nuno
di valersi dell'opera spontanea dei consociati,
nell'interno della comunità : ma se ce ne po-
tremo valere anche al di fuori, — oggi a me,
domani a te, — non sarà tanto di guadagnato
per tutti noi ? »
E la tentazione si presenta così seducente I
*
* *
Supposto per un momento che gli Israe-
liti esercitino o possano quando che sia eser-
citare un'azione ])olitica loro propria, questo
fatto sarà utile, inditferente , o nocivo alla
vita pubblica del paese !
Io non mi perito di rispondere a priori che
diftìcilmente potrà essere indifferente, più dif-
ticilmente ancora vantaggioso. Se infatti i
medici, o gli ingegneri, o gli avvocati e via
via, — per non dire anche gli alti, i bassi, i
biondi, i bruni ecc., — si coalizzassero, o si
— -Jl.J —
trovassero, quasi senza che essi stessi se ne
fossero accorti , coalizzati , i>ci' «leterininare
una politica clie bisognerebbe dire itrofessio-
uale, come altri potrebbe in (pialche modo
chiamarv' confessionale (luella deuli ebrei,
mi riesce tacile di immaginale che la po-
litica del paese non potrebbe che soffrir no-
cumento dalla infiltrazione di tali correnti
eterogenee.
Qualche cosa di simile, — si dirà, — di quello
che avviene per l'invadenza di preconcetti
religiosi cattolici in argomenti di carattere
politico: il partito ebraico farebbe riscontro
al partito clericale, potendo, o non potendo,
esserne il naturale contrapposto.
Secondo me il confronto non calza che
molto parzialmente; vale a dire, nell'insieme
e nella sua parte principale non calza affatto.
Xon sono troppe le cose che a questo
mondo si abbiano a giudicare buone in se:
molte, — e diverse secondo i giudizii dei di-
versi uomini, — si possono invece ritenere per
se stesse cattive. ]Ma , pur rappresentando
esse un male, bisogna riconoscere che o ([uel
male è inevitabile, o, in complesso, è prov-
vido , in (juanto vale da correttivo a mali
— 216 —
nia«ìgiori e, comunque, ageuti in senso con-
trario.
Dato duuque il concetto di relatività degli
umani rapporti, fa d'uopo giudicare con molta
serenità l'esistenza di un partito clericale in
quanto essa è tanto inevitabile da parere a
molti quasi naturale e in quanto, — rannodan-
do gii atFari della vita ad un concetto di giu-
stizia trascendente e riparatrice, e riducen-
doli ad un ei>iso(lio passeggero in confronto
al sentimento religioso, che, se non sempre
è, bisogna almeno ritenere che dovrebbe o
vorrebbe essere alla radice di quel i)artito, —
serve da contrappeso al dilagare di un ])es-
simismo desolante, ed allo scatenarsi di cu-
pidigie demolitrici dell'organismo sociale ed
incapaci di nessuna ricostriizione compensa-
trice.
Perchè dunque un ipotetico jjartito poli-
tico ebraico potesse paragonarsi al clericale,
io mi domando se in esso si riscontrerebbe
quella, sia pure fatale, spontaneità di origine
e quella efficacia di correttivo d' altre ten-
denze socialmente perniciose.
E siccome la risposta dovrebbe essere ne-
— 217 —
giitiva, così mi è giuoco forza aniuicttei'e clie
il coiiti-onto non regge.
Col partito clericale un partito ebraico
avrebbe solo (juesto di comune : 1' eteroge-
neità, con la vita politica di un paese, della
origine e delle tendenze; eterogeneità par-
ziale per il primo, com])leta per il secondo.
So bene che, in argomento, si risolleverà
ancora un volta lo spettro del pericolo cle-
ricale : ed io ripeterò ancora una volta che
la società moderna, — in Italia non meno,
uìa forse anche piìi che in molti altri paesi,
— è talmente impregnata di scetticismo, di
criticismo e di positivismo, — non conta poi
se, concentrati, in pochi individui; diffusi, di-
luiti, nella generalità, — è talmente plasmata
nel pensiero e nelle consuetudini sul tipo
rivoluzionario, che può tranquillamente con-
siderarsi come resa immune contro quel pe-
ricolo.
Del resto immaginare , anche come sem-
plice ipotesi, un vero e proprio partito ebraico
è un «trattar l'ombre come cosa salda».
— 218 —
Il pericolo ebraico è concepibile solo nel
timore o nel sospetto che la generalità degli
israeliti s'accordi, non tanto per interessi e
per convinzioni personali, staccate, sincere,
dei snoi componenti, quanto per nna specie
di istinto di razza dominatore o soflsticatore
dei singoli sentimenti e delle singole opinioni,
s'accordi, dico , nel secondare e perciò nel
ratforzare qualcuno dei partiti, o, più gene-
ricamente qualcuna delle tendenze politiche
che possono essere più funeste alla Xazioue.
Gli Ebrei nei primi anni del Regno.
Acquieseenzu degli israeliti — Coesistenza di due patriottismi
— Gli ebrei e i moderati — Cambiamenti uelV ambiente
politico.
QuantuiKiue i governi che cessarono in
Italia quando la nazione si andò componendo
in unità politica sotto la sovranità costitu-
zionale di Casa Savoia fossero gli eredi e i
diretti continuatori di quelle istituzioni e di
quelle tradizioni, alle quali avea per gli Ebrei
corrisposto una secolare ojjpressioue, tuttavia
gli Israeliti, pure simpatizzando per qualche
cosa che fosse diversa dalla immedesimazione
— 219 —
nello Stato Poiititicio , dal conmibio negli
altri stati, (leirautorità politica con una auto-
rità ieU<;iosa che li considerava come estranei
se non come nemici , erano in tondo ])oco
trau(inilli intorno a ((uello che potesse suc-
cedere come conseguenza di un rivolgimento
politico.
Se non aveauo conseguito una piena ugua-
glianza civile, ad essa si erano molto avvi-
cinati; cessati i timori delle spogliazioni dal-
l'alto, non si sapea mai (i nello die avesse
potuto succedere contro la classe ritenuta
di preferenza sfruttatrice e accnmnlatrice
di ricchezze, quando si fossero scatenate le
cupidigie dal basso. E poi non conveniva
compromettersi troppo coi governi che erano,
o che sembravano, forti e die ad ogni modo
avrebbero avuto buon giuoco ad aizzare con-
tro gli eV)rei le invidie po])olari. flettere il
creditore in mala vista del debitore è cosa
troppo facile, perchè il creditore non debba
guardarsi dal farne venir voglia destando
contro di sé i sospetti di chi potesse coglierne
il destro e ([uasi quasi farsene un merito ,
od anche trovare in esso un buon diversivo
— 220 —
a stornare da sé altre ragioni di odiosità o a
cercare ad esse un equilibrio.
E poi bisogna aver presente che la razza
israelita, per quanto sia quella che, pur con-
servando sempre la sua natura intima e ca-
ratteristica, si adatta meglio, forse, di qua-
lunque altra ad ogni ambiente, non poteva
tuttavia, nel gh'o di pochi anni, e senza una
troppo manifesta variazione nell' ambiente
stesso, avere smesse le abitudini di sommes-
sione , avere svestito il sentimento, ad essa
per lungo corso di generazioni inculcato, di
una parziale inferiorità.
Non mancarouo, certamente, tra gli Ebrei i
precursori con l'opera e col pensiero del risor-
gimento i)olitieo nazionale; ma nelle masse
predominò una acquiescenza agli ordini po-
litici vigenti. Se le altre classi borghesi aves-
sero condivisi i sentimenti e seguito il con-
tegno degli Israeliti, — e ciò specialmente,
si noti, fatta ragione alle rispettive ingerenze
assunte nella vita pubblica della nazione dopo
il 1859, — e se, inoltre, l'esempio del Piemonte
nel decennio 1849-59 non avesse conciliato
al nuovo ordine di idee molte anime pru-
denti e diffidenti, si può ritenere che 1 ces-
— 221 —
sati Governi avrebbero potuto più a biiin^o
dormire sonni tranquilli.
Per la rivoluzione italiana è stato neces-
sario un ridestarsi, un aeutizzarsi , un esal-
tarsi nelle popolazioni del sentimento patriot-
tico. Si ha un bel ridere da alcuni sulle quar
rantottate, e nn bel piangere da altri sul
tramonto del patriottismo, non perchè oggi
esso possa ritenersi intiepidito , ma perchè
si rifiuta a manifestarsi nelle forme che gli
erano proprie nella preparazione, nell'immi-
nenza, e nel domani del risorgimento nazio-
nale ! Mi pare che le quarantottate abbiano
rassomigliato ad una gTande vampata, ad un
fuoco di i)aglia e di legna sottile, che dura
poco, è vero, ma che è quello che occorre
per smuffire e risanare l'ambiente.
Ma non volendoci soft'ermare alla superficie
ed alla parvenza delle cose, ed essendo ne-
cessario penetrare nella loro essenza per co-
noscere quale calcolo si possa fare di esse, o
quale valore retrospettivo adesse bisogni dare,
noi dovremo considerare il patriottismo , e
— 222 —
come sublimazione ideale e come coeflBciente
di graudezzji e di t'orza nella compagine na-
zionale, i)ei' quello che sostanzialmente esso
è. A tal uopo non ho che a rii)ortarmi a ciò
che sono venuto esponendo in pro]!»osit(> nella
terza parte di questo libro. Ma nel caso con-
creto, per quanto cioè riguarda gli israeliti,
non posso uè debbo dimenticare quello che è
implicito in ciò che ho osservato più addietro,
vale a dire che, per quanto io sia disposto
ad ammettere che nella espressione di ebreo
iUdiano , ebreo sia 1' aggettivo e italiano il
sostantivo, bisogna tener conto della modi-
ficazione che alla significazione generale del
sostantivo porta 1' aggettivo ; modificazione
tanto meno travScurabile ed accidentale, quan-
to più atfini sono i concetti ai quali si riferi-
scono e il sostantivo e l'aggettivo. Si tratta
invero di rapporti di stirpe, di razza, di nazio-
nalità, nell'uno e nell'altro caso. Per l'italia-
no, che sia solamente italiano, il sentimento
j)atriottico può avere per oggetto più ristretto
la città natia o la regione, e i)iù ampio l'Italia;
per chi, oltre ad essere italiano, sia anche
ebro, quel sentimento ])uò invece, oltre che
alla città^ alla regione, all'Italia, rivolgersi
— 22.'^ —
del pari, con non meno intensa soddisfa/ione
di nn bisogno generoso dell'animo, alla na-
zione ebraica. La terzina dantesca
« Clie ciascuna di noi è cittadina
Di una vera città, ma tu vuoi dire
Che vivesse in Italia |)ert\i;riiia »
parrà ad alcuno che, conie nel concetto cri-
stiano del poeta si addice alle creature umane
di passaggio sulla terra in cammino per la
patria celeste , si possa applicare del pari
agli ebrei, che si trovano nella nostra come
nelle altre nazioni : l'insieme della loro gente
sarebbe per loro (piella terrestre Gerusalem-
me che per analogia farebbe riscontro alla
simbolica Grerusalemme celeste dei più fer-
vidi credenti nelle promesse di Gesù.
Xon è pertanto un recare offesa alla no-
biltà dei sensi degli israeliti il pensare che
meno necessaria dovesse essere per loro quella
specie predominante di socievolezza ideale
e quasi impersonale che si concreta nel pa-
triottismo ; e ciò precisamente perchè una
forma consimile e non meno umanamente
generosa, una trasformazione dell' egoismo
in altruismo , sorgeva e si mantene va gi-
- 224 -
gante nell'animo loro mercè il « trepido e re-
verente affetto» che «sparsi i>er tutti i lidi»
li Iacea « d' un sol core » verso la grande
comune famiglia ebraica.
Io credo anzi che torni ad onore degli
israeliti 1' asserire (juesta verità : che trove-
rete in maggior numero gli italiani che non
si sentono italiani e , forse, e anche senza
forse , i francesi che non si sentono fran-
cesi , e i tedeschi che non si sentono tede"
scili, che non gli ebrei che non sentano il
vincolo simpatico che li collega con gli altri
ebrei o, in genere, con la propria schiatta.
E penso che mal si renda conto dello sdop-
piamento delle coscienze e delle necessarie
incoerenze dei sentimenti umani chi non
avverta come anche gli ebrei che si augu-
rerebbero di non essere nati ebrei, essendo
invece in fatto ebrei, partecipino della soli-
darietà della stirpe. Xou mi curo che la
mia asserzione possa parere contraddittoria
quando ad essa corrisponda la constatazione
dei fatti. Del resto a darne ragione mi soc-
corre un confronto. Chi non sia un Adone,
se vede altri che gli paia più bello di lui,
si augurerebbe voloutieri di far cambio con
— 225 —
l'altro (lei proprio tìsico : mti ciò non toglie
elle sopporti ed ami il proprio tìsico , parte
per parte, per quanto debba riconoscere di-
fettose le singole parti , ed anche l'insieme,
come non ama certo gii elementi semplici o
composti del corpo di nessun altro dei suoi
simili.
L' altruismo, — ripeto la i)arola che sarà
italianamente brutta fin che volete, ma della
quale non trovo l'equivalente, — è il contrap-
posto dell' egoismo , e potrà anche in certi
casi, come, ad esempio, nell' amor materno,
portare all'annichilimento di questo : ma non
si può concepire se non in rapporto all'egoi-
smo stesso.
Come e perchè il sentimento patriottico
italiano abbia in questo secolo assunto un
carattere spiccatamente politico è superfluo
esaminare in questo scritto : ma giova no-
tare che è naturale che gii israeliti d'Italia
non abbiano avuto una parte decisiva e pro-
porzionalmente preponderante nel far ride-
stare quel sentimento, e di conseguenza, da
principio, nell'imprimergii quel carattere.
E. KiOHiNi — Autisemitismo e sc'ìnitismo 15
— 226 —
Instaurati i nuovi ordinamenti politici, <»li
ebrei vi si sono trovati interamente a loro
agio. Uguaglianza civile; possibilità di espli-
cazione della loro multiforme operosità; rea-
zione contro i pregiudizii dei quali erano
stati vittime; una certa curiosa benevolenza
dei cittadini verso questi ultimi venuti allo
esercizio delle professioni liberali^ degli uf-
ficii amministrativi ecc.; la presunzione spon-
tanea che gli israeliti molto avessero da
perdere e nulla da guadagnare in nuovi
rivolgimenti; tutto ciò valse a far compren-
dere la grandissima maggioranza degli ebrei
in quel partito liberale moderato , o costi-
tuzionale , o di destra , che lino al 1876 fu
XJreponderante in modo manifesto nella po-
litica nazionale), e che, — per quanto modi-
ficatosi i)er diversità di tempi e pur anche
sofisticato e demoralizzato per errori , per
debolezze, per infiltrazioni, per adattamenti
inopportuni ; per quanto travisato da nomi
varii e comprendente individui che credono
di essere ad esso contrarii, — ha seguitato
anche dopo , quasi continuamente , per ne-
cessità delle cose , ad avere predominio in
quella stessa politica.
— 227 —
Quando morì Vittorio Emanuele II, l'Italia
si rese conto di tutta la grandezza del Re
che avea compresa e coordinata 1' opera di
tutti i fattori del risorgimento nazionale;
ma gli ebrei lo piansero con intensità di
affetto su[)eriore a quello degli altri citta-
dini : in Italia Ee Vittorio avea simbolizzato,
rappresentato e, in certo modo, personificato
il Messia di loro gente.
La generazione già adulta , o divenuta
adulta nel primo periodo di storia italiana,
seguito ai successi della Eivoluzione , era
quella che, o avea passata la gioventù sotto
i precedenti regimi , o per memoria di in-
fanzia e per recenti tradizioni domestiche,
avea vivo il ricordo di quei tempi che pel
confronto con le condizioni posteriori appa-
rivano anche più tristi di quanto non fos-
sero sembrati mentre andavano trascorrendo.
Rispetto al nuovo ordine di cose e al
partito nel quale tale ordine si incarnava,
gli ebrei si trovavano in uno stato di par-
ticolare consenso al quale mal si potea pa-
ragonare quello, sia pure per qualche anno
generale , del resto degli italiani che non
rimpiangevano i cessati governi. Intanto,
- 228 —
facendo auclie astrazione da coloro che non
prendeano, od ostentavano di non prender,
parte alla vita pubblica del paese, quelli
nei quali non era spento tale rimpianto for-
mavano una frazione che introduceva una
tinta speciale nella tavolozza politica della
nazione. Ma coloro che avevano favorito
l'opera della rivoluzione non poteano consi-
derarsi tiTtti talmente fusi ed assimilati nelle
istituzioni che si era data l'Italia nuova e
molto meno poi nel partito che in essa avea
preso il sopravvento, da non portare con sé
le conseguenze di quelle speciali scuole alle
quali erano stati ascritti negli anni della
preparazione, non poteano aver chiuso l'ani-
mo a quelle speciali aspirazioni per le quali le
diverse gradazioni dei partiti liberali vive-
vano già in germe sotto la compressione
dei cessati governi. Le reminiscenze classiche,
le teorie giacobine, gii ideali repubblicani,
le repugnanze pei disinganni sofferti, il mi-
raggio dei primi anni del Pontificato di
Pio IX, lo sconforto delle delusioni, il fascino
di Mazzini, le gloriose tradizioni degli as-
sedii di Venezia e di Ivoma, i sospetti con-
tro i Sabaudi in Lombardia, la ripercussione
I
— 229 —
degli odii contro l'Uomo del 2 dicembre, le
diffidenze e le menomazioni regionali, tutto
ciò avea coneorso a conservare nn indirizzo
speciale ai diversi partiti che aveano coo-
perato alla caduta degli antichi governi e,
uou tutti c(m uguale vivacità di desidcrii e
precisione di intenti, alla uniticazione poli-
tica della Penisola.
Gli israeliti che in quella cooperazione,
proporzionalmente alla maggiore loro euer-
gia, aveauo avuto parte forse meno attiva
e meno larga, ma, certamente poi, più g'e-
nerica, che ad ogni modo, non erano pre-
ventivamente vincolati a questa piuttosto che
a quella frazione od anche fazione politica, era
naturale che si sentissero portati ad incor-
porarsi col partito liberale moderato, non
solo perchè prevalente ed imperante, ma
perchè in esso trovavano e quelle guaren-
tigie di stabilità di un ordine di cose che si
presentava come il più propizio agli ebrei
italiani e anche una consonanza di senti-
menti maggiore che non negli altri partiti.
11 partito liberale moderato infatti si era
messo nella necessità, od avea avuto la de-
bolezza, di fare nei primi anni dell'eccessivo
— 230 —
anticlericalismo, premuto come era dal par-
tito avversario, dal partito delle varie sini-
stre, che, se nell'Alta Italia, si scatenava fu-
ribondo contro quanto potesse parere con-
cessione ai preti, nell'Italia Meridionale facea
tesoro d'ogni forma di malcontento; premu-
to, dico, da quel partito e timoroso di non
lasciarsene prendere la mano. Gli israeliti si
trovavano, e si trovano ancora, quasi tutti
nella Italia Centrale e nella Settentrionale,
da Roma e da Ancona in su : essi non po-
tevano far tacere nell'animo un quasi istin-
tivo rancore contro i clericali; ma non aveano
alcuna ragione di fare dell'anticlericalismo,
dal momento che il Governo ne facea per
conto suo ed anche per conto loro. Ed anzi
il nessun bisogno di fare osti^ntazione di an-
ticlericalismo permetteva loro di avere buoni
rapporti anche, almeno parzialmente, nelle
città con sacerdoti e con clericali. Anche
ho detto, nelle città; nelle campagne, infatti,
è noto come, mentre parecchi proprietarii
cristiani assumevano la posa di mangia preti,
i proprietarii ebrei invece abbiano tenuto e,
se possono, tengano ancora i migliori rap-
porti col curato; ben felice se riuscisse loro
— 231 —
(l'()s[»itare il Vescovo iu visita pastorale per
la Diocesi.
*
Ma allora, — dieci e, più, venti e, più an-
cora, treut'aiini fa, — i tempi correvano diversi
da oggi e fla quelli che si affacciano nell'av-
venire.
Il passato ha solo un interesse, che non
sia di soddisfazione contemplativa, in (jiianto
contiene la genesi del presente e del futuro-
Gli ebrei, che sono diventati e vanno diven-
tando, uomini sono, in confronto ai loro i)adri,
nati e cresciuti iu un ambiente diverso. Sa-
rebbero nati e cresciuti in una parte diversa
di quell'ambiente anche se l'ambiente si fosse
conservato il medesimo : ma, di più , 1' am-
biente si è andato moditìcaudo.
Sarà bene notare di passaggio che da quan-
to sono venuto esponendo mi i>are risulti che
in quell'ambiente gli ebrei d'allora si trovas-
sero tanto a loro agio, e fosse perciò natu-
rale che essi vi si accomodassero, — tenuto
conto della relativa modestia delle cupidigie
suggerita loro dal ricordo e dal confronto
_ 232
coli' età iinmediataiuente precedente , — da
potersi dire, cou leggera variaute dantesca,
quell'ambiente
« Fatto per proprio della loro .specie ».
L'ambiente politico sociale italiano moder-
no è stato modificato : 1. per la cessazione
degli scopi di liberazione e unificazione na-
zionale (piasi interamente raggiunti e pas-
sati, pel loro eventuale completamento , in
second' ordine nella coscienza del popolo;
2. per la partecipazione alla vita pubblica,
diretta, — diritto di voto, — e indiretta, —
lettura di giornali, società ecc. — assunta da
maggior numero e da diversi ordini di citta-
dini; o. per la concezione e la propaganda
socialista, o detta e creduta tale; 4. i)er il ri-
sveglio, per il carattere, o pei caratteri, del
partito clericale o cattolico.
Del primo punto basta la constatazione :
il secondo ha una importanza, non in sé stesso,
ma di relazione, riguardo all'argomento no-
stro, importanza però che non vuole essere
trascurata : sul terzo e sul quarto mi sono
soffermato nella precedente parte di questo
libro. Xon mi resta pertanto che connettere
in quello che, in materia, riguarda special-
— 233 —
meliti gli ebrei eou ciò die lio già consi
derato da un punto di vista più generale.
(tIì Ebrei e il Socialismo.
Tattica 80fialist:i — Lf tre cori-eiiti — Emigraziouc jKilitica
degli elirei.
« L' ostilità contro lo sfruttamento degli
« ebrei nasce dall'esasperazione di certi cir-
« coli borghesi d'essere votati alla ruina per-
« che non sanno sostenere la concorrenza
« ebraica.... Il socialismo è nemico del capi-
« talismo, sia esso ebreo o cristiano, e lavora
« a sopprimerlo. I socialisti disai>provano
« l'antisemitismo come agitazione rivoluzio-
« naria. Però riconoscono il suo carattere ri-
« voluzionario che, eccitando le classi medie
« e i contadini contro i capitalisti ebrei, farà
« riconoscere che loro nemici non sono solo
«i capiialisti ebrei, ma tutti i capitalisti».
Biporto le parole che vennero dette nel con-
gresso socialista tenuto a Berlino nel 1892.
Vi è in esse uua sincerità e la rivelazione di
lina tattica così spregiudicata da far correre
i brividi i)er la pelle alla maggior parte dei
— 234- —
lettori israeliti che avranno occasione di leg-
gerle e da turbare gli idillii teniporariamente
e parzialmente intrecciatisi tra il socialismo
ed il semitismo; quello, ad esemjiio, ebe ba
per tema la venerazione pei pensatori ebrei
patriarchi e profeti del collettivismo, o l'al-
tro portato al di qua dalle Alpi dall'alleanza
tra socialisti ed israeliti nell'episodio della
storia francese moderna che prende nome da
Dreyfus.
Qualche anno fa io non avevo letto la Fr an-
ce Juive di Drumont : un mio amico israelita
me ne avea parlato come di un libro da guar-
darsi con una specie di reverenziale terrore
per la poderosità della dottrina alla quale
avrebbe attinto l'autore; anzi quel mio amico
supponeva un ignoto collaboratore, profondo
negli studii biblici e talmudici , che avesse
fornito i materiali a Drumont. Quando poi
ho letto il libro non ho potuto condividere
il giudi'jiio che preventivamente me ne era
stato porto. Mi è parso lo scritto di un in-
gegno potente e vivace, di una mente che
avea elaborato una quantità di materiali, ma
— 235 —
che poi non avea «>nar(lato tanto pel sottile
nella scelta. La parte leygera^ aneddotica e
(piella nella quale l'autore ha tatto d'ogni
erba un fascio, occupa molte pagine nei due
volumi. Ma l'autore è indubbiamente un uomo
di acuta intelligenza che, se è stato condotto
dall'avversione i)er gli ebrei a rimpinzare lo
scritto di roba scadente, non ha mancato di
trarre profitto da osservazioni elevantisi al
di sopra della volgarità e penetranti nel vivo
dell' argomento. Sentite infatti , a proposito
dell'oggetto che dà titolo e tema al presente
capitolo : ^ Quando l'ebreo si impersona in
« quegli immani cervelli tedeschi avidi di
<:< sistemi e di idee, in quegli spiriti francesi
« entusiasti di novità e di parole d'eftetto, in
« quelle imaginazioni di slavi sempre in cerca
« di fantasticherie , non riesce più a conte-
« nersi : inventa il socialismo, l'internaziona-
« lismo, il uihilismo ; getta addosso alla so-
« cietà che l'ha accolto rivoluzionarli e sofisti^
« gli Hertzen, i Goldeberg, iMarx, i Lassalle,
« i Gambetta, — perchè Gambetta per Dru-
« mont deve pur essere ebreo (1), — i Cremieux.
(1) Anche Lombroso dice ebreo Gambetta : ma la
— 236 —
« Egli mette a fuoco il paese per larvi cuocere
« l'uovo di qualche bauchiere » — E altrove:
« Ohe sia Hertzeu in Eussia, Carlo Marx oLas-
« salle in Germania, si trova sempre, proprio
« come in Francia, un ebreo che predica il co-
dice manìfestaiueute suirasserzione di Anatolio Leroy-
Beaulieu. asserzione per la quale a Lombroso, israelita,
avrebbe dovuto essere tacile il controllo. Leroy-Beau-
lieu scrive che il padre di Gambetta non era ebreo, ma
che proveniva da stirpe ebraica. A'^giunge che ciò è
stato contestato, ma che a lui risulterebbe vero, per-
chè confermatogli da un tale che l'avrebbe snputo da
Leone Gambetta stesso. Mi permetto di credere che
nella trasiuissione di queste informazioni verbali sia
corso qualche equivoco. Leone Gambetta era di ori-
gine ligure : ad Albissola e a Celle Ligure sono nu-
merosi i Gambetta consanj;uinei di Leone. A me ri-
sulterebbe cheuonsono di stirpe ebraica. Noto poi che
l'essere di stirpe poco canta quando si debba risalire
molte generazioni indietro. Nessuno dei miei lettori
si vorrà, credo, scandalizzare se ricordo che i registri
d'allevamento delle razze equine; — i stiidhooks — non
tengono più conto degli incroci j^ei quali al di là della
3^ generazione si sia passati da un puro sangue ad un
ottavo di sangue. Anclie la presunzione contraddice
a.ll'origiue ebraica del dittatore Gambetta, in quanto
i Gambetta sono liguri. Nella Liguria sono stati ra-
rissimi gli ebrei. E si capisce. Se è vero quanto atìer-
ma il proverbio che in commercio, per tener testa a
un ebreo occorrono dieci cristiani e per tener testa a
Tin genovese dieci ebrei, si comprentle come gli ebrei
delle età passate nelle loro migrazioni abbiano prefe-
rito alla Liguria altre regioni.
— 237 -
« uiuiiisnio e il socialismo, che (loniaiida la «li-
« visioue dei beni deuli antichi abitanti, nien-
« tre i suoi correligionarii arrivati nel paese
« scalzi, s' arricchiscono e non mostrano al-
« cuna buona disposizione a dividere (|ual-
« siasi cosa ». — Ancora : n L'ebreo è abilis-
« siuio; per distruggere l'antica società che lo
« respingeva, egli s'è messo alla testa dell'a-
« zione democratica. I Marx , i Lassalle , i
« principali nihilisti, tutti i capi della rivo-
« luzione cosmopolita sono ebrei. Per tal
«guisa l'ebreo imprime al movimento la di-
« rezione che vuole .
L'autore francese manifestamente esagera
nel fare agli israeliti il inerito e contempo-
raueaiueute la colpa di ;uia nettezza dì per-
cezione e di una malvagità di procedimenti
che possono, in questo o in quel popolo, ri-
scontrarsi in alcuni individui, ma che le masse
uou riescono che ad intaire confusamente e
a seguire disordinatamente. Esagera riguardo
alla gente ebrea, peccando insieme di otìesa
ingiustitìcata verso le persone che egli male
ricorda quasi campioni dei torti che addeb-
bita ai loro correligionarii. Ma al di sotto
della esagerazione e all'infuori delle ingiurie
— 238 —
si intravede quanto di vero sia contenuto nel-
l'osservazione dello scrittore antisemita.
Lasciando in pace i russi, ed anche i tran-
cesi tirati in ballo quasi a forza, osserveremo
che se la polemica tra Schulze-Delitzsche Las-
salle non giova a far ritenere in quest'ultimo
pari all' ingegno brillante la correttezza e
quella freddezza di ritiessioni che può dare
affidamento della serietà delle convinzioni, e
soffermandoci al pensatore ed agitatore nella
cui mente e nei cui scritti il concetto socia-
lista assunse forma necessariamente colletti-
vista e veste scientifica, noteremo che se non
possiamo concepire Carlo Marx facendo astra-
zione dalla nazione e dalla stirpe alle quali
apparteneva, (1) quella nazione e quella stirpe
hanno in diverso grado dato carattere spe-
ciale alla sua ])ersonalità , ma non costitui-
scono l'essenza di quella personalità. La per-
sonalità di Marx forse non potea crescere che
(1) E neanche dal nome die portava. Il cognome
della famiglia era Mordechai. Il padre di Carlo lo cam-
biò in Marx. A questo proposito scrive Anatolio Leroy-
Beaulieu nell' 7s)-rtè7 chez les Naiions : « Je regrette,
« pour rinspirateur de l'Internationale, ce degnisement
« aryen; j'anrai voulu voir si Mordechai fùt deveun,
« aussi aisément, le prophète du collettivisme »•
— 239 —
sul suolo tedesco; mn mi sembra temeraria
l'affermazione che il suo seme dovesse neces-
sariamente venire da Israello.
Del resto, che sia contingente o necessario
il fatto che le persouificazioni, — V eroe alla
Carlyle, — del collettivismo, cioè di quel so-
cialismo sistematico, o scientitìco che dir si
voglia, che pretende di essere affatto diverso
dalle utopie delle età passate e che in realtà
Don è che la più colossale delle utopie, —
quella per la quale le età future rideranno
dell'età nostra, non meno di quanto noi pos-
siamo ridere delle età trascorse , — sia nato
di stirpe israelita , in altri termini che sia
maggiore o minore la quantità di vero con-
tenuta nelle osservazioni dell'antisemita fran-
cese , ciò non importa gran cosa per 1' as-
sunto di questo libro. Anzi sarà bene osser-
vare che non meno tedesco e non meno ebreo
di Marx e di Lassalle è Eugenio Eichter, l'o-
ratore e lo scrittore anticollettivista : a pro-
posito del quale non farò certamente al let-
tore il torto di supj)orre che gli sia sfuggita
l'acutezza di osservazione per la quale il Dopo
la vittoria del socialismo di Richter rappre-
senta, sotto l'apparenza di una operetta su-
~ 240 —
pertìciale , la quintesseuza della critica alle
teorie collettiviste quali vennero proclamate,
nei postulati e nelle relative deduzioni , al
più solenne dei congressi socialist', quello di
Erfurt del 1891.
Interessante è invece il considerare la ripu-
gnanza o l'assimilazione del pensiero israe-
litico italiano con quelle concezioni sociali-
stiche che sono state concretate e hanno
grandeggiato nel caui[)o delle idee per opera
specialmente di israeliti tedeschi. In questo
tatto si trova una delle correnti determina-
trici dell' atteggiamento vero , o apparente ,
degli ebrei italiani rispetto al socialismo.
Un'altra corrente vuol essere cercata nella
ripercussione dei sentimenti che hanno de-
terminato speciali rapporti tra un socialismo
affatto diverso dal tedesco, il francese, — un
socialismo cioè meglio simpatizzante , non
col pensiero, ma con l'indole del popolo ita-
liano, — e gli ebrei, non soltanto francesi, ma
di tutta la terra, nell'affare Dreyfus. La terza
corrente, la più profonda, e perciò la meno
apparente, ma insieme la più efficace, è de-
terminata dall' interesse particolare che gli
ebrei hanno rispetto al movimento socialista.
— 241 —
organizzatore di interessi che sono , si noti
bene, in opposizione più accentuata coi loro
che non con quelli di qiiahnuiue altra classe.
L'interesse che hanno , ho detto , o, mi af-
fretto a soggiungere, che credono d' a\ere :
né, aggiungo, se a ragione od a torto; se a
breve, o a lunga scadenza.
Poco importa che le due prime di quelle
correnti al)biauo origine esotica a giudizio
di coloro pei quali ebreo accoppiato ad ita-
liano corrisponde all'aggettivo anziché al so-
stantivo. Il tatto è che bisogna esaminare le
tre correnti, e partitamente e nel loro in-
sieme, in quanto raccolgono per gli ebrei ita-
liani quelle che sono le tre maggiori forze
dalle quali dipendono tutte le azioni umane
individuali e collettive, la forza del pensiero,
la forza del sentimento , la forza dell' inte-
resse, qualunque poi possa essere la vigoria
dell'una in confronto alla vigoria dell'altra,
la vigoria reale in rapporto alla vigoria ap-
parente di ciascuna, la persistenza di inten-
sità e di direzione delle singole forze e delle
loro risultanti.
*
E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitismo. 16
— 242 —
Quello che ho scritto, sia pure iu tesi molto
generale^ uel presente capitolo, e quello che
dalle ultime righe precedenti si jmò supporre
che sarò per scrivere nei capitoli prossimi ,
deve far ritenere che la massa israelita sia
andata disertando le file di quel partito li-
berale moderato al quale essa apparteneva
nei primordii del regno , e che vada anche
guardando con simpatia meno manifesta od
anche con contrarietà mal dissimulata le i-
stituzioni monarchico-costituzionali. Xon si
tratta di una vera e propria ostilità; è il caso
di una adesione sui generis, di una adesione
che lascia disponibile molta benevolenza per
istituzioni che vengono vagheggiate in op-
posizione alle vigenti e che cerca di non
spiacere agli uomini la cui opera si ispba
a diversi ideali.
Certamente gli israeliti che hanno varcati
i quaranta od i ciuquant'anni, che sono en-
trati presto nella vita pubblica e che hanno
pel passato fatte esplicite dichiarazioni di
fede politica , sono ormai vincolati dai loro
precedenti : di loro, realmente il minore, uf-
ficialmente il maggior numero appartengono
all'antico partito. Ma la nuova generazione
- 2+8 —
mostra od ostenta o^ni <»iorii() più tendenze
diverse, mentre poi non si r.immarica troppo
del dissenso coi pii> anziani, e d'altra part€,
— ciò che è più significativo, — gli anziani
non provano una stretta al cuore nel vedere
la gioventù rinnegare i loro ideali. — Per
che ! Perchè le divergenze sono più di for-
ma che di sostanza, più di apparenza , che
di realtà; perchè gli uni e gli altri si rendono
scambievolmente conto deUe circostanze che
li obbligano a battere diversa via ; perchè
quelli, i più vecchi , sanno benissimo che i
giovani negli affari in-oprii sono conserva-
tori non meno di loro, questi comprendono
che lo stesso sentimento che li anima per-
vade gli spiriti di (luelli. E forse non l>asta.
Qualcuno vorrà anche soggiungere che un
interesse di razza prevalente alle convinzioni
ed ai partiti spinge gli ebrei ad esercitare
su larga scala quello che io chiamerei il si-
stema degli ostaggi.
Il sistema degli ostaggi ! che roba è questa?
Sentite. Quando padre e figlio , o due o
più fratelli, prendono parte attiva alla vita
politica e militano uno in un campo e l'al-
tro nel campo opposto, senza che ciò alteri
— 244 —
allatto i loro migliori rap])orti personali, cre-
dete proprio che nessuu interesse meno che
delicato, nessun sentimento meno che leale
provochi un tatto così opportuno come quello
d'aver tra le braccia un campione del par-
tito avversario e d'aver dato in ricambio un
ostaggio così prezioso ? Sarà proprio il colmo
della malignità pensare che le famiglie com-
prendenti quegli uomini politici e di conse-
guenza gii uomini stessi abbiano il maggior
tornaconto a tenere una zampa di qua e una
altra di là ? Le simpatie crescono spontanee,
le amicizie nascono fortuite. Ma certe ami-
cizie, certe simpatie, per quanto possa essere
difficile provare che siano simulate e non
sincere, non cesseranno i>er questo di parere
sospette. Io non dico se a ragione, od a torto:
l'esame si dovrà fare di volta in volta, e si
potrà trovare che somiglianza o completa^
mento di ingegni e di temperamenti, comu-
nanza di studii, affinità di gusti avranno de-
state quelle simpatie e stabilite quelle ami-
cizie. Ma non sarà raro il caso che tra due
uomini professanti fedi politiche diverse non
si riscontri nulla di tutto ciò; mentre invece
salterà agli occhi l'interesse che uno di loro, —
- 24-0 —
il più scaltro, il più iiitraprciKUMite — od an-
che tutti due possono avere nell'aftidaniento
che nelle file avversarie vi sia qualcuno che
mitighi gii attacchi e all'occasione porga una
mano.
E avvertite che questo machiavellismo spic-
ciolo, di buona o di cattiva lega, trae ori-
gine più spesso da una scarsa dignità di co-
scienza e da una poca rigidità di carattere
che non da una premeditazione perfida : ri-
pugna a Tizio, mentre non offende per alcun
modo il senso morale di Sempronio, il qnale
tutt'al più si guarderà dal far mai P esame
di coscienza per evitare il pericolo di trovare
scorretta la propria condotta.
Ho data ragione della frase e 1' ho spie-
gata adducendo esempii tipici, singolari. Si
vorrà affermare che un esempio generale pel
quale il fatto diverrebbe sistema sia pòrto
dal tornaconto che gii ebrei possono avere
nel suddividersi politicamente in partiti fra
loro contrarli!
Xon credo, quantunque a creder ciò mi
potrebbe indurre l'osservazione che le appa-
renti divergenze di opinioni e di sentimenti
politici non generano tra gii israeliti quelle
— 246 -
scissure profonde che le divisioni e i partiti
producono tra gli altri cittadini.
Xon credo ciò invece , perchè questo ri-
parto degli israeliti tra i partiti che si con-
tendono il campo e che non potrei specificare
in nomi concreti di liberale, conservatore, co-
stituzionale, ovvero radicale, socialista, rivo-
luzionario, senza indurre in equivoco il let-
tore pel maggiore o njinor convenzionalismo
necessariamente e mutabilmente insito in
quelle denominazioni; questo riparto, dico, mi
si presenta come un latto transitorio. Mi
pare che gli ebrei che prendono parte o poco
o molto nella vita pubblica, i quali si pro-
fessino francamente e decisamente contrarli
alle aspirazioni e ai sistemi che senza qua-
lificarsi sempre e apertamente per socialisti
hanno in uggia quanto possa sapere di an-
tisocialista, diventino di giorno in giorno più
scarsi e possano in un avvenire non lontano
essere addidati come rarità della specie.
È un interesse che si sovrappone ad un
altro , per amore o i)er forza, — vorrà dire
qualcuno.
Forse ! rispondo fino da ora. E per dare
ragione della risposta passo a considerare la
— 247 —
prima, la più potente e la più persistente
delle correnti che valgono a determinare e
spiegare il contegno degli ebrei italiani ri-
spetto al socialismo, alla politica, cioè, con
carattere più specialmente economico; la cor-
rente dell'interesse, vero, o snpposto. Poi pas-
serò alle altre due che con essa concorrono
e che la rafforzano, o la modificano : la cor-
rente del pensiero e la corrente del senti-
mento.
Interesse
Studii preferiti dei socialisti — Ricchezze degli ebrei — Pro-
letariato ebraico — Principii e interessi — Interesse d'oc-
casione.
È un risalire all'rt&ic? degli elementi di e-
couomia politica il ricordarne le divisioni più
generali : parte prima, produzione delle ric-
chezze; parte seconda, ripartizione delle ric-
chezze.
La scuola socialista ha per debito di se-
rietà l'occuparsi della i)rima parte: deve, al-
meno 2)ro forma, asserire e ingegnarsi di so-
stenere che col sistema collettivista aumen-
— 248 —
terà, o almeno uoii scemerà la produzione
delle ricchezze. Se e come riesca nell'assunto
non occorre di analizzare. Chi voglia adden-
trarsi neir argomento ricorrerà alle opere
speciali.
Lo studio però di questa prima parte viene
fatto dai socialisti come un fuor d'opera al
quale in qualche modo è necessità di non
sottrarsi. Quella invece che richiama con as-
soluta preferenza la loro attenzione è la se-
conda parte : la divisione delle ricchezze.
Perchè una classe abbia interesse alla isti-
tuzione di un regime economico diverso dal
vigente a base di proprietà privata, bisogna
che la ricchezza media posseduta da quella
classe sia inferiore alla media posseduta
dalla generalità di tutti gli altri cittadini :
diversamente la i^rima conseguenza del cam-
biamento di sistema economico sarà che
quella classe si rassegni a lasciarsi impoveri-
re a profitto degli altri cittadini che avranno
vantaggio dal cambiamento. ]S'on sarebbe
dunque che il preconcetto di dire a tutti 1
costi una gTOSsa assurdità che permetterebbe
d'asserire che l'interesse di quella classe non
sia in assoluta opposizione col sistema col-
— 241 1 —
lettivista. Sempre cl»e uoii si volesse ani-
Tare a suppone ammissibile ciò che i socia-
listi proclamerebbero una bestemmia, e cioè
che ili regime collettivista sia dato a co-
loro che oggi veugouo additati all'invidia del
popolo come gaudeuti , privilegiati, sfrutta-
tori e chi più uè ha più uè uietta, di diven-
tare più gaudeuti, più i>rivilegiati, più sfrut-
tatori ecc.
Posta in questi termini, la questione, ri-
sulta di una chiarezza cui non vale a intor-
bidare il puerile sofisma che la lotta di classe
uon sia già fatta a danno di questa o di
quella classe , ma deliba avere per conse-
^'uenza il vantaggio di tutte le classi !
In Italia, — i)arlo i)er semplicità solamente
del Eegno, — quale è il numero degli ebrei e
quale quello degli altri regnicoli ? quale la
ricchezza posseduta dai primi e quale quella
•dai secoudi ? in qual rapporto sta dunque la
ricchezza dei primi e in quale quella dei se-
condi col numero degli uni e degU altri ì
Mi rifiuto a rispondere con cifre a queste
— 250 —
domande fra loro necessariamente concate-
nate, perchè mi trovo nella imi)os.sibilità di
addurre per ima di esse dati numerici al
quali io possa prestar fede con una certa
serietà, e per un'altra so di essere nell'im-
possibilità di addurne anche rinunziando
alla pretesa di qualsivoglia attendibilità. —
Quale è il complesso delle fortune grandi,
mezzane e piccole possedute dagli ebrei?
Mi duole per coloro che credono alla repe-
ribilità di una base seria per una imposta
unica progressiva che non sia una truffa ai
contribuenti ingenui e sfortunati; ma v'è da
ridere al pensiero che possiate avere una ri-
sposta. — Qual'è il totale delle ricchezze pos-
sedute dagli italiani ? A tale domanda le
statistiche, miliardo piìi, miliardo meno , vi
potranno rispondere con esattezza che, al-
meno i)er stabilire delle medie, può sembrare
sufficiente. Vi diranno per es. da 50 a 60
miliardi. Il guaio è che non si affretteranno
a soggiungere se si parli di netto o di lordo.
A questo proposito lasciatemi aprire una
piccola parentesi. Se la cifra è lorda , la si
può ritenere a priori assurda ; perchè per
elevato che vogliate ritenere il reddito di
— 251 —
(|uella ricchezza, vi è (luaiito occorre i»er di-
mostrare all'evidenza che due terzi degli ita-
liani dovrebbero entro l'anno morire di fame.
Se poi è netta, allora è oziosa, perchè in-
completa. Se intatti un mio patrimonio netto
è di dieci perchè per (luindici di attivo ha
cinque di passivo, tinche quel passivo sarà
posseduto da un mio connazionale non re-
sterà alterata la ricchezza complessiva del
paese. Il caso varrebbe ugualmente se quel
cinque di passivo corrispondesse alla capita-
lizzazione dei tributi percetti dagli enti po-
litici ed amministrativi. Eiassumendo , io
penso che si possa arrivare con sufficiente
approssimazione a determinare la rendita
complessiva degli abitanti d'una nazione
avente buon servizio doganale e buoni uf-
ficii statistici; ma parmi che non sia dato
l'evitare errori madornali quando da quella
rendita si rit-enga di poter risalire al capi-
tale che dovrebbe esserle corrispondent-e. Ho
parlato delle reudite complessive d'una na-
zione; in quanto poi a quelle speciali di date
classi o categorie di cittadini e, più, a quelle
particolarmente così multiformi e complesse
degli israeliti, la speranza di giungere a cifre
— 252 —
che uou siano da ritenere del tutto fanta-
stiche mi pare da liporsi nel novero delle
ubbie.
Eitornianio in carreggiata.
Poiché le cifre staccate non servirebbero
a nulla e poiché non ci è dato citarne quel
complesso che corrisponderebbe esattamente
alle domande che abbiamo poste , potremo
ritenerci in grado di rispondere, anche senza
conforto di cifre, al contenuto di quelle
domande ?
Io credo di sì, perchè parmi che l'asserire
che le ricchezze possedute e le rendite per-
-cette dagli israeliti in Italia possano con
sicurezza ritenersi di gran lunga sui)eriori a
queir ottocentesimo circa della ricchezza e
della rendita totale del paese che equivar-
rebbe al rapporto numerico degli ebrei con
gli altri italiani, sia conforme a verità.
Dato dunque anche, e non concesso, che
la socializzazione dei capitali e dei mezzi
tutti di produzione non dovesse deprimere
l'umana attività e condurre una delle meno
-agguerrite delle nazioni civili, quale è la no-
stra, all'impoverimento, non sarebbero certo
_gli ebrei che potrebbero approfittare della
— 253 —
livellazione delle fortune, né aver vanta^jL'io
della minore eflicacia, a loro esclusivo pro-
fitto, della loro energia e della speciale at-
titudine a trarre partito delle doti delle
quali sono torniti.
*
Ma forse che gli ebrei sono tutti ricchi,
od anche soltanto tutti agiati ? Ma forse che
anche tra loro non abbondano i poveri e
mancano i veri miserabili ?
3Iiserabili, poveri, disagiati si contauo cer-
tamente anche tra gli eljrei. È diffìcile for-
marsi nella mente un quadro esatto delle
vere condizioni economiche dei diversi paesi
ed essere perciò in grado di asserire se nella
Gallizia , che so io ? o nella Polonia , o in
quella Palestina che si va ripopolando di ebrei,
la coudizione dei figli d' Israello indigenti sia
più deplorevole di quella dei pezzenti degli
stessi o di altri paesi. Ma poiché io non parlo
che degli ebrei italiani, credo di essere nel vero
affermando che i poveri israeliti rappresen-
tano per così dire F aristocrazia dei poveri
conterranei. Qui più che mai per gii aiuti
— 254 —
che si porgono è il caso di considerare gli
ebrei come una nazione a sé, applicando in
concreto quanto genericamente ho detto più
addietro : che, cioè, nella nazione nella quale
maggiore è la ricchezza e 1' intrai)rendenza
e, aggiungo a tutta lode, la solidarietà, ivi
gli indigenti sono meno indigenti , i mise-
rabili meno miserabili.
Del resto è naturale che, anche a questo
proposito , gli ebrei risentano i beneflcii di
formare naturalmente una solida organizza-
zione : solida e , si noti per di più , ])er-
manente.
È infatti stato a ragione osservato più
volte che uno degli errori nel quale cadono
di sovente i socialisti nel parlare di bor-
ghesia , di capitalisti , di lotta di classe , è
quello di supi)orre in quelle classi un assetto
stabile , mentre invece esse non corrispon-
dono che ad un insieme continuamente mu-
tabile di individui che vanno l'uno all'altro
sostituendosi. Nella borghesia , nella classe
capitalista, ogni giorno salgono a frotte per-
sone venute dalla classe operaia, dal prole-
tariato; ed ogni giorno a frotte altre persone
scendono al proletariato, passando dall'agia-
— 255 —
te/za a (luella povertà che più spesso si dice
vergognosa [>eicliè iiou riesce ad essere di-
gnitosa. — Ciò non avviene negli ebrei, ai
quali non è dato oggi d'essere e domani di
non essere ebrei : una delle cagioni del se-
niitisnu), — l'ho notato a suo posto, — è pre-
cisamente la coscienza che ogni ebreo ha di
essere e di sentirsi ebreo , di sentirsi cioè
stretto per la comunanza di stirpe coi suoi
cori*eligionarii. Le altre classi constano ge-
neralmente di un aggregato di persone che
possono essere od anche non essere sempre
le stesse: in quelle classi, se anche il vincolo
degli adepti non può essere spezzato, — semel
((hhas , semper ahhas ; per quanto 1' aforisma
si riferisca, più che ad altro, ad una dignità
e sia perciò passato in proverbio in modo
improprio, — esso si crea non naturalmente,
non per così dire automaticamente, ma per
volontà o a al più per anuueuza dei singoli
individui. Le altre comunità sono acciden-
tali e più o meno volontarie; quella degli
israeliti è necessaria.
Sta bene dunque che debba ritenersi con-
— 256 —
travio all'iuteresse degli ebrei un sistema
economico nel quale la socializzazione dei
capitali implichi ineluttabilmente l'abolizione
della proprietà privata, — e perciò del sistema
capitalistico vigente, — dalla (piale gli scrit-
tori socialisti vi dimostrano, con un processo
di logica di una rigidità da digradarne quella
degli scolastici, che procedono tutti i guai
che travagliano l'umana famiglia. Con questa
differenza però che gli scolastici aveano per
le mani una bisogna un po' più ardua; non
si trattava di demolire , ma di costruire :
d'altra parte è vero altresì che gli scolastici
hanno incontrato la fortuna dell' ingegno
portentoso di Tommaso d'Aquino, e che dal
dottor Angelico a Carlo Marx ci corrono
due dita ed anche qualche cosa di j)iù.
Sta bene, si ripete, che l'interesse degli ebrei
li porterebbe a voler perpetuato il sistema
economico vigente. Ma che perciò? IsTon sa-
ranno essi tanto piìi ammirevoli se in omag-
gio ad un sentimento di giustizia, in obbe-
dienza ad impulsi di generosità, si mettono
in opposizione col loro stesso interesse !
Davvero ? Ci credete ! — Ciò forse dipen-
perà da un ottimismo nel giudicare gli uo- ,
mini, che io non condivido, e che mi so dar
ragione di non condividere.
Io ho conosciuto al mondo alcnne ])ersone,
— e non so se io possa dire parecchie , in-
vece di alcune^ — le (inali avendo per com-
pito di tutelare un interesse generale hanno
fatto tacere qnahiuque interesse loro parti-
colare che fosse in opposizione col generale.
Ma uomini i quali , senza averne alcun ob-
bligo preciso, si siano presi la briga, non di
passar sopra al proprio interesse, ma di cer-
care di prenderlo di fronte e di rovinarlo,
io non credo proprio d'averne conosciuto
nessuno : se mai , andrei a cercare questi
campioni nelle file del galantuomini mat-
toidi.
Ma nel caso slacciale poi io vi dico che non
sono aiì'atto disposto ad ammettere a priori
la buona fede, o il perfetto equilibrio men-
tale, o, — ciò che può valere non so se di
scusante o di aggTavante, — la j)iena coscien-
za delle proi^rie azioni in coloro che, mentre
professano teorie in opposizione ai loro in-
teressi, non costringono, — e questo è l' im-
portante, — gli interessi stessi ad adattarsi a
E. RiGHixi — Antisemiiismo e semitismo. 17
— 258 —
quelle opÌDÌoni; ad adattarvisi senza stravar
ganze, senza eroismi, in ragionevole confor-
mità alle condizioni economiche e sociali vi-
genti. Vedete che sono di manica larga !
Metto in moueta spicciola la mia opinione
in i^roposito.
Quando un uomo ha abitudini signorili, e
intasca laute rendite , e fa borghesemente
buoni affari ed insieme si dichiara socialista,
collettivista ecc., io non ho certo la pretesa
che quel signore per essere creduto debba
spogliarsi del suo. — « Bisogna certamente
cambiar faccia al mondo; ma fino che il mon-
do non abbia cambiato faccia, fa d'uopo che
ci adattiamo a i)renderlo come è : non pos-
siamo far getto del nostro, quando gli altri
non fanno getto del loro. » E su questo tema
sentirete ricamare un seguito di variazioni
una più bella, una piìi pratica, una più bor-
ghese dell'altra !
Ed io rispondo che v'è modo e modo. Fin-
che volete godere di una certa agiatezza,
finché volete coiiservare, per ora , il vostro
capitale — non si sa mai quello che possa
succedere ! — e magari rafforzarlo con (jual-
che modesta annua riserva, io non ci trovo
— 259 —
uiilla a ridire. Tutt' al più , per conto ini»)
personale , mi pare che sarei iiu po' inil>a-
razzato a porre d'accordo la mia vita coi miei
principii, se i vostri [n'incipii fossero i miei.
Ma quando vi permettete tutte le ratti na-
tezze, quando vi compiacete di quella altez-
zosità schifiltosa che non è distinzione, quan-
do state avidamente in traccia di lauti jxii'd-
dagni, ({uando pretendete che ogni suonata
di campanello alla vostra porta taccia cascare
un marengo nella vostra tasca, quando rad-
doppiate le reudite, fiutate le splendide spe-
culazioni, accumulate i patrimouii, cercando
iusieme di farvi piccini ({uauto occorre per
lasciare che le imposte, i contributi pei pub-
blici servizii, le paghino gli altri; e poi pro-
clamate il vostro amore per le classi disere-
date, e poi fate l'occhio di triglia agli apo-
stoli della rivoluzione sociale , e poi predi-
cate l'abolizione della proprietà privata e la
necessaria evoluzione collettivista, e poi pro-
testate contro la tirannide borghese ; o, se
anche risparmiate quelle proclamazioni, que-
gli assensi, quelle prediche, quelle proteste,
non vi lasciate sfuggir occasione per mani-
festare le vostre annuenze, le vostre simpatie
— 260 —
per tutto ciò che sia in contracid izioue con
quegli interessi ai quali attingete in così
larga misura; in verità io non posso che giu-
dicarvi impostori in faccia agli altri, con la
sola attenuante che la ottusità della ^•ostra
coscienza vi permetta di essere mentitori in
faccia a voi stessi.
Si sa: ogni regola ha le sue eccezioni. Io
non comprendo certamente fra le eccezioni
coloro che pretestano a sostegno delle loro
massime in discordanza con la loro vita le
teorie scientifiche, le necessità evolutive ecc.
ecc. — cose tutte di un valore scientifico
molto convenzionale e di un positivismo mol-
to immaginario : — se infatti i principii non
concordano con gii interessi, questi dovreb-
bero piegare a quelli. Ma qualche eccezione
prodotta da fenomeni di innocente autosug-
gestione non può mancare : è la possibilità
di trovarmi di volta in volta di fronte ad una
di queste eccezioni che non mi permette di
giudicare uno per uno disonesti tutti coloro
che, professando dottrine in opposizione ai
loro interessi , non costringono, — ripeto la
frase perchè in essa si contiene il nocciolo
pratico della questione, — i loro interessi a
- 2(il —
coutormarsi a (^nt'lle olie dichiarano essere
le loro eouviuzioiii.
Tutto ciò in tesi molto ani])ia; per la ge-
neralità cioè, e per le relative eccezioni, dei
capitalisti l)or<>lie.si che trag<iono largo par-
tito di quel sistema economico al quale si
protestano contrarii, e che io dico i più bor-
ghesi dei borghesi , i più struttatori degli
sfruttatori; perchè non solo spremono da un
sistema tutti i vantaggi che questo loro of-
fre , ma spremono anche il vantaggio che
loro deriva dall' atteggiarsene ad avversarii.
Di conseguenza, anche per gli ebrei simpa-
tizzanti pel socialismo.
Guardiamoci attorno. Israel iti generosi e
più specialmente caritatevoli , ne troverete.
Io crederei anzi di poter affermare che ne
troverete più che non fra gli altri cittadini.
La generosità però e la carità sono virtù che
non diremo certamente borghesi , ma che
siamo tutti d'accordo nel riconoscere estra-
nee a questo od a quel sistema economico
di distribuzione della ricchezza.
È invece inerente al sistema economico
individualista , a base di proprietà privata,
la speculazione , il guadagno , la ricerca di
— 262 —
buone rendite, il risparmio, la capitalizza-
zione. Che tale sistema abbia ])rofìttato e
profitti , per le loro speciali attitudini , ])iù
agli israeliti che non agli altri italiani credo
risulti con una evidenza per la quale al let-
tore saranno sembrate superfìne le consta-
tazioni di fatto che ne ho addotte quasi a
riprova, ^on mi citate qualche rarissima ec-
cezione; guardate quasi tutti gii ebrei e di-
temi se non uniformino la loro condotta al
tornaconto che deriva loro dall'applicazione
del sistema. Anche quelli che sono, o paio-
no, fuori degli affari, anche quelli che non
si danno pensiero del collocamento e dell'au-
mento dei risparmi, anche quelli che osten-
tano la loro immunità dalla lue capitalistica
borghese e credono di poter parlare e seri
vere da buoni socialistoidi o da schietti socia-
listi senza tema che venga rinfacciato loro
di i)redicar bene e razzolar male, anche tutti
questi se non si valgono del sistema, ciò è
unicamente perchè hanno chi se ne vale per
loro. Sarà il padre ; sarà il fratello , sarà il
suocero, sarà magari una donna di famiglia,
ma qualcuno sulla cui attitudine al risparmio
ed alla speculazione possano fare sicuro asse-
— 2ti3 —
giiaiiieiito state certi che lo tiovei-ete \ioco
distante da loro.
Sia duuciue che consideriamo gli ebrei col-
lettivamente , sia anche che li esaminiamo
disginntameute, uno per uno , noi vediamo
che nessun interesse li può spingere a pre-
ferire la vagheggiata economia sociale col-
lettivista all' economia a base di proprietà
privata. Xoi troviamo inoltre ben più rare
che non fra' battezzati le eccezioni formate
da coloro che, professando principi i in con-
trapposizione ai loro interessi , s' acconcino
in qualche modo a infrenare gli interessi
per modo che non si riveli troppo manife-
stamente discutibile la buona fede della loro
linea di conùotta, o qnella dei priucipii pro-
fessati.
« Fra i socialisti sono legione coloro che,
« malgrado il nome di cui si ornano , sono
« borghesi belli e buoni, i quali, urkimlo con-
<i tro ,il'i altri, fanno crederey-, — o vorrebbero
«far credere, — « di non essere fra coloro contro
« i quali essi urlano.... Xon veggo che i dot-
« tori del socialismo collettivista siano di-
— 264 —
« sposti ad a bbau donare al collettivismo i
« loro guadagni ed i loro risparmi. ISTon ab-
« bianio mai assistito ad un sacrifizio di que-
« sto genere : abbiamo invece assistito più
« volte ad nno spettacolo completamente di-
« verso » — Scrive Gaetano IS'egri.
E , con maggiore vivacità , Yves Guyot :
« Volete una politica di alleanza coi vostri
« nemici ! Sia : ma in tal caso siate logici
« fino alla fine: milionarii che marciate con
« loro (e vene ha) dividete! deponete le vostre
« rendite sull'altare del collettivismo , per
« modo che non si possa sospettare che se
« voi urlate con ì lupi è per avventarìi sul pros-
« Simo con la speranza vigliacca d' essere ri^
« sparmiati e di profittare della preda co-
« ninne ».
Non voglio aggiungere nulla ai due brani
ora citati. (1) Le parole trascritte in corsivo
(1) Prima di correggere le oozze mi è capitato tra
le mani « Les Eévélations sur l'assassinai d' Alessan-
dre II di Osman Beìf. L'antisemitismo dell'autore non
può nuocere all'acutezza del seguente brano : « C'est
« à tort que les socialiste» s'acliaruent contre les ca-
« pitalistes en masse; sans s'en douter, ils font le jeu
« des Juifs. Ceux-ci s'eflForcent de les lancer contre la
« muraille du capital, où les socialistes sont sùrs de
— 265 —
nell'uno e nell'altro valgono a dar ra «itone di
quello che tiuora può essere sembrato uu
assurdo. Valgouo a darne ragione, in genere,
per (piei V)orgliesi ricchi, o solamente agiati,
o semplicemente appartenenti ad una delle
tante classi che dai socialisti vengono desi-
gnate con l'odiosa qualitìca di sfruttatrici, i
quali, mentre approtittano di tutti i vantaggi
derivanti dalla loro posizione economica e
sociale, cercando per di piìi non di rado di
sottrarsi^ in quanto loro riesca, agli oneri ad
«ssa inerenti , si professano fautori di con-
cezioni e di azioni che jjortino alla distru-
zione di quel sistema economico e politico la
quale trascinerebbe nella sua rovina ciò che
€ssi hanno di più caro al mondo.
Valgono dunque a darne ragione per gli
€brei.
Io non so certamente lodare gli ebrei di
un contegno che oltre a favorire e rafforzare
una corrente politica che è perniciosa a quelli
che reputo i supremi bisogni del paese, è forza
« se briser la téte, permettant ainsi aux Juifs de saii-
■« ver leur peau et leurs niagots ». Per quanto acuta,
rosservazione però non regge ad una critica che non
sia a base di malignità.
— 26t) —
riconoscere che, almeno parzialmente, non
può ritenersi sincero. Almeno parzialmente;
cioè riguardo ad interessi che non si è poi
affatto dis]Josti a sacrificare : in quanto al
pensiero ed al sentimento, ne parleremo più
avanti. Xon so lodarli : ma debbo insieme
tener conto della scusante che si può loro
accordare.
La scusante sta nel fatto che gli israeliti at-
tivi, laboriosi, economi, intraprendenti, avidi
di guadagni, accumulatori di ricchezze, rap-
presentano in bene ed in male, — anzi rijìcto,
forse più in bene ed in male, — la quintes-
senza di quella borghesia contro la quale si
appuntano le invidie e gli attachi degli apo-
stoli, — all'ingrosso, in astratto; al minuto, in
concreto, —della rivoluzione sociale. Sono per-
ciò pecore segnate. Sentono d' essere additati
all'odio, come formanti la classe detentrice,
per eccellenza, di ricchezza e sfruttatrice del
popolo. Qual meraviglia che, più degli altri, si
affannino a non parere, non dico quello che
sono , ma quello che sanno d' essere giudi-
cati f Qual meraviglia che trovino consona
al loro interesse d'occasione quella politica che
— 267 —
dia loro l'illusione di i>oter uciitralizzare le
invidie, stcn-nare le cupidigie ?
Illusione, ho detto; e, aggiungo, povera po-
litica !
Fate che domani scoppii una violenta com-
mozione che non sia rapidamente soffocata,
e vedrete qua! merito verrà fatto agli israe-
liti delle benemerenze che essi crederanno
d'essersi procacciate dal proletariato !
Drumont ha un bello scrivere che ebrei
sono i capi della rivoluzione cosmopolita
« perchè 1' ebreo possa imprimere al movi-
« mento la direzione che vuole >. Ah ! se
questa asserzione valesse a tranquillare l'a-
nimo di qualche ebreo , io scommettto che
per essa sola piÌT di un israelita sarebbe di-
sposto a perdonare allo scrittore antisemita
tutto il fiele contro i figli d'Israello.
Ma invece parmi che la cooperazione degli
ebrei a prò dei sovvertitori dell'ordine sociale
non possa che risolversi, per gii ebrei stessi,
in una solenne mistificazione.
Si arriverà, o non si arriverà alla sperata^
o temuta, rivoluzione sociale, in questo o in
quel popolo, ad ammonimento o ad ammae-
— 268 —
^trameiito, ad esempio o a terrore delle altre
genti.
Se non ci si arriverà, gli israeliti che avran-
no mostrato di parteggiare per essa , e , di
consenso , gli altri loro correligionarii , non
avranno godnto che di una soddisfazione
morale d'ordine interiore; cioè di una certa
popolarità, o, più veramente, di una minore
impopolarità. Eccetto che per (pialche am-
bizioso, il giuoco non avrà valso la candela !
Se, al contrario , ci si arriverà, allora gli
ebrei vedranno spazzati via dal tnrl)ine i so-
gni di immunità.
Si tratterà insomma, o di una mistificazione
cronica e^ per così dire, ad effetto retroattivo,
o di una mistificazione acuta e risolutiva di
una posizione equivoca per gli israeliti.
Ma se invece la rivoluzione sociale, — il
cataclisma o la palingenesi dell'umano con-
sorzio e delle singole nazioni, — non dovesse
tradursi che in una mistificazione resa co-
lossale dai pensieri, dai timori e dalle ansie
4ella preparazione e della previsione ? — Al-
lora, in quella mistificazione mostruosa nella
5ua immensità e grottesca nelle sue propor-
— 2(59 —
zioiii andiauuo coufuse e travolte le mistifi-^
cazioni miuori.
E forse delle tre ipotesi, quest'ultima è la
meuo improbabile.
Pensiero.
«Per correr miglior acqua...» — Religione e idealità — Pre-
disposizione religiosa — Mancanza di antinomie — Appa-
renze scientifiche — Fascino di tali apparenze.
Le scusauti che nel precedeiite capitolo ho
riconosciuto dovute agli israeliti che profes-
sano priucipii contrarli ai loro interessi, e li
professano con una buona fede che non dirò
molto dul)bia, o molto sospetta^ ma che debbo
ritenere non molto profonda , per non dire
addirittura superficiale, non sono sufficienti
a salvaguardare tutta la rispettabilità delle
persone alle quali quelle scusanti vogliono-
essere accordate.
Ma tale rispettabilità verrà rialzata nella
mente dell'osservatore quando si considerino
le correnti del pensiero e del sentimento che
si mescolano a quelle dell'interesse e con la.
— 270
relativa loro purezza valgono a rendere in
complesso meno torbida 1' acqua del fiume.
*
Nel socialismo alcuni hanno veduto un cri-
stianesimo senza Dio e senza Cristo. Hanno
asserito che esso è una specie di religione e
con questa asserzione hanno creduto di spie-
gare lo zelo, il fanatismo di molti neofiti.
« Perchè vi riscaldate tanto per una rifor-
ma sociale che voi non vedrete, che voi stesso
convenite che i vostri tìgli non vedranno ! » —
Se rivolgete questa domanda a qualche ope-
raio onesto, laborioso, caldo fautore della ri-
voluzione sociale, ma rispettoso delle altrui
persone e degli altrui diritti, prcmto ai con-
tinui sacrificii d'opera e di denaro perchè i
pezzi grossi , i furbi per istinto o per mali-
zia, gli sfruttatori di nuovo conio, possano
esercitare con la necessaria agiatezza e con
le relative soddisfazioni il mestiere di agi-
tatori, vi sentirete probabilmente rispondere:
« Ohe mi importa tutto ciò ! io non cerco il
mio tornaconto, né quello dei miei figli : io
lavoro per una idea di giustizia e ne sono
pago ! »
— 271 —
Potete (lire ciò una religione, (inando vo-
gliate chiamare religione ogni idealità. Certo,
anche la religione è una idealità ; ma non
tutte le idealità sono religione. Se non vor-
rete far confusione di detinizioni e di idee,
dovrete comprendere nella religione solo
quelle idealità d'ordine trascendente che si
presentano all'uomo come inesauribili e che
trasportano l'animo umano nei regni dell'in-
finito. Diversamente, le angustie del tempo,
dello spazio, delle singole menti, vi costrin-
geranno a dir religione tutto ciò che abbia
potuto esaltare , a ragione od a torto , per
una buona o per una cattiva causa, perma-
nentemente o di sfuggita, un popolo, od un
gruppo di persone, od anche alcuni uomini
soltanto. La religione del dovere, la religione
dell'onore, la religione della famiglia ecc. non
sono religioni che per metafora, qualunque
possa essere il loro ascendente su moltissime
anime, qualunque la forza d'azione che rie-
scano ad imprimere, i sacriflcii che sappiano
imporre e rendere financo graditi.
Se vi è però gente per la quale l' ideale
— 272 —
socialista possa assumere una parvenza che
più assomigli a quella che per essa ha la er-
ligione, questa è la gente ebrea.
La presenza di Dio è bensì immanente
nella religione ebraica ; ma si tratta di un
Dio più di giustizia che di misericordia , e,
sopratutto, di un Dio la cui giustizia si eser-
cita nelle cose terrene. Le idealità ultrater-
rene appaiono, — quando appaiono, — come
un accessorio che fa parte più complemen-
tare che sostanziale del concetto religioso :
la salute, la ricchezza, la lunga vita , V affi-
damento di una discendenza gloriosa e fe-
lice, ecco i premii promessi dal Dio d'Israello
ai membri del popolo eletto che siano osser-
vanti della sua legge. In fondo , chi ben
guardi, le stesse cose, presso a poco, formano
il contenuto delle promesse degli apostoli del
socialismo ad un umano consorzio che sia
modellato sui miraggi da loro fatti brillare;
vi mancherà la ricchezza e vi sarà invece la
giustizia, o, almeno, l'eguaglianza fra gli uo
mini.
Per tal modo si può dire che il concetto
socialista si riattacca al concetto religioso-
ebraico.
— 27S —
Gli israeliti sono o non sono relioiosi : se
sono religiosi , lo sono secondo 1m loro reli-
gione, non secondo altre : ma se anche non
lo sono, è naturale che lo possano essere, o
che lo siane» stati; nell'uno e nell'altro caso la
religione che è loro possibile — quando non
credano di dover rinnegare la loro gente — e,
meglio ancora, la religione che ha avuto un
ascendente su gli animi loro , non può es-
sei-e che l'ebraica. Essi pertanto hanno nella
loro religione una ])redisposizione ad accet-
tare quasi per trast'orn fazione o per surro-
gato della parte predominante in essa, non
ostante il suo poco spiritualismo, la conce-
zione di un organismo sociale che corrisponda
ad una presupposizione di perfetta giustizia
e di godimento per tutti gli uomini di quei
beni della terra che il Dio d'Israello ha pro-
messo in retaggio agli osservanti dei suoi
precetti.
*
Il socialismo non è necessariamente anti-
religioso; o, se mai, lo è per così dire parzial-
mente,in quanto la base scientifica sulla quale
E. RiGHiNi. — Antisemitismo e semitismo. 18
— 274 —
crede di avere le sue foiidameuta mziouali
è di un materialisuio che non si contenta di
lare astrazione dal sovrasensibile, e che per-
ciò non si rassegna alla possibilità dell'azione
di eause ignorate e di tìnalità trascendenti;
ma ehe attenua che le cause ed i tini di tutte
le azioni umane, semplici, complesse, indivi-
duali, collettive , vogliono essere ricercate,
spiegate e prevedute — se non indirizzate —
alla scorta delle coustazioni possibili alla
scienza umana.
Se non è sempre anti religioso, il sociali-
smo non può dunque essere che non religioso,
quando nou si voglia dire irreligioso; x^erchè
non religioso non è completamente sinonimo
di irrd igioso : si può infatti nc^n essere reli-
giosi, senza sentirsi irreligiosi. L'etimologia
è alle volte specchio fallace al signilìcato pre-
ciso delle parole. Da ciò una antinomia pro-
fonda col cattolicismo, religione espansiva e
ripugnante dalla non-religione quasi come
dalla irreligione e poco meno che dall'anti-
religione.
L' ebraismo invece si è venuto completa-
mente spogliando dalla tendenza al proseli-
tismo : esso non può fare alcuna colpa al
— 275 —
socialismo del suo carattere irreligioso. Men-
tre le alleanze eventuali e le tolleranze a
base (li dissiniulazione tra clericali e socialisti
non dipendono che da (jiiella tattica che per-
suade ad una certa comunanza d' azione i
partitiche trovano l'accordo solo nell'intento
di abbattere (i nel lo che esiste, invece gli ebrei
olle, anche senza essere credenti, abbiano un
pnichant per le credenze avite, i)oss()no , se
socialisti , confondere le due qualitìche di
ebreo e di socialista senza che l'una si trovi
a disagio al fianco dell' altra. Essi non ven-
gono, come i cattolici in particolare e come
in generale, i cristiani, costretti a subire quel-
l' offesa alle loro credenze più care che il
socialismo, nella ricerca esclusivamente ter-
rena della giustizia e della felicità, reca ad
ideali che relegano quella ricerca tra le cose
d'importanza secondaria e passeggera, ispirati
come sono alla tiducia di una giustizia infi-
nita e di una felicità eterna.
Tra il pensiero religioso ebreo ed il socia-
lismo è possibile una neutralità completa e
perciò anche amichevole: tra il socialismo ed
il pensiero cattolico non è ammissibile che
una neutralità diffidente. Pel confronto , i
— 276
due primi dovranno perciò sembrare molto
più vicini tra loro di quanto pur non siano
di fatto.
Il socialismo ha parvenze scientifiche.
Per dire o per negare , che , oltre le par-
venze, abbia dalla scienza anche la sostanza,
occorrerebbe uno studio speciale che male,
per le sue proporzioni, potrebbe essere inne-
stato nel presente libro. Mi limito ad accen-
nare quale dovrebbe essere il punto di par-
tenza e quale, a mio vedere, sarebbe la con-
seguenza.
Il punto dipartenza andrebbe cercato in uno
snebbiamento delle idee intorno a ciò che
si possa dire o non dire scienza : forse forse
a furia di eliminazioni , si arrivererebbe al
sospetto che non di rado , quando si parla
in genere di scienza , non si sappia di che
cosa si parli. — Ohe bell'ingegno Oarlyle ! Sen-
tite : « sarebbe una povera scienza quella che
« volesse nasconderci la vasta, profonda, sacra
« infinità della inscienza , che non potremo
« mai penetrare e sulla <]uale ogni scienza
— 277 —
« galleg«iia come una iiieinl)ranasuperticiale .
E poi bisognerebbe aggiungere che se pochis-
simo è quello che si può comprendere sotto
il nome di scienza, è soltanto una meschina
trazione di quel pochissimo che è dato di tro-
vare nella testa di uno scienziato , di un
oruppo, o di una scuola di scienziati.
La conseguenza poi alla quale mi pare di
poter tranquillamente giungere, e della quale
pure non debbo qui dar ragione, è che il so-
cialismo non può pretendere di derivare per
legittima discendenza — senza troppi incroci
sospetti — da quelle cognizioni che, staccate
o raggruppate, possono aver diritto alla qua-
lifica di scientifiche.
Per rargomeuto intatti che sto svolgendo
in questo paragrafo l'importante non è che
il socialismo si possa dire scientifico, ma che
ne abbia le i)arvenze, e che a molti sfugga
la superficialità di quelle parvenze. Xou è
solo pei pittori che una cosa in tanto è in
quanto pare che sia.
L'idea della ricostruzione dell' organismo
sociale secondo norme imposte dalla scienza,
più che da esse derivate, è una concezione che
si presenta seducente, che si abbarbica teua-
— 278 —
ceiiieiite nelle menti predisposte da un lata
a fantasticare, dall'altro a dar veste concreta
alle fantasticherie — dissimulandole così agli
occhi altrui, e, prima, ai proprii — coll'adat-
tarle su schemi che si credono usciti dai labo-
ratorii scientifici. Ho detto : l'idea della rico-
struzione dell'editìcio sociale. Forse sarei en-
trato meglio nel concetto di quelle menti se
avessi parlato addirittura di costruzione. Non
è raro invero che siano dimenticate e lasciate
in disparte le leggi della evoluzione, del deter-
minismo, del materialismo storico ecc, tutti
insonuna quei sistemi pei quali sarebbe stato
dimostrato dai santi padri del socialismo,
senza alcun inquinamento metalìsico, che le
condizioni del periodo nel quale viviamo sono
una conseguenza necessaria della evoluzione
economico-sociale. Non è raro che sembri
che tutto ciò non abbia più alcun valore r
non è raro che sentiate parlare dello stata
caotico dell'umano consorzio il quale allora
si sarà acconciato all'osservanza delle grandi
norme scientiflche economiche, antropologi-
che, fisiologiche ecc. quando avrà adattato
gli organismi collettivi, gli istituti sociali, ai
precetti intuiti e predicati dagli studiosi della
— 279 —
litui'uia siK'iale. — Vi basta l'aiiiiiio «li iiimia-
tiiiiare la triste sorte ehe sarebbe stata riser-
ì)ata all'imiaii itti futura se non fossero ««inn-
ti i sociologici di alcune s<'uole ad illumi-
nare con la face della scienza il cammino
che essa <leve i)ercorrere? Ah, perchè «|uella
brava gente che con sicurezza scientitica vi
dimostra che la proprietà è incamminata a
trasformarsi nel collettivismo non è venuta
al mondo uno, o due secoli prinui ? Allora
dall'abolizione del feudalismo si sarebbe i>as-
sato direttamente al collettivismo.
— Oibò! bisognava attraversare il ])eriodo
liberista, mercantilista, ecc. ecc. — Vedete?
Sarò proprio una testa dura, ma non riesco
a capacitarmene. Adesso dite che bisogna
che la proprietà vada accentrandosi senipre
più in poche mani per modo che la collet-
tivizzazione faccia gioire molti e strillare
pochissimi. Ebbene : allora si era proprio a
due passi da qnesto stato di cose. Credete
che il torto è vostro d'essere venuti al mondo
troppo tardi: diversamente, nel 1792 la na-
zionalizzazione <letinitiva dei beni della co-
rona, dei nobili e del clero sarebbe stato un
280 —
att'are di cimine minuti, e la Francia avrebbe
dato al mondo il bnon esempio.
Eitorniamo in argomento.
Parlando dei Caratteri psicologici degli ebrei
ho messo in evidenza il coniinl>io tra l'esal-
tamento e il calcolo, tra l'idealismo e il po-
sitivismo pel quale spessissimo trovate nel
carattere della stessa persona due aspetti
affatto diversi tra loro: trovate inoltre una
specie di venerazione per quanto abbia sa-
pore di scienza. Avvicinate ora a quelle pre-
messe, a quelle contraddizioni, o, se meglio
vi piace, a quelle integrazioni psicologiche
le contraddizioni intrinseche delle concezioni
socialisticlie, e non dimenticate come queste
si presentino ammantate di paludamento
scientitìco : allora vi sembrerà naturale che
al pensiero israelita convengano le elucu-
In-azioni delle scuole socialiste. Se si tratta
di studiosi, gli ebrei si iscriveranno di pre-
ferenza a (iuelle scuole; se si tratta di per-
sone i)iù o meno colte che si interessino, sia
pure saltuariamente, delle questioni politico-
— 281 —
sociali, siihirauiio il t'ascino delle dottrine
promidgate da <[iielle scuole, pur non tacendo
■esse esplicita pi-otessione di fede. Quel fa-
scino avrà poi maggiore efficacia perchè rac-
comandato al prestigio dei nomi dei corre-
ligionarii che come professori, come scrittori
ecc. godono generalmente — i)er ragioni che
ho accennato più addietro ed alle quali dovrò
ancora fare allusione — di una rinomanza più
alta e i)iù diffusa «li quella che compet-erebbe
al loro intrinseco valore.
Del resto, in tesi generale, si può senza
ingiuria sospettare che molti cultori di scienze
le quali con le discipline economiche e so-
ciali nulla hanno a vedere giurino nel verbo
delle scuole soscialiste , soltanto perchè se-
dotti dall'etichetta scientitìca con la quale
quelle scuole spacciano i loro yn'odotti.
Seutinieuto.
Peccato ed espiazione — Pensiero tedesco e sentimento fran-
cese — L'affa re' Dreyfus — Gratitudine pei socialisti.
Veramente se l'uomo potesse esser logico
nei suoi sentimenti do^Tebbe cercare di ri-
— 282 —
parare al male che gli accade di commet-
tere, non uscendo da quell'ordine di fatti nei
quali , per iusuftìcenza di virtù o anche per
vero mal animo, egli ha i)ecc}Uo.
3Ih sì ! andate a parlare di logica nei sen-
timenti. Ricordate piuttosto come egli , in
fatto di coscienza e di giudizio sulle azioni
proprie, sia facilmente accomodante. Di gTa-
zia, se intende di riparare al male che fa com-
piendo qualche buona azione di natura af-
fatto diversa e il compiere le quale gli sia
meno penoso che non l'astenersi dal male
commesso, o che è disposto a commett-erel
Stupri, omicidii, spogliazioni, saccheggi e-
rano all'ordine del giorno di età piìi feroci:
(Umazioni ai conventi, penitenze edificanti,
espiazioni solenni servivano a mettere in pace
le coscienze. La storia, o la leggenda, di Lo-
renzo dei Medici che volta le s])alle a fratte
Girolamo quando (piesti per assolverlo di-
manda riparazioni in diretto rapporto con le
colpe delle quali il moribondo si accusava, fa
rilevare lo speciale carattere dei due uominir
o, forse meglio, di uno di loro, Savonarola,
e costituisce una eccezione che, per contrasto,.
- 2K3 —
mette in luce le iiieii/o^iie coiiveiizioiiiili delle
età passate.
Entrate in una chiesa e vedete un vecchietto
che prega con grande fervore a pie di un al-
tare. Se domandate chi sia quel sant'uomo^
non tate le nun'aviglie se vi sentirete rispon-
dere che è uno dei più noti e dei più abili
strozzini della città. Nelle ore nelle (juali non
dissangua il itrossimo egli viene a mettere
in pareggio i conti della sua coscienza molti-
plicando le orazioni e le picchiate di petto.
Potrei aggiungere altri esempi di simili
compensazioni, ma sarebbero supertiui.
Xon debbo però dimenticare una osserva-
zione di Pascal : non ne ho sott'occhi il te-
sto, ma ne ricordo il contenuto. Egli dice che
l'uomo è così indulgente verso se stesso che
il proi)osito di comi)iere il bene e(i nivale già
per lui al bene compiuto, e non so se aggiun-
ga che lo dispensa dal compierlo poi di fatto-
Eichiamando alla mente queste constata,
zioni e queste considerazioni, mi spiego come
il sentimento degli ebrei possa inclinare a
simpatia verso dottrine e sistemi economici
che sono in diretta opposizione coi loro in-
teressi e con le loro azioni.
— 284 —
Il sistema capitalistico vigente a base di
proprietà privata è quello che può essere:
Pio mi guardi dal dire che sia P ideale di
uua perfezioue la quale, ad ogm modo, uou
potrebbe rappresentare che uua creazioue fan-
tastica della nostra mente. Si vorrebbe as-
segnare all'uomo nella creazione un posto che
non so affatto come si creda che gii possa
competere !
Ma gii ebrei — ho già detto , e nessuno,
credo, vorrà porre in dubbio — rappresentano
la quintessenza del sistema capitalista, a base
di proprietà privata, e, non meno, a base di
speculazione. Se la speculazione è l'ordigno
più adatto a (piello che dai socialisti con si-
gnificato odioso viene detto sfruttamento e
che noi diciamo diritto di parziale utilizza-
zione delle energie che si è saputo far en-
trare in azione, gli ebrei formano la quintes-
senza della classe sfruttatrice.
L'uomo è animale socievole ; il precetto di
dare ai poveri quocl ,superest corrisponde ad
un bisogno dell' animo umano pietoso delle
altrui miserie; pietoso, se non altro, per ri-
guardo a sé stesso, perchè sente che quelle
miserie come sono toccate ad altri avrebbero
— 285 —
potuto toccare a lui, o ai suoi cari. Pare im-
possibile! ma in questo egoismo incousciente
è la più poteute molla della carità. Gli ebrei
(luuque, come gli altri borghesi, sentono una
puuta al cuore per quello che è di meno
buono, di necessariamente crudele, nel sistema
economico vigente. La debbono sentire anzi
\nn acuta e più frequente degli altri bor-
ghesi, appunto perchè il sistema economico
vigente profitta più a loro che non alle al-
tre classi non proletarie.
Ma abbiamo notato come 1' uomo sia fa-
cilmente accomodante nel saldare i conti
della sua coscienza. Guadagnare , accumu-
lare, da una parte; dall'altra parte illudersi
di professare principii di disinteresse, di ugua-
glianza sociale, di agiatezza per tutti, di giu-
stizia; fare del socialismo astratto e del ca-
pitalismo concreto ; sono termini nei quali
l'egoismo umano può facilmente trovare una
compensazione che permetta di curare con
maggiore tranquillità intima di coscienza i
proprii interessi.
Forse Tarte raffinata dei più furbi nell'in-
gannare il prossimo non farebbe che una
meschina figura se la potessimo mettere a
— 286 —
coufrouto con l'arte spoutiuiea con la quale
anche i più ingenui riescono di continuo ad
ingannare se siessi !
* *
Il pensiero predominante in Europa oggi
è pensiero germanico : in questo fatto ha
parte la moda, ed hanno parte altre ragioni
di maggiore o minore importanza intrinseca
che non occorre analizzare. Il pensiero ita^
liano subisce l'ascendente del pensiero ger-
manico; direttamente ed indirettamente : di-
rettamente per la lettura, la volgarizzazione,
la dittusione delle opere tedesche , e , non
meno forse delle opere , delle riviste ecc.
d'autori, di pensatori di scienziati italiani
plasmate sullo stampo delle concezioni o
delle rielaborazioni intellettuali germaniche:
indirettamente, in quanto il pensiero di altri
popoli ha assorbito di pensiero tedesco e
non fa che cambiargli vaste nel rimetterlo
in circolazione. Xon è spesso che pensiero
tedesco (piello che trovate negli scritti di
autori francesi , specialmente se trattino di
scienze tilosofìche o del substrato filosofico
— 287 —
(U altre scienze, o di (list-ipliiic ecoiiomiclie,
sociali ecc.
Invece non è il sentimento tedesco quello
che possa meglio dittondersi nell'animo del
poi)(>lo italiano. Più di ogni altro, il senti-
mento francese pervade il nostro po[»olo.
Alcune delle correnti del sentimento france-
se sono peculiari alla nazione francese e di
quelle sono deboli i contraccolpi al di qua
delle Alpi; altre invece si ripercuotono con
una spontaneità e con una forza che corri-
spondono alle varie affinità psicologiche che
corrono tra i due popoli. ]Ma le intiueuze
di un popolo straniero sono più efficaci per
gii altri quando nell'uno o nell'altro popolo
tocclùno l' interesse e il sentimento israeli-
tico. Ciò, del resto, è naturale, data la co-
munanza di stirpe tra gii ebrei dei due po-
poli : il veicolo di trasmissione ha in quella
comunanza fibre continue e tenaci. Allorché
dunque il sentimento degli ebrei in una na-
zione viene eccitato in un dato senso, l' ec-
citazione si proi)aga agii ebrei degli altri
popoli: ma tale propagazione, senza perdere
nulla della sua intensità , può essere meno
avvertita, come fatto speciale per gii israe-
— 288 —
liti , quando luaggiovi siano le simpatie di
sentimento tra i due popoli o 1' ascendente
che 1' uno esercita sulF altro e quando nel-
1' uno o nell' altro i)opolo P eccitazione sia
stata prodotta da un tatto che abbia com-
mosso gli altri cittadini. In tal caso il feno-
meno più generale dissimula nella sua com-
pagine il fenomeno speciale israelitico : ma
ciò non toglie che questo possa realmente
essere il nucleo, l'ossatura, senza la quale
l'altro non avrebbe che molto minore con-
sistenza.
Un fatto di eccezionale importanza per
l'argomento che sto esaminando è stato Vaf-
fare Dreyfus.
*
* *
L' affare Dreyfus rappresenta un episoilio
notevole della storia francese moderna e,
per l' interesse che ad esso hanno preso le
altre nazioni , della storia moderna in ge-
nerale.
È certamente difficile valutare l' impor-
tanza degli avvenimenti mentr'essi accado-
no. Alcuni fatti che hanno influito potente-
— 289 —
mente sulle viceiule «lei im)i>o1ì si sono an-
dati compiendo quasi all' insaputa dei con-
temporanei.
Altri fatti che sembrava <l<j vesserò cam-
biar faccia al mondo si sono invece lisolti
« «piai fumo in aere, od in acfpia la spuma».
Xt^iili avvenimenti politici i contemi>cranei,
se pure vogliano riteneisi spettatori , sono
insieme attori; per quanto n«)n abbiano alti'a
parte che «jnella di comi)arse , si muovono
sul palcoscenico durante la rapi)reseutazione.
]o n«m dico che il loro giudizio valga meno
di quello dei posteri : dico che, se non avrà
le deficienze di questo , ne ha altre d' altro
genere.
Il giudizio dei contemporanei concorre al
completajiiento del fatto al quale si rivolge;
è integrazione politica «lei fatto stesso. Un
fatto ha maggiore o minore eflìcacia imme-
diata secondo viene più o meno divulgato,
secondo è giudicato in un senso o in un
altro. — L'importanza apparente di un fatto
nou ha nessun rapporto direttamente pro-
porzionale alla sua im]»ortanza reale. Quella
è spesso nou solo effìmera, ma anche affatto
casuale: soventi non ha la sua ragione che
E. RktHIxi — Antiseviitisnio e semitismo. 19
— 290 —
nella maiicaiiza di altri fatti che destiiio lo
interessamento ed eccitino le passioni dei
popoli.
Io dubito pertanto che l' affare Dreyfus,
quando sia ridotto alle sue vere proporzioni,
possa occupare c]uel posto nella storia mo-
derna che, mentre si andava svolgendo, i>ub-
blico e scrittori , politici e pensatori hanno
ritenuto ed affermato gli potesse e dovesse
competere,
Uaffare Dreyfus sarebbe stato ordigno di
sfasciamento delle istituzioni alle quali è
atììdata la tutela della organizzazione poli-
tica e sociale vigente, ordigno tanto più ef-
ficace in quanto per esso si sarebbero im-
pegnati in un' opera di demolizione scam-
bievole l'esercito e la magistratura.
Tra i due conteudenti, il terzo, il partito
della rivoluzione sociale , il partito che in
Francia si chiama e si crede socialista — ma
la cui sostanza è, malgrado il nome comune,
molto diversa da quella del partito socialista
tedesco e dell' italiano — avea tutto da go-
dere, e non ha mancato di trarre il maggior
partito che gii è stato possibile da quel con-
flitto. Forse però, in realtà, se ne è avvan-
— 291 -
taggiato jueiK) di quanto non si è fi'ediito.
Non occorre aggiungere che, in ({uesta come
in tutte le altre circo.stauze, il partito rivo-
luzionario ha mirato a tutte le demolizioni
che fanno i)arte necessaria, anche se non
confessata che ad intermittenze , del suo
programma.
Tra due mali, il minore : è regola elemen-
tare di ogni politica. Al partito rivoluziona-
rio conveniva schierarsi dalla parte della ma-
gistratura , non certo per tenerezze verso
questa che per esso è una delle fondamen-
tali istituzioni borghesi, ma perchè era buona
l'occasione per intaccare la compagine del-
l'esercito. E poi nel nome di Drevfus si agi-
tava il vessillo della giustizia e della pietà,
vessillo che non sem])re si ha la fortuna di
poter inalberare a coprire tutto il carico di
molteplici e sosi)ette provenienze.
Il partito rivoluzionario francese ebbe dun-
que buon giuoco a prendere parte prepon-
derante a favore della revisioue del processo
e della riabilitazione del capitano israelita.
Se Drevfus (1) non fosse stato ebreo, si può
(1) Drevfus proprio. Dreyfus ! — Si direbbe (jiiasi
che alla disgrazia del povero capitano abbia concorso
— 292 —
scommettere dieci contro uno che uou gli
sarebbe toccata la disgrazia della coiidauaa;
ma se Dreyfus fosse stato cristiano e avesse
subito quella condanna nelle stesse circo-
stanze , si può scommettere non dieci , ma
cento, ma mille, contro uno che la Francia
ed il mondo non sarebbero stati commossi^
come furono , per la riparazione dovuta al-
l'infelice. Tout (T qui arrive à uu Inif^dans'
le coiìì le plus reculé (V un désert , premi les
lìroportmiii (V uu évenement. Si direbbe che
queste parole non fossero state scritte più di
due lustri prima deWaffare Ureyfus.
Che gli ebrei di Francia, ed anzi che tutti
gli ebrei sposassero la causa di Dreyfus è
naturale. L' innocenza di lui passava in se-
conda linea: se anche fosse stato colpevole^
una volta sollevata la (piestione, tutto Israele
era impegnato a tVirne risultare l'innocenza.
anche il suo coguOiue. Mentre le desinenze od anche
le intere formazioni di molti cognomi di israeliti fran-
cesi tradiscono l'origine tedesca, magari sotto Tatte-
nuante di una provenienza alsaziana, Drej/fus è in
Francia cognonie tipicamente, caratteristicamente, e-
Itreo, come uno fra i più dittasi e i più conosciuti
cognomi ebrei, anche prima della notorietà assunta
neffli ultimi anni.
— 2!>3 —
Ve <lubbio che nell'unsia <li (iiialclic fase
incerta del processo <li lieinies,(iiuilclie israe-
lita (li lueute più fredda non abbia siisiirrato
-airorecchio di nu c()rreli;y;iouario : « ah, per-
chè non 1' abbiamo lasciato laggiù <lov' era,
quel disuraziiito ? »
Cou intenti alt'atto diversi gli el)rei ed i ri-
voluzionarli francesi si trovarono dunque con-
fusi in un solo partito dreyfmiano, facendo
gli uni e gii altri per esuberanza di sentimen-
to — che esorbitava dal caso vero ed isolato
di giustizia e di riabilitazione dovuta ad un
innocente — da rimorchiatori a coloro che
con preoccupazioni più candide prendevano
a cuore la sorte del ])over() capitano ed a
sdegTio e a desiderio di legittima punizione
le infamie che avessero secondato la calun-
nia e maturata la condanna.
Forse (juesta alleanza tra ebrei e socialisti
francesi fu non solo occasionale, ma anche
meno intima e meno completa di <iuanto non
sia sembrata da lontano attraverso i vetri
colorati dei giornali. Nel giornalismo tran-
— 294 —
cese, e, non meno forse, nell'italiano hanno
ingerenze jLirandissinie gli ebrei. QnelP al-
leanza parve al di qna dalle Alpi più gene-
rale e pili consistente di quanto non fosse.
Gli israeliti italiani non potevano dare ira-
portanza ai rapi)orti speciali che legavano
parte degli israeliti di Francia ad alcuni dei
partiti di quella nazione ; e j^oi — ciò che è
più importante — nella denominazione co-
mune di socialismo si confondono e si per-
dono le ditìerenze caratteristiche tra il par-
tito socialista francese e l'italiano. Un israe-
lita francese, illustre enitore di scienze chi-
miche e noto come uomo politico e come
scrittore di sociologia, il Xaquet, pubblicava
ad esempio , non più addietro del 189<), un
libretto dal titolo Soclfdisme ollectivhte et so-
ckilisme Uberai. Le prime pagine sono una
snccinta e perspicua esposizione della con-
cezione marxista ; tutto i! resto è una cri-
tica demolitrice del collettivismo — rv)ba da
meritargli le scomuniche di tutti i Tnrati e
di tutti i Ferri del Bel Paese : — ma ciò non
gli impedisce di conchiudere dichiarando :
«Je auis , ponr ma pari, profondement sociali-
ste »; e di aggiungere quelle ragioni d'ordine
— 295 —
seiitiiiieiitalo che veiiiioiio deiiiiate di un l)e-
nevolo disprezzo dagli apostoli del sociali-
smo sistematico, o, come dicono essi, scieii-
titìco.
L' iuteivssaineuto degli israeliti italiani e,
credo, del pari degli israeliti di tutto il mon-
do per la (piestione Dreyt'us, (piando (jnesta
si dibatteva pifi ardente in Francia, era tale
da rendere puerilmente ineflìcace ogni sforzo
di dissimulazione. Una fanciulla innamorata
in segreto e tre])idante per un pericolo ch<^
forse corre l' oggetto amato , per (luanto
cerchi di sembrare inditferente alla sorte di
lui, non è più ingenua nel lasciar trasparire
la preoccupazione che le rode l'animo.
Il vedere dunque — e vedere da lontano,
senza perciò avvertire le particolarità discor-
danti — che un |)artito politico difendeva la
causa dell'uomo che raccoglieva in sé le per-
secuzioni, la rivincita, gii odii, i disinganni,
le ansie, gii amori — in modo per così dire
attivo e passivo — di tutta la sua gente, co-
me nessuno li avea raccolti mai; dell'uomo
che i)otea rappresentare Israello innocente e
calunniato, Israello soldato e patriota, Israello
circonfuso dell' aureola della persecuzione e
— 296 —
del sacritìcio; il vedere che (luel partito non
solo difendeva <iuella causa , ma ne Iacea
quasi la causa propria, dovea avere per ne-
cessaria conseguenza una profonda gratitu-
dine degli ebrei italiani — e non so se e
quanto io possa dire anche di altri paesi —
per quel partito.
Tale sentimento speciale , date le predi-
sposizioni di adattamento del sentimento ita-
liano verso il francese in quanto <|uesto ab-
bia di attascinante e di espansivo e data la
comunanza di stirpe tra gli ebrei nelle va-
rie nazioni, dovea intiuire potentemente sulle
disposizioni d'auLmo degli ebrei italiani verso
il partito socialista italiano che da molti è
ritenuto tutt'uno col partito socialista degli
altri popoli e che, ad ogni modo poi, è, me-
gli(^> che a (pialunciue altro, simile al partito
omonimo presso i popoli stranieri e, più forse
che ad altri, al francese. Se, infatti, il par-
tito socialista francese è ben diverso dal par-
tito socialista italiano, ciò non vuol dire che
esso s'accosti di \nh a (inalchc altro i)artito
politico italiano.
Che cosa è rimasto dalla ripercussione che
— '297 -
il feiJoiiiLMio Dreyfus ha avuto in Italia? lo
uou so se sia rimasta nessun' altra traccia
importante; ma è rimasta la direzione im-
pressa al sentimento semitico Italiano nel
senso della corrente socialista.
La gratitudine degli ebrei italiani pei so-
cialisti francesi pro[)ugnatori in jnassa della
causa di Ureyfus si è convertita in un sen-
timento simpatizzante col partito socialista
o, almeno, da esso non ripugnante: ha con-
corso, non solo a ratt'orzare quel sentimento
le cui origini abbiamo già trovate in nn altro
fenomeno psicologico, ma eziandio a impri-
mergli un carattere jjìù spiccatamente politico.
Massoneria.
« Entrate e vedrete ! » — Presunzioui f.iVDrevoli — Mauifesta-
zioiii sospette.
Pretendere che un autore parli solo di ciò
che sa, è un esigere troppo; è un addossar-
gli una responsabilità della «juale quella igno-
ranza non colpevole che va congiunta a qua-
lunque coltura lo esonera. 8i dovrebbe però
far obbligo ad nno scrittore di non occuparsi
— 298 -
die (li (iuegli argomenti che egli crede di
conoscere.
Alla stregua di tale norma io non potrei
parlare della massoneria. Ma il male è che
nessuno ne potrebbe discorrere, pel semplice
fatto che i massoni lianno conservato, non
so se per tradizione, o per regola precisa^
quello che era un desideratum antico della
Massoneria , indi])endentemente dalla mag-
giore o minore sua sicurezza di fronte ai
governi succeduti alla restaurazione del 1815.
Negli Statuti (feneraU della Società dei Liberi
Muratori pubblicati in Napoli trovo infatti
che « dell'ordine massonico i profani dovreb-
« bero ignorare fino l'esistenza » . Hanno con-
servato la tendenza, o la norma, del segreto,
del mistero, della dissimulazione. Or non è
molto tempo mi accadeva di udire un mas-
sone accusare indignato di spionaggio, di de-
lazione ecc. un giornale clericale che avea
detto che i signori A. B. C. appartenevano
alla massoneria. E siccome quei signori vi
appartenevano di fatto, confesso che quel
massone con la sua indignazione non riu-
sciva di certo a conciliare le mie simpatie
alla istituzione che gii stava tanto a cuore.
— 299 —
Nel 1875 l'Imperatore Guglielmo I in una
conversazione a Milano eoi rapi»resentanti
(Iella massoneria italiana andati ad ossequiar-
lo disse : « a coloro che, per dissuadermene,
« mi domandavano che cosa era e a che cosa
« avesse potuto .giovare la massoneria , ho
« semi)re risposto: entrate e vedrete >. — In
queste [)Oche parole è compresa la ragione
che distrugge la mia speciale incompetenza
in materia, col porle di fronte una uguale
iucomi)enza altrui.
L' « entrate? prima e vedrete dopo » esige
lina tale fiducia preventiva che, peccando per
eccesso, ginstitìea l'esagerata sfiducia verso
l'istituzione medesima in gran parte di co
loro ai (piali per temperamento, o per reve-
renza ad altre autorità, o per sospetti di iu-
dizii e di fatti sintomatici, ripugna 1' accor-
dare alla cieca quella fiducia.
Quello per(> che è manifesto ancha ai pro-
fani a proposito della massoneria è la esi-
stenza di una gerarchia suif/eneris nell'ordine:
i tini, gli scopi, l'essenza medesima dell'as-
sociazione non sono che parzialmente e in
diverso grado noti agli stessi adepti. Bu(ma
parte, di loro non ne possono parlare che con
- 300 —
uua iiicoiiipeteuzti non gran fatto minore di
quelle alla quale debbono rassegniirsi i jn'o-
fani; altri con una incompetenza di grado
in gTa<lo minore, se vogliamo, ma pur sempre
non trascurabile: pochi con vera conoscenza.
Ma questi pochi l)isogna che si adattino
a priori ad essere sospettati, non solo dagli
avversari, ma anche dai profani, perchè chi
4ice : « prima entrate e poi vedrete » , non
offre guarentigie che troppo i)ersonali e troppo
fortuite perchè le sue parole abbiano il pre-
stigio di una sufficiente autorità. La com-
j)eteuza di chi raccolga una scarsa tidncia
non vale in pratica gran fatto di più della
incompetenza altrui, non importa poi se con-
fessata o non confessata.
Se non temessi che le mie parole fossero
ritenute un insulto, che non è nel mio con-
cetto e meno ancora nelle mie intenzioni, tanto
ai massoni quanto ai gesuiti, io direi che è
singolare la rassomiglianza che al pensatore
che non sia in grado di addentrarsi nei se-
greti e nella essenza della Compagnia di Gesù
e della Massoneria — e nessuno è in grado
di addentrarsi tanto negli uni quanto negli
altri che si dissolverebbero se permettessero
— 801 —
tale simultanea iiitroiiiissioiie — presentano
le (Ine istituzioni. Ma , sì : andate a dire a
un massone che la massoneria assomij^lia alla
compagnia di Gesù, o ad un ^esuitM ehe il
suo ordine fa uno speciale riscontro all'or-
dine massonico ! Date piuttosto all' uno e
all'altro del l)irl)ante, del ladro, e peggio se
volete, e sarà più facile che siate perdonato ! —
Eppure siccome ho il dubbio, e vorrei dire
la persuasione, che nel male che agli uni ed
agli altri si imputa dai rispettivi avversari sia
molta esagerazione, per non dire molta ini'
quità, non mi parrebbe d'aver recato ingiuria
né agii uni uè Jigii altri con la mia asser-
zione.
Non è il caso per me di prendere insieme
le due gatte da pelare, perchè è estraneo al
proposito di questo libro il trattare di quella
estrema ala destra del i)artito clericale che
è formato dalle schiere dei seguaci di quel
povero S. Ignazio di Loiola il cui nome ha
avuto così triste fortuna.
Debbo invece soflfermarmi alla massoneria^
perchè un esame della parte che nella vita
politica hanno gli ebrei è costretto riualche
volta ad intrecciarsi coll'esame dell'azione che
— 302 —
SU quella vita iiiedesinia esercita la masso-
neria.
Che la massoneria non sia una birbonata,
una speda di associazione di mutuo soccorso
intesa ]n'iucipalmente ad aiutare per/rts o per
nefas gli adepti in tutti ,i»ii altari s[K)rclii o
puliti, in tutte le cui)idioie lecite od illecite,
in tutte le imprese legittime o disoneste —
come si asserisce tuttodì dai nemici della isti-
tuzione — mi pare che appaia evidente dalla
constatazione di qnesto semplice latto: che
persone che per altezza di mente, nobiltà di
carattere, integTità di vita , meritano ed ot-
tengono una stima tanto maggiore quanto
piti da vicino sono conosciute, a])partengono
alla massoneria. 8e il loro senso morale fosse
offeso dallo spirito della istituzione, se la loro
limpida percezione del bene e del male ve-
nisse off'uscata dalle leggi dell'ordine masso-
nico, (pielle persone spezzerebbero sdegno-
samente i vincoli che le legano alla istitu-
zione stessa. E badate che io non alludo sol-
tanto a qualcuno di quegli uomini illustri
che, avendo dato l'ingegno e la vita alle arti,
— 308 -
alle lettere, od alle scienze, possono, sj)aziaiMl(>
iu un uioudo a se, non avvertire le niiseiic
che li eircondauo ed essere perciò quasi incon-
sciamente couservati e mostrati come splen-
didi nomi decorativi dalla massoneriti mili-
tante. Il mio i)ensiero s'aggira intorno a me,
tra fior di galantuomini, tra i)ersone nelle
quali la modestia delle occupazioni e dei
lavori intellettuali s'accorda con (piello scpii-
sito buon senso e con (jnella continua retti-
tudine che forniscono all'umano consorzio i
suoi migliori elementi. Anche lì m'accade di
sapere iscritti alla massoneria amici e cono-
scenti la cui rispettabilità vince ogni dubbio.
Se poi invito il lettore a guardarsi intorno
alla sua volta, io mi tengo sicuro che , per
motivo analogo, egli dovrà mettere in qua-
rantena i sospetti sulla necessaria disonestà
della semi-misteriosa associazione.
Sulla disonestà necessaria, ho detto. Xou
posso raggiungere altrettanto sulle disonestà
parziali ed accidentali.
ISTella vita pubblica, od anche nei vari fe-
nomeni della vita sociale, dei rapporti degli
uomini tra loro, non è raro veder succedere
fatti dei quali sfugge all'osservatore la causa
— 304 —
che potrebbe ritenersi apparente, fatti che si
mostrano anzi in contrapposizione, come ef-
fetti, alle cause dalle (piali avrebbero dovuto
derivare. Aiuti reconditi ed insi)erati, premi-
nenze sproporzionate al valore reale, \ antaggi
immeritati, esclusioni iugiustitìcate, tolleranze
eccessive, salvataggi scanchilosi e via via, rap-
presentan(> non di rado anomalie strane ed
inesplicabili. Bisogna pensare ad una mano
ignota che abbia turbato V ordine regolare
delle cose e recato sli-egio alle ragioni della
giustizia. Xon sarà vero che la mano sia
quella della massoneria tutte le volte che i
sosi)etti cadono su di essa : ma troppo spesso
l'ipotesi della inframmettenza massonica viene
avvalorata da circostanze disparate , troppo
spesso essa si i)resta assai bene alle spiega-
zioni inutilmente altrove cercate, troppo spesso
le incidenze si intrecciano e formano sistema,
perchè si possa assolvere la massoneria dalla
imputazione di una assistenza ai singoli adepti
che non sia di carattere settario nel signifi-
cato meno simi)atico della parola.
Capisco : si addurrà la giustiticazione pre-
ventiva della onorabilità vagliata e control-
lata dei singoli adepti. Potrei rispondere che
— 305 —
le presuuzioiii (lel)boiio dile<>iiai'si al con-
fronto (lei fatti concreti.: uia mi basta d'os-
servare che in qualunque associazione , e
specialmente poi nelle associazioni del gè.
nere di <|uella della (juale sto parlando , le
probabilità della epurazione del sodalizio
mercè il ripudio dei membri compromettenti
non hanno alcuna speranza di sopravvento
contro il pericolo dell' inquinamento della
società stessa per oi)era dei membri bacati.
E ciò è naturale. Il bisogno immediato e
personale provato da questi d' aggrapparsi
alla associazione per renderla solidale con
loro infonde ad essi una energia contro la
quale s'infiacchisce la vigoria generale e di
ordine quasi platonico con la quale 1' asso-
ciazione tutela , o protesta di tutelare , la
propria dignità e le ragioni astratte della
giustizia.
Del resto la degenerazione in consorte riti,
— dando al termine il significato meno be-
nevolo — è pericolo generale di tutte le as-
sociazioni naturali o volontarie che da un
lato non siano prive di vitalità, drll' altro
abbiano una vitalità diversa da quella che
E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitismo. 20
— 306 —
ad esse ha dato origine. Di tutte , e perciò
anche delle migliori.
Ma la massoneria si può dire delle migliori ?
* *
L'aver asserito che la massoneria non può
ritenersi una istituzione per sé stessa cattiva
e 1' aver presentato quasi a riprova i fatti
che possono confortare tale asserzione, non
impone di concludere che essa sia buona, e,
meno poi, che sia tra le migliori associa-
zioni. Guai se corresse l'obbligo di dichiarar
buono tutto quello che si riconosce essen-
zialmente non cattivo !
I massoni affermano che la loro è una
istituzione puramente e semplicemente uma-
nitaria, filantropica ecc. , vigilante a tutela
di tutte le cause generose, ispirata a ideali
di fratellanza, di affinamento intellettuale e
morale di tutti gli uomini ecc.: aggiungono
che i vincoli che uniscono gli adepti servono
solo a rafforzare l'efficacia della cooperazione
e ad assicurare i benefizii della disciplina.
Tutto ciò , in massima , deve esser vero.
Diversamente^ sarebbe inesplicabile quanto
— :^07 -
ho ricordato i)iù soi)ra , e cioè che persone
degne della maggiore stima siano iscritte
alla massoneria.
I nemici della massoneria crollano il capo
adducendo i loro diritti al sospetto. — «Co-
me volete snl serio che crediamo a (pieste
dichiarazioni così ingenue e così ottimiste
quando con esse è in assoluto disaccordo il
sistema del segreto, della occultazione? Ohe
razza di bene è questo che deve circondarsi
del mistero , che non deve agire alla luce
del sole, che non può trar partito dalla ef-
ficace propaganda della pubblicità ì No, no;
gatta ci cova : non è il bene, è il male che
ha bisogno di operare nelle tenebre. » — E
qui hanno buon giuoco citando i fatti par-
ticolari che sono manifestazioni settarie di
una mutua assistenza che solo alla peggio
può tentare di camuffarsi da filantropia, da
umanitarismo, da disinteresse.
« Nei casi di dubbia reità di un fratello,
« la .sua reputazione deve essere rispettata e
<tgg,rantita da tutto V Ordine, contro l'opinione
«pubblica anche la più divulgata, che d'al-
« fronde non è sempre ben fondata. Il so-
« verchio zelo di un accusatore anche della
— 308 —
« Dijiggiore buona fede si converte facilmente
« in calunnia; nella massoneria non decesi an-
« dare in traccia che della innocenza. Col fine
« lodevole di in'oteggere il decoro dell' Or-
« dine massonico nella opinione dei profani
« (che dovrebbero ignorarne fino l'esistenza)
« la mano di un massone non rovescierà un
« altro in quel precipizio d' infamia , sul di
« cui orlo fu tratto forse da privata ven-
« detta.... Straniero ad ogni profana infiuen-
« za, 1' ordine dei liberi muratori è instituito
«per 2)rote(/f/ere (fli uomini c^ie ne fanno parte
« e renderli perfetti »
Ho riportato cpiasi per intero quell' arti-
colo 467 degli St^ttuti della Società dei liberi
muratori dal quale più sopra avevo stralciato
un inciso. — Eoba vecchia, si dirà : una pub-
blicazione del 1820 ! — Veramente, rispondo,
la trovo riprodotta, senza alcuna dichiara-
zione di perenzione, in un opuscolo di prima
edizione stampato nel 1896 con autorizza"
zione sincrona del Grande Oriente. Debbo
dunque ritenere che abbia un persistente»va-
lore di autenticità. — Ad ogni modo è facile
rintracciare in esso le tradizion i e la conferma
dei costumi massonici e ritrovarvi la costante
— 8U9 —
pi'et)Ccnpazioiie di una iniitua assistenza sta-
bilita su tali critei'ii che possono facilmente
compromettere la correttezza, se non l'one-
stà, delle azioni. A persuadersi di ciò Inasta
fermare un momento 1' attenzione sulle pa-
role di ([uell' articolo che ho trascritte in
corsivo.
Ma io non debbo indugiarmi in un lungo
esame. Mi è sufficiente avere a grandi tratti
accennato, non dico alle ragioni intime e re-
condite che ignoro , ma alle manifestazioni
che sono palesi, per giustiticare (piella opi-
nione che mi sembra la meglio attendibile:
che messi a confronto i principii ai quali è
informata la massoneria e i singoli fatti nei
quali si esplica la sua azione quotidiana, la
istituzione non sia né così ammirevole , né
cosi esecranda, come vorrebbero i suoi pro-
pugnatori, ocome sosterrebbero i suoi nemici.
3Iassoneria, ebrei e clericali.
Economia dello scritto — Massoneria e clericalismo — Massoni
e partiti rivoluziouarii — Malintesi — Eltrei e massoni.
Il lettore che abbia seguito con una certa
attenzione lo svolgersi di questo libro avrà
— 310 —
forse riteuuto fuori di posto il precedente
capitolo, come forse fuori di posto i)otrà ri-
tenere alcuni paragrafi del x>i'esente. L' uno
e gii altri parrebbero per avventura più adatti
alla parte terza dell'opera che non alla quarta
nella quale ora siamo. 8i sarebbe trattato fi-
nora e si tratterà qui ai>presso per qualche
paragrafo d'argomento generale: solo dopo,
vedremo il nesso che rannoda , come caso
particolare , i rapporti che legano all' opera
politica della massoneria le opere o le ten-
denze politiche degli israeliti.
Ma debbo dire che cpiesta considerazione
non è sufficeute per cambiare 1' ordine allo
scritto.
La Compagnia di Gesù ho detto che rap-
presenta l' ala destra del partito clericale;
posso notare del pari che la massoneria rai>
presenta, non so se io dica l'estrema ala si-
nistra, o il nucleo più compatto di quello che
con qualche improprietà di concetto si chia-
ma partito anticlericale. Non colle negazioni,
m a colle aftermazioni; non colle reazioni, ma
colle azioni, hanno ragione di vita i partiti:
la parte negativa, la parte critica non pos-
sono in essi assumere che una imp<u*tanza
— 311 —
sussidiaria e coiiiplementare. ]Ma la masso-
neria è esseuzialiiieiite iiu orgauisiiio che si
adatta ad un partito, e non un partito. Il
patriottismo è un sentimento: il clericalismo,
il liberalismo, il socialismo ecc. costituiscono
l'essenza di tanti partiti. Xulla di simile si
può riscontrare nella massoneria. Se ])ure la
massoneria si dovesse preponderatamente od
anche interamente, statutariamente, schierare
tutta con un partito, non per ciò la sua esi-
stenza e la sua azione potrebbe equipararsi
alle altre questioni politiche alle quali diret-
tamente od indirettamente l'autore deve far
capo.
Xon potendo adunque comprendere la trat-
tazione di questo argomento nella parte terza
e non essendo il caso di farne una parte a
sé, mi è parso che l'economia dell'opera non
fosse alterata se ne ivessi discorso quando
mi fosse stato necessario per poter poi pro-
seguire al completamento del mio lavoro.
Perciò il capitolo precedente e alcuni para-
grafi di questo si trovano qui piuttosto che
in altro posto precedente, o loro speciale.
— 312 —
La uiassoueria, senza dunque rappresentare
un elemento a se, senza connettersi a senti-
menti positivi di carattere politico, concorre
alla vita politica del paese per la sua carat-
teristica opposizione al partito clericale cer-
cando di combatterlo in qualuiique sua ra-
mificazione, e mettendolo perciò a nudo sotto
qualsiasi colore, sotto qualsivoglia sfumatura
essa ritenga possa rintracciarsi lo spirito di
quel partito. Per la diretta, per quanto non
sempre necessaria , derivazione del partito
clericale dal principio cattolico, ed anzi spesso
anche senza il sospetto di tale derivazione, la
massoneria è impregnata d'ostilità per tutto
ciò che sappia di cattolicismo. Cattolicismo,
e massoneria rappresentano due termini in-
conciliabili di un antitesi; tanto più che il
cattolicismo alla sua volta non lascia sfug-
gire occasione per dimostrare una ripugnanza
invincibile, una ostilità senza tregua, non solo
per la massoneria, ma anche per tutto ciò
che sospetti che con essa possa avere atti-
nenza.
Se vi è, ad esempio, istituzione che dovrebbe
raccogliere le più vive simpatie, la più effi-
cace cooperazione di rutti gli italiani, senza
- 318 -
distiiizioue (li credenze religiose, di <>i>iiiioiii
tìlosoliche, di professioni lioliticlie, essa è hi
Dante Alighieri. In Francia, in Germania
— dentro e fuori dei confini dell' ijnpero, do-
vunque siano tedeschi — nei paesi slavi, isti-
tuzioni simili alla Dante Alighieri — VAlliance
fraucaise , la Schulverein , V Afisociazioue dei
santi Cirillo e Metodio — sono 1' espressione
genuina e completa del patriottismo refrat-
tario a qualunque divergenza d'opinioni e di
sentimenti. Altrettanto non accade in Italia
per la Dante Alighieri.
Il partito clericale, se non le è sempre e
in ogni luogo ostile, è però freddo verso di
essa e di essa diflìdente, Perchè ? — Perchè
alcuni degli uomini egregi che presiedono
alla associazione sono noti come pezzi grossi
della massoneria. Basta (piesto fatto perchè
la Dante Alighieri sia sospettata come una
emanazione della massoneria e messa in
quarantena !
Purché non si faccia del clericalismo, od
anzi purché si faccia dell'anticlericalismo, la
— 314 —
massoueria non si schiera per l'nno piuttosto
che per l'altro del varii partiti che si con-
tendono la supremazia politica in Italia. È
noto anzi come talvolta nelle lotte politiche
concrete e precise — quelle ad esem])io per
la elezione di un deputato — il fatto d'essere
in ballo il nome di un tratello massone con-
tro quello di un profano abbia portato una
strana pertubazione tra i massoni del col-
legio militanti in uno o in un altro campo
politico.
Ma se vogliamo dire partito politico della
massoneria quello al quale appartengono gli
adepti in maggior numero o con maggiore
combattività, sarà bene che evochiamo il ri-
cordo del governo di Crispi, perchè allora me-
glio ebbero occasione di venire alla luce le
divergenze politiche dei massoni delle varie
parti d'Italia. Xon so se i massoni più bel-
licosi abbiano fatto all'on. Crispi l'addebito
d'essere un fratello dormiente : dicono che sia
questa l'espressione che designa i massoni
immemori della loro qualifica. 8ta in fatto
però che la massoneria dell'Italia centrale
e meridionale parve schierata dalla parte di
— 315 —
Cris])i; quella dell'Italia settentrionale sem-
brò compresa nelle file radicali.
La compagine massonica negli ultimi tem-
pi deve essersi modificata nelle tendenze po-
litiche dei suoi adepti. Or non sono molti
anni erano non rari e vixaci gii attacchi dei
socialisti contro la massoneria : adesso in-
vece si dice — e la notizia corsa ])ei giornali
non diede luogo a smentite, (juantunque si-
mili smentite valgano... (piel che valgono! —
che alcuno dei più antichi ed operosi capi
del partito socialista italiano occupi una po-
sizione cospicua nell'ordine massonico. Di più,,
quell'afiinità di sentimento per la (juale gii
atteggiamenti del po])olo francese inducono
ad atteggiamenti correlativi il popolo italiano,,
come abbiamo visto avere influito per gli isra-
eliti, così non può essere rimasta senza ef-
fetto pei massoni. Più che non negli anni
addietro, la massoneria francese si trova in
ottimi rapporti col partito socialista francese.
Essere insieme socialista e massone è in I-
talia una accidentalità : in Francia invece pare
che il fatto, se non normale, si possa almeno
dire comune. È ovvio dunque che il feno-^
meno abbia per ripercussione dì qua dalle
— 816 -
Alpi una certa disposizioue della Majssoiieria
sempre più consona alle tendenze dei partiti
radicale, socialista ecc.
Del resto, senza peccare né di troppa ma-
lignità, né di troppa ingenuità , mi pare si
possa osservare che l'essere contemporanea-
mente massoni e socialisti, mentre non deve
mettere troppo a disagio né i massoni né i
socialisti di buona fede, non può non con-
venire maravigliosamente a chi si sia ascritto
alla massoneria, o si dichiari socialista , per
suoi fini speciali meno on<n'evoli e, non oc-
corre dire, meno confessabili.
Pei giornali clericali l'abbinare loggia con
sinagoga , el>reo con massone , é quasi uu
luogo comune. Per loro pare che tutti gli
israeliti debbano essere massoni.
È certo infatti che gli ebrei uon possono
avere per la massoneria quella ripugnanza
che, int-ensa o diffusa, si trova non solo nei
clericali ma anche nei cattolici che si pos-
sano dire in qualche modo osservanti, anche
se osservanti con molta tepidezza di senti-
— 317 —
mento religioso e con poca vivacità di fede
concreta; osservanti insomma nel cuore e
nelle azioni , più che per altro , per inerzia
e per amore di una certa tranquillità del-
l'anima.... o del buono accordo domestico;
Gli ebrei dumiue non hanno ragioni per
essere ostili a priori alla massoneria. L'es-
sere poi appaiati dall'odio e dal sospetto dei
clericali ai massoni li induce a simpatizzare
per questi. Io credo che tra clericali ed ebrei
corra un malinteso che assume ogni giorno
pili forza di pregiudizio invincibile. Gli ebrei
credono che i clericali siano antisemiti : e
questo non è , o almeno non era vero , o —
cercherò di ridurre il mio i)ensiero a quelle
minori proporzioni che meno contrastino col
pensiero altrui — era vero molto meno di
quanto non si credesse. Eacconto nn aned-
doto di pochi anni fa. Un israelita ritenuto
non massone e noto pel suo rispetto alle
credenze religiose altrui era candidato nelle
elezioni politiche contro un radicale massone.
Il cardinale, residente nel collegio, ricordava
alle persone che lo avvicinavano il consiglio
del 8. Padre perchè i cattolici si astenessero
dalle urne: «però» — non mancava di sog-
— 318 —
giungere — « quando abbiate a fare ef>n cit-
« tadiui non disposti a seguire tale consiglio,
« allora sarà meglio che favoriate la riuscita
« del candidato israelita. » — È facile riduiTe
al giusto valore le riserve e comijreudere
come l'antisemitismo non potesse — allora ! —
essere condizione necessaria del clericalismo.
Il fatto è che i clericali sono antisemiti, per-
chè in ogni ebreo vedovo un massone reale,
o virtuale, e perciò un anticlericale o, meglio,
un anticattolico. Gli ebrei perdono la calma
e il lume della ragione quando si tratta di
clericalismo , appunto perchè in ogni cleri-
cale hanno ragione di sospettare un antise-
mita. È specialmente l'organizzazione juas-
sonica che fa temuti e i)erciò odiati dai cle-
ricali gli ebrei : è la reazione contro quel-
l'odio che rende idrofobi gli israeliti contro
quanto sappia di clericale.
Il mondo è pieno di malintesi grandi e
piccoli che formano la disgrazia degli uo-
mini di buona fede ed in genere dei galan-
tuomini e la fortuna dei furbi di mestiere
e, pure in genere, delle coscienze equivoche.
Io penso che quello che ho segnalato testé
sia uno dei grandi malintesi della vita pò-
— 319 —
litica italiana. L'averlo segnalato non vuol
già (lire che l'autore ritenga che sia agevole
od anche semplicemente possibile farlo spa-
rii'e. Gli uomini di fede dubbia, le coscienze
equivoche, i furbi di mestiere si contano in
tutti i partiti e in tutti gli ordini sociali in
numero suftìcente e con energia ed abilità
più che sufticenti ad impedire la risoluzione
dei malintesi, a perpetuarli, a rinnovarli ed
a moltiplicarli, se occorre !
Che la massoneria sia una associazione di
mutua assistenza tra i suoi adepti io non
trovo i30st<ì in dubbio da nessuno. La que-
stione verte su due punti: 1° se la mutua
assistenza sia scopo tanto preponderante da
potersi in pratica dire unico; gli avversarli
dicono di sì , i i)ropugnatori protestano di
no : 2" quali siano i limiti e la natura di
tale mutua assistenza; i propugnatori asse-
riscono che non trattasi che di fini nobili,
di intenti generosi; gli avversarli invece pro-
testano che le dichiarazioni non servono che
a mascherare i fini loschi e che in realtà la
— 320 —
massoDerin non fa che d'ogni erba un fascio
a profitto (lei suoi adepti.
Al di sopra di questa divergenza resta sem-
pre il fatto che una mutua assistenza tanto
più proficua quanto più complessa, e perciò
pur anche meno sindacabile nella sua vera
natura, è base fondamentale dell'istituto mas-
sonico. Il parallelismo tra una tendenza na-
turale da una parte, da parte degli ebrei, ed
una consimile tendenza volontaria convertita
in disposizione statutaria , dall'altra parte,
cioè da parte dei massoni; il nessun ostacolo
che all'intreccio delle due correnti può met-
tere, in altri casi , l'ossequio diretto od in-
diretto ad una autorità religiosa; la presenza
di un nemico comune, il clericalismo , non
importa poi se vero, o larvato, o semplice-
mente sospettato tale; tutto ciò crea od au-
menta le buone disposizioni degli israeliti
' ad entrare nella massoneria. Eccetto poi
qualche caso di contrarietà morale , o di
dubbi! personali sulla bontà intrinseca della
istituzione, o di fierezza contro quanto paia
menomare la libertà e perciò anche la di-
gnità individuale, gli ebrei col dare il nome
alla massoneria sembra che tutto abbiano
— 321 —
tla guadagnale, uiilla da perdere. Sembra,
dico; perchè iiou sono iu grado di decidere
se a quella parvenza corrisponda la realtà.
Ma siccome ([nella parvenza deve loro facil-
mente mostrarsi seducente , e siccome ad
ogni modo mi pare che essa , più che una
conseguenza delle osserviizioni teste fatte,
sia una circostanza concomitante con le al-
tre che hanno fornito il substrato di tali
osservazioni, così trovo naturale che molti
israeliti facilmente si inducano ad entrare
nella massoneria.
Del resto potrei ripetere qui quello che ho
detto più volte a proposito d'altri argomenti:
è inutile perdersi in induzioni e cercare le
ragioni che le corroborano, (juando si possa
constatare il fatto. Ed il fatto è — e lo si
può accettare sulla fede pubblica, come cosa
quasi notoria — che un numero proporzi» mal-
mente molto grande di ebrei appartiene alla
massoneria. Se poi nell' interno dell' istituto
massonico gli israeliti possano avere tra loro
rapporti speciali ed eventuabnente più van-
taggiosi di quelli stabiliti tra gli altri adepti,
è cosa ancor meno verilìcabile di altre na-
scoste all'occhio dei profani, perchè dovrebbe,
E. Rionixi. — Antisemitismo e semitismo. 21
— 322 —
panni, essere ignorata anche dagli adepti che
non siano israeliti.
Nel succedersi delle fasi che nei diversi
svolgimenti delle cose umane vanno attra-
versando i partiti politici, quando si voglia
rendersi conto dell'azione speciale che nella
vita politica italiana hanno gli ebrei^ non si
può pertanto dimenticare come quella azione
possa essere , parzialmente almeno , du*etta
dai rapporti di stretto legame tra la masso-
neria e gran numero di ebrei, né si possono
trascurare gli aiuti o gli ostacoli che ai di-
versi partiti avviene di trovare nelle tendenze
che per opera della massoneria da personali
e disgregate sono tratte a trasformarsi in
collettive e sistematiche.
Importanza degli Ebrei.
Poclie cifre — Gli ebrei nelle rappresentanze politiche ed am-
ministrative — Base della importanza politica degli ebrei
— Gli ebrei nelle professioni liberali e nei diversi ufficii
— Essere, parere e valere.
Secondo le informazioni più attendibili gli
ebrei nel Eeguo d'Italia arriverebbero appena
al numero di 41000; se ne conterebbe dunque
uno ogni 770, o 780 abitanti.
— 32;^ —
I Coimiui coiit'fneiiti mi uiupiM) di ebrei
eompusto di iiou meno di 30 persone non
sarebbero che 00 sugli 8500 e più che si cou-
tano nel Ee<4iio. Solaiuent'C iu 18 mimicipii
gli israeliti superei'ebbero il numero di 5<M).
In un solo piccolo comune e non più che in
una o due città la popolazione israelita rag-
giungerebbe un ventesimo del totale della
popolazione agglomerata tra città e sobborghi.
Ai gruppi israeliti di maggiore importanza nu-
merica assoluta non fa riscontro l'importanza
numerica relativa desunta dal totale degli
abitanti che li comprendono. Infatti gli S(MX)
israeliti di Eoma e i 50(X) di Torino — le due
più cosi)icue comunità israelitiche italiane —
si riducono a proporzioni X3iù modeste di quelle
di comunità minori, in rapporto alla poi)ola-
zione complessiva delle due grandi città.
Se in tutto il mondo gli ebrei sono da otto
e mezzo a nove milioni, ed in Europa circa
sei milioni e mezzo, l'Italia ne com])rende
un numero relativamente molto minore che
non , nella media complessiva , il resto del
globo e che non, specialmente, l'intera Eu-
ropa.
— 324 —
Cesare Lombroso riporta, nell'operetta l'J. «-
tisemitismo e le Scienze modi me i due seguenti
braui dell' opera Israel cliez les Xations di
AnatoUo Leroy-Beaulien : 1. «Xon sono pas-
« sate che poche generazioni da quando sono
« cadute le barriere del ghetto e già un gTan
« numero di Ebrei non solo si è stabilito nelle
« nostre vie e nelle nostre città, ma ha invaso le
« cattedre delle Università, le scene dei teatri
« e persino le tribune delle nostre assemblee
« i)olitiche.» — 2. « Gli ebrei hanno un bell'es-
« sere fra noi una minorità infima, uno o due
« per cento; in Italia e in Francia uno o due
« per mille Per essere così pochi gli Ebrei
< tengono dappertutto troppo posto; essi hanno
« il torto di dimostrare che il numero non
« è tutto; e il numero non lo perdona ».
Informandosi allo stesso ordine di idee e
dando anzi loro una forma più precisa, lo
scienziato israelita scrive alla sua volta: «11
« governo a base di suflragio universale tende
« sempre più a far prevalere gli strati bassi
« contro gli strati più elevati.... » — Via, per
un socialista, la confessione ha un certo va-
lore : ma si tratta di uno scienziato ! la con-
siderazione mi fa ricorrere per analogia alla
— 325 —
niente nn proverbio del mio paese che dice
che ai ricchi ed ai mascalzoni tutto e lecito; e ,i»li
scienziati rappresentano hi ricchezza intellet-
tuale ! — Eiprendo la citazione interrotta :
« Allo stesso modo e per la stessa ra<iioiie
« che, a pari merito, nn nobile, per il vecchio
« rispetto che si ebbe nei tempi fendali ai
« nobili, viene eletto deputato, a pari ragione,
« con doppi meriti un ebreo avrà sempre il
«voto contrario».
Le constatazioni di fatto mostrano che le
premesse valgono davvero le conseguenze!
Infatti in Italia, dove abbiamo un deputato
ogni circa 62000 abitanti, e perciò dove, se
condo Lombroso, per gii ebrei dovrebbe es-
sere una bazza poter avere un solo rappre-
sentante politico , invece nella 20-^ legisla-
tura se ne contano dieci in Parlamento. In
Senato, il cui ingresso potrebbe essere con-
teso agii ebrei da altri pregiudizii che non
siano quelli delle masse popolari, su 340 mem-
bri, sei sono israeliti.
Veramente pare che Lombroso non debba
essere preso troppo in parola in fatto d'arit-
metica; ad esempio, tra pagina 51 e pagina 52
della citata pubblicazione stampa in tutte
— 326 —
lettere — e ciò toglie il dubluo di mi errore
tii)OgTafico — che gli ebrei in Italia « non
souo che un iniliouesiiiio della popolazione » —
Uu milionesimo? Trentuno, o treutadue fra
tutti ? ! Alla larga dai dati elementarmente
positivi e sperimentali dei grandi architetti
di edificii scientifici basati per intero sul po-
sitivismo e sullo sperimentalismo!
Del resto, siccome questo svarione gli corre
alla penna quando Lombroso intende porre
in evidenza il patriottismo degli eljrei ricor-
dando che, malgrado l'esiguo loro numero,
8 erano fra Mille di Garibaldi, colgo il destro
per ribattere una obbiezione che da tal fatto
potrebbe dedursi a ciò che ho asserito in un ca-
pitolo precedente a proposito della parte presa
dagli el)rei nella vita politica d'Italia prima e
dopo la rivoluzione. Xoto intanto che i Mille
del 1800 in gran parte provenivano dalle re-
gioni nelle quali già da un anno avea trion-
fato la rivoluzione. E poi osservo che 8 su
mille, o più veramente su circa 1200, se rai)-
presentano una aliquota molto alta a con-
fronto del rapporto tra il totale degli ebrei
e il totale degli altri italiani, non corrispon-
dono che ad un terzo circa del rapporto che
— 327 —
eonv tra i IH membri compresi nelle due Ca-
mere legislative ed il totale dei senatori e
dei deputati. Perchè la mia precedente as-
serzione potesse essere colta in tallo bisogne-
rebbe, o che questi 8 non fossero stati meno
di 23, o che i 1<> si riducessero a non più
di (\. E, non essendo ciò, mi valgo del diritto
di convertire quella eventuale obbiezione in
una casuale riprova del mio asserto.
La proporzione della rappresentanza israe-
litica in Parlamento non è, del resto, che un
indice della rappresentanza israelitica nei con-
sessi amministrativi, nei Consigli provinciali
e comunali. Xei diciotto Comuni nei quali
il numero degli israeliti tocca o supera il
mezzo migliaio si conta una popolazione
complessiva di poco piìi di 3 200 000 abitanti
e sono 1050 i consiglieri comunali. Gli israeliti
in quei Comuid sono circa 35 700, vale a dire
quasi i nove decimi del totale degli israeliti
italiani; ma non sono che dal 11 al 12 per
mille del totale della popolazione. Invece i
consiglieri municipali ebrei raggiungono il nu-
— 328 —
mero di 54, corrispondeudo così a più del 51
per mille del totale complessivo degli ammi-
nistratovi di quei muiiicipii. In altri termini,
fra 1000 abitanti si contano 11 israeliti; fra
1000 consiglieri comunali se noverano 51.
I^on è dunque il caso di poter negare che
la rappresentanza numerica non sia di gran
lunga superiore negli ebrei che negli altri
cittadini (1). — Ad ampia e generale confer-
ma di quanto sono andato esponendo nei
precedenti capitoli a proposito delle ^ ariate
tendenze reciproche tra gli ebrei e le diverse
(1) Ciò diiuostia che Tasserzioue di Lombroso è pre-
cisamente il rovescio della verità. Del resto mi spiego
l'errore. A Torino, dove da molti anni vive Loml)roso,
SII 80 consiglieri comunali, imo solo sarebbe israelita.
Siccome i 5000 ebrei, a Torino, corrispondono a circa
un settantesimo della popolazione, le proporzioni nu-
meriche sarebbero rispettate, per poco che esse deb-
bano valere. Ma dal 1848 al corrente 1900, se le mie
informazioni sono esatte, tre soli israeliti sarebbero
entrati nel Consiglio Comunale di Torino. Questo fatto
è una anomalia in confronto a quanto è accaduto nel
resto di Italia. Ma il Lombroso non è andato più in
là di quello che aveva immediatamente sotto gli oc-
chi, e, generalizzando Teccezione, l'ha data per re-
gola. Questa è una spiegazione del caso speciale, ma
non è un buon sintomo per le base delle altre teorie
della scuola del Loml)roso.
— ;-!2i» —
correnti politiclic, si noti die i consi<'lieri
israeliti sono proporzionalmente più nume-
rosi nei comuni — uno eccettuato — nei (inali
nelle ]n\\ recenti eie/ioni hanno avuto il so-
pravvento ra<licali, repubblicani e socialisti,
alleati sotto il nome di partiti popolari, mentre
qualche anno addietro ad una più larga rap-
presentanza semitica Iacea riscontro una pre-
ponderanza di costituzionali od anche, in «e-
nere, di conservatori.
È poi notevole la gelosia con la (luale gli
israeliti intendono conservati i posti occu-
pati dai loro correi igionarii. Se in un ufficio
dove se ne contavano tre ne ponete quattro,
la cosa è naturale : — « ma che ebrei ? ma
che cristiani ! che cosa sono queste odiose
distinzioni? non siamo tutti italiani del pa-
ri? » — Provatevi invece a porne tre dove
erano in quattro , e ciò unicamente perchè
non avete sotto mano la persona più adatta,
senza nessun preconcetto, o, tutt'al più, col
semplice preconcetto di non voler riconoscere
una specie di trasmissione di privilegio in-
giustificato : allora vedrete il rovescio della
medaglia; sembrerà che abbiate violato un
diritto acquisito, che abbiate commesso una
- 380 —
menomazione ostile. Il non ebreo clie succeda
in una carica ad un ebreo passa per solito agli
occhi degli altri ebrei per un usurpatore : pa-
zienza se si tratta di un avversario ricono-
sciuto ! ma peggio poi se appartiene allo
stesso partito politico od amministrativo del
predecessore !
Riguardo agli uffici elettivi , per quanto
largo sia il suffragio anche in Italia, non bi-
sogna però dimenticare che la rappresentanza
popolare si concreta attraverso al corpo elet-
torale. Per tale considerazione le proporzioni
numeriche stabilite teste restano d'alcun poco
modificate e viene accresciuta 1' importanza
politica immediata degli israeliti. Per la mag-
giore agiatezza, per la diffusione di gran lunga
inìi grande della cultura elementare , e per
una più viva sollecitudine dei proprii diritti
gli israeliti forniscono un numero proporzio-
nalmente maggiore d' elettori. Xou sono in
grado di citare cifre precise; ma mi pare di
non essere lungi del vero supponendo che
tale più alta percentuale d' elettori in con-
fronto al totale dei cittadini possa valutarsi
dal 20 al 30 per cento. A simile stregua, per
valore politico proprio elementare e diretto.
— 831 —
gli israeliti starebbero iu confronto al totale
degli italiani come uno a <)(K) o forse anche
a 500, anziché come uno a 750 o ad 800. Ohe
se poi quella differenza del 20 o del 80 per
cento, riferita al totale della popolsizione, ve-
nisse riportata ai soli possil>ili elettori, con
esclusione cioè delle donne e dei minorenni,
allora la frazione aumenterebbe di valore al
dinmiuire del dei'ominatore che non sarebbe
più né 600 , ne 500. — Tuttavia , malgrado
queste considerazioni e queste constatazioni,
non è che in piccolissima parte che si può com-
misurare r influenza politica degli israv'liti
come al numero di voti loro proprii dei quali
possono disporre nelle elezioni. Proporzional-
mente, è sempre molto maggiore l'importanza
numerica dei rappresentanti di quella dei rap-
presentati , e non è pertanto dalla seconda
che si possa, se non iu piccolissima parte —
e, solo poi in modo meno indiretto, nei con-
sessi amministrati-'i — far derivare la prima.
*
^ *
L' importanza politica degli ebrei deriva
dalla loro importanza sociale, ed anzi in certo
— 332 —
modo può apparire come una ipertrofia di
tale importanza, sociale prodotta dall' attitu-
dine mirabile degli ebrei a trarre il uiaggiore
effetto utile delle varie loro facoltà : l'efficacia
X)olitica, estrinsecandosi mercè le azioni e le
reazioni degli uomini, può , meglio di ogni
altro, avvantaggiarsi di tale attitudine.
Xon tutto, certamente, ciò che ha carattere
sociale ha carattere politico; ma tutto ciò che
ha carattere politico deve, più generalmente,
avere carattere e fondamento sociale. Diver-
samente, la politica non sarebbe che una ma-
novra di furberia, od un ozioso e jjoco corretto
passatempo; qualche cosa di meuo serio e di
molto meno dignitoso del giuoco degli scac-
chi, o del giuoco del bigliardo, o magari dei
giuochi di borsa. C'è chi crede che la politica
sia appunto una cosa di tal fatta; ma in tal
caso si scambia colla sostanza una fatua acci-
dentalità, si ammette che le faccie del polie-
dro, non tutte senza dubbio terse e levigate
ad un modo, siano invece uguali tutte alla
più scabra e alla meno pulita.
Do])o avere accennato all'importanza più
palese degli israeliti come membri del par-
lamento o dei consessi amministrativi rap-
— 33^ —
presentanti le collettività di aspetto politico
nel più generico signitìcato di (inesta parola,,
si j)nò intravedere la vera importanza i)oli-
tica degli ehrei passando dall'uno all'altro
di quegli ordini o di (luegii istituti nei (piali
il carattere i)olitico può apparire in modo
sempre meno dittuso, cioè con minore pre-
valenza propria. Quegli ordini , (piegli isti-
tuti, od altro che dir si voglia — giacché non
trovo la parola abbastanza comprensiva e ab-
bastanza determinata che si adatti a tutti ab-
bastanza bene — io designerei con questa suc-
cessione : commercio ed industria, professioni
libere, uffici i ed impieghi semiprivati, ufficii
pubblici e magistrature, insegnamento, isti-
tuti di carattere politico o semipolitico, gior-
nalismo.
*
Xel primo gruppo —commercio ed industria^
e professioni libere — il carattere politico ge-
nerico risulta dal fatto che esso gruppo, non
solo è compreso, ma ha una azione partico-
larmente efficace in queirinsieme di ordini
sociali che vengono designati col nome di
classi dirigenti. Il carattere politico speciale
— 334 —
invece non è che accidentale o, meglio, ca-
sualmente personale. Ad un uomo che abbia
volontà, od anche semplice tendenza, a spie-
gare una azione politica , se commerciante,
o medico, o avvocato, potrà fare buon giuoco
avere sotto mano una clientela sulla quale
poter esercitare un ascendente politico: ma
non per questo dovrà dirsi che 1' esercizio
dell'avvocatura e, meno poi, quello della me-
<iicina o del commercio rivestano un carat-
tere politico. — Ohe nella industria e molto
più poi nel commercio gli israeliti predomi-
nino in modo che solo lo scarso loro numero
in confronto al numero di tutti gii altri cit-
tadini non permette di dire assoluto, è cosa
tanto nota da rendere ozioso il soffermar^
visi. Ma giova osservare come gii ebrei, te-
nuti prima della rivoluzione fuori della pos-
sibilità dell'esercizio delle professioni liberali,
non solo si siano poi rapidamente messi al
paro delle altre classi borghesi, ma di giorno
in giorno divengano più numerosi. Anche
togliendo dal totale delle popolazione del
Eegno tutti gii abitanti delle campagne — e
con le tendenze di far percorrere ai figliuoli
i corsi scolastici non avremmo ragione di
— 335 —
toglierne die una parte — voi trovate che «ili
ingegneri e, forse più ancora, i medici e gii
avvocati ebrei sono proporzionalmente in nu-
mero molto più cospicuo che non i battezzati.
Bisogna dunque dapprima attribuire agli
ebrei quella importanza politica indetermi-
nata, generica — e che pur alle volte può ser-
vire da feconda niatrice ad una importanza
politica concreta e personale — che loro de-
riva non solo dalla maggiore ricchezza e dalla
ancor maggiore operosità , ma eziandio dal
posto relativamente? largo che occu])ano in
seno alle classi elevate, o dirigenti che dir
si voglia.
Anche nel secondo gruppo — ufflcii ed im-
pieghi semiprivati — gli ebrei, sempre in re-
lazione al loro numero complessivo in Italia
e più particolarmente nelle città nelle quali
sono meno esigue sono le loro colonie, rap-
presentano una percentuale manifestamente
alta. Date una occhiata alle società anonime
ad esempio, alle multiformi società di assi-
curazioni, guardate specialmente le associa-
zioni cooperative nella lor parte pratica e
più nell'adempimento delle funzioni diret-
— 336 —
tive, e vedrete quanta parte vi abbia l'ele-
uieDto israelita. Xou si vorrà certo dire che
simili istituti abbiano coiueechessia un carat-
tere politico; ma gioverà notare clie la im-
personalità — nel senso non giuridico ma,
come si dice, fisico del vocaì)olo — e i rap-
porti di genere semi pubblico di quelle isti-
tuzioni con gTan numero di persone concor-
rono a conferire una certa predisposizione
alla infiltrazione di influenze politiche. Del
resto, meno una cosa è di natura privata e
pili è suscettibile d'assumere quelle tendenze
politiche che hanno la loro base nei rapporti
non solo per sentimenti, ma anche per inte-
ressi pubblici: pubblici almeno parzialmente
— cioè non esclusivamente privati — tra uo-
mini e uomini.
Gli ufficii pubblici, la magistratura, l'eser-
cito, si dice che debbono essere completa-
mente estranei alla politica. E il concetto
come si intende comunemente, è tanto giu-
sto che solo per esso uno Stato più aggirarsi
intorno a quei due cardini di un reggimento
ideale che sono l'ordine e la libertà, vale a
dire la garanzia di tutti i dritti proprii dei
singoli cittadini e, per conseguenza neces-
— ASI —
saria, il rispetto a tutti i diritti altrui. Ma
bisogna intendersi sul valore delle parole. Se
limitiamo la parola politica al solo significato
partigiano che comprende quelle arti per le
quali — uso le espressioni di Gaetano Mosca —
un uomo od una classe sperano d'arrivare a
disporre del supremo potere in una data so-
cietà, o a difendersi contro gli sforzi di co-
loro che li vorrebbero surrogare, allora il de-
mleratum testé esposto è inteso in un senso
commendevole ed accettabile perchè pratico.
Diversamente quel de.sideratìim mancherebbe
di base concreta. L'esercito infatti e la ma-
gistratura e le gerarchie dei funzionarii non
essendo, e non potendo essere che solo par-
zialmente corpi tecnici , hanno caratteri di
corpi politici, ma con indole politica allatto
diversa da quella precisata testé e rispetto
alle quale quei corpi debbono conservarsi
immuni da ogni tendenza politica attiva o,
tìn dove è possibile ! passiva. — Malgrado un
certo numero di cognomi comuni a famiglie
cristiane e a famiglie Israelite e malgrado
la «.'ura posta da alcuni ebrei di rigettare
l'incomodo peso — la frase é riportata da uno
scrittore ebreo — di un cognome designante
E. KiGHisx — Antisemitismo e semitismo. 22
— 338 —
la stirpe, alterandone, se non altro, la desi-
nenza o la composizione sillabica , tuttavia
una rapida corsa per gli Annuari dei varii
dicasteri nei quali si suddivide l'Ammini-
strazione dello Stato fa vedere come anche
in questa il numero proporzionale degli israe-
liti ecceda il loro rapporto aumerico al to-
tale della popolazione del Eegno. Eicordiamo
che, perchè ciò non fosse, bisognerebbe che
solo ogni 750 od 800 nomi ne trovassimo uno
di rivelazione semitica. — Se, p. e., come ho
letto, ma non ho potuto verificare con una
certa sicurezza, si contano 163 ufficiali israe-
liti nell'esercito italiano, essi su un totale
di circa 14000 ufficiali starebbero in un rap-
porto circa 9 volte maggiore di quello nel
quale il totale degli israeliti sta al totale
della popolazione del Eegno.
Separatamente dagli altri uffici pubblici ho
creduto di dover considerare l'insegnamento,
perchè se su molte cattedre la politica non
può intrudersi che di straforo o violente-
mente, per incosciente invadenza o per ine-
scusabile disonestà, in altre invece essa si
asside come in sede propria. Parlo, ben in-
— 339 —
teso, e come, dopo (luaiito ho detto i)oco ad-
dietro, non occorrerebbe torse ripetere, della
politica nel significato più largo, più sereno,
meno i)artigiano della parola. L'ufficio di in-
segnante nelle prmie cattedre ora accennate
non ha altro carattere politico che quello
indeterminato di concorso all'opera ed alla
formazione delle classi dette dirigenti. È al-
l'insegnamento impartito dalle seconde che
si riferisce la distinzione speciale per la quale
credo vada segnalata la funzione politica
dell'insegnamento. — Le scienze giuridiche e
più le scienze filosofiche e le scienze econo-
miche e sociali — dico le scienze per adattarmi
all'uso e per non offendere i pregiudizii col
rifiutare la espressione preferita dai cultori
di ciascuna di esse; ma direi più volentieri
le discipìiiw — se non si possono ritenere ne-
cessariamente impregnate di politica, bisogna
riconoscere che è come lo fossero, perchè con-
tengono in se il germe dal quale nello stu-
dioso si svilupperà il pensiero politico : se
quel pensiero troverà nel sentimento il ter-
reno adatto determinerà, o concorrerà a de-
terminare, il carattere politico del cittadino.
Nell'insegnamento secondario e più nell'in-
— ?40 —
segnamento superiore gli israeliti portano uu
largo contributo agli studii ed alla divulga-
zione degli studii delle discipline economico-
sociali. Per quali ragioni in quegli studii pre-
domini un imlirizzo che in complesso fa capo
alla scuola socialista , non è qui il caso di
approfondire. Mi basterà accennare quale sia
l'errore fondamentale di quella scuola. Esso
consiste nel poggiare su affermazioni che non
reggono alla constatazione di fatto, credendo
d'aver preso a base dati sperimentali indi-
scussi. Il bello poi è che quando alcuno de-
gli adepti riconosce errate quelle affermazioni,
la scuola non se ne dà troppo pensiero : se-
guita a ragionarvi su, elevandosi ad una se-
rie di deduzioni e approfondendosi in una
altra serie di induzioni , come se quelle af-
fermazioni fossero tuttora il più solido punto
d' appoggio ! Ripeto ancora una volta che
alla scienza di questi astrologi e alchimisti
del pensiero mi pare si possa applicare il
verso dantesco : « e muta nome perchè mu-
ta lato !» — E non solo gli economisti ed i
sociologi israeliti danno opera concomitante
a quella della maggioranza degli economisti
e più dei sociologi a diffondere le dottrine
- 3+1 —
og'^i (li moda, ma concorrono ]iei- indole del
loro ingegno a determinare e consolidare tale
moda. La tendenza a fantasticare e le altre
ragioni per le quali abbiamo visto che il pen-
siero israelitico s' adatta naturalmente alla
concezione socialista — mentre invece 1' in-
teresse israelita non vi si acconcia die ac-
cidentalmente, o lascia credere di acconciar-
visi per non acconciarvisi poi di fatto — fau-
no degli insegnanti israeliti di materie econo-
miche e sociologiche i meglio autosugge-
stiouati fra gli apostoli della demolizione e
della ricostruzione sociale. — Permettetemi
una citazioue tipica: « Il y a des riclies et
« des pauvres , des millionuaires oisifs qui
« dissipent leur fortune daus les vices, tan-
« dis que des ouvriers laborieux et houné-
« tes meurent de faim laute d' ouvrage ; ce
« fait Seul accuse la société, tont cornine Ve-
« xistence des inégaUtés naturelles, non seu-
« lement entre les hommes mais entre les
« aniììmiiz, accuse la creation : cela sante aux
« yeux du moins clairvoyant. »
Questo scrive un sociologo israelita, il Na-
quet, con la mente educata dalla meno fan-
tastica delle scienze, dopo la matematica pura,
— 34:2 —
la chimica : ho detto tipica la citazione per-
chè le parole trascritte in corsivo mi pare
che mostrino come riflesso la speciale con-
formazione dell'ingegno semita. Leopardi im-
preca contro la natura; ma è positivista nel
riconoscere la dolorosa impotenza umana :
il sociologo israelita, con una curiosa miscela
di formalismo concreto e di idea prosuntuo-
samente fantastica, la mette in istato d' ac-
cusa, facendo quasi supporre di poter aver
in mente le norme per la sua correzione !
Finalmente, e in modo specificamente più
positivo, l'importanza politica degli ebrei vuol
essere valutata in ragione della parte che
essi hanno negli istituti — temporanei o più o
meno permanenti — di carattere o semi poli-
tico, od anche decisamente politico, secondo
il più comune e più spicciolo significato del
vocabolo, e nel giornalismo. — Rispetto a que-
gli istituti, io non ho qui che a riportarmi
ai due ultimi precedenti capitoli a proposito
della massoneria e del rapporto che hanno
con essa, o della parte che hanno in essa
gli israeliti ; od anche soltanto dei rapporti
morali con essa e della parte indiretta che
— 343 —
in essa fa assumere a^li israeliti l'antagoni-
smo fra massoneria e partito clerieale , fra
ebrei e clericali. 8i dice che gii amici dei
nostri amici sono amici nostri ; ma forse
sarebbe più conforme al vero , all' umana
natura, il dire che nostri amici sono quelli
che con noi hanno comuni i nemici. — Ri-
guardo al giornalismo, se pure l' importan-
za politica che esso ha sia inferiore a quella
che comunemente si crede che abbia o che
esso vorrebbe avere, tuttavia non si può non
fare ad esso una larghissima parte nella vita
politica del paese; e siccome gli ebrei hanno
una ingerenza, grande o piccola , nel mag-
gior numero di giornali dal Tevere in su,
non clericali, che non siano d' indole e dif-
fusione affatto locale — ed anche questo con
esclusione dei centri minori nei quali gii israe-
liti formino un nucleo abbastanza conside-
revole — così la stampa quotidiana e perio-
dica è strumento efficacissimo della influenza
politica degli ebrei.
Con benevola ironia Anatolio Leroy-Beu-
lien ha scritto — come ho citato più sopra —
— 344 -
e Lombroso riporta con manifesta legittima
compiacenza che « per essere così pochi gli
<: ebrei tengono dappertutto troppo posto;
« essi hauno il torto di dimostrare che il nn-
« mero noD è tutto, e il non lo perdona. »
Questa osservazione fa riscontro alla escla-
mazione più generica dell'israelita parigino
che ha troppo sapore di verità per noQ essere
giudicata autentica, e che ho pure avuto oc-
casione di riferire : « dans dix ans, je ne sais
« pas comment un chretien fera pour vivre.»
L'intonazione è tanto diversa che si direbbe
che mentre il cristiano ha voluto mettere
in buona luce gli ebrei, l'ebreo invece si è
seutito così sicuro del fatto suo da potersi
permettere di fare o di provocare dell' anti-
semitismo !
Del resto che gli ebrei abbiano ragione di
dimostrare che il numero non è tutto, è in-
discutibile; uìa è vero altresì che riescono a
farsi — ncm importa poi se di buona o mala
voglia — perdonare d' essere e ancor piìi di
contare molto più di quanto non starebbe in
relazione diretta ne col loro numero, né con
la loro relativa ricchezza, né col loro merito
intellettuale o morale, uè con la loro opero-
— 345 —
sita. Essi sanno valere in ragione composta
di queste doti in modo che l'efficacia dell'una
arccresce l'efficacia dell'altra.
E così essendo in pochi paiono in molti e
valgono per moltissimi; nella politica, non
meno che in parecchie jdtic manifestazioni
della vita che esorbitino dalle azioni stretta-
mente private.
Nella Conquéte jacobine Ippolito Taine ri-
duce a pochissime migliaia il numero dei
Giacobini che in un regime della più ampia
e più sfrenata libertà dominarono la Francia
e parvero agli occhi del mondo e paiono an-
cora agli occhi, non della storia — la storia
potrebbe accontentarsi d'essere cieca! — ma
di parecchi storici, aver formato^ se non la
maggioranza assoluta , certamente una co-
spicua minoranza della popolazione francese.
La condizione dei sentimenti e delle azioni
dei giacobini rispetto al popolo francese, del
quale essi faceano parte integrante, non ha
nulla a vedere con la condizione degli ebrei
rispetto al popolo italiano del quale fanno parte
integrante. Quelli erano un partito essenzial-
mente politico e non avrebbero confessato
d'esser altro; ({uesti sono una comunità nella
— 346 —
(jnale il carattere politico non è che acces-
sorio e iiou si manifesta che come tendenza
predominante in uno o in un altro senso tra
loro e quasi coordinato ad un più generale
bisogno di ])remineuza, o di difesa contro osti-
lità immaginarie.
Ho richiamato l'attenzione del lettore sul
poderoso lavoro del Taine solo per dissipare,
con un esempio autorevole, i dubbii che, non
potendo avere per oggetto il numero effet-
tivo degli ebrei, tendessero ad infirmare, come
ilusoria od esagerata, la constatazione della
loro importanza nella vita politica della ina-
zione.
PARTE QUINTA.
OoiiLOlt_xjsion.e
Un aueddottì troppo .significativo — Giuoco pericoloso — Una
sentenza e ima dichiarazione — Considerazioni oggettive
e soggettive — Pretese legittime e pretese eccessive.
Dall'iusieme delle considerazioni fatte se-
gnatamente nella seconda e nella quarta parte
di questo scritto mi pare che emerga mani-
festa la diiferenza dei rapporti che passano
tra il semitismo e l'antisemitismo sociale e i
rapporti che intercedono tra il semitismo e
l'antisemitismo politico.
Nel campo piìi vasto dei fenomeni sociali
è 1' anti semitismo e non il semitismo, che ha
importanza; nel campo più ristretto dei feno-
meni politici quello che ha importanza è invece
il semitismo, e non Fanti semitismo. Le parti
— 348 —
si scambiano ed insieme iu certa guisa si
completano. Xon posso però aggiungere che
c<mipletandosi si neutralizzino. A quello che
l'antisemitismo sociale ha di larga diftusione,
di scarsa intensità e di discutibile efficacia
concreta, nel semitismo politico fa riscontro
ciò che vi si trova di azione ristretta, pra-
tica e pertinace. In fondo , P antisemitismo
sociale non sa che cosa voglia; il semitismo
politico si guarda bene dal confessare che
cosa possa volere. La confessione sarebbe
odiosa, sarebbe ridicola e forse non sarebbe
sincera; volendo essere sincera, peccherebbe
per eccesso. — Un giorno un fanciullo di ric-
chissima famiglia cristiana — non, si noti, di
quelle che di fronte a un cospicuo patrimo-
nio abbiano una somma, grande o piccola,
di debiti — avea giocato con un coetaneo di
di una famiglia israelita ricca essa pure a
milioni , ma notevolmente meno dell' altra-
Partito l'amico, il bambino cristiano dice alla
madre: «è vero, Mamma, che un giorno il
nostro palazzo, e il parco, e gli equipaggi
sarà tutta roba di quel mio amico?» — « Ohi
ti ha dette queste sciocchezze? » risponde la
signora — « M'ha detto lui che il suo babbo
— 849 —
va (liceiido spesso che questo ed altro a poco
a poco tutto deve diveutar loro » — Ah, gli
enfants te>'rihles!
L'aueddoto, del quale posso garentire l'au-
t-enticità, rappresenta un caso (puisi patolo-
gico di cupidigia e di megaloniania. ^Nla i)er
esso si rivela una buona \y<ivte della tìlosofia
dell'auti semitismo sociale e del seniitismo po-
litico e si mettono a nudo le reticenze dell'uno
e dell'altro. Se una famiglia va a male, va a male
per disgrazia o per colpa ju'opria; non sono
gli ebrei che la tacciano andare a male. Gli
ebrei saranno più abili «legli altri nell'appro-
fittare di quello che per tale famiglia è già
irremissibilmente perduto. Quando sono ri-
masto in camicia, me ne do\i*ebl)e proprio
imi)ortare molto che sia stato Sem, Cam, o
Jafet a rimpannucciarsi coi miei vestiti? —
Io ho conosciuto una persona, proprietaria
di terreni , i cui interessi zoppicavano. Mi-
nacciata di atti giudiziali, essa guardava con
indubbia antipatia un certo tale col quale non
avea avuto mai rapporti d'interessi. Si era
fitta in capo che quel tale potesse in un av-
venire non lontano essere nominato sequestra-
tario giudiziale dei suoi fondi, perchè altre
— 350 —
volte egli avea con soddisfazione degli inte-
ressati adempiuto simili incarichi : ciò era
più che suftìcente per renderlo uggioso al
proprietario pericolante. Ebbene: l'auti-semi-
tismo sociale, con aspetto più particolamente
economico, assomiglia molto da vicino al sen-
timento che turbava quel i)roprietario.
Eppure mi conviene ritornare a quell'aned-
doto che , nella sua esagerazione , direi ti-
pico. Xella sfrenata cupidigia di preminen-
za è infatti una parte dell' essenza del se-
mitismo politico. Le altre tre parti, quelle
che determinano l'indirizzo concreto del se-
mitismo politico, sono date : da un innocente
processo di auto-suggestione ; da una defi-
cenza di quel coraggio — personale , o civi-
le — genuino che non si esplichi mercè la
paura d'aver paura; dalla coscienza della te-
nacità, della resistenza, della duttilità della
stirpe.
Non mi soffermerò sulla seconda e sulla
terza; nulla oltre l'accenno sommario potrei
dedurre da quanto ho scritto nel corso del-
— ;i5i —
l'opera. Se mai volessi, tutt'al [>iii , c«>ii po-
chissime parole suggellave la frase che ac-
cenna ad un processo di autosuggestioue,
dh'ei che per esso si spiega quanto ho atter-
mato testé, e cioè clic una confessione dei
propositi che io chiamerei virtuali del semi-
tismo non sarel)l)e sincera perchè nou rie-
scirebbe a non peccare d' eccesso. Il regno
dei sogni uou è il regno della realtà: a nes-
suno potete far coljja di quanto egli abbia
per avventura fantasticato in un momento
di buono o di cattivo amore. Aggiungerei
poi che in quella frase troverei contenuto il
nocciolo dei pensieri e dei sentimenti degli
israeliti inclinati, o disposti ad inclinare, verso
un assetto economico-sociale che si rivela in
assoluta contraddizione coi loro interessi. Po-
nendo infatti schematicamente la questione,
si ha : il collettivismo è l'essenza genuina del
socialismo; il collettivismo è l'antitesi neces-
saria del sistema capitalistico a base di pro-
prietà privata; gii israeliti rappresentano la
quintessenza di tale sistema : er(/o... ! — Sic-
come in molti debbo riconoscere una indi-
scutibile buona fede — una buona fede attiva,
o accidiosa; di chi ha riflettuto, o di chi ha
— 352 —
accettato una opinione quasi a casaccio, se-
condo l'andazzo — così mi occorre combinare
tale buona fede con una dose potente di au-
tosuggestione per rinvenire un altro ergo che
faccia contrappeso a quello che ho messo iu
evidenza teste.
La coscieuza infine della resistenza, della
tenacità, della duttilità della stirpe permette
agli israeliti di giocare politicamente un giuo-
co strauoe pericoloso: di schierarsi cioè coutro
il loro interesse, e ciò uel loro stesso inte-
resse.
Gli israeliti da uua possibile rivoluzione
sociale tutto hanno da perdere e uulla da
guadagnare. Sarebbe, ho già detto altra volta,
uua colossale mistificazione quella rivoluzione
che dovesse profittare , od anche semplice-
mente non nuocere, a chi trae il maggior van-
taggio dal sistema che si vuol rovesciare ! E
badate che io non dico che ciò non sia pos-
sibile : dico che mi pare di non doverlo qui
supporre , volendo rimanere nel campo del
verosimile, o, almeno^ aggirarmi in un or-
dine di idee uel quale non ci dol)biamo smar-
rire né io, uè il lettore. — Come si spiega
dunque che gii israeliti così a cuor leggero,
— H58 —
con tendenza ouni i^iorno più manifesta, mo-
strino la loro preferenza per la parte ijolitica
ohe (lei temi)estosi o dei placidi ti-amonti del
sistema capitalistico fa il suo [)rogTamnia?
Drnniont dà una risposta categorica : « per
« imprimere al movimento rivoluzionario la
« direzione che loro conviene >. — Chi cre<la,
come crede l'autore, d'avere dimostrato che
hi spiegazione, per quante» spiccia ecom]>les-
sa, non è giusta , ne deve cercare un' altra
che appaghi a sufficienza e clie regga alle
obbiezioni che le possono essere mosse. Io
dunque troverei quella spiegazione nelhi co-
scienza — non importa poi se adeguata, o
eccessiva e perciò destinata a delusioni —
che gli israeliti hanuo della tenacità, della
resistenza, della duttilità della loro stirpe. E
spiego la mia asserzione.
« Campa cavallo che l'erba cresca ! uè per
oggi, uè per domani, la rivoluzione sociale
non si fa ! Pensiamo all' oggi , pensiamo al
domani; a suo tempo penseremo al poi. Come
E. RiGHiNi — Antisemitismo e semitismo. 23
— 1^5 4- -
siamo in ^ia<l<> di provvedere, uoi meglio di
tutti gli altri, all'oggi e al domani, noi riu-
sciremo, meglio di tutti gli altri, a cavarci
d'impaccio quando all' oggi e al domani sar
ranno succeduti i giorni che oggi si mi-
nacciano. E poi, i giorni che si minacciano
saranno così brutti come oggi si immagi-
nano ! Cerchiamo dunque d' accomodar-
ci oggi come meglio ci conviene ; faccia-
moci perdonare la realtà assumendo una par-
venza che la dissimuli; procuriamoci quella
tranquillità e quelle soddisfazioni che ci è
dato raggiungere nelle condizioni presenti;
studiamoci anzi di provvedere all' avvenire,
non per quanto a noi non è dato, ma per
quanto può dipendere da noi, stornando cioè
dal capo nostro, dal capo dei nostri Agli le
odiosità derivanti da quell'assetto economico
del quale la speciale nostra attitudine ci per-
mette di usutruire più e meglio degli altri
cittadini ».
Io non ho mai udito nessun israelita ra-
g'ionare così; mi è anzi non facile — eppure
qualche volta mi accade — d'andar cogliendo
a volo in qualche loro scritto, in qualche
discorso, una frase staccata, una parola im-
- 355 -
prudente, che mostri una diretta urovi'nicnza
da un ragiona mento di tal fatta. E[)i)ure (jue-
sto ragionamento, o meglio, l'essenza neces-
saria di (|uesto ragionamento deve essere in
fondo alla mente degli israeliti : non di po-
chi, non di molti, ma di moltissimi israeliti.
Xon di ])()clii, dico; cioè non soltanto e non
di tutti coloro che dalle cattc^dre , dalle tri.
bune, dai comizii propugnano la rivoluzione,
l'evoluzione fatale ecc. ecc. ; non di molti,
dico pure; cioè non di coloro che sempre più
numerosi simpatizzano — d'una simpatia at-
tiva o passiva — pei |)artiti socialisti, o, in
genere , pei partiti che assumono atteggia-
menti socialistoidi; ma di moltissimi. E dico
questo perchè solo così mi riesce di spiegare
la larga tolleranza che istraditi legati per
convinzioni, per tradizioni , a partiti opposti
dimostrano pei loro correligionari che mili-
tano nelle lìla nemiche. È strano che gente
attaccata all'interesse, al guadagno, come nes-
suu'altra, sia così indulgente verso chi predica
la spogliazione degli abbienti, la distruzione
dei profìtti ecc. È strano, e non mi riesce di
spiegar ciò che in due modi : 1. che gii uni —
replico e riassumo, — gii ebrei conservatori,
— 356 —
uon prendano gli altri, i rivoluzionarli, troppo
sul serio; 2. che gli uni e gli altri intuiscano
a grandi linee l'opportunità di sovrapporre
un interesse momentaneo a un interesse per-
manente, quando chi lo sovrappone abbia la
fiducia poi, al cessare di quello, di suscitarne
un altro e poi un altro ancora e così via via,
in modo da eludere l'efficacia dell'interesse
X)ermanente o da riuscire infine, quando farà
bisogno, a collegare di nuovo l'interesse mo-
mentaneo col pernianente e a riprendere la
strada maestra.
È dunque, ripeto, la coscienza della tena-
cità, della duttilità, delia resistenza della loro
stirpe che, anche in quel campo dell'interesse
che ha tanta parte in tutte le azioni umane,
permette agli israeliti di schierarsi con chi
combatte l'interesse loro, contro coloro che
hanno lo stesso loro interesse.
Il giuoco bisogna riconoscere che è peri-
coloso : riuscirà bene ? Ho già detto la mia
opinione : io credo di no. Io penso che l'in-
dirizzo che il semitismo politico va prendendo
a favore di una corrente polit'ca che uon è
quella il cui sopravvento possa, a mio parere,
riuscire proficuo né agli interessi collettivi
ed a quella grandezza della nazione che è
— 857 —
indice e sintesi della iiia'^giore inosperità e
della maggiore virtù dei cittadini, né agli in-
teressi ed alla felicità di (|uelle classi lavo-
ratrici a vantaggio delle (jnali si protesta
di voler cambiar taccia al mondo, io penso
— atternio di nuovo — che quell'indirizzo
del semitisnio, conu' è nocivo al paese, così
non i)ossa far ottenere che eftimeri successi
alla comunità che lo segue.
« L'antisemitismo è il socialismo degli im-
becilli ». Questa sentenza uscita (hdla penna
di uno scrittore ebreo il cui nome è circon-
dato di grande i>restigio, potè essere accolta
come una formula diriuiente, a contrariis, ogni
antitesi tra semitisnn) e socialismo. Ma in
realtà, la seutenza, pur racchiudendo molta
verità , non dice nulla riguardo a tale anti-
tesi, perchè essa non ha una reciproca che
le si attagli : sarebbe infatti solo in una im-
maginaria reciproca che potrebbe contenersi
quello che da essa si credè di dedurre rela-
tivamente all'accennata antitesi. Di fronte a
quella proposizione bisognerà invece ricor-
— 358 —
dare clie stii sociali tedeschi liaiiDo procla-
mato « il (carattere rivoluzionario dell' anti-
« seiiiitismo che eccitando la classe media ed
« i contadini contro i capitalisti , fa ricouo-
« scere ecc. ecc ». — A me pare di poter ri-
portare tanto quella sentenza, quanto que-
sta dichiartizione alle conseguenze contenute
nel presente capitolo. La prima è completa-
mente vera in quanto riguarda l'antisemiti-
smo sociale. La seconda si adatta mirabil-
mente a ciò che penso e che sono andato
esponendo riguardo al semitismo politico :
peggio per questo se vuol chiudere gii orec-
chi per non sentire la minaccia che prorom-
pe da quella dichiarazione e se non ne mi-
sura tutta la pcntata.
*
Credo infine opportuno di mettere in eviden-
za, ripetendola, una frase scritta poco addie-
tro, e darne ragione. Ho deplorato l' indirizzo
che va prendendo il semitismo politico; l'in-
dirizzo del semitismo , ho detto , non il se-
mitismo in sé.
Semitismo è lo spirito che informa quel-
— Só\) -
l'associazione iiatuialc che i vincoli di razza
mantengono tra gli ebrei. Si iK)trebbe dire che
per vsè stesso il semitismo non è né un beue,
uè un male, od anzi bisognerà giudicarlo
piuttosto un bene che un male <iuando si
consideri la spontaneità naturale dei senti-
menti dai quali esso rii)ete la sua origine. Ma
allorcliè il semitismo assuma un carattere po-
litico, questo carattere formerà argomento di
un giudizio oggettivo e soggettivo per parte
di chi lo consideri : oggettivo in ragione
della sua maggiore sincerità intrinseca, cioè
in ragione, non tanto della sincerità della
fede politica della nuìggioranza degli ebrei,
quanto della consonanza di quel carattere con
le tendenze genuine del semitismo stesso; sog-
gettivo, in relazione ai criteri ed ai senti-
menti secondo i (juali P osservatore è favo-
revole o contrario all'uno o all'altro indirizzo
politico.
Date da una parte le iiresenti tendenze po-
litiche generali cozzanti nel mondo civile e
quelle speciali della nostra nazione e date dal-
l'altra le condizi<mi di interesse, di pensiero e
di sentimento che imperano nella comunità
israelitica italiana, è spiegabile come il se-
— :^60 —
mitismo [)()Iitic*o possa csseic attratto v<m"so
i partiti conservatori ed insieme subire le
seduzioni dei partiti rivoluzionari : ma , nel
risultato ultimo, parrebbe che i primi doves-
sero essere di gran lunga prevalenti. E se
invece si riscontra che tali non sono, si do-
vrà inferire che la via attualmente battuta
dal semitismo politico e in contraddizione
alla sincerità dei pensieri, dei sentimenti, dei
legittimi e non eflìmeri interessi che in esso
sembrerebbe dovessero aver diritto al soprav-
vento.
Dal punto di vista soggettivo, rispetto al-
l'osservatore, chi giudichi utile all' Italia il
trionfo dei partiti rivoluzionarli non jmtrà
che rallegrarsi dello strano aiuto che essi ri-
trovano nell'ap])oggio degli ebrei. Ma chi in-
vece ritenga che <iuei partiti — tra [i quali
è destino dei meno radicali d' essere trasci-
nati a rimoi-cliio dai più esaltati, dai più lo-
gici, dai i)iù audaci — spingano l' Italia per
una china che la allontana dalla prosperità,
dalla libertà , dalla grandezza , deve segna-
lare l'indirizzo che va di giorno in giorno
sempre più prendendo il semitismo politico,
come un ]>ericolo ed un danno per la patria.
— 3fil
Il pericolo ed il (lamio sono tanto più da
avvertire qiiauto più gii ebrei valgono e san-
no t'arsi valere , (pianta maggiore è la loro
importanza nel paese.
*
* *
L'antisemitismo sociale vuole essere rii)u-
diato e combattuto come un pregiudizio l>a-
lordo, come un sentimento ingeneroso ed iu-
giustitìcato; il semitismo politico che, coscien-
te od incosciente, si allei — non importa poi
per quali ragioni, per (juali sentimenti — ai
partiti rivoluzionari , (jualumiue sia V intìn-
gimeuto di alcuni di tali partiti nel celare
il vero esser loro, non può pretendere di sot-
trarsi alla viii'ilanza e non pu(^ sfuggire al
sospetto di chi sia avversario politi(M> di riuei
parliti.
È legittimo il diritto di tutela e di rea-
zione — sia pur anche di una semplice tu-
tela morale più che suftìciente all'uopo —
degli ebrei contro V antisemitismo sociale;
ma sarebbe eccessiva la pretesa per la (j[uale
si volesse vietare ai j)artiti osteggiati ogni
— ;;62 —
gioruo (li più (lall'azioue del semitisnio po-
litico, di provvedere alla propria difesa (1 ).
(1) Mentre il libro era in corso di stampa ho avuto
occasione di leggere un opuscolo — Les Juifs — det-
tato con acume e con serenità dal prof. Luigi Carlon
e stampato a Como. Opus leviter adumbratum, dice
l'epigi-afe nel frontespizio : e difatti sotto il velame di
qitelle che l'autore dichiara, nella chiusa dello scritto,
not.e senza pretesa, traspaiono concetti che forse pec-
cano d'ottimismo nelle proposte, se non nelle previsio-
ni, ma rivelano con pochi tratti una percezione sicura
del carattere politico e sociale della questione.
FINE.
i:m D I CE
ClXQLE PARAGRAFI DI PREFAZIONE
Poche speranze — Ragione del libro — Rinnuzia all'eru-
dizione — Eventuali lettori — Apologia del titolo, pag. 3
PARTE PRIMA
PREMESSE (ìEXERALI
Incoerenze dei senlimenli e dei ragionniiienti — Contrad-
dizioni simultanee e successive — Eterogeneità dei sen-
timenti — Mutaliilità dei giudizii — Collettività tem-
poranee e collettività permanenti — Api)licazioni delle
premesse .......... 13
Attrazione e ripulsione , avversione e differemiazione —
Simpatie e ripugnanze — Simili e dissimili . . » 26
PARTE SECONDA
GLI EBREI KELL'ITALIA MODERXA
Caratteri esterni — Prevenzioni — Il tipo nei rlue sessi
— Nel passato e nel presente. . . . . » 33
Caratteri intellettuali — Precocità e prematurità: .specu-
latori e conteggiatori — Genii — Uomini illustri — Me-
diocrità e deticienza intellettuale . . . . » 43
Coraggio personale e coraggio civile — Viltà e vigliac-
cheria — Le due specie di coraggio — Paura di aver
paiu-a — Vanità ........ 49
Caratteri psicologici — Oscillazioni del pendolo — Cal-
colo del tornaconto — Calcolo ed esaltazione — Dalla
diflerenziazione all'avversione — Fasto e grettezza —
Coltura nei due sessi — Energia e sue applicazioni e
conseguenze ......... 59
Commercio — Economia politica e sociologia — Com-
mercio, monopolii, sindacati — Commercianti ed ebrei » 73
— 364 —
Avarizia ed usura — Considerazioni sniriivariziii — Gli
ebrei non sono avari — Interesso tlol danaro od usura
— Cireonoisi e battezzati .... pag. S3
Pregivflizi — Preserizione. obldio od aoeoniodanionto —
Verdetto sommario — Le attenuanti poi cristiani — Le
attenuanti per gli ebrei — Anacronismi — Specialità
che è invece una generalità — Galvanizzazioni nefasto » 93
Semitismo — La Serenissima — Sostantivo ed aggettivo
— Il semitismo — Un carattere moderno del scmiti.smo
— Componenti e condimenti — I^lemcnto religioso —
Valore morale del semitismo. . . . . » 106
Antisemitismo — Differenziazioni, attitudini . pregiudizi!
— Invidia — Petulanza — Ideazione al semiti suk) » 125
PARTE TERZA
AI.CrKE (iUISTIOXI POI.ITICIIK
Lotte etniche e soeialisnio — Fatalità insussistenti — Di-
ritto di ei'itica — Socialismo e corporativismo — Socia-
lismo francese e tedesco — Condizioni dell' Italia » 133
Il Socialismo in Itali-i — Fatti caratteristici — Sociali-
smo ed anarchia . . . » 144
Collettivismo e patriotlisiiio — Socialismo e collettivismo
— Socialismo concreto — Contraddizione fra sociali-
smo e patriotismo — Ragione del patriotismo . » 155
Cattolici e Cleric.'tli; Intr.tnsiqcnti e Intolleranti — Con-
fusione di termini — Xecessità dolisi intransigenza —
Conciliazione — Liberali gelosi — Questione romana
— Condizioni transeunti — ('ondizi<mi permanenti » 164
Ragione dei precedenti eit/jiioli — Opportunità del coor-
dinamento — Lotta di classe e di razze e concezione
socialista — Risposte necessarie — Partiti complessi e
partito clericale ..... . » 180
PARTE QUARTA
<il,l KUREI SKI,L.\ POLITICA ITALIANA
Gli ebrei prima della riroluzioìie — La Rivoluzi(tuc —
Funzione sociale antica dogli Elu-ei — Impossibilità di
una loro aziono politica ....... 193
Gli ebrei dopo la rivoluzione. — Ipotetico programma i-
sraelitico — Vantaggi della comunità israelitica — I
— 365 -
vincoli di fouiiuiitiì risjietti) alla ])(>litii-a — I'cii»-<>1(>
indiretto I»ag. 204
Gli ebrei nei primi aimi del liegno — Acquiescenza de-
gli israeliti — Coesistenza di due patriottismi — Gli
el)rei e i moderati -■ Camliiamenti nell'aniliiente poli-
tico » 218
Gli Ebrei e il Soeialixnin — Tattica socialista — Le tre
correnti — Emijrrazione pcditica degli ebrei. . » 233
Interesse — Studi preferiti dei socialisti — Ricchezze de-
gli ebrei — l'rcdctariato ebraico — Principii e interessi
— Interesse d'occasione. ...... 247
Peusiero — « Per correr miglior acqua... » — Religione
e idealità — Predisposizione religiosa — Mancanza di
antinomie — Apparenze scieutificbe — Fascino di tali
apparenze ......... 269
Sentimento — Peccato ed espiazione — Pen.«!Ìero tedesco
e sentbuento francese — Li'affare Dreyfus — Gratitudine
pei socialisti ......... 281
MassoìH-ria — « Entrate e vedrete 1 » — Presunzioni fa-
vorevoli — Manifestazioni sospette. ...» 297
3fassoiu'rin. ebrei r clericali — Economia dello scritto —
Massoneria e clericali.smo — Massoni e partiti rivolu-
zionarii — Malintesi — Ebrei e massoni . . » 309
Importanza itegli ebrei — Poclie cifre — Gli ebrei nelle
rappresentanze politiche ed ammini-strative — Base della
imptu-tanza politica degli el>rei — Gli ebrei nelle pro-
fi-ssioni lilierali e nei diversi ufficii — Essere . parere
e valere .......... 322
PARTE QUINTA
CONCLUSIONE
Un aneddoto troppo significativo — Giuoco pericoloso —
Una sentenza e una dichiarazione — Considerazioni
oggettive e soggettive — Pretese legittime e pretese
eccessive .......... 347
Errata-C'orrige
Gli errori di cifre e quelli nei quali un signifieato può es-
sersi sostituito sul un altro — per es. in dipendenza di un
non omesso, od inopportunamente intercalato — debbono dal-
l'autore essere corretti per riguardo a quanto egli ha avuto
intenisione di scrivere.
Tutti gì i altri — di composizione o di posposizione di lette-
re, di parole, di punteggiatura — possono esser lasciati cor-
rere, perchè un lettore che althia prestato al libro un po' di
attenzione li ha senza dul>l)io corretti, per proprio conto, da sé.
Nel presente volume p ire ali" autore che non sia rimasto
nessuno dei primi: dei secondi , dopo quanto ha detto testé,
non ritiene che metta conto di darsi pensiero.
Tanto pili poi che egli sarebbe curioso di sapere se proprio
accada dav^•ero che si dia il caso, per nessun libro, che esi-
sta un lettoi'e così diligente da mettere a confronto l'erraia-
eorrige col testo e da riparare alla scorta di quella le ine-
sattezze di questo.
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University of British Columbia Library
DUE
DATE
MAR2 81990
^ d 1900
FORM 310
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«2 llL^
Milano — RE MO SAXDKQN, Editore — Palermo
27. Labriola A. La teoria del valore di C. Marx.
Studio sul UT. libro del « Capitale » . » 3 _
28. Tambaro I. Le incompatibilità parlamentari, 2*
edizione inteiameute rifatta . . . » 1 50
29. Gatti G. AffricoUura e Socialismo. (La nnoxe cor-
renti dell'economia agricola) . . , » 4
30. Engels F. La rivoluzione scientifica del signor
Eufjenio Diihring (in lavoro) ' . . . »
31. Giadice A. Il Valore o Le fondamenta scientifi-
che del Socialismo . , . , . » 2
32. Croce B. Materialismo storico ed economia mar-
xifita. Saggi critici . . . . . » 3
33. Modigliani Gius. Eni. La fine della lotta per la
vita tra gli uomini. Saggio. . . . » 2
34. Restivo F! E. 7/ socialismo di Stato dal punto
di vista della Filosofia giuridica . . » 3
35. Nasi N. Politica estera. — Commissariato civile
in Cicilia. Discorsi . . , . . »!
36. Renda A. La questione meridionale. Incliiest^i » 2 —
37. Facchini C. Gli eserciti permanenti. 2» ediz. ita-
liana »2 —
28. Righini E. Antisemitismo e semitismo nell'Italia
politica moderna . . . . . . » 3
BÌBLioarcT^NDRON
1. Lombroso C. Genio e Degenerazione. Nuovi studi
e battaglie . . " L. 4 —
2. Taormina G. Eanieri e Leopardi. Osservazioni e
ricerche con documenti inediti . . . » 1 50
3. Sergi G. Leopardi al lume della scienza . » 3 —
4. Sighele 8. Mentre il secolo muore. Psicologia
contemporanea » 3 _
5. Patrizi M. L. XelV estetica e nella scienza. Con-
ferenze e polemiche » 4
6. Fornelli N. L'opera di Augusto Comte . » 3 —
7. Viazzi P. La lotta di sesso . . . . » 3 50
8. Piazzi G. L'arte nella folla . . . . » 4 —
9. Marchesini G. La teoria dell'utile. Piincipi etici
fondamentali e a]tplicazi(ini . . . » 3 _
10. De Roberto F. LI colore del tempo . . » 3 —
11. Morello y.(Rastignac). Xell'arte e nella vita » 4 —
12. Caselli ('. La lettura del pensiero. Memorie ed
appunti di un esperimentatore . . . » 1 —
13. Gentile G. L'insegnamento della Filosofianeilicei
Saggio pedagogico » 3 —
— Prezzo del presente Tolnme li. 3. —